Demon Slayer – Recensione del primo volume

Koyoharu Gotoge sbarca in Italia con la sua opera d’esordio su Shonen Jump, Demon Slayer - Kimetsu no Yaiba. Uno shōnen dalle premesse piuttosto standard, riuscirà a elevarsi sopra la massa?

Demon Slayer - Kimetsu no Yaiba

Demon Slayer – o Kimetsu no Yaiba, volendo seguire la nomenclatura originale – è l’opera d’esordio su Weekly Shonen Jump della mangaka Koyoharu Gotoge, di cui non si conosce la vera identità. Aneddoti interessanti a parte, da quest’opera iniziata nel 2016 è già stato realizzato un adattamento animato, che sta andando in onda con cadenza settimanale su VVVID e di cui, al momento della stesura di questo articolo, siamo arrivati all’undicesimo episodio. Nonostante l’argomento principale della mia disanima sia il manga, edito in Italia da Star Comics, mi sembra necessario compararlo alla sua versione animata, per far risaltare di più pregi e difetti di ogni versione. Ma andiamo con ordine.

La storia di Demon Slayer si apre mostrandoci subito il nostro protagonista, Tanjirō Kamado, adolescente ma già uomo di casa dedito ad occuparsi di sua madre e dei suoi fratelli e sorelle dopo la morte del padre, in una casetta isolata su una montagna del Giappone. Tanjirō, instancabile e inguaribile ottimista, riesce a sostenere economicamente la famiglia vendendo carbone in città: e quello che dalle prime vignette sembrava un Giappone feudale è invece molto più vicino a noi, vista la presenza di alcuni pali della luce: la storia è ambientata temporalmente e forse in maniera un po’ anacronistica nel Periodo Taisho (1912 – 1926), anche se questo, finora, è sempre stato un aspetto assolutamente marginale.

Demon Slayer

La vita del protagonista viene stravolta dopo poche pagine, quando la sua casa subisce un attacco da parte di un demone che lascia in vita solo Nezuko Kamado, la sorella più piccola, trasformandola però in un demone a sua volta, che sembra riconoscere il suo adorato fratello e provare anche emozioni umane pur faticando a controllarsi. Difendendo la sorellina da parte di un misterioso uomo armato di katana, Tanjirō viene a conoscenza degli Ammazzademoni, un gruppo di guerrieri d’elite che agisce nell’ombra per sterminare la razza dei Demoni, mostri cannibali notturni con una loro gerarchia e società, e decide di unirvisi per uccidere il demone che ha sterminato la sua famiglia e far ritornare umana sua sorella. Non la più originale delle trame, ma funzionale a mostrare la crescita morale e fisica del protagonista.

Da qui in poi, la storia seguirà i paletti fissi imposti dal genere shōnen senza discostarvisi particolarmente, dividendola quindi in vari archi narrativi con un inizio ed una fine ben definiti, dove ad un’escalation di difficili prove man mano superate si aggiunge una sorta di mini-boss, passatemi il termine, che permette a Tanjirō di mostrare i suoi progressi come spadaccino. Troviamo espressi in Demon Slayer tutti quei crismi presenti nelle opere pubblicate su Shonen Jump: un eroe solare e ottimista anche di fronte alle difficoltà, con una forte determinazione e un enorme potenziale, oltre ad una sincera compassione per i propri nemici; un rivale iniziale che poi matura in una sorta di amico complicato; una persona innocente da proteggere, e persino un duro allenamento con annesso time-skip in cui completare il suo addestramento.

Demon Slayer – Kimetsu no Yaiba

Nel primo volume del manga tutto questo viene mostrato in maniera più dettagliata vista la mancanza dei limiti temporali dati dagli episodi dell’anime, che comunque segue fedelmente, persino nelle inquadrature, la sua controparte cartacea. La più grande differenza fra le due versioni è data dallo stile grafico: già particolare, spigoloso e frenetico (sebbene forse fin troppo sbrigativo e con cambi di stile repentini fra volti seri e buffi) grazie alla penna di Koyoharu Gotoge, nell’adattamento animato fa un passo in avanti grazie a fondali dettagliatissimi e ad un’ottima animazione, specialmente nelle scene di combattimento. Incredibile ma vero, Kimetsu no Yaiba rappresenta un unicum nel suo genere, e cioè un’opera di cui, senza togliere nulla al source material, mi abbia divertito di più vedere l’anime rispetto a leggere il fumetto originale.

L’identità rivendicata dello shōnen

Demon Slayer – Kimetsu no YaibaDemon Slayer – Kimetsu no Yaiba non nasconde le proprie radici, e nemmeno cerca di sviare il lettore facendogli credere di stare leggendo qualcosa di complesso: è una serie d’azione per ragazzi, dove la storia piuttosto banale, compartimentata in prove di difficoltà crescente e power up continui di personaggi con caratteri poco sviluppati e stereotipati, fa da contorno ad un’azione che risulta la vera punta di diamante; questo vale doppio per l’anime, realizzato da ufotable (sapiente studio dietro l’adattamento di quasi tutti i vari titoli della saga Fate, compresi i film Heaven’s Feel e le animazioni di Tales of) che ha realizzato sicuramente uno dei prodotti più visivamente appaganti del 2019.

Il primo volume del manga viene venduto da Star Comics ad un prezzo di 4,50 €, in un’edizione dalle dimensioni di 11,5 x 17,5 cm, molto semplice senza sovraccoperta o cover con alette e un totale di 192 pagine.

A chi vuole solo intrattenersi un po’

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Lorenzo Repetto
Ossessionato da Le Bizzarre Avventure di JoJo e METAL GEAR, pensa che TRIGGER abbia salvato gli anime. Darebbe tutto pur di vedere un nuovo Trauma Center e il finale di Berserk; generalmente ti vuole bene, finché non gli parli di microtransazioni.

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