Stagione impegnativa quella appena trascorsa, non solo per il numero sempre elevato di uscite, ma per la difficoltà nell’inquadrare molti dei titoli usciti. Tanti anime hanno infatti visto i voti delle community non rispecchiare la realtà, nel bene e nel male, spesso a causa di opinioni prevenute o per generi che non si conformano alle classiche storie di avventura/fantasy: serie ricalcate all’ennesima potenza hanno così soverchiato anime originali e intriganti. Inoltre, i sequel di anime del calibro di Solo Leveling, Shangri-La Frontier, Re: Zero, Dr. Stone, Hanako Kun e Danmachi, tanto per indicare i principali, hanno catalizzato l’attenzione oscurando le poche perle stagionali. Con questa classifica speriamo di darvi l’opportunità di recuperare alcune serie che potreste aver mancato. Buona lettura quindi con la nostra consueta classifica dei 10 nuovi anime da vedere nella stagione invernale 2025.
10 – Headhunted to Another World: From Salaryman to Big Four!
Iniziamo la classifica con un anime passatempo, uno dei primi usciti e terminati in questa stagione: trovate che i vostri capi vi disprezzino? Che le vostre abilità non siano tenute da conto? La vostra azienda vi sfrutta e vi deride? Allora apprezzerete l’opportunità che viene data a Dennosuke Uchimura; l’uomo è infatti un impiegato sfruttato, che viene spedito oltreoceano (motivo del suo soprannome) non appena prova a migliorare la società dove lavora; demoralizzato, finisce vittima di un incidente, e viene trasferito in un mondo fantasy, senza però ottenere alcun nuovo potere. Nonostante ciò, il Re dei Demoni, scorgendo il suo potenziale, gli propone un lavoro: diventare uno dei quattro Re Celesti dell’esercito demoniaco e mettere a frutto le sue abilità da impiegato per instaurare e consolidare le relazioni con i vicini regni. Uchimura imparerà presto a conoscere le usanze del luogo e come sfruttarle per i suoi scopi, economici o politici che siano.
Come vi ho anticipato non aspettatevi grandi cose da questo anime; si tratta però della classica dimostrazione che una storia coerente, lineare, con un briciolo di carattere e con una regia decente sono sufficienti per un titolo stagionale non indimenticabile, ma degno di essere guardato. Solito Isekai, solito lavoratore incompreso, che però non diventa l’ennesimo protagonista OP o CHEAT (e sicuramente intriga), ma si limita a fare il lavoro nel quale è bravo. Nonostante eviti per poco di diventare il solito titolo harem, e nonostante un’animazione che ondeggia sulla sufficienza, gli studi GEEK TOYS e CompTown mantengono la narrazione interessante. I vari casus belli incuriosiscono, nonostante i molti cliché (soprattutto quando ci sono di mezzo personaggi femminili): l’impegno del protagonista, la suddivisione dei compiti e le tattiche aziendali utilizzate sono ben rappresentate, così come gli intrecci politici, le scelte commerciali o gli accordi tra rappresentanti. L’anime pecca su molti aspetti, soprattutto grafici (anche se la colonna sonora ha dei tocchi di classe), ma i colpi di scena sono ben piazzati, e i dialoghi non annoiano. Questo basta e avanza per un titolo del genere senza tante pretese!
9 – Magic Maker: How to Make Magic in Another World
8 – Welcome to Japan, Ms. Elf!
E se i sogni fossero frammenti di un’altra vita? Qualcosa che accade in un altro mondo? Forse vi è capitato di condurre emozionanti avventure durante il sonno, sperando fossero reali; in tal caso vi ritroverete molto in questo reverse isekai: Kazuhiro Kitase, il protagonista, è un impiegato che sin da piccolo è appassionato dei mondi fatti di spade e magia, e adora dormire proprio nei suoi sogni riesce a vivere una sorta di vita parallela come avventuriero di un mondo fantasy. Esplora dungeon, svolge missioni, affronta mostri e si diverte, poi quando va a dormire o viene sconfitto da un mostro ritorna nel suo letto. Un giorno è in viaggio in compagnia di Mariabelle, un’elfa con la quale condivide le sue avventure, e i due, spinti dalla curiosità, decidono di avvicinarsi al nido di un drago: entrambi vengono carbonizzati sul colpo e Kazuhiro, come al solito, si risveglia tra le coperte; questa volta non è solo! perchè accanto a lui c’è proprio Mariabelle. Il ragazzo inizia così a mostrare il suo mondo all’elfa, e a fare esperimenti per individuare cosa può portare avanti e indietro dal mondo dei sogni.
Welcome to Japan, Ms. Elf! si può considerare un po’ l’anime romantico della stagione (considerando i tanti titoli, dagli ecchi ai sentimentali che hanno deluso). Tratto da una light novel, questo lavoro dello studio Zero-G in 12 episodi è pieno di alti e bassi, ma coerente e decente: stile animato e narrativo semplici ma curati, musiche piacevoli, scambi di battute interessanti il giusto, non il solito fanservice spinto o l’harem attorno al protagonista, ma un’originale storia romantica. Il titolo passa da una specie di slice of life che ti mostra, quasi come una guida turistica, alcuni posti e usanze del Giappone moderno con la scusa di mostrarlo ad un elfo (ricordando a tratti Otaku Elf e Uncle from another world) ad attimi di fantasy classico: qui abbiamo le avventure tipiche dei numerosissimi dungeon anime in circolazione, scopiazzate, ma comunque ben gestite. Insomma, non è certamente un capolavoro (e le scene banali sono molte), ma le puntate scorrono bene tra momenti divertenti, attimi romantici, momenti di tenerezza (adorerete il drago Widra) e questo basta per rendere l’anime un buon passatempo.
7 – Ameku M.D.: Doctor Detective
Siete dei nostalgici di Dr. House? adorate le indagini sulle follie che possono capitare al corpo umano? Allora questa storia nutrirà le vostre cellule sensoriali: nel reparto di diagnostica generale di un ospedale, il Tenikai, c’è una dottoressa molto intelligente, dalla corporatura minuta, di nome Takao Ameku; quando si presentano da lei dei pazienti che manifestano sintomi strani o incomprensibili per gli altri dottori la sua curiosità la spinge a indagare su di loro, indipendentemente che siano o meno una sua responsabilità. Questo comportamento non la rende certo apprezzata dai colleghi (escluso il suo assistente Yu Takanashi) che non approvano le sue intromissioni, ma quasi nessuno mette in dubbio le sue capacità, anche esterne all’ambito medico; infatti, tra malattie misteriose, avvelenamenti e omicidi, la dottoressa si mostrerà anche un’ottima detective, risolvendo situazioni apparentemente impossibili per l’ospedale e per la polizia.
Se unite una sitcom medica con un poliziesco otterrete Ameku M.D. Questo moderno Detective in Corsia in formato anime è sicuramente surreale ed esagerato sotto molti aspetti (legali in primis), come per gli episodi della maledizione o del sangue blu, ma sa intrigare elencando delle vicende meno scontate di quelle viste migliaia di volte in TV. Se l’anime scorre così bene, nonostante le animazioni non siano molto curate (l’anime inoltre ha preso varie pause), è merito comunque di un decente lavoro dello studio Project No.9: dialoghi accettabili, anche quando ci sono i classici spiegoni, pochi tempi morti, attimi risolutivi concreti e sentiti, soprattutto quando riguardano la morte dei pazienti (qualche lacrimuccia potrebbe uscirvi) e una colonna sonora orecchiabile (opening in primis). Il titolo pecca anche di credibilità, rispetto a certe cause-effetto o al timing di alcune conversazioni (tipo quella nell’incendio), ma per il resto scorre abbastanza bene da essere godibile. Inoltre, sia i personaggi che le indagini a loro collegate, aggiungono sempre quel tocco in più da non rendere la serie noiosa.
6 – Tasokare Hotel
Cosa c’è dopo la morte? E cosa accade agli individui nel momento in cui stanno per esalare l’ultimo respiro? Secondo questo misterioso anime le persone che si avvicinano prematuramente alla morte vengono inviate in un luogo desertico dove il sole e la luna non sorgono mai, ma dove c’è una struttura, il Tasokare Hotel. Così accade anche alla nostra protagonista, Neko Tsukahara, una ragazza smarrita che, conversando con il personale, inizia a capire come funziona: le persone a un passo dalla morte giungono all’hotel senza ricordi e senza un volto, che viene mostrato con uno degli aspetti che la contraddistinguevano un vita, come un oggetto; ogni cliente viene quindi condotto in una stanza, dove pian piano la struttura fa apparire elementi che aiutano a fargli recuperare i ricordi. Quando l’ospite ricorda il suo nome il viso finalmente appare, e quando riacquista tutti i suoi ricordi, compreso come è morto o se è in vita, può fare finalmente fare il check-out verso la sua destinazione finale. Neko, incuriosita, decide però di unirsi allo staff anziché cercare di scoprire cosa le è accaduto.
Una storia che sembra quindi complicata, ma in realtà è piuttosto intuitiva, e potrebbe sorprendervi. Partiamo dal lato narrativo: ho sentito conoscenti definire l’opera come una brutta copia di Death Parade, e in effetti delle similitudini ci sono; si tratta di un buon prodotto psicologico, che segue pesanti drammi inseriti nella vita di tutti i giorni, in modo anche leggero, sostenendoli con momenti molto emotivi (sia nel bene che nel male) che fanno da climax proprio alla fine dell’episodio. Ma il titolo non è solamente questo: abbiamo uno staff di personaggi ambigui, in evoluzione, che interagisce direttamente con gli ospiti che arrivano; abbiamo Neko, che con la sua curiosità fa un po’ le veci di un detective da poliziesco kawaii; abbiamo infine gli ospiti, che pur con tragedie quasi banali imbastiscono buone interazioni e portano avanti la spiegazione delle “regole del gioco”. Il piccolo studio PRA fa un lavoro più che decente: la grafica è elementale, ma abbastanza bilanciata da aggiungere ogni volta un tassello all’opening, la narrazione e i personaggi sanno intrattenere, e l’ambientazione è ottima. Insomma, chi adora l’esoterismo, il sovrannaturale e i misteri potrebbe trovarlo molto intrigante.
5 – Sorairo Utility
Il golf è uno sport noioso? Non avendolo mai praticato non saprei, ma posso dirvi che, da come viene narrato in questo titolo, sembra parecchio intrigante: la protagonista di questo racconto è Minami Aoba, una liceale molto spensierata e un po’ nerd che, vedendo tutte le sue coetanee impegnarsi per un obiettivo, si chiede se troverà mai un sogno da inseguire. Nulla sembra essere speciale per lei, ma un giorno, rientrando a casa, si imbatte nel piccolo campo di allenamento gestito da Haruka Akane, una misteriosa ragazza che lavora lì come part-time, ma che sembra incredibilmente brava. Akane prende la studentessa sotto la sua ala, e pian piano inizia a farla familiarizzare con questo sport. A loro si unirà anche Ayaka Hoshimi, una modella/influencer con la stessa passione, e le tre ragazze finiranno per trascorrere tante giornate spensierate in compagnia del golf, che sembra proprio essere quella scintilla che mancava a Minami nella sua vita.
Se adorate le serie dove uno sport fa da sfondo a uno slice of life pacato e tranquillo questa è l’opera che fa per voi. Il golf infatti, similmente al manga di Gateball Park, ha principalmente una funzione aggregante in quest’opera, non solo per l’amicizia che scatterà tra le tre ragazze, ma anche per tutta una serie di aspetti sociali: dalle interazioni con i simpatici vecchietti del club, ai venditori del negozio, agli avversari, sino alla sensazione di completezza che finalmente riesce a provare Minami nella sua vita. Non è quindi un’opera d’azione come Birdie Wing (consigliato se vi piace il genere), ma qualcosa che punta più sulla tranquillità e sulle emozioni, con attimi che ti toccano il cuore e ti fanno ripercorrere e riconsiderare la vostra adolescenza. Questo terzetto di ragazze delicate e carismatiche, con i loro misteri e i loro problemi, vi accompagneranno nei 12 episodi del piccolo studio Yostar Pictures, che fa il suo: OST e stile d’animazione perfettamente in linea con le vibes del titolo, ambientazioni carine e dialoghi che non annoiano, nonostante alcune spiegazioni ed episodi utili per la trama al massimo il 10% del tempo. Se passate i primi episodi, vorrete scoprire dove va a parare!
4 – I May Be a Guild Receptionist, but I’ll Solo Any Boss to Clock Out on Time
I titoli legati ai party e ai dungeon sono ormai un cliché stagionale, ma c’è sempre qualcuno che riesce ammaliare a modo suo: questa storia inizia inaspettatamente seguendo il lavoro di una receptionist, Alina Clover, che nonostante sia soddisfatta del suo “posto fisso” alla gilda degli avventurieri si lamenta continuamente per gli straordinari che è costretta a fare. Questi includono: avventurieri molesti, eventi speciali e boss troppo forti per i party della città, tutte situazioni che la costringono a trascorrere le serate sommersa dalle pratiche. La dolce ragazza ha però un segreto: per risolvere i problemi alla radice, grazie alla sua abilità “Dia Break” che la rende OP, si finge un misterioso avventuriero noto come “L’esecutore” per sconfiggere i boss più temibili dei dungeon. Non potendo fare un “secondo lavoro” , terrorizzata dal rischio di essere licenziata, fa di tutto per non farsi scoprire, sino a quando non verrà però riconosciuta dal party delle Spade Argentee, e Jade, il loro leader, farà di tutto per averla con lui!
Dall’anteprima I may be a Guild Receptionist pare il solito trash stagionale, con tante “vaccate” e fanservice; in verità questi 12 episodi tratti da una light novel si mostrano molto validi. In primis vari spezzoni ricalcano le classiche lamentele di una difficile vita lavorativa: l’odio per gli straordinari, le piccole gioie di fine turno, i rompipalle a lavoro, le richieste più assurde, tutto condito da ironia e gag incredibilmente piacevoli. C’è tanta stupidità, è vero, eppure la sceneggiatura regge, con spiegazioni coerenti (come sul perché lavori come receptionist) e molto chiare (come per le skills). Il comparto tecnico dello studio CloverWorks, come spesso accade, è eccellente: un’opening magistrale (che si inverte a volte con l’orecchiabilissima ending), ottimi disegni, tempi di comicità / azione azzeccati, e il giusto tocco di mistero sanno trasformare un classico fantasy in qualcosa di molto divertente. Inoltre, nonostante sia più uno slice of life che un titolo esplorativo, non mancano gli attimi romantici da un lato, e combattimenti sofferti dall’altro, con le sensazioni tipiche di un’opera con un protagonista sgravo. Qualche buco di trama e qualità narrativa/grafica calante in certi episodi non lo rendono un capolavoro, ma l’empatia verso quest’impiegata vi spingerà ogni settimana, con impazienza, verso il nuovo episodio.
3 – Sakamoto Days
Ultimo gradino del podio per questo contestato, ma solido titolo, che forse non riprenderà al meglio le stesse atmosfere del manga, ma nemmeno ci sputa sopra! Ecco un breve riassunto per coloro che ancora non lo conoscono: Taro Sakamoto sembra il pacifico direttore di un minimarket di periferia, appesantito dall’inedia, ma in realtà nasconde un passato terribile: prima di innamorarsi e mettere su famiglia era infatti un sicario leggendario, infallibile, nonché membro dell’Ordine, il gruppo di esecutori più importante dell’Associazione degli Assassini. Quando questi mettono una taglia sulla sua testa, una serie di killer tra i più disparati inizia ad arrivare al suo negozietto, tentando di eliminarlo, fallendo però di fronte alle sue incredibili abilità. Sakamoto si trova quindi costretto ad affrontare alcune delle sue vecchie conoscenze, nel tentativo di recuperare la sua tranquilla e adorata vita familiare, e nel frattempo, colto da compassione, attirerà attorno a se serial killer da lui sconfitti persone in pericolo, come Shin e Lu.
Questo buon mix tra commedia e combattimento, che ricorda molto un Gintama o un La via del Grembiule, offre sicuramente una rilassante fonte di intrattenimento; chi si è letto il manga avrà però patito, almeno inizialmente, la visione: le animazioni sono come l’ultima mandorla amarognola di un mix di frutta a guscio. In linea generale sono buone, e si adattano anche ai combattimenti, ma poi ci sono attimi dove, guardando da vicino, i movimenti delle linee sembrano fatti male da una AI gratuita. Lo studio TMS Entertainment non è certo famoso per produzioni ad alto budget, ma digerito questo sia la struttura degli episodi che i personaggi fanno il resto: protagonisti che ti entrano subito in simpatia, background e storie molto intuitive, botte da orbi in vecchio stile (come un Kenshin Samurai Vagabondo) con ogni duellante dotato di una caratteristica sovraumana decisamente irrealistica, ma iconica. C’è tanta comicità e tranquillità in questo titolo, e verso la metà, quando l’anime ingrana, non mancheranno gli attimi più sanguinari per chi cerca più un picchiaduro che uno slice of life. Non c’è da stupirsi che il manga, ed ora l’anime, siano diventati tanto famosi, perché tra scenari, scontri e tematiche c’è tanta tradizione camuffata da innovazione, ma rimane il sentore di aver perso un’occasione per rivoluzionare il genere (come per SPY x FAMILY).
2 – Medalist
Il secondo posto se lo aggiudica uno dei due ottimi spokon di questa stagione, un titolo che ripercorre le atmosfere di Yuri on Ice, superandolo su certi aspetti, principalmente per merito di una narrazione tenera e ammaliante: Inori è una ragazzina che adora il pattinaggio, ma insicura, anche a causa dei limiti imposti dalla madre, che ha già visto una delle sue figlie interrompere la carriera professionistica per un infortunio. Nonostante ciò Inori si allena di nascosto, e un giorno incontra il maestro Tsukasa: il ragazzo è un pattinatore professionista con un difficile passato alle spalle e che aveva iniziato tardissimo questo sport. Grazie a lui però non solo la madre verrà convinta a supportare la figlia, ma anche Inori, che si rende conto di essere fuori tempo rispetto alle sue compagne, inizia pian piano ad acquistare fiducia e tenacia. Nonostante le difficoltà i due, un allenamento dopo l’altro, bruceranno le tappe per gli esami di livello, fino a poter competere ai nazionali della categoria Novice, dove la bambina vuole sfidare la sua rivale: il prodigio Hikaru Kamisaki.
Quando si pensa a un anime sul pattinaggio la memoria va inevitabilmente al pluripremiato Yuri on Ice, spettacolare in termini di esibizioni, ma a mio parere molto carente sulla trama e sul mondo che gravita attorno ai personaggi. Questo titolo al contrario, pur non spiccando con performance musicali e artistiche d’eccellenza, punta molto sulla sensibilità e sull’empatia verso chi segue i propri sogni sfidando le difficoltà (come recenti spokon in stile Haikyu). I discorsi sono reali, sentiti, ti costringono a partecipare e a fissare la realtà, pur portando in genere a un lieto fine; anche i rapporti bambina/maestro e bambina/madre, sono descritti in un modo emotivamente spiazzante, tanto che ti vengono i brividi per le scelte, i problemi e i successi della protagonista. Con un’opening invitante, personaggi ben caratterizzati, dialoghi e disegni ottimi, le 13 puntate dello studio ENGI sono di tutto rispetto: il sentore di terrore dietro a ogni esibizione, le situazioni comiche, la frustrazione di certi discorsi, gli obiettivi personali, le difficoltà sportive, ma anche i momenti di gioia non soro vi coinvolgeranno, ma vi faranno anche riflettere sulle vostre scelte individuali.
CINQUE BONUS
I Left My A-Rank Party to Help My Former Students Reach the Dungeon Depths!
Questa storia fantasy segue le vicende di Yuke, un protagonista esperto ma maltrattato dal suo party, che decide di ricominciare da capo come guida di un gruppo di giovani avventuriere. Sebbene inesperte, le ragazze si rivelano sorprendentemente talentuose, e per questo il nuovo gruppo inizia la scalata verso la fama. La trama non brilla per originalità, c’è qualche scena cringe e, secondo i lettori del manga, manca persino di coerenza nell’adattamento; tuttavia lo studio BANDAI NAMCO Pictures riesce a offrire un intrattenimento solido grazie a combattimenti più complessi e cruenti rispetto alla media del genere, all’interessante questione dello streaming, a un world-building curato e coerente, e a personaggi che, pur rientrando nei cliché, risultano superiori alla maggior parte dei titoli simili. Con colonna sonora, disegni (adoro i colori) e regia che si attestano su un livello più che sufficiente, questa storia merita una possibilità.
Übel Blatt
Se il precedente titolo ha avuto qualche problema di adattamento, qui abbiamo un vero disastro. E non potete immaginare il dispiacere di dover relegare questo iconico dark fantasy a un semplice bonus. Köinzell, un leggendario spadaccino, viene tradito dai suoi compagni durante una missione ma sopravvive miracolosamente divorando una fata; con nuove sembianze ritorna nel suo regno per reclamare vendetta. Le premesse per un cupo capolavoro ci sono tutte, ma il lavoro degli studi Satelight e Staple Entertainment non è minimamente all’altezza dell’opera originale (il paragone con Berserk viene spontaneo). L’adattamento che parte dal volume 1 anziché dallo 0, le animazioni da splatter di serie C, e il ritmo mal calibrato rendono la visione faticosa e noiosa. Eppure, non è un prodotto completamente da scartare: se chiudete un occhio sui dialoghi e riuscite a superare i primi episodi, potreste riuscire ad apprezzare la tragedia e la poetica dietro alla narrazione, la schiettezza del protagonista e lo spettro di emozioni dietro alla sua vendetta. Se vi appassiona recuperate il manga, perché è dieci volte meglio!
The Red Ranger Becomes an Adventurer in Another World
Tra i tanti titoli assurdi di questa stagione (scalzando il tecnicamente ottimo, ma cringissimo, Momentary Lily), questo mix tra un super sentai (stile Power Rangers) e un isekai si rivela una divertente sorpresa. Red, morto combattendo il male, viene teletrasportato in un mondo di magia dove può comunque trasformarsi, e qui decide di aiutare la maga Idora a realizzare il suo sogno. Un po’ parodia, un po’ avventura (sulla scia di Konosuba), questo anime prende in giro in modo intelligente il classico “potere dell’amicizia” tipico dei sentai, mostrando numerosi punti di forza, soprattutto in termini di originalità. Le trasformazioni sono accompagnate da voci geniali, le citazioni (come quella a Aquarion) sono un piacere, e il design dei personaggi richiama l’estetica di DRAGON QUEST. Inoltre, la storia continua a sorprendere con idee fuori dagli schemi, come il villaggio degli elfi, i poteri e le relazioni tra i protagonisti. Lo studio Satelight, con un’animazione mediocre, non brilla ancora una volta, ma la narrazione riesce comunque a intrattenere, bilanciando bene commedia e momenti più seri. Peccato per i primi episodi (di 12), terribilmente trash, che avranno fatto abbandonare l’anime al 99% degli spettatori.
Even Given the Worthless “Appraiser” Class, I’m Actually the Strongest
La lotta fantasy-harem-protagonista OP sopra la soglia della decenza la vince questo titolo, superando di poco il mal-animato Fruitmaster (nonostante la sua orecchiabilissima opening). Qui abbiamo Ain, un ragazzo che nasce con la pressoché inutile abilità di “perito” ed è quindi costretto a subire le angherie di tutti per sopravvivere. Dopo essere stato abbandonato, viene salvato dalla morte da uno spirito che dimora in un albero all’interno del dungeon, che gli fa dono di nuovi poteri, di un scopo nella vita e di nuove compagne d’avventura. Il lavoro dello studio Okuruto Noboru va a fasi alterne nei 12 episodi: disegni pessimi compensati da altri ben curati, ottima opening, trama misteriosa e background intriganti che però abbondano di buchi e passaggi illogici. Punto a favore, la missione che si prefigge Ain non è quella della solita squadra che vaga a caso per i dungeons, e nonostante tutto la componente harem/fanservice è tollerabile. Peccato che da un inizio epico tenda ad includere scenette sempre più ridicole, ma gli amanti del genere potrebbero apprezzare.
From Bureaucrat to Villainess: Dad’s Been Reincarnated!
C’è poco da dire sulla trama di questo solito Otome: Tondabayashi è un impiegato cinquantenne che, dopo un incidente, si ritrova nei panni di Grace Auvergne, la protagonista di un videogioco della figlia. Non sapendo come uscirne decide di interpretare il ruolo della malvagia, anche se la sua personalità da affettuoso genitore finisce per fargli ottenere risultati opposti. Abbiamo quindi un contesto interessante, un protagonista carismatico, alcune buone idee e delle contrapposizioni ragazza/impiegato divertenti. C’è anche della parodia (come per l’idea dei capelli), ma per il resto quest’opera dello studio Ajia-Do è simile a tutti gli altri Otome, anche per quanto riguarda le animazioni da piena sufficienza. Se vi piace la meccanica della cattiva che finisce per fare la paladina questo è un buon intrattenimento stagionale.
1 – Zenshu
La presenza di questo titolo in prima posizione potrebbe sembrare pretenziosa, ma in una stagione senza particolari eccellenze (con tanti successi mancati) ci sta che sia uno dei pochi isekai originali degli ultimi anni a portare a casa la competizione. Peccato che questa storia non sia stata apprezzata da molti: l’illustratrice Natsuko Hirose è una ragazzina prodigio che ha avuto subito successo come regista, dopo che il suo primo anime è diventato un fenomeno virale. Le viene così commissionato un altro progetto, incentrato sul primo amore: non essendosi mai innamorata però finisce per bloccarsi, fino a quando, per disgrazia, muore (o ci va vicina, non lo sappiamo ancora) per un’intossicazione alimentare. Finisce quindi in un altro mondo, che è lo scenario di “Storia di un crollo“, il film d’animazione che le ha cambiato la vita. Qui farà la conoscenza dei suoi protagonisti, i nine soldiers; facendo di tutto per evitare che la storia segua il suo tragico corso finirà per legarsi a loro e in particolare al leader, l’eroe Luke Braveheart.
Quando c’è di mezzo lo studio MAPPA solitamente anche i titoli meno noti diventano piccoli capolavori (vedasi Hell’s Paradise). Anche in questo caso, nonostante si tratti di un’opera originale, abbiamo una tecnica grafica e una regia ottime, che sanno amalgamare una storia strana, a tratti persino cringe, con una serie di sensazioni e colpi di scena degni di un grande titolo. Sul lato narrativo Zenshu è spiazzante e imprevedibile; a fatica si capisce dove voglia parare ogni episodio, fino a quando le sequenze non esplodono come piccoli petardi: flag tipiche di un fantasy, apparizioni di pura angoscia, affermazioni pesantissime, tra risate e tristezza; il “crollo” dietro l’angolo si percepisce a pelle, come un’inevitabile oscurità alla William Blake. A livello di design è anche meglio: i personaggi intriganti, la sequenza spettacolare della bielletta che è palesemente un omaggio a Sailor Moon (anche se potreste trovare fastidioso il suo ripetersi) e le tante citazioni (da Nausicaa della valle del vento a quelle Dinseyane) lo rendono spettacolare; e nonostante questo lo stile è diverso rispetto ai soliti anime, avvicinandosi ai cartoni americani. Non fatevi fregare da chi lo definisce comedy e sentimentale! Le tematiche trattate sono profonde e variegate: morte, sette, guerra, isolamento e destino sono solo alcune delle dolorose questioni affrontate tra un teatrino comico e uno spezzone romantico. Ciliegina sulla torta, in dodici episodi si conclude perfettamente. Quindi non giudicatelo dai primi minuti, perché vi perdereste uno dei migliori isekai degli ultimi anni.
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