In un mercato in cui molti action RPG sembrano ormai utilizzare formule ben collaudate, Stupid Never Dies sceglie di distinguersi dalla massa nel modo più caotico possibile, con colori sgargianti, mostri assurdi, umorismo demenziale e una colonna sonora pop-punk. Il progetto di GPTRACK50, studio fondato da veterani dell’industria che hanno lavorato a serie come Devil May Cry e Resident Evil, non fa nulla per nascondere le proprie influenze, rielaborandole anzi in un titolo visivamente molto particolare.
Il protagonista è Davy, uno zombie talmente debole e codardo da occupare l’ultimo gradino della gerarchia mostruosa. In un mondo in cui gli esseri umani sono stati quasi sterminati e i mostri dominano la Terra, il nostro protagonista non sembra avere proprio nulla dell’eroe tradizionale, non essendo un guerriero impavido, nè particolarmente intelligente e soprattutto senza alcuna voglia di rischiare la propria esistenza già precaria. Eppure, proprio questo improbabile personaggio si ritroverà a dover affrontare un’impresa capace di cambiare il destino del mondo. Parliamo di questo gioco sopra le righe nella nostra recensione!
- Titolo: Stupid Never Dies
- Piattaforma: PlayStation 5, PC (Steam)
- Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
- Genere: Action RPG Roguelite
- Giocatori: 1
- Publisher: GPTRACK50
- Sviluppatore: GPTRACK50
- Lingua: Italiano (testi), Inglese (doppiaggio)
- Data di uscita: 22 ottobre 2026
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: non annunciati
Abbiamo recensito Stupid Never Dies con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da GPTRACK50 tramite Reinassance PR.
Il punk è morto, viva il punk!
L’ambientazione di Stupid Never Dies nasce da una catastrofe: una guerra tra esseri umani e mostri, questi ultimi guidati dall’entità chiamata KOM, ha decimato la popolazione mondiale, lasciando in vita appena una piccola parte dell’umanità. Dopo aver assorbito tutte le conoscenze umane, il Re dei Mostri è scomparso nelle profondità della Terra insieme alle informazioni e alle abilità sottratte al mondo. I mostri hanno continuato a vivere e a prosperare, mentre gli zombie sono rimasti relegati al gradino più basso della società, disprezzati persino dai loro simili e trattati come creature sacrificabili.
Davy è la perfetta rappresentazione di questa condizione. Non è soltanto uno zombie debole, ma è anche un disertore che era fuggito durante la guerra per non perdere la sua non-vita. Un giorno però incontra Julia, una ragazza il cui corpo congelato viene custodito in un centro commerciale abbandonato, e questo incontro rappresenta per lui molto più di una semplice cotta improvvisa: è il primo legame a cui Davy decide di aggrapparsi e che gli fa addirittura promettere di non mangiare più carne umana. L’innamoramento di Davy è immediato e ingenuo, alimentato da fantasie romantiche su appuntamenti, viaggi e tramonti condivisi con una ragazza che non può nemmeno rispondergli. Il tutto è volutamente a metà tra il comico e il malinconico, dato che da una parte c’è l’umorismo di una situazione oggettivamente ridicola, dall’altra la tenerezza di un personaggio che, pur essendo un cadavere ambulante, desidera semplicemente avere qualcuno accanto.
A sostenere il tutto troviamo anche un gruppo eccentrici comprimari, come Il dottor Frank Steiner, detto Doc, uno scienziato che si considera il massimo intelletto dell’umanità e vede in Davy un esperimento vivente (e colui che gli dà la missione di sconfiggere e divorare KOM per salvare il mondo usando le sue abilità e conoscenze e risvegliare così Julia dandole nuova vita); Acelino, un chihuahua mannaro che si occupa delle modifiche cibernetiche; Bessie, una zombie motociclista che gestisce il locale in cui possiamo sbloccare nuove abilità; e infine Goyle, un gargoyle dotato di capacità extrasensoriali che ci aiuta a comprendere meglio ciò che accade nel dungeon. I toni sono volutamente infantili e a volte volgari, ma dietro a tutto c’è un tema coerente: personaggi considerati inutili o difettosi che cercano un posto nel mondo e una ragione per continuare a combattere.
Divorare per sopravvivere
Ciò che si trova al centro di Stupid Never Dies è di sicuro il combattimento, costruito attorno al concetto che Davy diventa più forte divorando i nemici. Il sistema Style Eat trasforma questa idea in una meccanica importantissima, capace di influenzare capacità offensive, salute, e gestione delle risorse allo stesso tempo. Gli scontri utilizzano meccaniche già viste in vari action in terza persona, con attacchi leggeri e pesanti, mosse speciali dotate di tempi di cooldown e avversari che richiedono di alternare aggressività e attenzione. Ciò che fa la differenza rispetto al solito è che, colpendo ripetutamente un avversario, possiamo esporre il suo Core, il nucleo che custodisce la sua energia. Una volta vulnerabile, il Core può essere divorato per recuperare salute, ottenere benefici e spesso per appropriarsi delle capacità del nemico.
I Core dei mostri comuni offrono soprattutto risorse utili a mantenere Davy in vita, ma quelli degli avversari più potenti possono permetterci di acquisire una nuova trasformazione, aprendo la strada a stili di combattimento radicalmente differenti, come quello da lupo mannaro per colpi veloci e movimenti repentini, o quello da arpia per combattere lanciando proiettili da lontano. Per ottenere determinate trasformazioni, tuttavia, non basta eliminare brutalmente un avversario: bisogna prima metterlo in una condizione di debolezza e svantaggio che consenta di esporre il suo nucleo e completare il morso. In questo modo, il gioco ci invita a valutare quando sia conveniente continuare a colpire e quando, invece, convenga preparare il terreno per ottenere una ricompensa maggiore. Divorare un nemico nel momento giusto può restituire salute, esperienza e preziosi secondi sul timer, cosa particolarmente importante dato che ogni nostra spedizione avrà un limite di tempo. Quando il tempo a disposizione termina, Davy entra in uno stato di estrema debolezza, diventando molto vulnerabile agli attacchi nemici.
Undici stili mostruosi
Il sistema Style Eat non si limita a concedere bonus numerici, anzi. Divorando i Core di determinati nemici élite, Davy può trasformarsi nella creatura corrispondente, acquisendone abilità e caratteristiche di combattimento. Nel corso dell’avventura è possibile padroneggiare undici forme complessive, compresa quella zombie di base: lupo mannaro, arpia, golem, vampiro, fuoco fatuo, ciclope, fata della neve, tritone, lich e demone si aggiungono al repertorio di mosse da zombie del protagonista, offrendogli un ventaglio di possibilità molto più ampio di quanto gli dia il suo aspetto iniziale. Le forme hanno una durata limitata e il gioco impone di gestirne l’utilizzo con attenzione, un vincolo che si inserisce nel sistema di progressione roguelite, spingendoci a sfruttare le trasformazioni solo quando servono davvero anziché affidarci continuamente alla stessa soluzione.
La forma zombie rimane sempre disponibile, ma rinunciare alle capacità speciali delle altre creature significa spesso privarsi di mosse fondamentali per affrontare le situazioni più difficili o per raggiungere luoghi altrimenti a noi preclusi. Ottenendo una trasformazione già conosciuta possiamo migliorarne il livello di sintonia e incrementare i bonus associati, con benefici che possono rimanere attivi anche quando utilizziamo un’altra forma, consentendo così di costruire combinazioni che non dipendono esclusivamente dalla trasformazione selezionata in quel momento.
Il centro commerciale degli emarginati
Tra una spedizione e l’altra Davy torna al centro commerciale abbandonato che funge da base operativa. Qui che incontriamo i nostri alleati, gestiamo le risorse, miglioriamo il personaggio e scopriamo nuovi dettagli sul mondo di gioco. Ogni personaggio svolge una funzione precisa: Doc ci accompagna nella scoperta dei misteri legati a KOM e mette a disposizione il proprio archivio, nel quale possiamo consultare le informazioni sui nemici sconfitti, sugli strati esplorati e sugli Style acquisiti, Bessie gestisce il locale dedicato alle abilità zombie, permettendoci di sbloccare nuove capacità e migliorarne la rarità, Acelino si occupa degli innesti Overtech per potenziamenti permanenti, mentre Goyle offre un resoconto delle spedizioni e aiuta a tenere sotto controllo i materiali necessari per le diverse attività. Anche gli spostamenti contribuiscono al tono surreale dell’esperienza: Davy, poco incline a muoversi rapidamente con le proprie gambe da zombie, utilizza un piccolo roomba per le pulizie, modificato per consentirgli di attraversare più velocemente il centro commerciale. E per raggiungere il dungeon? Deve essere risucchiato attraverso un gabinetto. È sufficiente a far capire quanto sia tutto fuori di testa?
Una direzione artistica “da stupidi”
La direzione artistica è senza dubbio l’elemento più riconoscibile dell’intera produzione. Il gioco adotta una grafica tridimensionale stilizzata, con personaggi e ambientazioni che sembrano costruiti attraverso un collage di fumetti, illustrazioni a mano, fotografie e graffiti. Le sagome sono esagerate, i colori saturi e gli effetti visivi volutamente invadenti, creando un mondo che sembra esplodere sullo schermo a ogni attacco. Il contrasto tra mostri classici, innesti tecnologici e dettagli punk contribuisce a definire l’identità dell’universo di Stupid Never Dies, rendendolo capace di rendere memorabile anche il nemico più insignificante. Anche le sequenze introduttive alternano immagini disegnate, collage e fotografie per raccontare il passato del mondo di gioco. È una soluzione quasi da videoclip musicale, e che si lega bene alla natura pop-punk dell’intero gioco. La colonna sonora completa il quadro con una miscela di rock, metal ed elettronica, portando all’esagerazione il suo spirito ribelle e irriverente.
A chi consigliamo Stupid Never Dies?
Stupid Never Dies è consigliato a chi cerca un action RPG frenetico e fuori dagli schemi, che mescola combattimenti spettacolari e progressione roguelite a un immaginario punk colorato e sopra le righe. Il sistema di trasformazioni, la possibilità di divorare i nemici per recuperare energie e ottenere nuove abilità e le numerose opzioni di personalizzazione rendono ogni incursione una manna dal cielo per chi ama imparare a padroneggiare sistemi di combattimento articolati. L’estetica eccentrica, la colonna sonora energica e l’umorismo demenziale completano questo pacchetto folle, consigliato a tutti gli amanti della narrazione folle e dei colori psichedelici.
- Un’identità artistica pop-punk originale, coloratissima e memorabile
- Il sistema Style Eat lega combattimento, recupero della salute e progressione in modo intelligente
- Colonna sonora energica e coerente con il tono dell’avventura
- Un cast eccentrico e un protagonista che riesce a farsi ricordare
- Telecamera e puntamento possono complicare gli scontri più caotici
- Il timer limita l’esplorazione e mette costantemente pressione al giocatore
- Il sistema di combattimento richiede tempo per essere padroneggiato
- La storia alterna momenti di tenerezza a una comicità che non sempre trova il giusto equilibrio
Stupid Never Dies
Stupid is so cool
Stupid Never Dies è un titolo che vive di contrasti. La sua storia racconta un mondo devastato e un’umanità quasi scomparsa, ma lo fa attraverso personaggi caricaturali e situazioni che sfiorano continuamente il ridicolo. Il protagonista è un codardo, ma il sistema di combattimento lo costringe a diventare sempre più aggressivo. La sua natura da zombie lo rende un emarginato, ma proprio la capacità di divorare i nemici diventa la chiave per superare i propri limiti. Chi cerca un action RPG capace di sorprendere, disposto a sperimentare con un sistema di combattimento particolare e a lasciarsi trascinare da un mondo assurdo, troverà in Davy un protagonista improbabile ma sorprendentemente efficace.
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