KissAnime e KissManga, fra pirateria, promozione e conservazione storica

Una riflessione sul duplice ruolo che siti come KissAnime e KissManga, chiusi di recente, hanno avuto per i fan occidentali di manga e anime

KissAnime e KissManga, fra pirateria, promozione e conservazione storica

L’enorme e prolifica galassia weeb è stata scossa un paio di giorni fa da una notizia che ha colto tutti alla sprovvista: KissAnime e KissManga sono stati chiusi permanentemente. Un breve antefatto: i due siti, usati da anni principalmente per caricare e consumare in maniera illegale anime e manga, sia inediti all’infuori del Giappone sia legalmente distribuiti su servizi di streaming come Netflix e Crunchyroll, sono stati costretti a chiudere i battenti a causa della decisione del governo giapponese di alcune settimane prima: in Parlamento si è giunti ad approvare una legge che inasprisce le pene per chi distribuisce illegalmente materiale protetto da copyright in rete, chi ne usufruisce scaricandolo, e persino i siti su cui vengono postati i link a eventuali altri siti pirata, oltre in generale a restrizioni più severe su un campo già pieno di norme come quello della tutela della proprietà intellettuale.

Le nuove norme, che saranno attive dal 2021, hanno comunque avuto ripercussioni repentine: immediatamente, gli amministratori di KissAnime e KissManga si sono ritrovati una lista colossale di notifiche di avvertimenti di copyright e richieste di cancellazione del materiale caricato illegalmente a fronte di possibili azioni legali, mandate dai dipartimenti legali di case editrici, studi di animazione e di distribuzione e altri detentori di proprietà intellettuali. Di fronte allo sforzo combinato di un esercito di avvocati inferociti, ovviamente la scelta giusta è stata quella di chiudere immediatamente entrambi i siti per evitare una pericolosa escalation.

Chiariamo subito lo scopo di questo articolo: questa NON è una disquisizione sulla moralità o meno della pirateria in sé (che sta su un piano di significato ben diverso da quello della fredda legalità), ma vuole essere una riflessione più critica sul duplice ruolo spesso ignorato che può avere il ricaricare una data opera inedita in rete. La chiusura di questi due siti, infatti, dovrebbe dare spunti di discussione per un discorso più importante, che va oltre il semplice “mi leggo e guardo cose gratis lolz” e che in un mondo sempre più digitale ci si dovrà trovare ad affrontare prima o poi: quello della conservazione storica di opere passate, e dell’impossibilità di supportare legalmente i creatori in moltissimi casi a causa dello scarso interesse al localizzare e distribuire internazionalmente serie manga o anime, anche di discreto successo. Il medium del manga, così come quello del fumetto Occidentale, esiste da svariate decadi con risultati commerciali in continua crescita. Migliaia di serie nel corso degli anni sono state pubblicate, ma centinaia di queste sono state dimenticate in fretta a causa delle poche vendite. L’industria dell’animazione, seppur per ragioni tecnologiche ovviamente più giovane, ha seguito e continua a seguire una traiettoria simile. Secondo il CEO di CyberConnect2, Hiroshi Matsuyama, che nel corso dell’OtakuCon 2020 (in forma virtuale) ha tenuto un panel parlando dell’industria dell’intrattenimento nipponica, il 90% degli anime trasmessi in un dato anno finiranno inevitabilmente per non far guadagnare neppure un centesimo ai comitati di produzione, che dovranno poi rifarsi tramite la vendita di merchandise, blu-ray e simili. Discorso simile per i manga, che vedono profitti minimi dalla pubblicazione in magazine settimanali, guadagnando davvero solamente sulla vendita di Tankobōn.

Noi occidentali sottostimiamo pesantemente la mole colossale di anime e manga che vengono rilasciati in Giappone ogni anno, poiché da noi arriva, come si suol dire, davvero la punta dell’iceberg. Chi non conosce il giapponese e chi non può permettersi il pesante sovraccosto dell’importazione direttamente dal paese del Sol Levante, rimane tagliato fuori. E ci sono davvero tantissime serie meritevoli che fra gli appassionati europei ed americani hanno raggiunto in fretta status di culto, ma che senza siti come KissAnime e KissManga e altri e senza i lavori di traduzione di alcuni fan, spesso senza scopo di lucro ma solo per passione, non sarebbero mai state scoperte nel resto del mondo. Tanto per fare alcuni esempi: Jahy-sama wa Kujikenai!, Elf-san wa Yaserarenai, Komi-san wa Komyushou desu, e per ultimo Jiranaide, Nagatoro-san che dopo anni di apprezzamenti internazionali riceverà finalmente un anime, speriamo distribuito anche nel resto del mondo.

È innegabile che la pirateria faccia male ai creatori di serie originali quando è possibile reperirle legalmente, siano esse cartacee o adattate in forma animata. Ma è altrettanto innegabile che l’opera di “archiviazione” di siti come KissAnime e KissManga, in cui davvero era presente qualsiasi serie, anche la più sconosciuta e che mai in un milione di anni sarebbe stata fruibile legalmente dal pubblico occidentale, sia spesso sottostimata e demonizzata a prescindere. A nessuno fa piacere rivedere la propria opera caricata in rete ed è sacrosanto volerla vedere rimossa: ciononostante, per serie mai arrivate oltreoceano può funzionare da cartina al tornasole e dovrebbe essere uno strumento importante per valutare l’interesse del pubblico occidentale nei confronti di manga ed anime che difficilmente avrebbero visto la luce altrimenti a causa soprattutto della barriera linguistica e della difficoltà di importazione. Arriverà un momento in cui seriamente chiederci se non dovrebbero essere le aziende stesse ad andare ad occupare il ruolo svolto finora dai “pirati”, quantomeno per una conservazione storica di opere d’arte per i posteri.

Quindi, cosa ci aspetta nel futuro? Con l’entrata in vigore di tali leggi, forse più persone ci penseranno due volte prima di aprire siti con l’esplicito scopo di caricare in rete materiale pirata, specialmente se grossi come KissAnime e la sua controparte per opere cartacee. Se da un lato questo può significare maggiori vendite ed introiti per i creatori (e anche questo è davvero un grosso forse), dall’altro lato senza uno sforzo concreto da parte di case editrici e distributori sia nipponici che internazionali e senza il desiderio di buttarsi e provare qualcosa di nuovo, oltre che di voler preservare una memoria storica, molte serie rimarranno purtroppo confinate nel paese d’origine, destinate ad un inevitabile oblio deciso a priori.

Ossessionato da Le Bizzarre Avventure di JoJo e METAL GEAR, pensa che TRIGGER abbia salvato gli anime. Darebbe tutto pur di vedere un nuovo Trauma Center e il finale di Berserk; generalmente ti vuole bene, finché non gli parli di microtransazioni.

1 commento

  1. Tanto KissAnime c’è ancora. 😉

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