Realm of Ink – Recensione

La nostra recensione di Realm of Ink, il titolo Action con elementi Roguelite di Leap Studio disponibile su console e PC.

Realm of Ink – Recensione

Negli ultimi anni il mercato dei roguelite è diventato incredibilmente affollato, con un livello di qualità che si alza anno dopo anno fino ad arrivare all’apice rappresentato da HADES II, di cui vi abbiamo parlato tempo fa. Dopo il successo gigantesco del primo HADES in moltissimi hanno provato a copiare la formula caratterizzata da rapidissimi combattimenti e run sempre diverse, ma il problema è che la maggior parte dei giochi si fermano al copiare ritmo e struttura, senza ottenere una propria identità o trovare idee originali. Realm of Ink invece riesce a distinguersi abbastanza in fretta, perché prende la formula ormai a noi familiare e la veste con un’estetica orientale incredibilmente affascinante, una direzione artistica ispirata ai dipinti a inchiostro asiatici e un combat system che punta tutto sulla velocità e sull’impatto immediato. I primi minuti di gioco non convincono: fanno pensare subito a una copia di HADES venuta male, ma col passare del tempo ci si rende conto che in fondo c’è davvero qualcosa di più.

Scopriamolo insieme con la nostra recensione!

Realm of Ink – Recensione

  • Titolo: Realm of Ink
  • Piattaforma: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PlayStation 4, Nintendo Switch, PC
  • Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
  • Genere: Azione, Roguelite
  • Giocatori: 1
  • Publisher:  4Divinity
  • Sviluppatore: Leap Studio, Maple Leaf Studio
  • Lingua: Inglese (testi), Inglese e Cinese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 26 maggio 2026
  • Disponibilità: digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: all’interno del gioco è presente una collaborazione con BLAZBLUE: Entropy Effect X

Abbiamo recensito Realm of Ink con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da 4Divinity.

Un rotolo illustrato tutto da giocare

Realm of Ink – Recensione

La prima cosa che ci colpisce di Realm of Ink è ovviamente il lato artistico. Il gioco ha una direzione visiva davvero splendida, con colori delicati ma vivissimi, effetti particellari molto eleganti e ambientazioni che sembrano uscite da un dipinto orientale. Sia la parte estetica che la narrazione ruotano attorno all’idea dell’inchiostro. La protagonista, Red, è intrappolata in un mondo controllato da una misteriosa entità chiamata Book Spirit, una sorta di divinità della storia e del destino che sembra voler manipolare ogni cosa. Così come accade in altri titoli di questo genere, il gioco ci butta direttamente a capofitto in una run senza darci particolari spiegazioni, e starà poi a noi tramite i dialoghi con gli altri personaggi riuscire a orientarci nella storia principale. Purtroppo già qui emergono i primi problemi a causa della localizzazione inglese poco curata: alcuni dialoghi danno la sensazione di essere poco naturali, certe frasi sembrano tradotte in maniera troppo letterale e in generale la storia può risultare più confusa del necessario. Inoltre ci sono svariate linee di dialogo in cui manca omogeneità nei font, o in cui sono ancora presenti per sbaglio parentesi da programmazione. Insomma, sembra esserci stata davvero poca cura per quanto riguarda le localizzazioni fuori dalla lingua originale. Nonostante questo il mondo di Realm of Ink ha un fascino pazzesco, con ogni boss fight che sembra una tavola illustrata in movimento e gli effetti degli attacchi che sembrano schizzi di pennello.

Un HADES più veloce ma più rompibile

Se avete giocato HADES vi sentirete già completamente in linea con i comandi e lo stile di gioco. Realm of Ink è un action roguelite basato su schivate rapidissime, attacchi concatenati, build casuali e stanze da ripulire una dopo l’altra fino al boss finale. La differenza principale è il ritmo, che in Realm of Ink è molto più veloce rispetto ad altri giochi. Gli scatti hanno cooldown brevissimi e gli attacchi nemici partono rapidamente, il gioco spinge continuamente il giocatore ad aggredire, muoversi e reagire in pochi istanti. Nonostante tutta questa velocità, in ogni caso, il sistema di controllo rimane sorprendentemente semplice con poche azioni fondamentali immediate: attacco base, abilità, schivata, e azione del Pet. Purtroppo, soprattutto per chi è abituato con HADES, il gioco è di una semplicità allarmante e facilmente rompibile: in meno di una decina di ore abbiamo già completato il gioco alla massima difficoltà, svolgendo il 100% del giocabile e ottenendo il trofeo di platino. Persino a difficoltà massima è stato estremamente semplice distruggere ogni boss, compreso quello finale, in appena pochi secondi, e non siamo mai morti in nessuna run. Chiaramente questo è un difetto gigantesco per un gioco che dovrebbe basare la propria longevità anche sulla ripetibilità delle run nel tentativo di arrivare sempre un pò più avanti tra una morte e l’altra.

Ink Gems e Ink Pet

Arriviamo al punto: le differenze con HADES. Rispetto al cugino con le divinità, in Realm of Ink la nostra build non si basa sui doni che i signori dell’Olimpo ci elargiscono con gentilezza. Innanzitutto va scelto un personaggio: ogni “skin” di Red ha diversi attacchi e un diverso stile di combattimento. Passiamo per esempio dalla Red base che combatte a spadate e genera attacchi vorticanti attorno a lei, all’aspetto di Six che lancia monete e dadi e basa i propri danni su molti fattori dettati dalla fortuna. Sono poi presenti i Curio (oggetti che danno potenziamenti passivi unici), gli Elisir (che danno potenziamenti passivi generici sulle stat del personaggio), e infine il fulcro del gioco: le Ink Gems. Queste ultime sono gemme che possiedono potenti effetti passivi, su cui poi ruoterà l’intera build, e ognuna di esse ha anche un effetto attivo che possiamo scatenare con la pressione di un pulsante. Possiamo equipaggiarne massimo due alla volta, e ognuna di esse è legata a un diverso elemento; la combinazione dei due elementi delle gemme equipaggiate farà evolvere Momo, il nostro pet, in una delle sue tante forme elementali che possiederà attacchi e comportamenti differenti. Se consideriamo i nostri vari attacchi, tutti gli effetti passivi derivati da Curio e gemme, gli attacchi normali e speciali del pet, e le abilità attive delle gemme, viene da sè che in ogni stanza nemici e boss saranno letteralmente assaltati da un’infinità di danni che ne faranno piazza pulita in pochi attimi.

Bello da vedere, problematico da valutare

Visivamente il gioco è splendido, come abbiamo già detto la direzione artistica è fantastica, e musiche, effetti sonori e animazioni riescono a restituire benissimo l’atmosfera orientale fantasy. Purtroppo i problemi escono fuori da puri tecnicismi che hanno fastidiose incertezze: possono capitare alcuni leggeri cali di frame rate nelle fasi più caotiche, la localizzazione è traballante, le cutscene a volte iniziano scattosi, e all’interno del gioco i leggeri scatti portano spesso alcuni dialoghi a risultare gracchianti. Non sono difetti pesanti, ma sono sufficienti a far uscire improvvisamente il giocatore dalla magia dell’ambientazione con un calcio, come a svegliarlo da un sogno e lasciarlo con quel senso di amaro. A questo aggiungiamoci alcuni problemi di quality of life, come ad esempio il fatto che molti oggetti o gemme siano incredibilmente prolissi. Ogni perk sembra avere un mini-manuale allegato e all’inizio diventa facile sentirsi sommersi da descrizioni infinite. Alcuni menu sono anche poco intuitivi, e manca la possibilità di controllare la propria build e i propri oggetti equipaggiati mentre ci troviamo in una schermata di selezione di un nuovo potere, cosa che rende difficile gestirsi nella scelta su quale nuova abilità acquisire o meno.

A chi consigliamo Realm of Ink?

Realm of Ink è ovviamente consigliato sia a tutti gli amanti delle ambientazioni strettamente orientali, sia ai fan dei roguelite e delle componenti action molto veloci. La problematica nasce nel consigliarlo o meno ai fan di questo genere di giochi che hanno già passato centinaia di ore con altri titoli dato che come vi abbiamo detto il gioco è estremamente facile. Detto sinceramente, ci sentiamo di consigliarlo in primis a coloro che vorrebbero provare un Action con elementi roguelite per la prima volta. Forse, giocato Realm of Ink come primo esponente del genere e senza esperienza pregressa, risulterà più divertente e con il giusto grado di difficoltà.

Realm of Ink – Recensione

  • Lato artistico raffinato ed elegante
  • Gameplay interessante
  • Dà soddisfazione sciogliere i nemici in un attimo

  • Facilmente rompibile e troppo semplice
  • Diverse incertezze tecniche
  • Quality of Life da migliorare
Realm of Ink
3.2

Ottimo per i principianti

Realm of Ink non rivoluziona il genere roguelite e anzi, a una prima occhiata sembra essere un titolo generico con un’ottima direzione artistica ma riuscito male in termini di gameplay. Tuttavia riesce comunque a essere coinvolgente grazie a un combat system velocissimo e una quantità enorme di build possibili. Con il tempo riesce a dimostrare una personalità unica grazie alle sue meccaniche particolari e alla sua estetica memorabile. Messi da parte i problemi di localizzazione e di quality of life, però, il problema principale del titolo è il bilanciamento: è troppo facile generare build rotte che permettono di distruggere ogni nemico in un attimo anche alla difficoltà più alta. Per chi vuole provare il suo primo roguelite action è probabilmente un ottimo titolo da valutare, ma chi è un “esperto” del genere non troverà in Realm of Ink nemmeno quell’effetto da “un’altra run e poi basta”, poichè la semplicità tenderà a farlo venire subito a noia.

Amante di videogiochi, manga, anime, giochi di ruolo, cosplay, e tutto il mondo nerd sin da tenera età. Ha eternamente 14 anni, le persone che gli hanno ricordato la sua vera età sono misteriosamente scomparse.

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