Attack on Titan: Season 2 – Recensione

Recensione e analisi per Attack on Titan: Season 2, la seconda stagione della trasposizione animata de L’Attacco dei Giganti

Attack on Titan: Season 2 - Recensione

ATTENZIONE: il seguente articolo contiene spoiler sui contenuti della seconda stagione della serie animata. Leggetela solo se l’avete già guardata o conoscete la storia dell’opera di Isayama.

Abbiamo atteso quattro anni (due per chi ha preferito aspettare la messa in onda italiana) per scoprire come sarebbero proseguite le avventure dei protagonisti de L’Attacco dei Giganti e questa seconda stagione ci ha regalato fortissime emozioni. L’attesa ne è valsa la pena quindi e la dimensione ridotta di questa stagione viene compensata dall’arrivo della prossima, già annunciata per il 2018. Molti sono gli argomenti da trattare, vediamo di approfondirne i dettagli.

L’attacco dei giganti è una serie televisiva anime giapponese tratta dal manga omonimo ideato dal pluripremiato mangaka Hajime Isayama, diretta da Tetsurō Araki e prodotta da Wit Studio. La seconda stagione è composta da 12 episodi a differenza della prima che ne conteneva 25. La lunghissima attesa e il dimezzamento delle puntate ha fatto un po’ storcere il naso in principio ma lo studio ha chiarito subito la questione. Purtroppo la mancanza di fondi ha fatto sì che si decidesse di realizzare una stagione ridotta ma comunque ad un livello molto alto piuttosto che il contrario. A posteriori non possiamo che approvare questa scelta direttiva poichè ci ha regalato un contenuto di altissimo livello mantenendo alte le aspettative derivate dalla prima stagione. I disegni infatti sono pressochè perfetti, riescono sempre a comunicare lo stato d’animo dei protagonisti e a rappresentare la scena in maniera ottimale.

I dodici episodi coprono l’arco narrativo che nel manga viene narrato dal capitolo 34 a circa metà del capitolo 51 mantenendosi pedissequamente fedeli all’opera originaria senza mai discostarsi nella narrazione. Questo è un punto che mi sento di approvare in maniera completa. La narrazione del manga (pur non essendo qui la sede per farlo è tuttavia doveroso fare un appunto) è molto valida, discostarsi avrebbe potuto rappresentare un grave problema per la serie. Nel 2017 moltissime delle serie tv presenti nei palinsesti televisivi  traggono ispirazione da opere letterarie come fumetti, manga, libri e alcune di queste per scelte di produzione o avendo addirittura superato l’opera madre decidono di staccarsi dal filone narrativo ed aprire nuovi scenari. Questa scelta comporta un grande rischio che spesso non viene ricambiato con risultati soddisfacenti. L’attacco dei Giganti non ha voluto seguire questa linea comportamentale ed il risultato positivo è sotto gli occhi di tutti.

Dove ci eravamo lasciati?

Il primo episodio si riapre dal cliffhanger che ci aveva lasciato col fiato sospeso anni fa: cosa ci fa un gigante dentro le mura? È stata una sfortuna aprire un buco nelle mura e trovare un gigante proprio in quel punto oppure (ipotesi ben più terribile) tutte le mura nascondono al loro interno dei giganti? Non facciamo in tempo a dare una risposta a queste domande perchè i protagonisti della scena vengono interrotti da un prete del Culto delle Mura che li prega di coprire la parte esposta al sole per evitare ulteriori guai. Dinanzi alle successive richieste di spiegazioni il prete si chiuderà in un silenzio tombale, disposto anche a morire pur di conservare il proprio segreto. Nel frattempo arriva la notizia che dei giganti hanno fatto nuovamente breccia nelle mura e stanno attacco alcuni villaggi. Diverse ore prima ritroviamo i ragazzi del 104° corpo di addestramento ad attendere notizie disarmati in una casa fin quando non vengono anche loro avvisati della presenza di giganti e quindi divisi e mandati in ricognizione per avvisare i paesi limitrofi. In questi paesi troveranno amare novità ad attenderli: i giganti non hanno prodotto alcuna breccia e per di più i paesi dove sono stati avvistati sono completamente privi di segni di lotta. Viene ritrovato un solo gigante impossibilitato a muoversi e stranamente somigliante alla mamma di uno dei combattenti del 104°. Arrivata la notte i sopravvissuti si radunano in un castello vicino alle mura dove vengono attaccati da dei Giganti e fa la sua seconda apparizione un enorme gigante anomalo completamente peloso. Arrivati al punto di non ritorno ed ormai quasi preda dei Giganti, una ragazza del 104°,  Ymir deciderà di rivelarsi e si trasformerà in gigante riuscendo con il soccorso dell’Armata Ricognitiva a salvare i pochi rimasti e soprattutto la sua amica Christa che in realtà è la vera discendente al trono reale.

Pochi minuti dopo assistiamo all’evento rivelatore che i fan dell’anime attendevano da anni, due ragazzi del 104° rivelano di essere rispettivamente il Gigante Colossale e il Gigante Corazzato, fautori della situazione catastrofica in cui è stata gettata l’umanità tre anni prima. Dopo un durissimo scontro con i nostri protagonisti, i due fuggiranno catturando Eren e dopo essere stati inseguiti dal grosso dell’esercito in una poderosa battaglia finale perderanno Eren e riusciranno a salvarsi per un pelo. Anche questa stagione si chiude con uno strano cliffhanger poichè veniamo a conoscenza del fatto che il Gigante Bestia visto in precedenza è in realtà un umano che possiede la capacità di trasformarsi e sembra in attesa di qualcosa o qualcuno.

Tutto ciò che funziona per davvero

Durante tutta la stagione ascoltiamo spesso la voce fuori di campo di Armin, uno dei protagonisti, che ci guida come se stesse raccontando una storia avvenuta moltissimi anni fa. Non è un caso che la voce scelta sia proprio quella di Armin. Combattente scarso ma dotato di finissime qualità intellettive sembra una scelta logica come figura di raccordo per la narrazione. L’azione è subito coinvolgente e lo rimarrà per tutto l’arco della serie dove vengono scanditi in maniera ottimale i momenti più concitati da quelli più riflessivi grazie ai quali vengono ampliati gli approfondimenti sui vari personaggi. E infatti questa stagione dimostra veramente un grande lavoro di coinvolgimento e una rappresentazione corale ben fatta. Non solo interi episodi vengono dedicati all’approfondimento di coloro che risaltano durante questa stagione ma anche quei momenti più calmi vedono spiegare attraverso flashback e riflessioni interiori le motivazioni primarie e poi sempre più profonde che spingono i protagonisti nelle loro azioni. Nonostante ciò non viene meno una delle parti più apprezzate della serie è la crudeltà e la cattiveria dei giganti nelle scene di massacro a danni degli umani. Menzione memorabile sicuramente il povero soldato che non riesce a bere un goccio di alcol mentre l’occhio di un gigante fa capolino nel buco di un muro osservando la scena pietosa.

Tra gli episodi dedicati agli altri personaggi sicuramente va notificato lo spazio dedicato a Sasha, appartenente ad un gruppo nomade che vive nelle foreste di cacciagione, Sasha è sempre attaccata al cibo perchè non può sopportare una carenza di viveri. Il padre, durante questo flashback, le fa notare quanto sia importante la condivisione dei beni primari fra esseri umani per la sopravvivenza e che nel momento in cui si rinuncia a questa condivisione allora si dovrà anche rinunciare nel chiedere aiuto in futuro. Molto probabilmente è una riflessione che fa riferimento alla storia giapponese il cui medioevo è terminato in fase molto più avanzata rispetto alla cultura occidentale costringendo gran parte delle persone a cambiare il proprio stile di vita in maniera non spontanea e dovendosi adattare a una cultura mondiale ormai in grande espansione che non prevedeva più la presenza di classi sociali distinte e nette come quelle dei clan. Spunto molto valido viene anche fornito dalla riflessione sul linguaggio che usa Sasha, costretta a parlare in maniera molto formale con gli estranei perchè si vergogna ad esprimersi utilizzando i termini di linguaggio del suo clan. Questo è uno spunto molto valido come dicevo perchè seppur in fase di traduzione e di sottotitolaggio viene meno questa gran differenza nel parlato tuttavia è una situazione comprensibile a chiunque. Sasha utilizza un dialetto che viene ritenuto poco consono in primis da lei stessa in situazioni di comunicazione esterne al suo clan, preferendo utilizzare la versione più possibile edulcorata della lingua corrente creando una situazione comica. Questo non è altro che un abbassamento del valore proprio del dialetto, fenomeno fondamentale per la creazione e l’utilizzo di una lingua.

Nella parte finale della serie viene più o meno rivelata la provenienza e la vera natura dei giganti. Proviamo a dare un senso a questa rivelazione. Secondo il creatore Hajime Isayama i giganti sono proiezioni dei problemi che devono affrontare i ragazzi durante l’arco che parte dall’adolescenza ed arriva all’età adulta. Accettando questa metafora possiamo azzardare qualche riflessione. I giganti sono a prima vista enormi, ma la totalità di loro (fatta eccezione per i giganti senzienti con umani all’interno) è priva di intelletto e quindi abbattibili se si sfrutta la giusta combinazione di forza e scaltrezza. Inoltre una volta abbattuti i giganti sono leggerissimi, non pesano quasi nulla. Probabilmente il mangaka ci sta dicendo che i problemi che i ragazzi affrontano ogni giorno sembrano enormi ed insolubili ma in realtà se affrontati con la giusta concentrazione essi si presentano come poco più di nulla, le nostre paura, la nostra mente, alimentano questi problemi che non riusciamo a pesare correttamente facendoci sopraffare. Inoltre come si ben vede nella serie, le persone adulte spesso ostacolano i ragazzi, tengono loro segreti, non li ritengono abbastanza meritevoli di ricevere spiegazioni e questo non fa che alimentare ancor di più l’insicurezza e la paura. Stando a questo la metafora Giganti = Problemi sembra funzionare.

Spingiamoci un po’ oltre. Durante la rivelazione shockante della vera identità di coloro che hanno commesso i più grandi crimini contro l’umanità, i due ragazzi non cercano scuse, ammettono tutto ma non riescono a trattenere le lacrime dinanzi alle accuse degli ex compagni di aver sempre mentito. Dicono infatti di non aver mentito su tutto e che loro sembrano degli assassini solo perchè noi vediamo le cose nella prospettiva che a noi sembra giusta ma se questa non fosse la prospettiva totale? Se davvero non fossero loro i cattivi? Nelle prossime stagioni (chi legge il manga sa a cosa mi riferisco) troveremo un passaggio che durante questa stagione viene accennato solamente: il mutamento di prospettiva prima di giudicare un evento. Piccola parentesi sulle musiche dell’anime: veramente ben realizzate. La colonna sonora che accompagna la grande rivelazione è coinvolgente come tutte le musiche di questa seconda stagione. Menzione d’onore per la canzone Call of Silence dedicata alla narrazione dell’adolescenza di Ymir sino all’epico momento della sua rinascita. Le parole sono azzeccatissime e veramente toccanti. Splendido lavoro.

La gigantesca rivelazione

SPOILER ALERT!

Ci siamo. La grande rivelazione sta per arrivare: cielo coperto da nubi, fulmini, una musica adeguata e incalzante, sicuramente uno stand off epico, tutte queste cose accompagneranno la scena della grande rivelazione. E invece no. Pochissime frasi in un solo attimo, il centro dell’immagine spostato su altri personaggi e solo di sottofondo sentiamo (leggiamo, per chi vede la serie sottotitolata) la grande rivelazione.

Com’è possibile? Reiner e Berthold sono rispettivamente il Gigante Corazzato e il Gigante Colossale? E vi sembra il modo di rivelare una cosa del genere? Ci dev’essere un errore ed ancora, perché la notizia bomba per eccellenza ci viene fornita in questa maniera distaccata, come se fosse una cosa normale da dire fra tre amici su delle mura fatte di giganti. Controllando il manga la rivelazione viene data all’improvviso girando pagina, ancor più strano. Per mesi mi sono interrogato sulla questione e all’inizio pensavo fosse una cosa inserita in corso d’opera dal mangaka magari costretto dalla produzione a rivelare l’identità dei due assassini la qual cosa, se verificata, mi avrebbe fatto molto dispiacere e valutare negativamente la persona del mangaka, disposto a cedere dinanzi alle pressioni della produzione un passaggio chiave della sua opera.

Rivedendo però l’anime mi sono accorto di una cosa. Non c’è stata nessuna aggiunta in corso d’opera, la rivelazione è perfetta, semplicemente perfetta. Proviamo a ragionarci su, durante questo episodio ma in generale durante tutta la seconda stagione assistiamo ad un focus su Reiner, uno dei protagonisti “positivi” della saga. Valoroso soldato, lodato per porre sempre la protezione dei suoi compagni alla sua incolumità proprio lui si rivela il più grande nemico dell’umanità poichè è il famoso Gigante Corazzato. Eppure la sua rivelazione è come abbiamo avuto modo di dire, alquanto strana. Il personaggio ci viene presentato come un ragazzo contraddittorio, e da qui in poi assisteremo a continui capovolgimenti nella sua personalità.

Ci sono varie teorie in merito ma la cosa più sicura è una sola: Reiner soffre di problemi mentali e più specificatamente di disturbo post traumatico da stress, disturbo dissociativo di personalità o personalità multiple, qualcosa affligge la mente del povero Reiner. Ora, non è sicuramente questa la sede per psicanalizzare Reiner (e soprattutto non posseggo le conoscenze adeguate per farlo) ma limitandoci ai dati in nostro possesso proviamo a fare un po’di psicologia da bar. Reiner pare viva due vite: la vita da Soldato appartenente al 104° corpo di Addestramento dove si comporta da fratello maggiore per tutti, combatte prontamente per difendere l’umanità da coloro che vogliono metterne in pericolo la sopravvivenza e la vita da Guerriero di cui sappiamo ben poco ma che pare sia il vero motivo per cui Reiner abbia affrontato un lungo viaggio e sia arrivato fino a questo punto.

Così questo povero ragazzo ha dovuto mentire a tutti per anni, finendo a tal punto dipendente dalla sua bugia da rimanerne schiavo e, attenzione a questo passaggio, convincersi di essere un soldato da sempre vissuto all’interno delle mura. Ammetto di avere un debole per i personaggi con problemi mentali ma è veramente un bene inserire un personaggio con problemi mentali, mi auguro a questo punto per tutti, cosi evidenti? Per rispondere a questa domanda ci torna in aiuto il momento della grande rivelazione.

Ricostruiamo la scena: Reiner  è al limite dello stress fisico e mentale, ad un certo punto gli torna in mente la sua vera natura di Guerriero e prova con la ragione a convincere Eren a seguirlo in modo tale da non fare ulteriori vittime. Ma se Reiner fosse davvero tornato ad essere un Guerriero non dovrebbe importargli molto di ulteriori vittime quindi c’è qualcosa che non va. E proprio il suo fidato amico Bertholdt si accorge che qualcosa durante questi anni è andato storto, la personalità di Reiner ora è scissa, da un lato vuole portare a termine il suo compito da Guerriero (che a quanto pare sembra essere catturare Eren) ma d’altro canto non vuole tradire a sangue freddo tutti i suoi amici perchè come dice in un dialogo fondamentale lui può sembrare un assassino ma solamente se le cose son osservate dal punto di vista di Eren e dei suoi compagni. Ecco quindi che la rivelazione non è altro che lo sfogo di un ragazzo con gravi disturbi ormai al limite dello stress che può sopportare assumendo un tratto completamente diverso da come me l’ero immaginato. A volte basta cambiare l’angolazione dello sguardo per osservare diversamente le cose no?

Pochi ma buoni

In buona sostanza la seconda stagione de L’Attacco dei Giganti si dimostra all’altezza delle aspettative facendoci fare quel famoso passo in avanti auspicato da Erwin Smith, offrendoci molti spunti di riflessione e mostrandosi come uno dei capisaldi del genere. Mi sento di promuovere appieno tutte le scelte della produzione (riduzione degli episodi a discapito di una qualità sempre alta) e dello sceneggiatore (rivelazione dei Giganti). In questo momento L’Attacco dei Giganti sta prendendo sempre più piede in tutto il mondo detronizzando titoli ben più blasonati e storici. Se la produzione televisiva rimarrà fedele al manga come in questa seconda stagione non c’è timore che possa deludere.

All’altezza delle aspettative