A partire dal prossimo anno in Giappone le preziose card del Gioco di Carte Collezionabili Pokémon potranno essere utilizzate come metodo di pagamento, al fianco di contanti, carte di credito e metodi alternativi come PayPay.
Queste semplici carte che, fino a pochi anni fa, erano considerate un passatempo infantile, hanno preso piede fra i collezionisti e sopratutto gli scapler fino a diventare una vera e propria moneta di scambio. Ed è proprio in Giappone, la terra in cui sono nate, che saranno presto una vera e propria alternativa al denaro vero e proprio: oltre all’elemento, alle mosse, ai PS, alla descrizione e all’illustrazione del Pokémon, sulle carte verrà espresso un valore in Yen come sulle banconote.
Secondo fonti vicine a The Pokémon Company, il valore assegnato alle carte non sarà fisso ma soggetto a fluttuazioni quotidiane, determinate da fattori come rarità, stato di conservazione e meta competitivo. Le carte olografiche di prima edizione potrebbero raggiungere quotazioni paragonabili a stipendi mensili, mentre le comuni saranno equiparate a spiccioli.
Per evitare contraffazioni, il governo giapponese, in collaborazione con Bank of Japan, starebbe sviluppando un sistema di autenticazione basato su microchip invisibili integrati direttamente nella carta. I POS di nuova generazione saranno dotati di lettori specifici in grado di verificare in tempo reale l’autenticità e il valore aggiornato del Pokémon presentato.
Non mancano però le polemiche. Alcuni economisti temono l’instabilità di un sistema basato su creature immaginarie, soprattutto dopo il recente “crollo di mercato” legato a Charizard, il cui valore sarebbe sceso del 18% in una sola settimana a causa di un eccesso di offerta.
Nel frattempo, grandi catene di distribuzione come Seven & i Holdings stanno già testando corsie dedicate ai pagamenti con carte Pokémon, mentre alcune aziende stanno valutando la possibilità di pagare parte degli stipendi in booster pack anziché in yen.
Gli esperti prevedono anche un impatto culturale significativo: tornei ufficiali potrebbero trasformarsi in veri e propri eventi finanziari, con investitori pronti a scommettere sull’andamento di specifiche carte. Non è escluso che in futuro vengano introdotti “mutui garantiti da collezione”, dove interi set di carte rare fungeranno da garanzia bancaria.
Infine, indiscrezioni non confermate suggeriscono che Nintendo, sfruttando la celebre app per smartphone GCC Pokémon Pocket, stia lavorando a un portafoglio digitale in grado di integrare carte fisiche e virtuali, aprendo la strada a un ecosistema economico ibrido in cui Pikachu potrebbe valere quanto, se non più, di una banconota tradizionale.
Fonte: Maichinchin Shimbun
EDIT: ovviamente era il nostro pescione d’aprile di quest’anno! Ci auguriamo vi abbia divertiti!


Stefano
Buon primo Aprile