AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed – Recensione

A dieci anni dal suo debutto su PSP, l’apripista della serie AKIBA’S TRIP torna in versione remastered con AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed

AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed – Recensione

Akihabara. Dal boom economico post-guerra ad oggi, questo posto è sempre stato conosciuto per la sua tecnologia e cultura, come una mecca per tutti i tipi di desideri umani. Ovviamente non possono mancare bizzarre voci di corridoio di tutti i tipi, riguardanti menu segreti di un certo Maid Café, degli hacker che non chiedono soldi per i loro servizi ma esigono favori, e alcuni addirittura riguardanti la presenza di mostri che si nutrono del sangue delle persone. Nessuno sa dire con certezza quali siano veri e quali inventati, anzi, spesso vengono bollati solo come scherzi. Ma è bastata una strana e veloce telefonata di un amico, riguardo una di queste “leggende metropolitane”, a cambiare la nostra vita per sempre… Dopo dieci anni di riposo, l’apripista della divertente serie AKIBA’S TRIP torna a nuova vita con AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed, versione rimasterizzata per piattaforme decisamente più potenti e permissive come PlayStation 4, Nintendo Switch e addirittura PC. Ma riuscirà un gioco del 2011 a risultare attuale e allettante oggi come allora?

AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed – Recensione

  • Titolo: AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed
  • Piattaforma: PlayStation 4, Nintendo Switch, PC (Steam/GOG/Humble Store)
  • Versione analizzata: Nintendo Switch (EU)
  • Genere: Azione, avventura
  • Giocatori: 1
  • Publisher: Marvelous Europe
  • Sviluppatore: Acquire
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 23 luglio 2021
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: nessuno (al momento)
  • Note: versione fisica al momento non disponibile in Italia

Abbiamo recensito AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed con un codice Nintendo Switch fornitoci gratuitamente da Marvelous Europe.

AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed – Recensione

In cerca del nostro amico, misteriosamente scomparso dopo una fugace telefonata, ci imbatteremo in uno dei rumor più bizzarri e inquitanti della Electric Town, e in un batter d’occhio ne scopriremo anche l’assurda veridicità. Akihabara è popolata da creature, dalle sembianze umane, capaci di succhiare il sangue delle persone per trarne nutrimento, e avendo ficcato il naso dove non dovevamo, diventeremo anche noi vittima di una di esse, forse di quella più sadica e spericolata. Inermi e privi di forze verremo improvvisamente salvati da una ragazza, che ci offrirà un po’ del suo sangue per ridarci quel minimo di vita per sopravvivere, ma che allo stesso tempo ci ha trasformato in uno di loro, in uno Shadow Soul.

Come se tutto questo fosse già abbastanza, una forza di polizia che agisce in gran segreto ci prenderà in custodia per convincerci a collaborare con loro. In quanto umano sfortunatamente attaccato e trasformato, il nostro compito sarà quello di sfruttare le nostre abilità adesso sovrumane per cercare di sgominare questo potenzialmente pericoloso clan, che sembrano attaccare una determinata cerchia di persone, quelle con un futuro “promettente” per l’intero paese.

Inizia così la nostra nuova vita, scorrazzando in lungo e in largo per le strade della suggestiva Akiba in cerca di porre rimedio ai millemila problemi che la popolano. Prendendo il controllo del nostro personaggio, di cui inizialmente è possibile personalizzare sesso, nome e altre piccolezze, potremo esplorare “liberamente” alcune delle più celebri aree di Akihabara e i suoi negozietti, senza però dimenticarsi il fine principale. Come avrete sicuramente notato, ho messo tra virgolette la parola liberamente perché, talvolta, avere la libertà anche solo di fare mezzo passo è oro colato: tra teppistelli da quattro soldi cercano di estorcere soldi, alle maid che cercano di portarci al proprio cafe, chiromanti che vogliono leggerci la mano e volontarie che raccolgono soldi per le donazioni, la voglia di entrare in modalità combattimento e iniziare a fischiare pugni a destra e a manca a chiunque è davvero tanta.

AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed – Recensione

La leggendaria tecnica del pugno sul pene

AKIBA STRIP

Il nostro punti debole, o meglio, il punto debole degli Shadow Soul come noi, è la luce del sole, e dato che sia noi che loro possiamo girare tranquillamente durante il giorno, l’importante è avere la maggior parte della pelle coperta dai vestiti. In questo caso, tutto quello che è necessario fare per porre fine ai problemi causati da questi succhiatori di sangue più problematici è quello di lasciarli in mutante. Letteralmente. Oltre alla “libertà” di esplorazione, tutte le aree di Akihabara proposte dal gioco possono diventare anche aree di combattimento improvvisate, in cui far capire a chiunque ci voglia attaccare che forse non è stata la più saggia delle idee.

Il tutto avviene attraverso un sistema di combattimento abbastanza basilare (e alla lunga ripetitivo), quindi dimentichiamoci lotte con moveset profondi e variegati, ma dove bastano solo tre tasti per ciascuna parte del corpo, ovvero gambe, busto e testa. Attaccando ripetutamente i nostri avversari, potremo indebolire pian piano i capi di vestiario che questi indossano nelle rispettive parti, e una volta private dei propri indumenti con la forza, questi saranno totalmente esposti alla luce e si dissolveranno fino a scomparire nel nulla. Ovviamente è bene ricordarsi che, essendo diventato anche il nostro personaggio uno Shadow Soul, la stessa cosa vale anche per noi: una volta spogliati di ogni indumento, sarà game over!

Per riuscire quindi nella nostra missione, e completare con successo ogni battaglia dalla difficoltà crescente più si prosegue nella storia, sebbene con una curva di difficoltà totalmente casuale a seconda di come girava al team di sviluppo, sarà necessario cambiare spesso vestiario e arma principale del nostro personaggio, cercando di dargli sempre quello che di più forte (armi) o resistente (vestiti) abbiamo nell’inventario, senza dimenticarci anche di migliorarli ulteriormente grazie all’utilizzo di appositi oggetti. Anche in questo caso, lo sblocco dei vestiti e delle armi è totalmente affidato al caso, con i negozi che offrono prodotti talvolta inutili e di basso livello, e dovendo arrangiarsi con quello che riusciremo a ottenere dopo averli strappati con successo ai nostri poveri avversari. Cioè, ormai che sono morti, non credo gli possa dispiacere se gli ciuliamo i vestiti, armi e tutto il resto. Anche così facendo però, non è garantito che entreremo in possesso di accessori dalla potenza e resistenza utili alla nostra missione, e per questo motivo, per avere più libertà di scelta, sarà il gioco stesso a metterci a disposizione, continuando la storia, la possibilità di indossare anche vestiti inizialmente bloccati perché indossabili dal sesso opposto. E chi siamo noi per rifiutare l’offerta? Si parte quindi per l’esplorazione vestiti da majokko!

Inutile dire che, almeno nel mio caso, ho passato tre quarti del gioco indossando abiti femmili (con tanto di tette comprese per non so quale motivo) perché era praticamente impossibile trovare di meglio.

I negozi sono quindi una parte fondamentale di questo gioco, dal momento che ci ritroveremo spesso e volentieri a far compere non solo di oggetti vari, ma in cui saremo alla ricerca appunto delle armi più bizzarre, vestiti e tanto altro ancora, lasciandoci solo un piccolo inconveniente con cui doverci rapportare: il venditore. Nel 90% di questi negozietti troveremo infatti ad accoglierci sempre lo stesso venditore, cosa che può da una parte sembrare bizzarra e particolare, ma che in linea di massima, tenendo conto del gioco in generale, non è poi più di tanto strano. In AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed se ne trovano praticamente cinque, copincollati in ogni area, senza neanche la briga di avere costumi diversi.

Fly Away From Here

Come detto in precedenza, tra le fasi esplorative e di combattimento e con il proseguimento della storia ci ritroveremo davanti a dei dialoghi talvolta davvero lunghi ed estenuanti, che come se non bastasse talvolta ci mettono davanti delle risposte multiple da dover selezionare, che potrebbero cambiare il corso della storia e farci scegliere da che parte stare. Sebbene si tratti di un ottimo espediente per rendere più partecipe il giocatore, e coinvolgerlo maggiormente nella storia, l’aver creato dei dialoghi talvolta così lunghi e pieni di bla bla bla e aria fritta rende davvero complicato riuscire a seguire con interesse una trama che, già di per sé, non fa proprio impazzire. A questo si aggiunge anche la presenza di un menu a forma di telefono cellulare, in cui poter trovare messaggi inviati dai vari giocatori (altro testo) e Pitter, una sorta di board in cui alcuni utenti fittizi si scambiano messaggi su messaggi, dove due volte su cinque possono essere utili per darci informazioni utili o side-mission.

Fortunatamente però, extra dialoghi di storia, le cose da fare all’interno del gioco sono molte, e non si fa mancare anche la presenza di qualche sistema più o meno utile, come la sister’s room, in cui poter fare una visitina a nostra sorella, una stronza unica che ci chiede soldi praticamente per ogni cosa, anche per fare una mezza parola o per sapere come sta, altrimenti dovremo accontentarci del corrispettivo anglosassone di “fatti i cazzi tuoi” e altre carinerie.

Trattandosi di un gioco con una forte componente otaku, non può mancare anche qualche interessante e simpatica citazione alla cultura pop, tra personaggi che di tanto in tanto ci deliziano con qualche JoJo pose o assumendo la posa dell’hadoken, personaggi in cosplay da majokko o addirittura con la classica tenuta di Kenshiro, il protagonista di Hokuto no Ken, e altro. Dei piccoli extra davvero carini.

Despair

Ho scritto questo paragrafo con le mani nei capelli, utilizzando un servizio che usa l’audio e lo converte in testo. E no, non sto scherzando. Parlandovi sinceramente, cuore in mano, quanto proposto da questo AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed è davvero da rivedere in toto. Ho voluto recensirlo su Nintendo Switch perché in qualche modo il mio senso di ragno mi ha avvertito di qualcosa. Dopo aver guardato trailer e immagini varie mi sono detto “trattandosi di una remaster di un gioco del 2011 per PSP magari solo la console ibrida di Nintendo può dargli giustizia”, ma non credo che la situazione sia migliorata poi molto. Per non parlare del fatto che, pur essendo in alta definizione, appaia visivamente datato. E non parlo di uno stile rétro apprezzabile nel 199x come oggi, ma di un prodotto in grafica 3D che, per risultare allettante ai giorni nostri e su questo tipo di console, avrebbe avuto bisogno di un remake totale.

Per farla breve, mi è successo un po’ di tutto: dalle finestre di dialogo che se ne vanno per i fatti loro sparendo negli angoli dello schermo, a cali di frame rate davveri brutti nelle scene più concitate, ai personaggi controllati dalla CPU che iniziano a sbattermi ripetutamente addosso impedendomi ogni tipo di movimento, e chi più ne ha più ne metta. No, decisamente non ci siamo… Dall’altro lato abbiamo un comparto sonoro nella media, nulla di eccezionale, sebbene qualche brano carino lo abbia e sappia quando sfruttarlo. Però ho apprezzato abbastanza anche quella piccola fetta di brani cantati e di video musicali che il gioco propone. Probabilmente una delle poche cose che salverei.

AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed – Recensione

A chi consigliamo AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed?

Detto con tutta sincerità, se proprio siete fan della serie fino all’osso, allora potrei capire la spesa e la voglia di recuperarlo. Altrimenti, credo che continui a essere più divertente e realizzato (a grandi linee) meglio il suo successore per PS Vita, AKIBA’S TRIP: Undead & Undressed (disponibile tra l’altro anche su PS4), che propone anche aree più ampia e qualcosina elaborato in modo migliore. Vi consiglio di guardare davvero qualche video o immagine per farvi un’idea generale del gioco, perché per quanto “in un videogame conta la parte giocata e non quella visiva” possa essere a tratti giusto, ritrovarsi sulle proprie piattaforme dalla potenza decisamente permissiva un prodotto di questo calibro non è molto appagante. Tra tutte le versioni offerte, ritengo che quella più ottimale sia la versione Switch, che magari in portatile può far notare meno le sue magagne (rimanendo in qualche modo anche fedele alla sua natura di ex titolo per PSP). Mi viene da piangere se penso a chi invece ci si potrebbe avvicinare con il proprio PC tutto pompato.

AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed – Recensione

  • La possibilità di cambiare la storia ne aumenta la rigiocabilità
  • Un simpatico tour di Akihabara in tempi poco permissivi…

  • …Ma proposto nelle peggiori vesti possibili
  • Dopo la prima run si alza bandiera bianca
  • Problemi tecnici come cali di frame rate, fineste di dialogo illeggibili e tanto altro
  • Si poteva benissimo realizzare un remake
AKIBA’S TRIP: Hellbound & Debriefed
2.3

Non vedevo l'ora di tornare ad Akihabara, ma non così...

AKIBA’S TRIP è sempre stata una serie che non ha mai puntato al top, e neanche stavolta intende farlo. Il suo scopo è quello di risultare un’esperienza divertente e spensierata, che non si faccia prendere troppo sul serio, per cui parliamo di un prodotto che già di per sé, quando è uscito, si approcciava bene sulla console a cui era destinato, ma si fermava lì. L’averlo voluto riproporre dieci anni dopo, per giunta su console più permissive e potenti, offrendo solo una veste rimasterizzata in alta definizione, purtroppo non mi sembra la scelta migliore che si potesse fare, in quanto continua a portarsi dietro molti limiti di una generazione ormai passata, senza migliorare più di tanto. Per un prodotto di questo tipo, non esattamente un classico e non proprio storico della console, forse avrei visto come scelta più sensata un bel remake capace di riportarlo a nuova vita, o perché no, magari guardare al futuro del franchise, fermo con AKIBA’S TRIP 2, e pensare a un terzo capitolo. Per quanto mi sia divertito a suo tempo con la seconda iterazione della serie, non posso dire lo stesso stavolta: veste grafica da svecchiare, troppi problemi di carattere tecnico, l’assenza delle migliori meccaniche adottate nel secondo capitolo, lo rendono qualcosa di poco memorabile. Una grande occasione sprecata.

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Prestigiatore, ballerino di break dance, produttore cinematografico, fondatore di Akiba Gamers: un curriculum da fare invidia a Johnny Sins, ma che non regge il confronto con la sua smodata passione per i giochi d’importazione e per i tegolini.

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