Kamen Rider: Climax Fighters – Recensione

Chiusa la questione Battride War, BANDAI NAMCO Entertainment si arma di pala e piccone per scavare nel passato videoludico della serie e portarci Kamen Rider: Climax Fighters

Kamen Rider: Climax Fighters – Recensione

Kamen Rider: Climax Fighters – RecensioneCorreva l’anno 2009, e come parte dei festeggiamenti per l’anniversario della celebre serie Tokusatsu Kamen Rider, PlayStation 2 in Giappone spalancò le porte all’arrivo di Kamen Rider: Climax Heroes, titolo targato BANDAI NAMCO ed Eighting che vedeva protagonisti tutti i Rider principali dell’era Heisei darsi battaglia l’un l’altro senza esclusione di colpi. Il gioco ebbe successo, tanto da ricevere con il passare degli anni ben quattro versioni “aggiornate” destinate a Wii e PSP, dove oltre a nuove meccaniche e altre piccoli miglioramenti poteva contare sulla presenza dell’attuale serie in onda sulle televisioni nipponiche.

Ma gli anni passano, e dopo il rilascio di Kamen Rider: Super Climax Heroes avvenuto nel 2012, l’anno successivo la compagnia decise totalmente di cambiare le carte in tavola e dare alla luce un qualcosa di diverso sia come serie che come genere: Kamen Rider: Battride War. Questa controversa serie, ben accolta sin dal suo annuncio ufficiale, è caduta ben presto sotto le pesanti critiche, non riuscendo decisamente a farsi apprezzare come i suoi predecessori.

Ed è proprio per questo motivo che, una volta conclusa la trilogia di Battride War, BANDAI NAMCO Entertainment ha deciso di riprendere in mano la serie Climax Heroes riproponendola ai giorni nostri in esclusiva su PlayStation 4 con Kamen Rider: Climax Fighters.

  • Titolo: Kamen Rider: Climax Fighters
  • Piattaforma: PlayStation 4
  • Genere: Fighting Game
  • Giocatori: 1-4 (multiplayer online)
  • Software house: BANDAI NAMCO Entertainment
  • Sviluppatore: Eighting
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 7 dicembre 2017
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: al momento non presenti
  • Note: si tratta di una delle classiche versioni asiatiche con testi in lingua inglese, uscita in concomitanza con la release nipponica esclusivamente in giapponese

Lo ammetto… Al cuor non si comanda! Essendo fan della serie Kamen Rider da discreti anni ormai, e avendo passato davvero molto tempo in compagnia della serie Climax Heroes, anche se principalmente sulla cara e vecchia PSP, l’annuncio di Climax Fighters ha riacceso in me qualcosa. Un qualcosa che mi ha fatto venire decisamente voglia di immergermi nuovamente in un titolo videoludico tratto da questa celebre saga Tokusatsu dopo Battride War, di cui ho avuto in il dispiacere di recensirvi in passato quantomeno i primi due della trilogia prima di alzare bandiera bianca (se siete interessati, potete tranquillamente leggere qui la prima e la seconda recensione di Kamen Rider: Battride War).

Let me say this to start: I am fairly strong!

Kamen Rider: Climax Fighters è stato annunciato neanche tantissimo tempo fa, solo tre mesi per l’esattezza, e già da quel momento c’era nell’aria un sapore di familiare, una sorta di déjà vu, che sin dai primi trailer e immagini mi ha fatto sobbalzare dalla sedia ed esclamare: “Toh, sarà mica riciclato da GUNDAM VERSUS?”. Quella era solo una piccola impressione iniziale, che però è andata man mano crescendo dopo ogni trailer e video di gameplay che venivano mostrati… fino al fatidico momento dalla sua uscita, ovvero quando ho potuto metterci le mani sopra e testare effettivamente il tutto. Se però in parte mi sono ricreduto, e avrò modo di spiegarvelo meglio nel corso di questa recensione, ha qualcosa di davvero molto simile al recente fighting game di BANDAI NAMCO Entertainment dedicato ai più celebri Mobile Suit di Sunrise. E forse è la cosa che meno avrei preferito ritrovare.

Se GUNDAM VERSUS era ed è tuttora un gioco che fa del multiplayer online il suo punto di forza, Kamen Rider: Climax Fighters lo fa in modo ancora più limpido e cristallino; con a malapena due modalità, gli amanti del single player saranno costretti a passare il loro tempo o in una sorta di Free Battle, dove potranno effettuare semplici e immediati scontri uno contro uno o battaglie fino a un massimo di quattro personaggi sul campo, sia in modalità team che in un più barbaro “tutti contro tutti”. In alternativa abbiamo una vagamente discutibile Mission Mode dove, attraverso tre tutorial e sette missioni, avremo la possibilità di affrontare non solo una serie di sfide, alcune con difficoltà crescente e con oggetti sbloccabili, ma potremo addirittura assistere a una pseudo parvenza di trama casuale che vede coinvolti i Rider offerti dal gioco.

Va detto che uno dei lati apprezzabili di questa modalità, oltre a offrire di tanto in tanto qualche raro scontro di difficoltà più elevata e in grado far sentire all’utente almeno un minimo senso di sfida, farà affrontare i vari stage con personaggi diversi e mai scelti dal giocatore stesso. Così facendo, infatti, si riesce in qualche modo a offrire una piccola variazione, regalando meno combattimenti immediati con il personaggio che sappiamo usare meglio, e quasi obbligandoci (in senso positivo) a usarli tutti e imparare a giocare nei loro panni.

Multibotte a Volontà

Come detto poco fa, il multiplayer online è il vero fulcro del gioco, senza sé e senza ma. Sia perché è l’unica modalità veramente curata, sia perché tutti i “tesori” raccolti nella Mission Mode non saranno affatto oggetti sbloccabili da utilizzare in battaglia, ma sono principalmente utili per personalizzare il nostro piccolo avatar e la scheda del giocatore.

Se avete una conoscenza minima dei vecchi Climax Heroes, questi erano quantomeno in grado di offrire qualche modalità in più in grado di attirare l’utenza che predilige sessioni di gioco in solitaria. Certo, va anche detto che la componente online un tempo non era forte come ai giorni nostri, e chissà… magari anche i passati titoli sarebbero stati incentrati solo su battaglie online se avesse avuto campo come oggi? Non si può mai dire, ma quello che invece si poteva era rivisitare qualcuna delle modalità messe a disposizione nel passato di questa serie, e provare quantomeno a riproporlo ai giorni nostri e in modo meno “come va va”. Magari condito da qualche sbloccabile con condizioni ostiche che avrebbe arricchito l’esperienza di gioco generale, e non solo l’online, come potrebbero essere i Dark Rider. Trattandosi praticamente di recolor di alcuni dei combattenti giocabili già presenti e con qualche tecnica in più, ma neanche sempre, sarebbe potuta essere una piccolezza carina abbastanza da far andare avanti anche gli utenti che prediligono il single player.

Sfortunatamente, niente di tutto questo è presente all’interno del gioco; niente sbloccabili utili al di là degli oggettini per l’avatar e la scheda giocatore online, che si uniscono a un titolo godibile esclusivamente in multiplayer online, e accompagnato da grandi assenze all’interno del roster. Volete un esempio? Non vi bastano i Rider secondari di Blade, Ryuki, Kabuto e Faiz? Non vi basta l’assenza ingiustificata in toto della serie Amazons? O Perché non citare Zeronos e New Den-O, Eternal e tantissimi altri ancora (che non starò qui a dire che altrimenti finirò per scrivere un tema solo sulle assenze importanti). O perché no, visto che la presenza di Black ha aperto le porte ai Rider dell’era Showa, perché non mettere anche loro? Dopotutto stiamo parlando di soli 28 personaggi giocabili di base, contro i 47 offerti neanche dal penultimo titolo della serie, ma da quello ancora precedente, vale a dire Climax Heroes Fourze.

Certo, il panorama videoludico attuale non ha solo visto l’aumento esponenziale del comparto online, ma anche dei consueti DLC post lancio. Con questo voglio dire che sì, si può sempre espandere il roster e aggiungere gente in seguito… anche se tocca pagarla a parte. Visto al momento però, con quello che ci si ritrova in mano a pochi giorni dalla sua uscita, c’è fin troppa povertà di contenuti.

Final Attack Ride

Oltre le nubi però c’è anche il sereno, e in questo caso quel piccolo raggio di sole che arriva ad allietare i cuori dei fan della serie proviene proprio dalla parte centrale del gioco, ovvero le botte ignoranti. Se tutto il contorno sarebbe da rivedere in pianta stabile, le meccaniche di gioco e le funzionalità offerte riescono davvero a offrire quella piccola gioia che riesce a tenerti incollato allo schermo. Come descrivervi al meglio il titolo? Presto detto! Si tratta infatti di uno dei più classici battle action game della compagnia, o almeno così è solita chiamare il 90% dei suoi titoli su licenza, ma con sistemi davvero apprezzabili e comandi non proprio terra terra, ma piacevolmente variegati e che richiedono l’utilizzo anche dei tasti direzionali.

Altra cosa positiva la regalano i personaggi giocabili che, sebbene ne manchino davvero troppi, come detto in precedenza, questi almeno si presentano ciascuno con le proprie caratteristiche particolari. Ci sono Rider che prediligono attacchi ravvicinati e chi quelli a distanza, o chi riesce a coprire entrambi sfruttando i vari cambi forma a disposizione. Parlando dei cambi di forma, questi potranno essere eseguiti da alcuni dei personaggi giocabili con la pressione di R3, tasto con cui altri combattenti potranno invece effettuare un attacco speciale. La forma finale invece riescono a raggiungerla quasi tutti i Rider (tranne ovviamente Build) mediante il riempimento dell’apposita barra Evolution e con la pressione del trackpad del controller, tasto che, se premuto nuovamente a seguito della trasformazione finale, permetterà di scagliare una potentissima finisher eseguibile una volta sola per scontro.

Be the One

Devo ammettere di esser rimasto colpito dall’aspetto grafico del gioco. Sarà che dopo Battride War avevo il morale talmente a terra da non aver molte speranze anche per questo Climax Fighters, ma quantomeno ho trovato sia modelli che ambientazioni di battaglia davvero ben realizzati, sebbene quest’ultimi siano incomprensibilmente pochi. Così come apprezzabili sono anche la realizzazione degli enfatizzanti attacchi finali a disposizione dei personaggi di gioco e del filmato che ammireremo cone opening. Insomma, sotto questo lato il gioco non presenta enormi problemi.

Dal lato sonoro invece c’è da spendere due paroline in più. Ad esser sincero, i brani originali appositamente creati per questo titolo non sono davvero nulla di che, ma la compagnia, forse rendendosi conto del problema (ma senza correggerlo), ha provato a metterci una toppa aggiungendo quasi come tributo alcune BGM originariamente provenienti sia da Battride War che dall’originale Climax Heroes. Non avrei però disdegnato ritrovare la meccanica che permetteva di inserire canzoni personalizzate semplicemente importando i vari file mp3 presenti sulla console.

A chi consigliamo Kamen Rider: Climax Fighters?

E qui il pubblico si ristringe davvero tanto; se adorate la storica serie Tokusatsu da cui è tratto, e avete bene in mente il fatto che vi state approcciando a un titolo che, praticamente, rende al meglio solo nel multiplayer online, allora sono sicuro che riuscirete a passare qualche ora di pure divertimento in sua compagnia. Al contrario, se non siete fan della componente online, Kamen Rider: Climax Fighters può esser portato a termine, con tanto di prova di tutti i personaggi e qualche scontro casuale, in appena una giornata di gioco. Sicuramente si tratta di un titolo interessante se recuperato a prezzo budget, lasciando i restanti soldi per eventuale abbonamento al PlayStation Plus o all’acquisto dei probabili futuri personaggi DLC.

  • Modelli ben realizzati
  • Buone meccaniche di gioco

  • Modalità di gioco che si contano sulle dita di una mano. Quella dell’incredibile uomo aragosta
  • Rider secondari rilasciati con il contagocce
  • Quattro stage in croce
  • Comparto sonoro anonimo. Deve aggrapparsi ai suoi predecessori per offrire qualcosa di vagamente enfatizzante
Kamen Rider: Climax Fighters
3

La formula per la vittoria è ancora lontana

Per quanto il titolo di questo paragrafo finale sia quello che penso veramente sul gioco, devo ammettere che, sebbene “la formula per la vittoria è ancora lontana”, quantomeno stavolta siamo sulla strada giusta. Kamen Rider: Climax Fighters ha infatti dei lati positivi, tra cui grafica e modelli ben realizzati dei vari Rider, accompagnati da buone meccaniche davvero divertenti e interessanti… ma il cui contorno e contesto in cui sono inseriti è davvero da rivedere di sana pianta. Non che ne sia poi tanto sorpreso, visto che parliamo di un titolo annunciato e fatto uscire in soli tre mesi. Non che ci sia niente di male a voler creare un gioco che voglia concentrarsi principalmente sul multiplayer online, ma quantomeno quel poco di single player che funge da contorno dovrebbe essere un qualcosa di vagamente apprezzabile e in grado di intrattenere anche questa fetta di utenza. Chissà, magari sarebbe stato più apprezzabile far venir loro voglia di farsi questo benedetto abbonamento al PlayStation Plus per poter mettere in mostra le proprie abilità, invece che obbligarli in questo modo perché c’è praticamente solo quella. Tutto sommato però ho davvero apprezzato la scelta della compagnia di riprendere in mano la serie Climax Heroes e di chiudere Battride War con la trilogia. Ormai il connubio BANDAI NAMCO Entertainment e musou-like era riuscito a spaventarmi più del vecchio film di IT. Mi auguro davvero di tutto cuore che la compagnia continui su questa strada, ma stavolta tenendo di conto di tutta la potenziale utenza interessata a questo popolarissimo franchise e prendendosi un po’ di tempo in più per inserirci, magari, anche i tantissimi Rider mancanti e fare le cose come si deve.

Prestigiatore, ballerino di break dance, produttore cinematografico, traduttore ufficiale di frasi imbarazzanti per prodotti R18, fondatore di Akiba Gamers: un curriculum da fare invidia a Johnny Sins, ma che non regge il confronto con la sua smodata passione per i giochi d’importazione e per i tegolini.