Star Wars: Visions – Recensione

La nostra recensione di Star Wars: Visions, miniserie formata da corti realizzati da vari studi giapponesi nell'universo di Star Wars

Star Wars: Visions - Recensione

Sin dai tempi antichi una delle faide più profonde nel mondo nerd è stata causata dalla seguente domanda: ti piace Star Wars? Tavoli lanciati, amicizie incrinate, sputi, pianti e delusioni, ma soprattutto eterne argomentazioni in grado di fare addormentare persino un Rancor inferocito e affamato. È quindi facile intuire quali dubbi possano insinuarsi nella mente di coloro che vogliono approcciarsi a questa nuova avventura! Ma volere è potere, e con Star Wars: Visions avrete, per una volta, l’occasione di lasciare tutto il risentimento alle vostre spalle e godervi un nuovo esperimento. Disney vi permetterà di decidere serenamente se amare o odiare questo nuovo lavoro, senza correnti, dogmi, pregiudizi e richiami al passato. Ecco quindi le nostre considerazioni su Star Wars: Visions, disponibile in streaming su Disney+.

Star Wars: Visions - Recensione

  • Titolo originale: Star Wars: Visions
  • Titolo inglese: Star Wars: Visions
  • Uscita giapponese: 22 settembre 2021
  • Uscita italiana: 22 settembre 2021
  • Piattaforma: Disney Plus
  • Genere: Avventura, Spazio, Mistero, Battaglie, Sci-fi
  • Numero di episodi: 9
  • Durata: dai 12 ai 22 minuti
  • Studi di animazione: Kamikaze Douga, Studio Colorido, Trigger, Kinema Citrus, Production IG, Science SARU, Geno Studio
  • Adattato da: Inedito
  • Lingua: Giapponese, Inglese (Audio), Italiano (Sottotitoli)

Abbiamo recensito Star Wars: Visions tramite la piattaforma televisiva e streaming Disney+.

In (more than) a galaxy far, far away…

Star Wars: Visions è un titolo azzeccato per una serie che ha il chiaro obiettivo di mostrare più frammenti di un universo in continua espansione. Con questa premessa è ottimo l’espediente di affidare a sette diverse case di produzione, alcune ormai famose (Colorido, Production IG, Studio Trigger, Kinema Citrus), altre meno (Kamikaze Douga, Geno Studio, Science SARU), la produzione degli episodi: ciascuno finisce per dare il suo originale contributo a questa famosa saga di fantascienza, nata nel lontano 1977 dalla geniale mente di George Lucas.

Non troverete prequel o sequel al repertorio di Star Wars, ma singoli episodi (sulla scia del sottovalutato Rogue One) in formato anime, con tempi, storie e modalità che possono ben inserirsi tra i meandri della filmografia ufficiale. Non dimentichiamo che Star Wars: Visions viene già considerato canonico dai più e a oggi non ci sono state smentite ufficiali. Lucasfilm aveva infatti dichiarato che i progetti successivi all’acquisizione dell’azienda da parte della Disney sarebbero stati “canon”. Un motivo in più per guardare una serie che, riprendendo le parole di James Waugh (Lucasfilm), ha lo scopo di espandere la nostra concezione dell’universo di Star Wars.

Star Wars: Visions - Recensione

Star (Wa)rs

Con queste premesse capite bene che dare giudizi su ogni singolo episodio avrebbe poco senso: oltre a poter rivelare dettagli scomodi a chi ancora non ha visto la serie, ci troveremmo a discutere sui singoli episodi analizzandone principalmente la trama, criticando aspetti che qualche fan potrebbe trovare spettacolari e qualcun altro non all’altezza del brand. Ci limiteremo quindi a considerazioni più generali: gli episodi di Star Wars: Visions, pur con le loro enormi differenze di trame e stili, si trovano infatti ad avere molti punti in comune. Partiamo da quello più evidente: la localizzazione. Se una delle saghe più famose di fantascienza di tutti i tempi fosse nata in Giappone avrebbe avuto probabilmente tinte simili.

È noto come Lucas si sia riferito alle tradizioni del Giappone feudale (miscelandole col Western) per il background di chi controlla la Forza, ma qui passiamo oltre: Jedi e Sith vengono rivisitati nelle vesti di ronin o samurai del Sol Levante, il che li mostra sotto una nuova luce, letteralmente se facciamo riferimento al primo episodio. Il Duello, nonostante le questioni sollevate sul mondo Sith, con i suoi effetti scenici in bianco e nero vi sembrerà uno scontro degno di un vero film, e certamente metterlo come “introduzione” a questa serie animata è stata una mossa ben studiata!

Allo stesso modo molte altre tradizioni e terminologie vengono integrate nella saga, portando necessariamente l’attenzione su tematiche riguardanti l’onore, il viaggio, la sacralità della Forza, la sottile linea tra bene e male, le spade laser e il loro funzionamento (con qualche piccola ma trascurabile divagazione, soprattutto sui colori dei cristalli Kyber). Sarà forse per questo che il già citato primo episodio, assieme a Lop & Ocho e a La sposa del villaggio sono stati tra gli episodi più apprezzati dal pubblico.

Omaggi e approfondimenti

Uno di rischi maggiori negli episodi di poche decine di minuti è quello di finire per non dire nulla, senza avere il tempo di costruire nemmeno una vera trama. Star Wars: Visions invece, in praticamente ogni corto, è in grado non solo di regalarci storie autoconclusive di qualità, ma persino di aggiungere nuovi dettagli al vasto mondo di Guerre Stellari, con qualche apprezzabile omaggio alla saga. Per la tipologia di argomenti trattati, con particolare interesse nelle spade laser (più che giusto!), e con un tempo a disposizione limitato, è quindi normale che molti di questi titoli riducano la scena cardine a dei duelli in vero stile Star Wars. “Omae wa mou shindeiru” ci sentiremmo di aggiungere, contando che sono pochi gli studi di animazione che si fanno problemi a mostrare la morte dei personaggi da loro creati in questa serie.

Star Wars: Visions - Recensione
Se tutto ciò convincerà i nuovi telespettatori, quelli “storici” troveranno di proprio interesse sia gli spunti sull’universo narrativo (come per il Nono Jedi, riguardo ai Sith e le spade, o T0-B1, sull’uso della forza) che i molteplici riferimenti al passato: la divertente narrazione di Tattooine Rhapsody, con le apparizioni di Jabba the Hutt e Boba Fett (rivisto per la prima volta dopo The Mandalorian); il tipico viaggio attraverso paesaggi aridi di Akakiri; i grandi sfondi stellati iniziali con le astronavi che nascondono le stelle (I Gemelli, tanto per citarne uno) in un episodio che è un continuo omaggio al collegamento della forza tra Luke e Leyla; i molti riferimenti al rapporto allievo indisciplinato/maestro dei film, con tante citazioni, presentati nel corto Il Vecchio, tra le quali la famosissima frase “ho un gran brutto presentimento”. Insomma, tra un “avverto una perturbazione nella forza” e un “che la forza sia con te” questa serie procede in modo più piacevole di quanto si potesse sperare, tra novità, sfaccettature, e tanta nostalgia!

Una propaganda verso le nuove generazioni

Se quindi, da un lato, questo modo vuole rinnovare il mondo di Star Wars per strizzare l’occhio ai più giovani tramite l’animazione, è vero anche l’opposto: attirare l’enorme fan base della saga ancorata alla filmografia verso il vastissimo mondo degli anime. Non a caso ciascuno studio mette negli episodi caratteristiche che lo hanno reso riconoscibile nello stile, esaltandolo e differenziandolo dagli altri, gridando “i nostri prodotti sono così, se ti piacciono ne abbiamo moltissimi altri!”.

Lo studio Trigger, per esempio, ci confeziona un episodio che trasuda Kill la Kill, BNA e Promare da tutte le parti; Kamikaze Douga ritorna, seppur in bianco e nero, al piacevole mix CGI misto fumetto di Le bizzarre avventure di JoJo: Stardust Crusaders e Batman Ninja; nell’opera di Science Saru non potrete non trovare le somiglianze con il più famoso Devilman Cry Baby o l’appena uscito The Heike Story (oltre che l’enorme omaggio a Astroboy); lo stesso vale i tratti morbidi dello studio Colorido in Penguin Highway o Miyo, un amore felino o per la qualità grafica e di gestione della trama nelle molte opere dello studio IG (come in Haikyu o Vinland Saga tra le ultime produzioni)… e tanti altri esempi si potrebbero fare!

Per quanto queste molteplici interpretazioni del mondo di Guerre Stellari potrebbero finire col confondere qualche fan storico della saga, certamente raggiungono lo scopo di interfacciarsi con una fetta di pubblico poco propensa agli anime, “obbligata” non solo a guardarla, ma probabilmente ad apprezzarla: infatti, critiche dei puristi a parte, questi episodi ben si inseriscono nella narrazione canonica, navigando tra dettagli poco trattati (come il colore della spada laser o l’origine della forza) e ipotesi di possibili futuri, che compiaceranno anche buona parte della fan base.

A chi consigliamo Star Wars: Visions?

Un titolo come questo, più di molti altri, potrebbe dividere le folle, soprattutto conoscendo quanto sia “problematica” e “critica” una grande fetta della fan base di Star Wars: c’è gente che fucilerebbe in piazza chi confonde il brand con “quello con l’Enterprise” o che sputerebbe sul cane di chi non lo conosce. Tuttavia (Signore perdonami mentre lo scrivo) non essere fan di Guerre Stellari non è un dramma, soprattutto per chi non ci è cresciuto: in quest’ottica Star Wars Visions potrebbe essere un ottimo punto d’inizio per colmare questa lacuna e accendere la vostra curiosità. La notevole variazione dei temi e di storie vi farà sicuramente trovare un episodio di vostro gradimento! Consigliamo quindi a tutti di guardarlo, meglio se con moderazione, ai fan per evitare che argomenti già noti finiscano per sembrare ripetitivi, ai nuovi possibili fan per prendersi tempo e assimilare concetti più profondi di quanto possano sembrare. In ogni caso il consiglio è quello di guardarlo, e il primo episodio probabilmente vi farà decidere di continuare!

  • Una vetrina sull’animazione giapponese
  • Tanti temi e spunti validi per il brand
  • Ottima gestione dei tempi narrativi e delle particolarità grafiche

  • Qualche imprecisione e possibili incomprensioni
  • Ripetitività di alcuni concetti e scene
Star Wars: Visions
3.9

La Forza che si trasmette dal passato al futuro

Dopo varie esperienze nel campo dell’animazione (come per The Clone Wars, Rebels, Forces of Destiny e Resistance) il brand di Star Wars ritorna a cimentarsi nel genere animato, con 9 episodi autoconclusivi lanciati su Disney+ il 22 settembre.
Questo esperimento accarezza tutto il mondo di Guerre Stellari, in modo molto simile a quello fatto da Love, Death & Robots per le storie di genere fantascientifico, fornendo contenuti di qualità: elementi mirati, storie intriganti, tematiche care ai fan e animazioni caratteristiche intrise delle tradizioni del Sol Levante. Ogni episodio vi arricchirà di emozioni e ricordi, lasciando in disparte le futili critiche sulla correttezza delle situazioni riportate. A Star Wars: Visions piace osare, tra situazioni estreme (vedasi il duello in I gemelli) e possibili evoluzioni (Il Nono Jedi), e questo non fa che fornire ottimi spunti a un universo in continua espansione (come nel caso del recente What if…?) rimanendo al limite del canonico. Insomma, con questa saga Star Wars ha fatto capire che il genere è più vivo che mai. In attesa che Lucasfilm torni a farsi influenzare dal mondo animato, magari con una seconda stagione (visto il numero di episodi che gridano “fatemi proseguire”) mi sento di fare un’ultima osservazione, nei panni di fan appassionato della saga: se Guerre Stellari è rimasto nel cuore di molti, accrescendo il suo pubblico, è per merito di bambini che crescendo hanno custodito e condiviso questa passione. Se grazie a questo espediente il brand riuscirà a penetrare nei cuori delle nuove generazioni allora Star Wars: Visions avrà già raggiunto il suo scopo!

Scrittore per passione, famoso per aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, i fumetti e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

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