Tokyo Love Hotel – Dolcezza e intimità tra i letti di un albergo a ore

Recensione di Tokyo Love Hotel, quarantaquattresimo film di Ryuichi Hiroki, uscito nelle sale giapponesi nel 2014

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Tokyo Love Hotel (さよなら歌舞伎町 – Sayonara Kabuki-cho nella versione originale giapponese) è un film del 2014 diretto da Ryuichi Hiroki, distribuito in Italia da Tucker Film il 30 giugno 2016.

Ryuichi Hiroki, floridissimo regista, con il suo quarantaquattresimo film ci presenta un esperimento decisamente interessante. Iniziando la sua carriera dal genere erotico softcore denominato “pinku eiga”, abbandonato gradualmente con alcuni film degli anni ‘90/00, in questa pellicola ci offre una commistione tra erotismo “di gioventù” e profondità acquisita con la maturità artistica degli ultimi lavori.

Il film si divide inizialmente in tre “quadri”, con una diversa coppia di amanti come protagonisti di ognuno di questi. I primi due, Toru e Saya, lui receptionist/concierge di un albergo di lusso, mentre lei aspirante musicista, vivono la loro relazione (a causa di una forte “pigrizia” da parte di Toru) in una maniera decisamente spenta per la loro età, mettendo in mostra questo disagio fin dai primi minuti del film, nella loro casa, appena svegli. I due si separeranno, uno per andare a lavoro, l’altra per un importante colloquio con un produttore di una casa discografica.

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Ci viene così presentata l’altra coppia, Heya e Chong-su, due fidanzati coreani. Heya, una hostess, con il permesso di soggiorno di prossima scadenza e intenzionata a tornare in patria, vive il suo ultimo giorno in Giappone, con la speranza che anche il suo compagno, cuoco in una catena di ristoranti, decida di tornare con lei in Corea ed aprire un’attività gastronomica. I due, dopo aver discusso a causa dei dubbi di Chong-su sui guadagni della compagna, a suo parere eccessivamente lauti per una semplice hostess, si reca a lavoro, dopo aver trovato nella borsetta di lei un biglietto da visita “ambiguo”, lasciando Heya dormire. Al suo risveglio anche la donna andrà a svolgere il suo ultimo giorno di lavoro.

Infine l’ultima coppia è composta da Satomi e Yasuo, lei donna delle pulizie in un albergo ad ore, mentre lui vive nascosto in casa, a causa di un fatto accaduto anni prima, che verrà svelato nel finale. L’albergo ad ore nel quale lavora la signora Satomi è lo stesso in cui lavora Toru, il quale, licenziato dall’albergo di lusso (nel quale raccontava di lavorare alla sua fidanzata e alla sua famiglia) ha dovuto trovare un ripiego ben più squallido rispetto alle sue aspettative. L’albergo in questione è “l’Hotel Atlas”, che sarà il teatro dell’intera pellicola per tutta la sua durata.

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Il lavoro del regista in questo film si dimostra gradevole, riuscendo a dare alla pellicola un’atmosfera non scontata, oscillante tra lo squallore dei Love Hotel giapponesi e la dolcezza dei personaggi, costretti a vivere un disagio, come una spada di Damocle pendente sulla loro testa. Infatti tutti i personaggi vivono il Love Hotel (sia come lavoratori interni o esterni che come clienti) come un passaggio obbligato verso la propria redenzione, sia lavorativa che sociale. Le inquadrature sono godibili, non troppo complesse ma sempre efficaci, coadiuvate da una scelta fotografica pertinente e da un utilizzo delle stanze e dei corridoi dell’albergo perfetto, che trasmettono quasi sempre un forte senso di intimità.

La recitazione degli attori è notevole, encomiabile quella di Toru, interpretato da Shota Sometani, vincitore di svariati premi tra i quali è doveroso menzionare il premio Marcello Mastroianni (che si assegna ai migliori attori Under 35) nel 2011 al Festival del Cinema di Venezia per il lungometraggio “Himizu”. Anche la ex-AKB48 Atsuko Maeda ci offre un’ottima interpretazione nel ruolo di Saya, come del resto anche Lee Eun-woo e Son Il-kwon, rispettivamente Heya e Chong-su.

La sceneggiatura si rivela geniale per una caratteristica in particolare: l’ambientazione del film in un’unica giornata, scandita dall’orario che compare in alcuni momenti in alto a destra. Questa scelta dona dinamicità al susseguirsi delle scene, nonostante la pellicola abbia però una durata complessiva di due ore e un quarto, a mio parere eccessive.

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L’amore al tempo dei Love Hotel

Il quarantaquattresimo film di Ryuichi Hiroki non delude, l’unione tra erotismo e introspezione dei personaggi risulta un meccanismo vincente, grazie anche al comparto musicale, che vede partecipare spesso anche il personaggio interpretato da Atsuko Maeda, che dona un tocco in più ad un’atmosfera dolce ed intima. Consiglio dunque vivamente questo film, a patto che abbiate tempo, vista la durata notevole, e voglia di immergervi in una storia diversa dalle solite, che potrebbe sia divertirvi che rendervi partecipi di uno spaccato della metropoli giapponese più famosa in assoluto.

Estremamente consigliato

Armando Negro
Giovane dall’età incomprensibile, ama il cinema, il teatro e il rumore del phon. Il Giappone anni ’80, tra neon e funk è il suo Valhalla.

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