La storia degli AMV, gli Anime Music Video

Come sono nati gli AMV, Anime Music Video? Dall'invenzione di Jim Kaposztas fino ai giorni nostri, passando per Evanescence e Linkin Park

La storia degli AMV, gli Anime Music Video

Se avete conosciuto il mondo degli anime dopo gli anni 2000, probabilmente avrete visto degli AMV, video diffusi soprattutto su YouTube ai tempi e, ad oggi, un po’ dimenticati, divenuti per molti solo un ricordo d’infanzia. Gli AMV (Anime Music Video) sono dei video remixati che prendono scene da vari anime, accompagnandole con una o più canzoni che si possano adattare alle sequenze scelte, ed i creatori puntavano solitamente ad un sync sempre migliore tra video e musica.

Potreste anche aver sentito la dicitura MAD (Music Anime Douga), la quale invece sta a indicare dei video musicali le cui clip sono prese da vari media che non siano strettamente anime, come ad esempio film live-action e videogiochi.

I più prolifici creatori di questi video furono Occidentali, e con le evoluzioni nel corso degli anni gli AMV aiutarono enormemente la scoperta e l’aumento di popolarità degli anime in quel periodo. Ma esattamente quando sono nati gli AMV?

“Visions dancing in my mind”

A quanto ne sappiamo, il primo AMV mai fatto risale al 1982, creato da Jim Kaposztas (scomparso proprio lo scorso febbraio): in quegli anni erano necessari due registratori per editare un video, il primo per riprodurre la videocassetta e trovare le scene preferite, mentre il secondo serviva per registrarle catturando lo schermo. Per questo AMV, Jim selezionò delle scene da Star Blazers e la canzone “All you need is love” dei Beatles.

In Giappone invece, all’inizio degli anni 80, vennero fuori Daicon III e Daicon IV, due cortometraggi creati da un gruppo di animatori amatoriali, tra cui Hideaki Anno e Hiroyuki Yamaga (i quali fondarono in seguito lo studio Gainax): i due corti presentavano diversi elementi della cultura nerd in generale, con una protagonista vestita da coniglietta di Playboy che affronta vari nemici provenienti da franchise come Godzilla, Star Wars e Gundam, omaggiando tantissimi personaggi dei fumetti Americani e dei manga di quegli anni; il tutto è accompagnato dalle canzoni “Runaway” di Bill Conti (in Daicon III) e “Twilight” della band Electric Light Orchestra (in Daicon IV).

In particolare Daicon IV, il più elaborato, venne ritenuto anni dopo il precursore degli AMV, dal momento che fu di chiara ispirazione per moltissimi video di quel genere in Giappone; a causa però dell’uso delle musiche e dei personaggi senza permessi legali, l’unico modo per vedere le due opere fu alle primissime proiezioni dei corti in eventi e fiere dedicate alla cultura otaku. Aggirando i problemi del copyright, un CD contenente Daicon III e Daicon IV venne diffuso in versione fisica solo come allegato a un artbook o ad alcune riviste, ed in seguito venduto anche in VHS con dei corti in aggiunta, rendendo tali oggetti incredibilmente rari. Con l’avvento di Internet in seguito, fu poi possibile vedere entrambi i corti su siti di ogni tipo, sebbene la qualità dei caricamenti fu sempre molto scarsa.

Uno dei primi siti su cui si potevano condividere AMV, oltre a YouTube, fu AnimeMusicVideos.org, attivo sin dagli anni 2000, e riuscì a contribuire a una rapidissima crescita in popolarità di questo tipo di video anche in Occidente, la quale coincise anche con una maggiore diffusione degli anime sul web; per gli utenti Giapponesi invece era più frequentata la piattaforma NicoNico Douga, molto attiva ancora oggi. I distributori ufficiali degli anime presero due parti diverse in merito ai diritti legali: alcuni lasciarono perdere, considerando la diffusione degli AMV una pubblicità gratuita, mentre la maggior parte decise di buttare giù tutti i video che infrangevano il copyright, come del resto fanno tutt’ora.

“Believe”

Gli anni passano ed i fan iniziano a condividere AMV delle loro serie preferite grazie alla diffusione di Internet e a programmi di editing più accessibili e facili da usare, come Sony Vegas, After Effects e Windows Movie Maker, i quali permisero l’aggiunta di effetti speciali e di transizioni più elaborate e dinamiche. Alcuni utenti lavorarono per migliorare la sincronizzazione tra musica e video, ed altri ancora unirono personaggi di opere diverse insieme per crearci una nuova storia.

Gli anni ’90 erano una vera e propria Golden Age degli AMV: ad alcune fiere iniziarono a tenersi concorsi con giudici per premiare chi avesse fatto l’AMV migliore, permettendone inoltre la visione al pubblico su schermi più grandi. Creatori come Kevin Caldwell crearono video ricordati ancora oggi per l’eccellente lavoro di editing, riuscendo perfino in ottimi lip-sync che nessuno riusciva a replicare.

Con la nascita di sempre più siti di streaming illegali e, soprattutto, con la diffusione dei FanSub (ovvero traduzioni degli anime fatti da fan), gli AMV diventarono infine dei modi per scoprire nuove serie e film anime da vedere. Alcuni creatori di AMV decisero di creare perfino dei video più lunghi con compilation di tante opere diverse, ma per i quali non era più necessario un livello di editing particolarmente alto: dei curiosi intrapresero una via più comica e fu così che nacque AMV Hell, il primo di una lunga serie di video in cui vennero inclusi non solo anime e canzoni del momento, ma anche audio di film e di pubblicità che potessero dare un tono volutamente trash alle sequenze scelte. Questa serie di AMV divenne molto apprezzata ai tempi, tanto che altri creator, più o meno esperti, iniziarono a mettere il loro contributo, creando una vera e propria collection di brevi video comici uno dietro l’altro.

Vista la tipologia dei montaggi, possiamo ipotizzare che questo genere di video dalla comicità caotica e nonsense abbia avuto una grossa influenza sulle cosiddette YouTube Poop (abbreviate in YTP), create proprio in quel periodo. Pochi anni dopo nacquero le YTPMV, video comici con remix di musiche e scene di film, anime, videogiochi o talk-show, spesso fatti con un ottimo livello di editing e con un ritmo frenetico.

“I tried so hard and got so far ”

La creatività degli utenti era molto più libera, e gli AMV non dovevano più essere limitati solo nel fare un miglior sync tra video e musica; negli anni 2000 la popolarità degli AMV era dunque alle stelle, e numerosi furono i video creati da neofiti di anime che avevano ben poche competenze con programmi di editing, portando così alla creazione di video stravirali che, visti oggi, danno un involontario senso comico, ed i primi furono proprio gli ormai famosi AMV di Dragon Ball Z con le canzoni dei Linkin Park, come “In The End” e “Numb”.

Il motivo dell’accostamento tra quest’anime e la band è, banalmente, dovuto all’estrema popolarità di entrambi in quel preciso periodo, e gli utenti che volevano cimentarsi negli AMV scelsero dunque le due cose più facilmente reperibili, sia a livello musicale che d’animazione. Il “problema” fu che gli utenti più giovani non possedevano granché abilità di editing video, e mischiarono le canzoni e le scene dell’anime in maniera molto raffazzonata; per di più, data la fama di DragonBall Z e dei Linkin Park, la quantità di video uguali fra loro invase ogni sito dedicato agli AMV, raggiungendo, nel corso di pochi anni, un numero che si aggirava attorno ai 7000 risultati nelle barre di ricerca.

Chi si appassionò agli anime in quegli anni, avrà probabilmente scoperto anche gruppi come System of A Down, Evanescence, Fall Out Boys o simili, le cui canzoni vennero usate soprattutto quando venivano scelti anime dai toni più dark, generando però a loro volta altre vagonate di AMV di scarso livello. Questo periodo venne ironicamente etichettato col nome di “LinkinBall Z”, poiché quelli di Dragon Ball furono solo l’inizio di un nuova ondata di AMV dove la cui qualità calò drasticamente, tanto da venir presi molto meno sul serio dagli utenti esterni alla community, con alcuni che decisero di farci ironia creando dei montaggi volutamente fatti male.

Dopo quasi un decennio di video dalla qualità altalenante, si videro i primi esempi di AMV che decisero di ritornare in maniera più elaborata: uno dei primi fu “Anime 404” di BakaOppai, il quale, nonostante il video ironico, dimostrò una bravura nell’editing decisamente superiore alla media; il panorama degli AMV venne così nuovamente influenzato, questa volta abbracciando pienamente la cultura dei meme con remix comici e demenziali, ma senza sacrificare la qualità, indicandoli coi nomi AMV/Meme o AMV/Crack. Nei lavori più moderni, si sono perfino potuti vedere AMV che inserivano personaggi ed effetti 2D in filmati reali, creando opere dalla tecnica mista.

Attualmente, gli AMV continuano ad appassionare sia la community giapponese che quella occidentale, sebbene siano ormai meno diffusi, ed alcuni utenti si cimentano anche in veri e propri remake dei vecchi AMV che fecero la storia. Come tutte le forme di FanArt e di Fan Works, gli AMV continuano ad esser prodotti e ad avere una solida nicchia di frequentatori che mantengono ancora attivi gli stessi forum nati tanti anni fa.


Vi ricordate degli anni in cui gli AMV spopolavano? Quali erano i vostri preferiti? Fatecelo sapere nei commenti.

Creatura notturna appassionata di animazione, fumetti e videogiochi, tende a evitare le persone ma otterrete la sua totale attenzione se vi sente parlare di Ero Guro. Acculturata di film grotteschi e documentari storici, è veramente esperta in cinema trash. Abilità speciale: saper raccontare la storia di Walt Disney a comando.

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