Tokyo Twilight Ghost Hunters: Daybreak Special Gigs – Recensione

A più di un anno di distanza dalla prima edizione, ARC SYSTEM WORKS presenta Tokyo Twilight Ghost Hunters: Daybreak Special Gigs

Tokyo Twilight Ghost Hunters: Daybreak Special Gigs - Recensione

Tokyo Twilight Ghost Hunters: Daybreak Special Gigs - RecensioneTokyo, Shinjuku, Kurenai Academy. Per una serie di motivi ci siamo trasferiti dalla nostra città natale a Shinjuku, e ci siamo iscritti all’istituto Kurenai. Il primo giorno di scuola abbiamo subito fatto “amicizia” con un paio di compagni di classe, il brillante Masamune Shiga, costretto per motivi a noi sconosciuti su una sedia a rotelle, e la carina quanto antipatica Sayuri Mifune, con la quale ci siamo scontrati poco prima del nostro ingresso a scuola. Finite le lezioni, Masamune ci ha imposto di fare il giro dell’istituto e Sayuri è stata selezionata come nostra accompagnatrice. Al termine del tour la ragazza ci ha proposto di visitare anche il quarto piano dell’istituto, attualmente chiuso al pubblico a causa di un gravissimo incidente avvenuto qualche tempo prima: una studentessa si è suicidata gettandosi dal terrazzo della scuola. Durante l’esplorazione, l’apparizione di una strana ragazza e un rapido calare della temperatura non facevano presagire nulla di buono; come se non bastasse, ci ha raggiunti Masamune, in compagnia di un’affascinante donna chiamata Chizuru Fukurai, invitandoci a preparaci al peggio.

L’incipit del gioco riesce perfettamente nel suo intento: riuscire in pochi minuti a stregare il videogiocatore e spingerlo fin da subito a continuare a giocare. Non vi nascondo che ho provato un brivido freddo sin dal mio ingresso alla scuola, il che mi ha decisamente fatto ben sperare sul fatto di trovarmi davanti ad una bella novel che raccontasse di fantasmi, della sottile linea che separa il mondo dai vivi da quello dei morti, ma sopratutto che ci ponesse davanti a quella dimensione di mezzo che sembra essere molto più presente di quello che pensiamo. Ma cos’è Tokyo Twilight Ghost Hunters: Daybreak Special Gigs?

  • Titolo: Tokyo Twilight Ghost Hunters: Daybreak Special Gigs
  • Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation 3, PlayStation Vita
  • Genere: Visual Novel
  • Giocatori: 1
  • Software house: NIS America
  • Sviluppatore: ARC SYSTEM WORKS, TOYBOX Inc.
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 28 ottobre 2016
  • Disponibilità: retail (solo PS4), digital delivery
  • DLC: nessuno
  • Note: versione ampliata e rivisitata del Tokyo Twilight Ghost Hunters originale

Come abbiamo avuto modo di apprendere in questi mesi, si tratta di una versione rivista e migliorata di quel Tokyo Twilight Ghost Hunters uscito solamente un anno fa su PlayStation 3 e PlayStation Vita. Al gioco originale sono stati aggiunti cinque nuovi capitoli, un nuovo scenario, chiamato Daybreak, e il tanto criticato sistema di combattimento è stato rivisto, risultando (a detta degli sviluppatori) più dinamico, ampio e divertente. Cercherò comunque di non soffermarmi esclusivamente su questi “nuovi” elementi, sperando di farvi arrivare il più possibile di ciò che Daybreak Special Gigs è riuscito a trasmettermi.

Oh, ma si muovono!

Questa è stata l’esclamazione che ho pronunciato non appena ho iniziato il gioco. Come scritto sopra, si tratta di una visual novel, quindi chiunque ci si ponga davanti si aspetta di trovarsi i classici personaggi statici con enormi muri di testo a far da padroni. E anche in questo Daybreak Special Gigs la storia non cambia, se non che per un piccolo ma incisivo particolare: tutti i personaggi con i quali avremo a che fare saranno riprodotti tramite modelli 2D completamente dinamici, che riescono a restituire un feeling decisamente più immersivo e curato. Dal semplice movimento respiratorio ad animazioni complesse reali, il comparto tecnico relativo ai protagonisti è stato curato nei minimi dettagli, riuscendo a esprimere con gesti ed espressioni facciali ciò che accade intorno a noi. Inoltre, anche il modo in cui noi “partecipiamo” alla storia si distacca completamente dallo stile canonico delle novel.

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In Daybreak Special Gigs infatti, ogni qual volta che verremo interpellati, o che comunque sarà necessario un nostro intervento, la nostra scelta non ricadrà sulla classiche opzioni multiple ma avremo a disposizione due differenti “ruote” da abbinare fra di loro. Mi spiego meglio. Quando dovremo fare una scelta, vedremo comparire a schermo un ruota di selezione, raffigurante cinque diverse sensazioni: “amicizia“, “amore“, “rabbia“, “tristezza” e “analisi/indecisione“. Una volta selezionato il modo con il quale vogliamo affrontare la questione, ci apparirà una seconda ruota di selezione, questa volta con raffiguranti i cinque diversi sensi: tatto, udito, gusto, vista e olfatto. Le diverse combinazioni che sarà possibile eseguire sono davvero tante, alcune delle quali ci porteranno a situazioni decisamente esilaranti, come provare a palpeggiare una compagna di scuola al nostro primo giorno, o assaggiare una strana melma verde con fare ammiccante. Ma ricordatevi di non pensarci troppo, oppure il gioco tradurrà automaticamente la vostra indecisione in una scelta automatica, che in poche parole significherà indifferenza (che spesso farà arrabbiare i personaggi con i quali staremo avendo a che fare). Per quanto riguarda gli scenari, ci troviamo di fronte a una scelta stilistica che sicuramente spezzerà a metà il giudizio dei giocatori, dato che a fare da sfondo alla narrazione troveremo per il 90% dei casi a luoghi esistenti adattati al gioco. Con un effetto sfocato e la quasi totali assenza di dettagli, in qualche modo sono riusciti a farsi apprezzare dal sottoscritto. Un po’ fastidiosi a un primo impatto, ma piano piano ho cominciato ad esserne affascinato, reputandoli come un altro punto essenziale del comparto tecnico del titolo.

Piccola nota: per tutta la prima parte del gioco, fino alla prima apparizione insomma, credevo di trovarmi davanti a una storia di fantasmi dai tratti cupi e inquietanti… poi è apparso il fantasma, dall’aspetto decisamente poco spaventoso e a tratti ridicolo. La delusione è stata parecchia, ammetto che fino a quel punto ero riuscito a prendere la trama molto più seriamente.

Tu vai lì e tu di là… cavolo è scappato!

Parliamo adesso dell’elemento che sicuramente ha fatto più discutere in Tokyo Twilight Ghost Hunters: il sistema di combattimento. Già, perché ad affiancare le classiche sezioni da novel fatte di scelte e dialoghi, una buona porzione di gioco ci vedrà protagonisti di vere e proprie “battaglie” in stile RPG strategico a caccia di fantasmi. Sostanzialmente, ci troveremo in prima battuta ad analizzare il luogo della caccia, piazzando trappole e dispositivi utili a rintracciare gli ectoplasmi. Successivamente potremo scegliere alcuni power up e la musica che farà da sottofondo allo scontro, per poi essere catapultati direttamente al centro dell’azione. Anche se di azione, all’atto pratico, ne abbiamo davvero ben poca: i combattimenti si svolgono a turni, di un numero massi prestabiliti, durante i quali dovremo prima cercare i fantasmi e successivamente combatterli. Peccato che una volta scovato il nemico, questo potrà decidere di muoversi in una delle quattro direzioni possibili, con la possibilità di attraversare muri e oggetti (si tratta pur sempre di un fantasma no?). A noi spetterà l’amaro compito di “prevedere” le sue mosse e decidere l’area dove attaccare prima ancora che il nemico vi si trovi veramente.

Dai, che non ti sei fatta niente!

Dai, che non ti sei fatta niente!

Nonostante all’inizio si faccia non poca fatica a padroneggiare questo sistema, con la pratica si riesce pian piano a giocare abbastanza tranquillamente, anche se devo ammetterlo, le soddisfazioni sono davvero poche. Tutte queste sezioni risultano per lo più lente e noiose, soprattutto se non dovessimo riuscire a scovare i fantasmi nei primi due turni. Aggiungiamoci poi la scelta infelice di voler gestire il tutto, a parte le fasi d’attacco, con una visuale del tutto “strategica” e striminzita; brutta da vedere e decisamente poco curata. Avrei preferito di gran lunga un sistema più d’effetto, con combattimenti a turni e soprattuto con una resa grafica decisamente più alta (qualcosa che si avvicina a uno Shin Megami Tensei per dirne uno). Godibile è invece il sistema di loot e crafting, che permette di creare oggetti ed equipaggiamenti per migliorare le statistiche dei diversi personaggi, oltre a un classico sistema di levelling che ci permette di modificare qualsiasi statistica. Armi, armature, accessori, non manca proprio nulla. Tuttavia, se tutto questo non viene sostenuto da un combat system di un certo spessore, queste funzionalità lasciano un po’ il tempo che trovano.

Are you ready to Rock?

Da buon amante del genere, la colonna sonora che fa da sfondo a Daybreak Special Gigs è stato un bellissimo tuffo nel passato, in quel periodo durante il quale vivevo praticamente con la mia fedele chitarra elettrica in mano. Come credo abbiate intuito, il principale genere musicale che accompagna lo svolgersi degli eventi è il Rock, in diverse sue forme molto caratteristiche. Si spazia dal classico Hard Rock, con riff veloci ma di un certo effetto, fino ad arrivare a quel classico Rock melodico, a tratti nostalgico, unito a un mix di assoli puliti e lenti. Una scelta che ben si sposa con ambientazioni e tematiche anche se, dopo qualche ora di gioco, non è difficile arrivare a una piccola conclusione: e poi? Mi riferisco al fatto che oltre a questo, se non in sporadiche occasioni, non abbiamo nient’altro, e spesso ci ritroviamo ad ascoltare della buona musica mentre si sta parlando della morte di una persona. Tutto ciò non permette la corretta immedesimazione in alcuni frangenti del gioco, distruggendo completamente quel pathos che un minimo stava per nascere. Davvero un gran peccato, e in una visual novel, che per convenzione fa di grafica, storia e sonoro i suoi punti di forza, una caduta di stile del genere non ci stava proprio.

Who you gonna call?

Who you gonna call?

A chi consigliamo Tokyo Twilight Ghost Hunters: Daybreak Special Gigs?

Ogni qual volta mi trovo a dover consigliare una visual novel non riesco mai a trovare il giusto target alla quale indirizzarla. Si tratta sostanzialmente di storie, che vanno lette, vissute e interpretate, dove la trama risulterà sempre il punto cardine che dovrebbe spingerci ad andare avanti. Qui però ci troviamo di fronte a un lavoro mediocre, con una trama che poteva osare ma non l’ha fatto, risultando decisamente sotto tono e priva di aspettative. Il tanto citato sistema di combattimento è poi un mero pretesto per piazzare a forza all’interno di una novel qualcosa di lontanamente nuovo, riuscendo parzialmente nel suo intento. Non è un gioco che mi sento di consigliare apertamente a chiunque, ma reperito a un buon prezzo (che sia basso mi raccomando), può essere un leggero passatempo. Sempre che i combattimenti non vi facciano morire di noia.

  • Comparto tecnico appagante e piacevole
  • Sistema di scelte studiato e fuori dagli schemi
  • Battle system che spezza la “monotonia” da novel
  • Colonna sonora potente…

  • …ma spesso fuori luogo
  • Trama poco ispirata
  • Nemici poco caratterizzati
  • Battaglie che annoiano in fretta
Tokyo Twilight Ghost Hunters: Daybreak Special Gigs
2.8

Tutto rock e niente arrosto

Purtroppo questo Tokyo Twilight Ghost Hunters: Daybreak Special Gigs non è riuscito pienamente nel suo intento: nonostante le aggiunte allunghino l’esperienza di gioco, i problemi alla base sono sempre gli stessi e per questi non possiamo davvero farci nulla. Tra le mani ci troviamo un buon prodotto, una novel che sostanzialmente si lascia giocare, almeno finché non si arriva alle agognate battaglie, che più che intrattenere, finiscono per annoiare e niente più. La trama, partita con un ottimo incipit, finisce ben presto per trasformare una potenziale storia di fantasmi in una banale caccia al paranormale, contornata da gag comiche che poco si sposano con il feeling che un titolo del genere avrebbe potuto regalare. Neanche la musica, decisamente di alto livello e più che orecchiabile, riesce ad alzare l’asticella di valutazione, risultando il più delle volte al posto giusto nel momento sbagliato. Non è tutto da gettare via ma, personalmente, mi sarei aspettato un lavoro curato un po’ meglio: niente da dire su lato tecnico, ma parliamo sempre di un videogioco. Un minimo di attenzione in più avrebbe potuto portare a Daybreak Special Gigs parole decisamente più lodevoli.

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Il suo secondo tatuaggio è il simbolo di Fox Hound, il che dimostra quanto sia malato di Metal Gear. Amante degli JRPG, ha speso lo stipendio di un mese in fazzolettini dopo l'annuncio del remake di FFVII.