Tokyo School Life – Flash Review

Dogenzaka Lab e PQube ci propongono uno scambio culturale a Tokyo in questa semplice visual novel romantica. Riuscirà Tokyo School Life a raccontare una storia convincente?

Tokyo School Life

Dopo mesi di fatiche e studio, sia scolastico che da autodidatta, finalmente ci sei riuscito: hai imparato a parlare fluentemente il giapponese e, grazie ai tuoi ottimi voti e a un programma di scambio culturale, hai anche vinto la possibilità di poter passare in Giappone i prossimi due mesi della tua vita. La realtà, però, non è così rosea come ti aspettavi una volta arrivato, tra la diffidenza generale e lo stile di vita completamente diverso: per fortuna, sei riuscito a fare amicizia con tre ragazze: Aoi, Karin, e Sakura, che vivono nel tuo stesso dormitorio… e quindi ora il tuo piano può continuare. Puoi finalmente riuscire a trovarti una perfetta ragazza giapponese come hai sempre voluto!

Questo è l’incipit di Tokyo School Life: tutto è in prima persona, perché in questo titolo avremo la possibilità di dare un nome al nostro personaggio, invece che di giocare nei panni di un personaggio predefinito, permettendoci di immedesimarci in esso: cosa che, purtroppo, mi è risultata impossibile, come andremo a vedere poco più sotto.

  • Titolo: Tokyo School Life
  • Piattaforma: Nintendo Switch, PC / Steam
  • Versione analizzata: Nintendo Switch (PAL / EU)
  • Genere: Visual Novel
  • Giocatori: 1
  • Software house: PQube
  • Sviluppatore: Dogenzaka Lab, M2
  • Lingua: Inglese, giapponese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 14 febbraio 2019
  • Disponibilità: digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: porting per Nintendo Switch della versione originale uscita su PC quattro anni fa

Sul gameplay c’è davvero poco da dire: Tokyo School Life segue pedissequamente i canoni stabiliti delle visual novel e non introduce nessuna novità o variazione sulla struttura: la storia va avanti seguendo i dialoghi fra il nostro protagonista e le tre ragazze conosciute all’arrivo in Giappone e ponendoci, ogni tanto, di fronte a diverse scelte, che poi andranno ad influire sulla strada o route che prenderemo, dove sarà possibile corteggiare una delle tre ragazze (oppure nessuna) con cui il giocatore avrà fatto amicizia durante l’estate.

In realtà le scelte a nostra disposizione sono davvero limitate, dandoci altrettante poche possibilità di decidere con quale delle tre ragazze approfondire il nostro rapporto. In ogni caso, il gioco ci farà sapere quale delle tre donzelle avrà preferito la nostra risposta tramite un motivetto musicale. Questa “pesantezza” viene mitigata dalla possibilità di saltare direttamente i dialoghi già letti, oppure di farli andare avanti automaticamente, non richiedendo nessun input dal giocatore fino a quando non gli si presenterà davanti una scelta multipla. Ogni route ha la sua durata, ma sono rimasto stupito dalla brevità del tutto: quella più lunga ha visto un tempo di completamento intorno alle due ore: ricominciando poi per vedere tutti i finali, non ci sono volute più di quattro o cinque ore per andare ad esaurire totalmente l’esperienza.

Le tre protagoniste della storia sono, fortunatamente, abbastanza differenti l’una dall’altra e tutto sommato ben caratterizzate, pur andando a ricadere in un certo archetipo che abbiamo ormai imparato a conoscere fin troppo bene: partendo da Sakura, la tranquilla, timida e gentile ragazza con la testa fra le nuvole, trovandoci con Karin, classica tsundere molto energica che non esiterà a insultare il nostro protagonista, arrivando infine ad Aoi, la più piccola e mascolina del gruppo, solare, sempre pronta ad aiutare il prossimo e con un bellissimo fermacapelli a forma di tanuki fin troppo simile al nostro caro Tom Nook.

Ho trovato invece quello che dovrebbe essere il nostro avatar di un’antipatia unica, visto il suo continuo rimarcare di come stia cercando ossessivamente la perfetta ragazza giapponese, più interessato a soddisfare solamente le sue fantasie piuttosto che provare a confrontarsi con una cultura completamente diversa. Anche le situazioni in cui si va a cacciare sono così stereotipate da diventare fastidiose: non può mancare l’ovvio imprevisto che lo porta ad entrare in bagno mentre le tre ragazze si stanno facendo la doccia, oppure la caduta tattica sulla strada addosso ad una di esse.

Una cosa che ho trovato molto interessante di Tokyo School Life è la possibilità di impostare i dialoghi in sovrimpressione in hiragana, kanji e romaji oltre ai sottotitoli in inglese, e se necessario riascoltarli, per andare a capire bene la pronuncia. Insomma, questo può essere un buon strumento per chi magari sta cercando di imparare o di migliorare il proprio giapponese, iniziativa lodevole dello sviluppatore.

Durante il gioco poi potremo imparare diverse cose sulla cultura dei vari quartieri di Tokyo, sulla cucina ed sul folklore giapponese, tutte cose che a quanto pare ho trovato più interessanti io davanti allo schermo, piuttosto che il personaggio che andavo effettivamente a controllare. L’intento didattico del titolo è chiaro, il problema è che le parti effettivamente interessanti della narrazione sono purtroppo sepolte sotto una storia che oscilla davvero fra il leggero e il banale.

Purtroppo, con tutti i difetti che ha questo titolo, trovo difficile consigliare Tokyo School Life a chiunque non sia un vero e proprio fanatico delle visual novel che deve per forza giocarle tutte, indifferentemente dalla qualità. Può essere un buon acquisto anche per chi sta cercando di imparare il giapponese, a patto che sia disposto a sorbirsi una storia simile, invece di prendere lezioni o seguire tutorial su internet.

  • Buona realizzazione visiva delle tre ragazze
  • Grande potenziale didattico con la trascrizione dei dialoghi
  • Doppiaggio convincente

  • Il protagonista è un capolavoro d’antipatia
  • Storia scontatissima e piena di cliché
  • Gioco davvero troppo corto, perfino per gli standard VN
  • Colonna sonora quasi totalmente anonima
Tokyo School Life
2.8

Quando la mediocrità è assordante

Purtroppo, Tokyo School Life prende le parti peggiori di serie animate e manga romantici che cerca di imitare, e le ricombina in modo da realizzare un titolo a malapena tollerabile per la stragrande maggioranza dei giocatori. Le tre ragazze hanno sempre attorno un’aura di già visto, anche se gli sceneggiatori hanno provato in tutti i modi a differenziarle dando loro un tratto caratteriale o un’attività fortemente contrastante con le loro personalità di facciata; questo, unito ad un protagonista in cui è difficile immedesimarsi e fissato con il concetto di yamato nadeshiko, ovvero quello della donna giapponese perfetta, aggraziata e ordinata, e ad una storia leggera al punto da diventare quasi banale e scontata, va a penalizzare molto Tokyo School Life, di cui le parti accettabili sono sicuramente l’aspetto didattico, sia linguistico che culturale, la performance delle seiyuu e il comparto grafico, pulito e ben dettagliato con fondali convincenti e modelli 3D davvero ben animati. La presentazione è buona, ma quando si arriva alla sostanza vengono fuori tutti i difetti nella narrazione di questa VN: tanto fumo, pochissimo arrosto.

Lorenzo Repetto
Ossessionato da Le Bizzarre Avventure di JoJo e METAL GEAR, pensa che TRIGGER abbia salvato gli anime. Darebbe tutto pur di vedere un nuovo Trauma Center e il finale di Berserk; generalmente ti vuole bene, finchè non gli parli di microtransazioni.

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