The 25th Ward: The Silver Case – Recensione

Goichi Suda e Grasshopper Manufacture ci mostrano nuovamente il profondo lato oscuro della capitale nel futuro distopico di The 25th Ward: The Silver Case e del suo Giappone avvolto nel crimine. Questo remake donerà nuova giovinezza alla celebre novel?

The 25th Ward: The Silver Case - Recensione

The 25th Ward: The Silver Case - RecensioneA trent’anni dal progetto “24 Wards” ad opera del Governo, attuato per frenare il sovraffollamento urbano, il sole stava cominciando a tramontare sulla rinascita economica per mano del “popolo eletto”. Il popolo desiderava affidare la propria vita a una società completamente ordinata e regolata, e vedeva nelle 24 circoscrizioni un’utopia perfetta. È così che gli umani persero la volontà di opporre resistenza e il potere della criminalità aumentò, diffondendosi come un virus. I 24 reparti si ritrovarono così spezzati in due: una parte essenzialmente perfetta, l’altra violata da una società criminale. Il nuovo venticinquesimo reparto di Kanto divenne così quella che chiameremo un’utopia perfetta “accelerata”; vene realizzata infatti una versione aggiornata delle 24 circoscrizioni, con tutti i loro difetti strutturali sapientemente risolti. Fu introdotta una nuova struttura di governo locale, e con essa nacque una regione ambientalmente igienica fondata su una società non comunista. Una serie di morti sospette è però in agguato per contaminare questo angolo di paradiso.

Correva l’anno 1999 quando l’avventura grafica The Silver Case approdava per la prima volta sulle casalinghe PlayStation 2, nata dalla mente di Goichi Suda — conosciuto con lo pseudonimo di SUDA51 — per l’altrettanto iconica Grasshopper Manufacture. Solo sei anni dopo, nel 2005, vide la luce The 25th Ward: The Silver Case, il suo diretto seguito destinato all’epoca esclusivamente al mercato mobile. Oggi, a ben tredici anni di distanza e dopo l’avvento del primo capitolo sulle console di nuova generazione, questa particolare novel dai tratti profondamente dark è destinata a godere di nuova vita, grazie a una versione remake pronta a mostrarci ancora una volta il profondo lato oscuro della capitale giapponese in un futuro distopico creato dalla mente di SUDA51, la cui firma è garanzia, in una rinnovata alta definizione su PlayStation 4 e PC. Scopriamo dunque insieme se i suoi crimini efferati e le sue complesse indagini saranno in grado, oggi come un decennio fa, di coinvolgerci e farci trattenere il respiro.

  • Titolo: The 25th Ward: The Silver Case
  • Piattaforma: PlayStation 4, PC / Steam
  • Genere: Visual Novel
  • Giocatori: 1
  • Software house: NIS America
  • Sviluppatore: Grasshopper Manufacture
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 15 marzo 2018
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: remake del seguito originale di The Silver Case, uscito originariamente per mobile nell’ottobre del 2005

Problemi in Paradiso

Le vicende narrate in The 25th Ward: The Silver Case si collocano a sette anni di distanza dal suo predecessore, ambientate anch’esse nell’universo narrativo noto con il nome “Kill the Past”, ideato dallo stesso SUDA51 e Grasshopper Manufacture e che, per la maggior parte dei fan, racchiude anche le opere di Flower, Sun, and Rain: Murder and Mystery in Paradise e Killer7. In questo distopico futuro che ha come sfondo la regione di Kanto, è stata aggiunta una nuova circoscrizione alle già 24 esistenti, presentata come una versione rivisitata e corretta delle precedenti e in grado di garantire il costruirsi di una società perfetta grazie a una nuova tipologia di governo. Un vero paradiso in terra almeno finché, esattamente come accaduto in molti degli altri distretti, la criminalità non si fosse fatta strada nel cuore del 25th Ward. Una serie di inspiegabili morti dalle cause sconosciute, iniziate con il ritrovamento del corpo di una donna, smuovono le calme vite degli abitanti del Bayside Tower Land, per poi spargersi a macchia d’olio. Ci troviamo di fronte a quella che sarà dunque una lunga, e a tratti interminabile, indagine da svolgere su più fronti.

All’inizio della partita ci verrà infatti chiesto di scegliere un percorso, permettendoci di iniziare un determinato filone narrativo tra i tre disponibili, punti di vista differenti della stessa vicenda da parte dei protagonisti: Correctness, MatchMaker e Placebo. Il primo seguirà le investigazioni sui bizarri e violenti omidici nel distretto dagli occhi di Shiruyabu Mokutaro e Shinko Kuroyanagi, il secondo traccerà il percorso dell’Ufficiale della Divisione di Regolamentazione Regionale Tsukino Shinkai durante i suoi incontri con la malavita del distretto e infine il terzo ci permetterà di osservare la storia dal punto di vista di Tokio Morishima, protagonista del primo capitolo della serie, anche lui immerso nelle indagini sugli strani eventi ma guidato da una misteriosa “Dea della Ricerca”. Ogni scenario conta di cinque episodi e, progredendo nella narrazione, tutti e tre i percorsi andranno a congiungersi.

Tanta atmosfera… e poi?

La struttura del titolo è molto simile a quella del suo predecessore, senza particolari sorprese: ritroviamo infatti l’uso di schermate fisse, alternate con interessanti illustrazioni e ambienti in 3D, nel quale possiamo muoverci, guardarci intorno o parlare con un personaggio specifico. Ci si accorge molto presto però che in realtà la libertà d’azione è davvero poca, riportandoci spesso alla mente che ci troviamo di fronte a un titolo originariamente destinato al mobile: capita di continuo infatti che per progredire si abbia come unica possibilità quella di compiere la stessa azione più e più volte, riducendoci così a una lettura a tratti forzata. I percorsi possibili risultano essere pertanto decisamente prestabiliti, un vero peccato se si considera che l’atmosfera generale del titolo è resa quasi in modo impeccabile se si considera genere prettamente noir.

Durante l’esperienza saremo chiamati a risolvere una lunga serie di enigmi, dai più semplici a veri e propri rompicapi, quasi tutti basati su combinazioni testuali o numeriche, ma la sfida più grande rimane quella di resistere alla valanga di dialoghi tra i protagonisti. Qui è necessario fare una premessa: in una visual novel la narrazione è il cuore pulsante, è il meccanismo che fa girare l’intero prodotto, e proprio per questo gli appassionati del genere sanno bene che, acquistando un titolo simile, si troveranno davanti ad ore ed ore di lettura. The 25th Ward: The Silver Case in questo non è da meno rispetto al genere del quale fa parte, e i dialoghi che lo animano sono per una buona percentuale accattivanti, ritmici, capaci di dare personalità ai diversi protagonisti e di catturare l’attenzione del giocatore, molto più vicini ai temi pulp di No More Heroes che alla grottesca ironia di LET IT DIE. Peccato però che, a rendere il tutto eccessivamente squilibrato, per ogni buon dialogo ce ne siano tanti — tantissimi — estremamente futili: vi capiterà più volte durante le vostre indagini di incontrare testimoni e personaggi secondari senza alcuna sostanza, utili semplicemente a riempire la scena ma, al contempo, a rendere la narrazione decisamente diluita e regalando veramente pochi attimi, seppur molto buoni, di concitata azione.

Alcuni meccanismi più moderni inoltre, come la possibilità di rileggere le conversazioni appena concluse o il poter consultare un glossario, che avrebbero reso l’assimilazione delle tonnellate di informazioni più godibili e meno frustranti, sono inesistenti. Bisogna ricordare ovviamente che parliamo di un titolo risalente al 2005 e che, pertanto, si porta dietro tutta quell’atmosfera rétro del caso che però, fatemelo dire, non si addice propriamente a un remake destinato alla nuova generazione di console casalinghe.

Un nero che vale più di mille parole

Dal punto di vista artistico The 25th Ward: The Silver Case è innegabilmente un titolo sapientemente realizzato, ricco di piccoli dettagli e illustrazioni vere protagoniste della scena. L’uso della tecnica monocromatica si lega perfettamente alla tematica noir, anima del prodotto, e vi stupirete più volte di quanto l’uso equilibrato del solo colore nero possa raccontare una grande quantità di situazioni ed emozioni diverse, tutto grazie all’esperta mano dell’artista Takashi Miyamoto. La colonna sonora, ad opera del maestro Masafumi Takada, non è assolutamente da meno, capace di dare ritmo alle vicende narrate, vero e proprio traino per la riuscita dell’atmosfera, tra un pezzo jazz e uno elettronico, estremamente equilibrati.

La mano di Goichi Suda è tangibile dall’avvio del titolo, nei suoi menu, nelle sue transizioni a tratti disturbanti, nelle palette di colori delle ambientazioni, ricchi di tonalità acide, fino a toccare la narrazione stessa, a tratti fuori dagli schemi come da sempre il caro SUDA51 ci ha abituato nel corso della sua carriera. In poche parole o lo si ama o lo si odia, senza mezzi termini.

A chi consigliamo The 25th Ward: The Silver Case?

Forse, arrivati a questo punto della lettura, vi sarà chiaro il mio punto di vista: The 25th Ward: The Silver Case rievoca fedelmente l’esperienza del suo predecessore e, proprio per questo, ne soffre la differenza d’età e la lontananza dallo schermo mobile, in grado al tempo di giustificare tutte quelle mancanze che il titolo innegabilmente porta con sé e che non trovano la loro dimensione sulle console più moderne.

Il tratto di SUDA51 è vivo come allora, ed è forse l’unica giustificazione che mi sento di dare all’acquisto di questa “rinnovata” versione di The 25th Ward: The Silver Case: se siete particolarmente appassionati dell’eccentrico Maestro e delle sue opere, per puro collezionismo o per curiosità, il titolo sarà un ottimo piccolo gioiello da conservare, purché siate preparati a trovar ben poco di nuovo rispetto alla sua versione mobile e dove attualmente, seppur l’alta definizione giovi particolarmente alle meravigliose illustrazioni, l’esperienza non risulta godibile nella sua totalità.

  • Atmosfera perfettamente realizzata
  • Illustrazioni particolarissime
  • La mano di SUDA51 è presente in ogni dettaglio

  • Dialoghi lunghi, a tratti snervanti
  • Perfetto su mobile, ma su PS4 o PC l’assenza di giocabilità è penalizzante
  • L’età si fa sentire, pesando sulla sua attuale godibilità
The 25th Ward: The Silver Case
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Quando il tempo è tiranno

Questa versione rinnovata di The 25th Ward: The Silver Case progettata per PlayStation 4 PC, di nuovo ha decisamente poco: per quanto le sue meravigliose illustrazioni siano godibilissime in alta definizione e la sua colonna sonora riesca a donare la perfetta atmosfera alla natura noir del titolo, la distanza dallo schermo del mobile si fa sentire, così come l’età della novel che, nella sua limitatissima giocabilità, sembra quasi un grande spreco sullo schermo in salotto. La mano di SUDA51 però è sempre un bel vedere, e The 25th Ward rispecchia fedelmente l’estro creativo del maestro in ogni singolo dettaglio: seppur la narrazione risulti un po’ caotica e diluita, i colpi di scena fuori dagli schemi sono dietro l’angolo. Tirando le somme: il giusto gioiellino per i fan di Goichi Suda, ma assolutamente lontano dalle visual novel più moderne. Un’occasione forse un po’ sprecata per far conoscere questa intigrante storia a un nuovo pubblico.

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Neolaureata alle prese con l’obbligo morale di intraprendere una vita da adulta, la sua vera casa è Eorzea (FFXIV) e spera di iniziare a lavorare nell’industria dei videogames prima dell’uscita di KINGDOM HEARTS III (quindi, forse, non ce la farà mai).