Utawarerumono: Mask of Truth - Recensione

Utawarerumono: Mask of Truth – Recensione

Haku, Kuon e alleati tornano su PlayStation nel nuovo Utawarerumono: Mask of Truth, per intraprendere un altro emozionante viaggio nelle terre di Yamato

Utawarerumono: Mask of Truth - Recensione“Vorrei che tu mi guardassi: Kuon, figlia dell’ouro Oboro di Tuskur, discendente degli Hakuoro! L’erede divina, Kuon! Mi precipiterò sulle sponde di Yamato… è così che potrò salvare tutti. E così… i miei giorni da Kuon, la vecchia e semplice viaggiatrice, sono finiti.” – Kuon

Era il 2015 quando Utawarerumono: Mask of Deception, sviluppato da AQUAPLUS in collaborazione con Sting Entertainment, fece capolino in Giappone su PlayStation 3, PlayStation 4 e PlayStation Vita, erede del ben lontano (sia per anno, il 2002, che per contenuti) Utawarerumono, che mai lasciò la terra del Sol Levante in favore dell’Occidente. Dopo avervi parlato del primo capitolo non potevamo pertanto non raccontarvi del suo “secondo tempo”, Utawarerumono: Mask of Truth, suo diretto (fin troppo) successore.

È infatti indispensabile, per poter apprezzare al meglio quest’avventura, aver giocato e vissuto quella precedente o quantomeno, se il tempo vi è tiranno (il primo capitolo poteva arrivare a 50 ore di gioco), aver letto o guardato il manga o l’anime (dal titolo Utawarerumono: The False Faces) dedicati alla serie. Con Utawarerumono: Mask of Truth ci troviamo di nuovo dinanzi ad una particolare commistione di generi: una visual novel e un RPG strategico si incontrano per trasportarci in una dimensione fantasy dai contenuti non proprio leggerissimi. Nuovamente, tra le mani, abbiamo un titolo corposo, ricchissimo di dialoghi, qualche clichè nella storia, ma alcune novità che lo rendono più fluido e godibile rispetto al suo predecessore. Quali? Scopriamolo insieme.

  • Titolo: Utawarerumono: Mask of Truth
  • Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation Vita
  • Genere: Visual Novel, RPG Strategico
  • Giocatori: 1
  • Software House: ATLUS
  • Sviluppatore: AQUAPLUS
  • Lingua: Inglese (sottotitoli), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 5 settembre 2017
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: non disponibili
  • Note: versione PS Vita distribuita unicamente in digitale

Tra novità e vecchie conoscenze

A dimostrazione della profonda connessione tra il primo e secondo capitolo, prima di iniziare ci viene chiesto se desideriamo trasferire i nostri dati da Utawarerumono: Mask of Deception, permettendoci di ricevere degli equipaggiamenti e bonus aggiuntivi se avessimo posseduto personaggi al livello 50 nel precedente titolo. Accettata o rifiutata la richiesta siamo finalmente pronti per iniziare la nuova avventura.

La storia di Utawarerumono: Mask of Truth si colloca proprio a pochi giorni dal finale di Mask of Deception, ma i primi minuti di gioco utilizzano il cliché della perdita di memoria della nostra Kuon per permetterci di rimettere insieme i pezzi di quanto accaduto: ci risvegliamo dopo ben dieci giorni di degenza, probabilmente a causa di una violenta febbre, e veniamo accuditi dalla premurosa Fumirul e due volti a noi già noti, quelli di Aruuru e Camyu, tra qualche flashback e una strana ansia a cui non sappiamo dare una spiegazione. Parlando con i nostri familiari e amici però, inevitabilmente, cominciano a raffiorare i ricordi dei momenti più drammatici del nostro ultimo viaggio, facendoci subito ricadere in quell’atmosfera di tristezza e amarezza tipica della tragicità della guerra. Lo scenario, difatti, è esattamente questo e la situazione estremamente delicata: l’impero di Yamato è sotto il comando di uno spietato usurpatore che altro non desidera che sottomettere al suo potere chiunque. Noi, insieme ai nostri fedeli alleati, siamo gli unici in grado di poter mettere la parola fine a queste ingiustizie, eliminare l’armata imperiale e impedire una guerra civile potenzialmente distruttiva.

Man mano che veniamo a conoscenza di questi fatti però la narrazione è sapientemente alternata con momenti più leggeri, costituiti per lo più da ricordi di conversazioni buffe e spensierate tra Haku, Kuon e gli altri personaggi. Questo espediente, insieme a degli artwork di altissima qualità, rappresentano una delle migliorie più importanti rispetto al primo capitolo: questo spezzare la pesantezza dei fatti della storia principale con scene di vita quotidiana e dialoghi ben studiati permette al giocatore di allentare la pressione e godersi in modo più fluido l’intera esperienza.

Dopo circa un’ora di prologo, ancora nei panni di Kuon, siamo pronti ad affrontare la prima battaglia ed analizzare le meccaniche del titolo e i suoi (pochi ma buoni) progressi.

Combattimenti e… pazienza

La vera protagonista in Mask of Truth è innegabilmente la narrazione: il titolo, nella sua interezza, si presenta proprio come una visual novel completa e corposa e, pertanto, aspettatevi di passare ore a premere un unico tasto del vostro DualShock semplicemente per proseguire nei dialoghi oppure, se preferite, attivare la modalità che permette di farli avanzare automaticamente. L’impressione sarà quella di immergersi in un anime dalla storia profonda ed estremamente dettagliata, sopratutto per via della sua linearità in quanto non vi sarà possibile compiere nessuna scelta che ne influenzi la narrazione: le uniche decisioni che vi è permesso fare riguardano infatti solo l’ordine dei dialoghi scegliendo, ad esempio, quale stanza di un’abitazione iniziare ad esplorare rispetto ad un altra, che visiterete successivamente.

I combattimenti si presentano invece, come il precedente capitolo, sulla falsa riga di prodotti come FINAL FANTASY TACTIS, Fire Emblem o Disgaea, cioè su un campo di battaglia con la tradizionale griglia isometrica a scacchiera sul quale i personaggi della nostra squadra e i nemici si muovono e sfruttano le proprie abilità per attaccarsi o difendersi. Già dai primi (si fa per dire, visto la durata dei dialoghi) momenti di gioco possiamo però già percepire che la frequenza degli scontri è leggermente aumentata rispetto a Mask of Deception, un miglioramento che denota la volontà degli sviluppatori di rendere l’esperienza di gioco più dinamica e vagamente più variegata, così come la qualità della grafica 3D associata a questi momenti, leggermente più gradevole rispetto al titolo precedente.

Tali scontri si svolgono come nel più classico degli RPG strategici: ad inizio battaglia ci viene chiesto di scegliere i componenti del nostro party, ognuno con caratteristiche particolari che è bene conoscere al meglio per poter avere un vantaggio sui nemici o creare delle interessanti sinergie, e veniamo informati delle condizioni di vittoria e di sconfitta. Nella maggior parte dei casi si tratta di eliminare tutti i nemici sul campo senza morire, ma a volte potrà bastare sbarazzarsi di uno solo di essi per poter concludere lo scontro e uscirne vincitori. Durante la fase di attacco noterete inoltre il verificarsi di continui quick time event dove sarete chiamati a premere e rilasciare il tasto X del vostro pad al momento giusto per infliggere dei danni critici e guadagnare dell’esperienza extra. La riuscita di questi vi permetterà di caricare più velocemente una barra speciale detta Zeal che, una volta riempita, farà entrare il personaggio in uno stato di Overzeal nel quale guadagnerà un turno e bonus differenti in base al combattente. Immancabile poi la presenza delle abilità di collaborazione dette Co-op Chain e Co-op Final che si potranno sbloccare proseguendo nella storia. Interessante, infine, la nuova feature del Rewind che permette al giocatore di tornare indietro di qualche turno nella battaglia per rivedere le sue mosse e cambiare strategia, nonostante questo possa di gran lunga semplificare il gioco intero.

Alla fine di ogni battaglia, oltre ai punti esperienza, è possibile guadagnare dei punti bonus da spartire per poter aumentare i parametri di un dato personaggio, ma questa volta non saranno presenti armature o armi da poter equipaggiare: queste sono state sostituite da pergamene e tomi che, in ogni caso, assegnate al personaggio sortiscono determinati effetti.

Un miglioramento significativo rispetto a Mask of Deception è la possibilità di velocizzare tutte queste animazioni in combattimento che, insieme al salvataggio manuale praticamente in qualsiasi momento, rendono l’esperienza di gioco più dinamica e meno vincolante. Nota negativa continua però a essere la mancanza di meccaniche di posizionamento durante lo scontro, come ad esempio gli attacchi alle spalle, un vero must-have in questa tipologia di battaglia.

A chi consigliamo Utawarerumono: Mask of Truth?

Utawarerumono: Mask of Truth si dimostra in definitiva, così come il suo predecessore, un ottimo titolo per gli amanti delle visual novel e per i neofiti degli RPG strategici che vogliono provare l’emozione di una storia ricca di colpi di scena, di legami profondi e segreti ma che, come abbiamo già ripetuto più di una volta, hanno già giocato e apprezzato il primo Mask of Deception: la conoscenza dei personaggi e dei riferimenti ad eventi passati risulta estremamente necessaria per cogliere alcune sfaccettature della trama e dei dialoghi.

Nonostante la presenza di conversazioni e momenti “filler” che a volte, tentando di alleviare la tensione, hanno una durata decisamente eccessiva, questo capitolo risulta essere più equilibrato del precedente grazie all’alternarsi più frequente di lunghi testi e battaglie, anche se quest’ultime (nonostante l’aggiunta di una modalità libera nel quale è possibile rigiocare gli scontri per poter acquisire più esperienza) risultano piuttosto semplici e ripetitive e non giustificano la natura ibrida del titolo, che si dimostra una visual novel di ottima fattura ma che non può competere con titoli dall’alto contenuto strategico.

  • Storia coinvolgente e narrazione fluida
  • Maggiore equilibrio tra dialoghi e azione rispetto al precedente
  • Artwork e sonoro impeccabili

  • Combattimento fin troppo semplificato
  • Molteplici dialoghi “filler”
  • Un titolo ibrido che però soddisfa solo gli appassionati di visual novel