AGGRETSUKO: una riflessione sulla condizione lavorativa giapponese

Parliamo dell’alienazione lavorativa giapponese e di come questa viene ritratta in Aggretsuko, a metà fra la satira e la denuncia sociale

AGGRETSUKO: una riflessione sulla condizione lavorativa giapponese

La società giapponese è caratterizzata da contraddizioni intrinseche nella sua conformazione, così variegata e antitetica da presentarsi come il mondo del visibile e del nascosto. Honne e tatemae sono due facce della stessa medaglia, che caratterizzano ogni aspetto della vita nipponica e del suo frenetico fluire della quotidianità: se da una parte honne si può definire come il reale sentire giapponese, quello che realmente si pensa e si prova, il tatemae è invece la facciata esteriore, la buona condotta che si deve tenere in pubblico per evitare di scontrarsi con la concezione sociale che caratterizza, appunto, il Giappone. Da questo punto di vista, la società nipponica si configura come un contenitore di esperienze agli antipodi, una disomogenea discrepanza tra apparenze e verità. Un mondo che viene ben rappresentato da Aggretsuko.

Il mondo lavorativo è sicuramente quello più colpito da tale “minaccia del non detto”, presentandosi così come il campo per assistere a molteplici incongruenze tra l’apparente metodicità di un sistema perfetto e i suoi ingranaggi imperfetti, i cosiddetti salary man che nulla hanno a che fare con la tranquillità promulgata da un sistema apparentemente senza falle.

Aggretsuko

Il lavoro in Giappone molto spesso si configura come alienante, esasperante e stressante, portando, nei casi più estremi, al suicidio dei più fragili e di coloro che non riescono a reggere i ritmi così concitati del sistema economico più efficiente al mondo. Le donne in particolare sognano di poter trovare un marito abbiente, che possa permettergli di condurre una tranquilla vita da casalinghe impegnate nell’accudire la casa e i figli. Un recente esempio di tale condizione per certi versi patologica della società giapponese è rappresentato da Aggretsuko, serie anime di successo in onda su Netflix prodotta da Fanworksdi cui recentemente è uscita la terza stagione — con protagonista Retsuko, una delle mascotte Sanrio. Ma, a differenza delle più note e kawaii Hello Kitty e My Melody, Aggretsuko si configura come un’antitesi visiva e contenutistica che ben si discosta dalla tenerezza delle vicende delle altre mascotte.

In una Tokyo abitata da diverse razze di animali (ma non avremo già sentito qualcosa di simile?) la vita quotidiana sembra essere in tutto e per tutto uguale a quella reale: ci si ammassa nei mezzi pubblici, si insegue una vita frenetica e delirante, la vita notturna scorre placida tra karaoke e chioschi di ramen. Un mondo altro, ma molto simile al nostro, in cui le controparti mascotte vivono le vicissitudini di una realtà molto aderente a quella fattuale. La vita lavorativa si configura, ad esempio, rispecchiando gli standard giapponesi: la frenesia delle attività si scontra inevitabilmente con il fragile temperamento nipponico, creando una bolla di disagio sociale marcato e intrinseco, caratterizzato dall’aderenza ad una routine sfiancante e monotona, turni di lavoro impossibili da gestire e soprattutto non conciliabili con il tempo libero e con il riposo.

La giornata tipo di Retsuko

La voglia di fuggire da questa routine alienante è talmente forte da sfociare, nel peggiore dei casi, nell’atto estremo del suicidio: il Giappone è uno dei Paesi del mondo con il più alto tasso di suicidi. La possibilità di liberazione attraverso la morte colpisce le menti più fragili che non riescono a sopportare il peso che grava sulle loro spalle; altri soggetti sognano di fare carriera per poter passare da una condizione di subalternità ad una di responsabilità che garantirebbe uno status più elevato e prestigioso. Ancora, le donne molto spesso hanno come obiettivo quello di sposare un uomo facoltoso in modo da potersi liberare dallo stress causato dal lavoro, adempiendo ai doveri del focolare domestico. In quest’ottica si inserisce il personaggio di Retsuko: nelle prime due stagioni dell’anime Aggretsuko in onda su Netflix, si nota come la giovane protagonista abbia come unico fine quello di liberarsi della sua monotona e precaria vita da contabile in una grande azienda, sognando idealmente il principe azzurro che la porterà all’altare strappandola da un lavoro che non la soddisfa. Nella seconda stagione tale sogno sembra concretizzarsi con la comparsa di Tadano, apparentemente insignificante e scansafatiche, ma in realtà genio indiscusso della tecnologia e, dunque, estremamente facoltoso. Ma è davvero questo il modo di fuggire da una condizione alienante? La critica di Aggretsuko è proprio questa: non si può sempre contare sull’aiuto degli altri e basare la propria concezione di vita su un modus operandi consolidato, ma al contrario bisogna impegnarsi per scappare con le proprie forze da ciò che ci spaventa, ciò che ci fa stare male. Retsuko e Tadano capiscono che non sono fatti per stare insieme, dato che l’amore si esplicita come un sentimento platonico più che utilitaristico.

Le cotte di Retsuko

Nella terza stagione possiamo notare, infatti, come Retsuko si sia arresa nel cercare una scappatoia “semplice” dalla propria condizione: dopo essere rimasta intrappolata nel vortice dei giochi di simulazione di incontri, in cerca di un salario extra e per ripagare un debito si vede costretta ad intraprendere un secondo lavoro come contabile di un gruppo emergente di idol. Nonostante all’inizio sembri non voler continuare questa attività, ma obbligata per ripagare il debito sorto per aver urtato l’auto del minaccioso manager Hyodo, piano piano Retsuko inizia ad apprezzare la vita movimentata e stimolante delle cantanti.

Molto spesso il contesto lavorativo giapponese mostra una stabilità e una garanzia che portano gli impiegati a non lasciare il lavoro, nonostante le difficoltà che una realtà del genere possa portare: la sicurezza rappresenta la moneta di scambio per una condizione lavorativa quasi patologica, che rende i giapponesi schiavi di un sistema basato sulla meritocrazia. Il salto nel vuoto alla ricerca di un lavoro al contrario stimolante e piacevole, ma che non garantisce una sicurezza economica e contrattuale, è qualcosa che la società nipponica non concepisce, ma che al contrario bolla come stranezza e addirittura come comportamento da abolire. Proprio perché il lavoro è caratterizzato da un’aderenza a degli stilemi rigidi e inflessibili, molto spesso si cerca di evadere attraverso attività che possano far uscire il vero io, ma soprattutto siano in grado di sublimare l’interiorità repressa dalla durezza quotidiana. Retsuko trova la sua dimensione attraverso la musica Metal: di notte si reca al karaoke per sfogare la sua rabbia repressa attraverso il canto, un’azione liberatoria che tenta di nascondere ai suoi amici e colleghi. Ma la vera anima della protagonista di Aggretsuko si manifesta proprio in questi momenti, concretizzando l’esasperazione e la frustrazione che un lavoro alienante può provocare.

E proprio questa sua vocazione, questo modo di essere che si oppone alla facciata, al cosiddetto tatamae per l’appunto, sembra sfociare in quello che potrebbe rappresentare il suo riscatto come persona e come lavoratrice: dopo averla scoperta per caso mentre sfogava il suo stress nel karaoke, il signor Hyodo le propone di diventare la vocalist del gruppo idol, rivoluzionando lo stile kawaii che lo caratterizzava. Dopo aver trovato la sua dimensione, dimostrando a tutti quella che è veramente, Retsuko decide di abbandonare, dimostrando di non avere il coraggio di cambiare vita e quindi rifacendosi ai canoni classici della società giapponese.

Aggretsuko si presenta così come uno scorcio alternativo della vita quotidiana del Paese del Sol Levante, mostrando una panoramica generale di quella che è la condizione lavorativa giapponese e la concezione psicologica imperante in una società apparentemente perfetta, ma che presenta delle nette discrepanze tra ciò che si vede e ciò che si nasconde sotto la superficie.

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Martina Vita
Una mahō shōjo che vive sommersa tra libri e fumetti, Pokémon e dadi di D&D. Divoratrice compulsiva di film e serie TV, nel tempo libero complotta con il suo gatto per conquistare il mondo. Sogna un giorno remoto di disegnare una storia a fumetti incentrata su una campagna di Dungeons & Dragons.

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