Come negli ultimi anni nei quali mi sono recato al Lucca Comics & Games per conto di Akiba Gamers, anche questa volta voglio fare un piccolo reportage dei punti salienti della mia avventura, così che possa essere un faro per i viaggiatori delle fiere future. Questa volta cercherò di essere molto più conciso rispetto all’edizione del 2023 (qui trovate il reportage di un evento di ordinaria follia) anche perché la maggior parte degli argomenti che potrei affrontare non sarebbero che una ripetizione di quanto scritto in precedenza, per un’evento dove la sostanza è cambiata poco. Quest’anno, infatti, la vera rivoluzione è stata fatta dalle condizioni a contorno, dove un mix di combinazioni sfavorevoli ha creato uno degli scenari migliori per questa fiera. Se volete ripercorrere cosa ha significato questo Lucca per un appassionato del settore, ora che il tempo ha addolcito le sofferenze dell’esperienza, vi esorto a seguire questa avventura!
Il primo approccio
Il viaggio verso Lucca è iniziato sotto la luce rossa di una cometa, quella di Halloween, che si trascinava sofferente sopra i cieli toscani. Non era certo la Vermelho di Neon Genesis Evangelion, ma le premesse per un “Oscuro presagio” c’erano tutte. Diciamolo, l’edizione di Lucca 2024 era partita con le peggiori premesse, almeno con gli occhi di un appassionato che seguiva i social, con ospiti, eventi, e soprattutto regolamenti per i firma-copie annunciati all’ultimo, tra la rabbia di chi attendeva il verdetto finale per decidere quali giorni prenotare. Vi dico solo che ancora durante il viaggio stavo compilando la lista di cosa fare/acquistare. Non lo sapevo ancora, ma si trattava di una cometa che annunciava una lieta novella… una rinascita!
Quando vidi la prima coda capii che la città era vicina: il primo giorno le strade erano ovviamente stracolme, e tra code e parcheggio, nonostante la prenotazione (funzionante), era scontato arrivare in ritardo! Per fortuna, come ogni abituale, conosco a memoria le vie interne della città, e quindi, con la compostezza di Hercules, parto per la mia Journey in compagnia del mio fedele Iolao (Met tvb) diretto verso il Napoleone. Secondo la sacra mappa, questo padiglione era palesemente il più importante per le “esclusive” che volevo recuperare, dato che al suo interno raccoglieva tutte le case editrici principali ad esclusione di Panini, Star Comics e Saldapress. Proprio mentre stavo superando lo stand della Panini, con tetro terrore, vidi la stessa cosa del precedente anno: una lunga fila di anime dannate in attesa che Caronte le traghettasse verso le copie di Food Wars.
“Here we go again!” pensai, preso dallo sconforto.
Galoppo verso Napoleone come l’esercito inglese, ma all’arrivo, con mia enorme sorpresa, la coda è irrisoria. Da addetto stampa e frequentatore di lunga data, nel corso degli anni mi sono intrufolato un po’ovunque. Qualche magheggio l’ho fatto, e me ne vergogno (ciò che si fa a Lucca resta a Lucca), ma questa volta non sarebbero stati necessari perché dopo nemmeno un quarto d’ora dall’apertura tutti quelli arrivati con me erano dentro. Un fatto impensabile nel 2023. Le difficoltà del primo giorno erano comunque evidenti: case editrici con volumi mai arrivati, farmacopie già in autogestione e decine di persone a fare acquisti con un solo commesso presente. La vivibilità di un padiglione dove di poteva camminare da un angolo all’altro senza essere Lemillion di My Hero Academia ha reso il tutto sopportabilissimo. Quegli attimi, pur tra gente frustrata e qualche insulto, trasudavano di passione, con le persone in fila che già iniziavano a scambiarsi idee e pareri. Dopo aver fatto le fotografie di rito e alcuni acquisti raccolto i miei averi e sono corso per le vie delle città per recarmi ad un intervista… ho corso per Lucca in piena apertura della fiera, una magia!
Le novità principali
Quest’anno, alcune forse banali ma cruciali innovazioni, sono state integrate nelle fiera per rendere l’esperienza complessiva più gestibile e piacevole. In tal senso parecchie case editrici si sono impegnate nel risolvere i problemi dei precedenti anni, soprattutto legati all’organizzazione degli eventi, in particolare con due novità che spero di rivedere anche quest’anno. La prima è quella di tagliandini con fascia oraria in cui presentarsi per incontrare l’autore:
“Una mossa meschina, codarda, ma che darà inizio all’età del’oro” direbbe un certo Tenshi.
“Ci volevano decadi per farlo?” mi chiedo invece io, e la risposta è apparentemente sì.
Inizialmente c’era la stessa diffidenza dei pensionati in posta, quando vedono baldi giovani superarli in fila: anche qua infatti molti si facevano comunque la coda dall’inizio, persino i possessori del biglietto numero 50, ma dopo qualche spiegazione e discussione alle chiamate il tutto si è risolto per il meglio, rendendo queste file molto più gestibili. Certo, qualche nostalgico rimpiangeva le classiche code mattiniere (che comunque c’erano in certi eventi) ma questo metodo ha evitato non solo ore perse nel nulla, ma anche muraglie umane all’interno dei padiglioni. (spoiler: sono comunque riuscito a perdere un braccialetto della BAO). La seconda, se di novità si può parlare, è diffusione della prenotazione online per i firmacopie a quasi tutte le case editrici principali, e non solo per la Panini. Se per un attimo tralasciamo il fatto che siano stati organizzati con la capacità gestionale di Chopper, e appoggiandosi ad un’applicazione di burro come era quella del Lucca Comics (che sarà operativo senza problemi forse nel 2050) e soprattutto, se ci fossero più controlli a monte, quando tanti biglietti sono stati prenotati solo per rivenderli (come hanno dimostrato molte cose vuote alla fine), si tratta di un metodo favoloso! Poter organizzare le giornate in anticipo, con la possibilità di fare comunque la coda nella speranza di coprire qualche posto vuoto, è forse il metodo più democratico e utile per godersi la fiera e non trascorrere l’intera giornata come una statua.
Un’organizzata disorganizzazione
Dopo cinque giorni di fiera uno dei primi commenti a freddo che feci fu il seguente:
“La cosa bella di quest’anno è stata la disorganizzazione”
In che senso vi chiederete? Semplice! Lo schifo che tutti voi avrete provato usciti dalla fiera del 2023, lo sconforto per le troppe occasioni perse, e l’empatia con le polemiche che sono susseguite ad errori, tragedie sfiorate (letteralmente) e allo scompiglio dei padiglioni sommersi dalla folla. Ebbene, questo ha sicuramente scoraggiato davvero tante persone: ricordate i molti “l’anno prossimo col ***** che ci torno?” evidentemente in tanti sono stati di parola, nonostante si sia trattato del terzo Lucca come record di biglietti venduti, ben 275 mila. Ma a intasare le vie non ci sono solo i paganti, e mercoledì, giorno da 35 k di ticket (sugli 80k disponibili) è stato un Tengoku. Vie vivibili, code brevi e piuttosto rispettose, acquisti senza rischio di morte… tutto ciò a conferma quel che dico da anni, ovvero che la città deve puntare sul abbassare gli ingressi, perché più gente non vuol necessariamente dire più vendite o successo.
Detto questo, devo doverosamente spendere una parola per chi ci lavora, tra autori ed espositori (ve lo giuro, non mi hanno pagato!): non è facile immaginare le difficoltà di chi si fa 12 ore a gestire folle di nerd irrequieti e situazioni al limite dell’isteria e della pazzia, magari da solo e al suo primo giorno di lavoro, considerando che molti sono assistenti assunti per l’occasione. Commessi che sì, a volte fanno cazzate mostruose, finendo per essere sommersi dalle ingiurie di chi si trova frustrato da attese inutili o da acquisti impossibili, ma che nella maggioranza dei casi finiscono insultati senza motivo, gestendo con l’eccezionale professionalità e calma di una Chisato di Lycoris Recoil anche gli avventori più problematici, quando io nei loro panni gli ficcherei una pallottola di gomma nella caviglie: ho visto niubbi tentare le peggio infamate, come madri che usavano i loro figli con scuse orchestrate con la maestria di Miazaki per superare file, o furbetti che tentavano di imbucarsi ai firmacopie senza biglietto, e che iniziavano a sbraitare incazzati quando le organizzatrici li fermavano anziché andarsene con la coda tra le gambe. Ho visto ragazze sorridere con la stessa spontaneità delle spose di Regulus Corneas (Re: Zero) di fronte a scene imbarazzanti. Certamente alcune nuove trovate, come i già citati braccialetti numero + ora hanno contribuito a ridurre scene simili.
I padiglioni
Sui padiglioni, oltre alle cose scontate tipiche degli ultimi anni (qui potrete vederli in dettaglio), non c’è molto da dire: il migliore era probabilmente il Napoleone, attrezzato con cura e con spazi vivibili: avere la maggioranza delle case editrici nello stesso luogo è stato un piacere, non solo per i collezionisti come me che dovevano fare collimare orari di code e firmacopie, ma certamente anche per nuovi appassionati e curiosi, che magari si sono comprati il biglietto per un solo giorno e hanno così potuto ammirare molti prodotti senza impazzire tra piccoli stand sparsi per la città. Adoro Lucca, e girare per le sue strette vie è caratteristico, ma in molti casi ho rimpianto le fiere come la Games Week o il Padiglione del libro che concentrano tutto in un unico posto.
La suddivisione di quest’anno è stata molto buona: i padiglioni sparsi per la città erano generalmente quelli più specifici, come quello di Crunchyroll, le varie mostre, da quella di Amano a quella di Dungeons & Dragons, mentre non solo videogames e i giochi da tavola, ma anche fumetti e manga, erano solitamente raggruppati, come Bonelli, Panini, Star Comics, e Napoleone appunto, al solito attaccato a quello della Saldapress. Questa comodità, unita al gran numero di ospiti e alle molte case editrici emergenti sul mercato, mi ha permesso di trascorrete tante giornate non nel panico, ma cercando realmente nuove opere, fermandomi a sfogliarle e anche parlando con gli autori. Direi che è stato un fantastico ritorno alle origini e al senso che dovrebbe avere una fiera come Lucca. Lungi da me dire che è stato tutto rose e fiori, perché molti di questi erano in stile Hell’s Paradise: Jigokuraku, ma sicuramente l’organizzazione generale è migliorata. PS: ho sperato di trovare ancora quello della Goen, ma come prevedibile non si sono presentati.
Un giusto numero di partecipanti
Anche di questo ne avevo già parlato in modo esauriente lo scorso anno ma a parer mio con 80k di biglietti (che generalmente potrebbe dire 300k di visitatori totali), una città come Lucca è satura e invivibile. Quest’anno invece si poteva persino correre tra le strade (cosa che ho fatto più volte per evitare di perdere eventi e interviste varie) almeno per la maggior parte del tempo: come stimato anche da altre fonti (LA NAZIONE), ai 275k di biglietti potrebbero corrispondere 800k di visitatori totali, che non è certamente poco! La condizione di libertà del mercoledì è ovviamente mutata il venerdì e il sabato (dove i biglietti erano quasi sold out) ma anche di domenica, con le strade ricolme di visitatori e cosplayer.
Devo rimarcare però che le code sono state comunque sopportabili, merito come già detto sia della disposizione, che delle file per autografi e variant spesso divise da quelle di ingresso ai padiglioni (Ricordate nel 2023 con Asano o con Zerocalcare + Viaggio di Shuna? per fortuna non si è ripetuto nel 2024). Insomma, per quel che mi riguarda ho potuto trascorrere 5 giorni nella decenza: nello stand Panini si girava sempre con tranquillità, al padiglione Napoleone potevi muoverti senza fare a spallate (tranne nella ressa del sabato) e per la città persino i cosplayer potevano muoversi senza bestemmiare mentalmente perché il visitatore di turno gli finiva addosso rovinando accessori su cui avevano lavorato per tutto l’anno. Spero però che il limite sui biglietti venga riconsiderato nei prossimi anni, senza dover sperare che gli annunci o le esperienze pregresse siano un tale flop da scoraggiare le visite, perché questo non fa bene ne alla fiera ne al mondo del fandom ad esso collegato. Oltretutto, temo che questo successo dia inizio a una sorta di effetto pendolo, con anni invivibili alternati ad anni vuoti, ciascuno conseguenza dell’altro.
Le mie conclusioni
Il primo successo della fiera è che, questa volta, molti degli appassionati non se ne sono andati via con lo stesso rancore di Köinzell in Ubelblatt: ho sentito veramente persone persone dichiarare che non torneranno a Lucca nell’anno successivo, e generalmente per motivazioni legate al fatto che non erano riusciti a prenotare eventi o sull’inutilità di pagare per entrare in un posto dove i prodotti costano più che dal fumettaro di fiducia. Pensieri più che comprensibili, che gli organizzatori dovrebbero considerare! Non solo per la gestione degli eventi (tra sovrapposizioni, bagarini e posti vuoti) ma anche per i prezzi, dove gli sconti fiera sono pressoché inesistenti (anche se alcune case editrici, come Panini, lo facevano sopra certe cifre), mentre molti rivenditori di usato o di oggetti da collezione ne approfittano per vendere fumetti a prezzi maggiorati e statuine al doppio del loro valore.
Senza dubbio, dal mio punto di vista come collezionista, bisogna contrastare la deriva “finanziaria” che sta prendendo una parte della fiera: con mio dispiacere ho notato tantissime persone che hanno partecipato alle code solamente per una questione economica; da Tony Valente, a stima, su 10 persone che avevo a fianco 5 non avevano nemmeno letto l’opera e molti chiedevano di fare la dedica senza il proprio nome. Scena ripetuta per tanti altri autori, principalmente giapponesi, con variant, volumi autografati e shikishi esclusivi che già il giorno stesso erano in vendita su eBay a centinaia di euro. Posso capire il fan sfegatato che magari si compra due copie (l’ho fatto anche io in passato, o quest’anno tornando due volte da Furuya) ma vedere tante persone che lo fanno come lavoro, facendo man bassa di tutto ciò che trovano solo per rivendere tutto, lo trovo sconfortante. Perlomeno c’è stato un controllo maggiore sia sul numero di acquisti, limitato in molti casi a uno per persona, sia per le tempistiche di vendita, con numeri speciali suddivisi per ciascuna giorno e non solo al mercoledì (anche se domenica molti erano comunque esauriti) e biglietti dei firmacopie nominali.
Concludendo, è stata una bellissima esperienza, estremamente stancante per uno come me che vuole fare tutto quello che si può fare, da fumetti ai manga, dai giochi da tavolo a quelli di carte, dagli eventi alle interviste (ho perso 2kg in 5 giorni correndo qua e là), ma soddisfacente, e l’ho capito già dal giorno dopo quando ho visto la differenza di spesa rispetto al 2023. Farei la firma per avere ogni anno la stessa possibilità e vi do due consigli finali: 1) se siete dei professionisti della fiera non sperate che vada sempre così: presentatevi sempre organizzati a questa fiera, con tabelle di marcia offline (la linea non va sempre), contanti (spesso si fa prima) e una lista delle alternative a ogni evento (perché tutto può saltare). 2) se siete dei normali visitatori non sperate che il tempo sia sempre così clemente, dato che in genere piove e c’è più gente; domenica è certamente il giorno migliore per chi non compra il biglietto e vuole scorrazzare per la città tra i cosplay, mentre giovedì potrebbe essere il migliore per gli acquisti, dato che tutti i collezionisti si fiondano agli stand il mercoledì.
Infine, ricordate sempre una cosa fondamentale: il Lucca Comics & Games resta sempre e rimarrà una fiera per gli appassionati, a discapito di tutti i ragionamenti economici e gestionali che si possono fare; per questo parlate con le persone, curiosate, e divertitevi, perché a parte i volumi o qualche ninnolo le vere esperienze che ricorderete saranno quelle fatte con gli autori e con le altre persone che condividono le vostre stesse passioni. Arrivederci a Lucca 2025!
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