Dragon’s Crown Pro – Recensione

ATLUS porta su PlayStation 4 uno dei più apprezzati capolavori di Vanillaware nato nella scorsa generazione di console: questo è Dragon’s Crown Pro, la versione restaurata del miscuglio tra beat ‘em up e RPG d’azione

Dragon’s Crown Pro - Recensione

Dragon’s Crown Pro - RecensioneEri all’inizio della tua nuova vita da avventuriero quando la strada dinanzi a te era bloccata da una porta chiusa a chiave. Tutt’a un tratto udisti la voce di un ragazzo: era Rannie la canaglia, il quale si propose di aprire per la porta per te con le sue abilità da ladro, pur di guadagnare qualche moneta dalla tua ingenuità di principiante. Da quel momento in poi non avete mai smesso di viaggiare insieme, tu ti occupavi dei mostri e Rannie dei lucchetti. Come dopo ogni spedizione, tu e Rannie eravate alla Locanda del drago guardiano a sorseggiare il miglior idromele e, quando i fumi dell’alcool iniziarono a far effetto, il tuo compagno iniziò a raccontarti una storia incredibile.

Qui ha nuovamente inizio la nostra avventura in Dragon’s Crown Pro, nuova edizione del titolo sviluppato da Vanillaware, l’apprezzatissimo studio di developer che ha dato i natali a titoli come Muramasa: RebirthOdin Sphere: Leifthrasir e l’attesissimo 13 Sentinels: Aegis Rim, di prossima uscita. Con una risoluzione nativa che raggiunge i 4K e una colonna sonora che vanta di un riarrangiamento orchestrale, la versione PlayStation 4 del titolo giunto da noi nel 2013 potrà conquistare il cuore di vecchi e nuovi fan grazie alla sua splendida ed evocativa atmosfera. In cosa sarà cambiato rispetto all’originale?

  • Titolo: Dragon’s Crown Pro
  • Piattaforma: PlayStation 4
  • Genere: Action RPG, Beat ‘em up
  • Giocatori: 1-4
  • Software house: ATLUS
  • Sviluppatore: Vanillaware
  • Lingua: Italiano (testi), Inglese o Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 15 maggio 2018
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: non annunciati
  • Note: la “Battle Hardened Edition” include un set di carte e una custodia in metallo

Epica e nostalgica, l’atmosfera di Dragon’s Crown fu capace di entrare nei nostri cuori cinque anni fa, grazie allo splendido tratto bidimensionale di personaggi e scenari, al comparto audio da mozzare il fiato e soprattutto al gameplay che mescola elementi ruolistici ai cari, vecchi picchiaduro a scorrimento che tanto andavano di moda negli anni ’90 in sala giochi, un po’ come accadeva per Odin Sphere, titolo che ha portato al successo il team di Vanillaware e recentemente riproposto su PlayStation 4.

Cominceremo la nostra avventura scegliendo il nostro alter-ego fra una delle sei classi a nostra disposizione, le stesse identiche presenti nel gioco originale: Guerriero, Amazzone, Mago, Elfo, Nano e Strega. Dovremo scegliere una fra le palette di colori a nostra disposizione, modificare i messaggi che potremo utilizzare in modalità multigiocatore e assegnargli un nome — purtroppo le possibilità di personalizzazione si fermano a questi pochi elementi, a cui poi si aggiungeranno gli equipaggiamenti via via più potenti e le decine di abilità di cui potremo fare sfoggio con la progressione della storia. Ognuna delle sei classi sarà dotata di skill uniche e peculiari, nonché di un equipaggiamento che la caratterizza: il possente Guerriero avrà la classica spada e scudo, l’Amazzone potrà contare su una vistosa ascia, l’Elfo di arco e frecce, la Strega di un bastone magico e così via.

Un tesoro di gameplay

Vanillaware, che nel gioco sarà anche il nome della hub principale, ci metterà a disposizione varie strutture come la sede della gilda, la taverna in cui salvare la partita e formare il nostro party, nonché gli immancabili negozi dove acquistare e riparare il nostro equipaggiamento, e altro ancora. In fondo, all’estrema destra, troveremo il portale d’accesso al vero cuore del gioco: i dungeon, tutti rigorosamente esplorabili orizzontalmente, all’interno dei quali troveremo innumerevoli nemici e scrigni del tesoro indicati lettere che vanno dalla E (peggiori) alla A (migliori). I bottini che troveremo disseminati per le zone esplorabili saranno a nostra disposizione solo dopo aver completato gli incarichi affidatici, ma non prima di averli identificati: ebbene, per poter utilizzare gli oggetti ottenuti, che spaziano dalle armi alle armature, sino agli accessori, dovremo pagare una certa somma per scoprirne le eventuali abilità. Ma ci verrà data anche la possibilità di guadagnare qualche moneta vendendoli preventivamente, anche senza pagare il prezzo per l’identificazione.

Le missioni secondarie che ci affiderà la gilda ci chiederanno di recuperare determinati oggetti, di sconfiggere un determinato numero di mostri e così via, il tutto per ottenere degli stupendi artwork in perfetta linea con i temi delle quest da ammirare nell’apposita modalità galleria. L’esplorazione e i combattimenti si fondono in un gameplay che mescola le meccaniche del beat ‘em up anni novanta con la progressione in stile RPG con elementi innovativi quali la presenza dello scassinatore Rannie, che potremo comandare tramite l’apposito cursore grazie all’analogico destro o il trackpad del DualShock 4: il suo compito sarà quello di aprire scrigni del tesoro e serrature di porte che custodiscono segreti, o di consentirci di avanzare dopo aver sconfitto le orde di mostri.

Una corona per quattro

Dragon’s Crown Pro può essere affrontato completamente da soli, con l’ausilio di alleati che ritroveremo, sotto forma di mucchietti d’ossa (su cui leggeremo messaggi a volte esilaranti) che potranno essere portati a nuova vita, recandoci al Tempio di Canaan, oppure di alleati umani online e offline sulla medesima console, per un massimo di quattro giocatori contemporaneamente. Piccola nota dolente è la confusione che si crea nelle fasi più concitate, specialmente quando ci saranno tutti e quattro gli avventurieri, in parte risolvibili attivando gli indicatori di posizione di diverso colore nella parte bassa dello schermo. Ciò nonostante su PlayStation 4 il gioco non soffre di molti cali di frame rate, specialmente sulla versione Pro della console, sulla quale i 60 fotogrammi al secondo regnano sovrani.

Come ampiamente pubblicizzato prima del suo lancio in Giappone, avvenuto lo scorso febbraio, Dragon’s Crown Pro permette ai suoi utenti di giocare in multiplayer con coloro che posseggono le versioni PlayStation 3 e PlayStation Vita del titolo, nonché di giocare caricando sui server di ATLUS il proprio salvataggio dal gioco originale e proseguire sulla nuova, ma anche viceversa. Purtroppo a causa di ciò è facilmente intuibile che la versione PS4 del gioco non gode di praticamente nulla di nuovo rispetto a quanto già visto in passato: nessuna nuova classe, nessun nuovo equipaggiamento, nessuna missione aggiuntiva o aree esclusive che non abbiamo già perlustrato in precedenza. Tuttavia, è da apprezzare il fatto che questa volta, forse grazie al supporto di Koch Media come distributore, la totalità dei testi del gioco è stata tradotta in lingua italiana e c’è da dire che la qualità della localizzazione è di indubbia qualità.

Da leccarsi le orecchie

Tra le novità peculiari di questa versione PlayStation 4 del titolo di ATLUS e Vanillaware troviamo certamente il rinnovato comparto grafico, che stavolta farà sua la potenza di una console senza limiti hardware come poteva essere PlayStation Vita, sfoggiando una risoluzione che raggiunge i 4K sulla versione più performante della console di casa Sony. A impreziosire ulteriormente il pacchetto ritroviamo la soundtrack composta da Hitoshi Sakimoto, famoso per le colonne sonore di Tactics Ogre, Vagrant Story e Valkyria Chronicles, stavolta suonata da un’orchestra e registrata completamente dal vivo, che esalta maggiormente l’ottimo lavoro svolto da Vanillaware. Per chi invece preferisce la colonna sonora nel suo arrangiamento classico, può tranquillamente selezionarla tra le opzioni di gioco in qualsiasi momento.

Parlando in termini di doppiaggio, potremo optare (per il narratore e ciascun personaggio) per il doppiaggio inglese e quello originale in giapponese, ma si tratta di uno dei rari casi in cui la versione anglofona risulta più calzante ed evocativa di quella del paese d’origine, specie per quanto concerne la voce narrante, in grado di accompagnarci con la giusta carica in ogni situazione ci si pari davanti.

A chi consigliamo Dragon’s Crown Pro?

Dragon’s Crown Pro è perfetto per i nostalgici e per chi amava divertirsi in sala giochi con titoli che hanno dato l’ispirazione al team di Vanillaware. Non mi sento di consigliarlo, per lo meno alla data di uscita, a chi ha già ampiamente giocato alla versione già disponibile su PlayStation 3 e PlayStation Vita — fatta eccezione per i fan più sfegatati dello studio, anche se le funzioni cross-platform potrebbe far gola a molti, specie a chi intende giocarlo in multiplayer con amici che possiedono una delle vecchie suddette versioni del 2013.

Non badate a me, io ho già prenotato la mia copia nel mio negozio di fiducia.

  • Cali di frame rate ridotti all’osso
  • Cross-save e cross-play con le versioni precedenti
  • Finalmente in italiano

  • Assenza di nuovi contenuti di rilievo
  • Un po’ confusionario in multiplayer
Dragon’s Crown Pro
4.7

Il ritorno di una perla senza tempo

Il titolo di Vanillaware aveva già rasentato la perfezione cinque anni fa, e con gli accorgimenti e le migliorie introdotte nella sua versione Pro, Dragon’s Crown ha conquistato nuovamente il mio cuore. Purtroppo l’unica pecca è l’assenza di nuovi contenuti che potevano essere tranquillamente introdotti come già fatto su Odin Sphere: Leifthrasir. Andrebbe giocato, e rigiocato a seconda dei casi, per poter apprezzare la colonna sono orchestrale e ammirare in altissima risoluzione le fantastiche illustrazioni e animazioni del mondo di Dragon’s Crown Pro. E adesso anche chi non conosce a menadito l’idioma inglese non ha più scuse per aggiungerlo alla propria collezione.

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Fra Bellomo
Autore dei meme più memorabili, responsabile di pubbliche relazioni e marketing, è noto per il suo irraggiungibile odio verso FINAL FANTASY XV e per la trademark phrase che accompagna ogni suo video sul nostro canale: “Ma non indugiamo oltre.”
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