Il mese di marzo si è rivelato a dir poco generoso per quanto concerne le uscite videoludiche. Se la prima metà del mese ha già saputo sganciare diverse bombe, alcune inattese, e mettere il timbro di qualità su alcune delle uscite più desiderate, la seconda parte, invece, ha ancora tantissimo da dire. Nelle prossime settimane, infatti, il calendario sarà fitto come non mai, tra graditi e attesissimi ritorni, porting pc di alto profilo e, soprattutto, diverse scommesse, con tanto da dire e da dimostrare. Nel novero delle scommesse, ovviamente, finisce di diritto Screamer, il nuovo – ambizioso – progetto targato Milestone.
Il team di sviluppo italiano ha dimostrato di avere tanto coraggio con questo progetto, soprattutto considerando il target di riferimento di un titolo che ha già una sua storia e un suo passato, per quanto dalla fortune non esattamente memorabili. Nato nel 1995, con l’idea di seguire la scia di colossi del genere come Need For Speed, il progetto Screamer non ha riscosso il successo previsto.
E, la cosa più incredibile, è che dietro al progetto c’era un piccolo team di Milano, conosciuto come “Graffiti” che ora porta proprio il nome di Milestone. Proprio per questo motivo, abbiamo voluto rimarcare l’importanza della parola “coraggio”. Negli anni, Milestone ha messo su, tassello dopo tassello, un vero e proprio fortino, costruito da successi sempre più evidenti e risonanti. Proprio per questo motivo, l’idea di rispolverare un prodotto poco conosciuto e che all’epoca non ha convinto la critica, ci è sembrata sin da subito molto interessante.
Dopo aver passato un bel po’ di ore in compagnia del nuovo, ambizioso, progetto del team milanese siamo pronti a tirare le somme, e a farvi capire perché Screamer è un titolo dalle possibilità infinite e dal grande potenziale ma potrebbe anche risultare difficile da approcciare per una buona fetta d’utenza. Screamer, per quanto abbia meccaniche uniche, rimane un racing game e se siete poco avvezzi il genere, probabilmente, questo titolo non riuscirà a farvi cambiare idea, per quanto diverse cose ci hanno veramente lasciato tanta emozione e tanta adrenalina.
- Titolo: Screamer
- Piattaforma: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC (Steam)
- Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
- Genere: Racing game
- Giocatori: 1-4
- Publisher: PLAION
- Sviluppatore: Milestone
- Lingua: Italiano (solo testi)
- Data di uscita: 26 marzo 2026
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: livree e personalizzazioni uniche dei veicoli
- Note: disponibile in edizione day one con fumetto digitale e Collector’s Edition con figure di Hiroshi e del suo mezzo insieme ad altri gadget
Abbiamo recensito Screamer con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da Milestone tramite PLAION.
Screamer: un immaginario smisurato e sconfinato
Una delle cose che ci ha maggiormente colpito di Screamer è la cura per i dettagli, e non solo per quanto concerne l’aspetto videoludico. Screamer, infatti, è un titolo dannatamente profondo a livello narrativo e strutturale ben prima di esserlo in pista, è una commistione di idee per certi versi geniali, che fanno capolino a una produzione ambiziosa e coraggiosa, la cui la corsa parte da lontano e va ben oltre il peso di quando accade in pista. Chiaramente, quello rimane il centro di tutta l’esperienza, è ovvio, ma è giusto sottolineare che c’è veramente tanto di più oltre a quello che si vede in pista.
Screamer è un prodotto con un’identità incredibile. La storia, infatti, è il core della modalità di gioco principale, ossia il Torneo, ed è un modo perfetto per immergersi in quello che è un ecosistema narrativo smisurato e sfaccettato. La linea narrativa che ruota intorno ai vari protagonisti della storia, ai cosiddetti Screamers, è infatti articolata, complessa e ben realizzata, tanto da rendere obbligatorio sottolineare che la storia non è un’espediente tra una corsa e l’altro ma, paradossalmente, è quasi l’opposto.
Per questo motivo, Screamer ci ha ricordato tantissimo prodotti come Overwatch, o i vari picchiaduro, quali Tekken o Street Fighter. Ognuno dei piloti, infatti, ha una propria identità ben delineata, è molto più che un semplice mezzo per un fine e la loro realizzazione, anche sul piano strettamente estetico (ne riparleremo più avanti) è di pregevole fattura. Questo, ovviamente, è gran parte merito del lavoro di Daisuke Shimamura, Animation Director di Polygon Pictures, e di tutto il team, che ha supervisionato e collaborato attivamente a tutte le sequenze in stile anime che fanno da cornice all’avventura.
Grazie a queste sezioni, ovviamente, l’immaginario generale prende vita in modi nettamente diversi da quelli più canonici. In Screamer c’è un mondo dietro al mondo, e non importa se la narrazione generale può risultare stereotipata e ricca di cliché. Screamer è un titolo che rende chiaro sin da subito un aspetto fondamentale: ognuno corre per sé e per le proprie ragioni, un po’ come accade in produzioni come Overwatch, Tekken e così via. Le cinque fazioni presenti, Strike Force Romanda, Green Reapers, Jupiter Stormers, Kagawa Kai e l’Anaconda Corp sono lo specchio della società in cui si svolge la storia, un po’ futuristica un po’ caciarona, ma sempre e comunque funzionante e intelligente.
Il “Torneo” e tutto ciò che c’è intorno
È ovvio che, proprio a proposito della grande importanza data alla narrazione, che a prendere le redini dell’avventura è il Torneo, la modalità single player principale. Il torneo è il posto in cui tutto quanto detto poco sopra prende vita: conosciamo le fazioni, i loro leader e protagonisti e le loro intenzioni e impariamo a conoscere ognuno di loro. Gli intermezzi narrativi sono di ottima fattura, come abbiamo già detto, e aiutano non poco a rendere l’immersione, che poi a sua volta è uno degli elementi principali di tutta l’esperienza di gioco. Il problema sono, invece, le sequenze di dialogo, a metà tra il gioco e le scene di intermezzo.
Per quanto i personaggi sono sempre e comunque interessanti, abbiamo trovato alcuni dialoghi veramente troppo prolissi, seppur la storia di fondo rimane comunque sempre godibile. Come abbiamo già detto, il Torneo non è un’espediente per raccontare una storia ma, paradossalmente, è quasi il contrario. Le varie missioni, infatti, sono il modo perfetto per conoscere una fazione, per capire da dove partono le proprie motivazioni e le proprie idee, il tutto con effetti diretti anche sull’esperienza di gioco.
Cambiare personaggio, e di conseguenza cambiare auto, cambia anche l’esperienza all’atto pratico, laddove ogni veicolo possiede gruppi di peculiarità proprie e molto particolari. La base di partenza, dunque, è decisamente interessante e trova il proprio compimento anche nelle altre modalità di gioco. Se il Torneo è, indubbiamente, il modo più sensato, consigliato e intelligente per entrare nel mood della produzione, è chiaro che non può essere l’unica deriva ludica del pacchetto.
È proprio qui che appare il primo punto meno entusiasmante del gioco: l’offerta ludica. Tralasciando il torneo, infatti, almeno allo stato attuale, Screamer offre un ventaglio di attività non esattamente ricchissimo. Al fianco delle classiche modalità offline, come le prove a tempo, le gare singole e via dicendo, vi troviamo anche una componente multigiocatore, ma poco altro, tra cui spicca la sempre meno inflazionata presenza dello split-screen. È un peccato, perché Screamer voleva e vuole essere molto di più di tutto questo e, forse, questo tipo di gestione, squisitamente ordinaria, potrebbe tarparne un po’ le ali.
Una macchina è per sempre
Per Milestone, l’importanza dietro agli Screamer, come abbiamo visto, è assolutamente centrale. La loro importanza, del resto, è resa evidente anche dalla scelta di coinvolgere un pezzo da novanta del settore come Troy Baker, sempre più innamorato dell’Italia e che ha dato la voce a quello che potrebbe definirsi un po’ il deus ex machina della produzione: il temibile e misterioso Mr. A, l’uomo dietro alla nascita del Torneo e che, senza mezzi termini, detiene le redini del gioco. L’impatto di tutte queste scelte si avverte decisamente sull’esperienza di gioco.
Proprio come accade nelle produzioni sopracitate, la differenziazione tra una fazione e, soprattutto, un personaggio e l’altro ha impatti anche sull’esperienza di gioco. Direttamente. Da buon “hero-racer”, praticamente, Screamer mette nelle mani dei giocatori un’’esperienza di gioco che si basa proprio sulla scelta dell’eroe giusto e, in questo caso, della macchina giusta. Ognuna delle vetture non è solo diverse per estetica, ma possiede caratteristiche uniche e “abilità” differenti, cosa che, chiaramente, rende l’esperienza di gioco nettamente più variegata, stratificata e appassionante.
Ciò contribuisce a mettere altro pepe a un prodotto che, di pepe, ne ha veramente tanto, anche proprio a livello di meccaniche di gioco. Che sia nei “panni” di Hiroshi dei Green Reapers o in quelli di Ritsuko Mai degli Strike Force Romanda, l’esperienza di gioco, in pista, cambia sensibilmente. Ogni vettura, infatti, ha i propri punti di forza e le proprie mancanze, che impattano anche sulla gestione delle meccaniche di gioco più importanti del gioco: l’Echo System e tutto ciò che ruota intorno alla sua diffusione.
Entropy, Strike, Boost e tanto altro
Prima di entrare nel dettaglio, è doveroso sottolineare un aspetto, per noi, fondamentale: Screamer, per quanto non possa sembrare, è un titolo molto profondo, tecnico e caratterizzato da un livello di sfida decisamente elevato. Lo vogliamo sottolineare, ma vogliamo anche tranquillizzarvi sul fatto che Milestone ha inserito diversi parametri per regolare la difficoltà in base alle esigenze dei giocatori. Il “problema” di fondo è quello di riuscire a imparare a sviluppare una velocità tale da riuscire a switchare i vari comandi nel momento giusto, per massimizzare i “profitti”. L’esperienza di gioco, in pista, ruota tutto intorno alle varie meccaniche di movimento, attacco e difesa.
Per caricare in modo corretto la “barra di potenza” per successivamente sfoggiare il poderoso Overdrive è necessario imparare a cambiare marcia, in modo praticamente manuale, al momento giusto, imparando a sentire il rumore della vettura o, più banalmente, il feedback aptico del DualSense. Una volta masterata questa dinamica è possibile sia caricare la barra dell’Overdrive sia sfruttare l’Entropia, che a sua volta da accesso a una batteria di skill di attacco o di difesa utili per poter portare a casa la vittoria in pista. Tramite lo Strike è possibile colpire gli avversari con abilità offensive, ma ci sono anche tutte le dinamiche difensive da tenere sotto controllo per gestire al meglio la corsa.
La componente “picchiaduro” del gioco viene fuori nella sua ricchezza proprio analizzando questi fattori e, seppur mossi da pochi elementi, riesce a risultare comunque soddisfacente. Le gare, per questo motivo, risultano sempre dinamiche e mantengono, per forza di cose, l’asticella dell’attenzione del giocatore sempre vero l’alto. Seppur immediate, però, tutti questi fattori messi insieme, uniti a un menu HUD non sempre chiarissimo e, ovviamente, alle necessità di tenere gli occhi principalmente sulla pista, alcune sezioni risultano decisamente più complesse da gestire, soprattutto nelle fasi iniziali. Sotto questo aspetto, la missione compiuta da Milestone funziona sol o a metà.
Screamer è un titolo frizzante e divertente, ma non sempre del tutto immediato. Ciò è avvallato anche dalla necessità di gestire le darapate, con il sistema Twin Stick, con l’analogico destro, il che richiede una certa coordinazione per ottenere i migliori risultati. Tutti questi elementi, messi insieme, rendono l’esperienza di gioco sempre e comunque divertente, certo, ma a volte un po’ tediosa e meno immediata, soprattutto ai livelli di sfida più elevati. Quel che è certo, però, è che Milestone ha fatto qualcosa di unico nel settore. Questo tipo di gestione, per quanto potrebbe non piacere a tutti, ha uno stile unico e fuori gli schemi e siamo convinti che possa andare in contro al gradimento di parecchi giocatori.
Libertà di personalizzazione e art-design: più colori e più stile per tutti
Da buon racing game arcade, con ispirazioni esterne ben marcate, Screamer offre ai giocatori una libertà di personalizzazione e di “completezza” importante. Completando le sfide i giocatori possono avere accesso a vari premi, tra cui, ovviamente, non mancano elementi cosmetici e nuovi componenti da montare alle varie vetture, per libertà di personalizzazione molto importante. Accedendo, dal menù principale, all’officina di Gage, è possibile sistemare a proprio piacimento le varie vetture, utilizzando i nuovi pezzi, chiaramente compatibili solo con determinate vetture.
Questo elemento ci da la possibilità di parlare dell’aspetto estetico del gioco, che abbiamo trovato molto accattivante. Lo stile anime con cui è realizzato il gioco, con un design dei personaggi di ottimo livello, immersi in una metropoli di stampo cyberpunk di pregevole fattura, ne aumenta in maniera esponenziale l’appeal, rendendolo indubbiamente uno dei prodotti più affascinanti sulla piazza.
Questo stile ci ha ricordato un po’ Neon White e i suoi “cavalieri”, a cui i personaggi di Screamer sembrano ispirarsi parecchio. Il lavoro dietro all’immaginario del titolo di Milestone è veramente encomiabile, e il fatto che si sia scelto per un parterre di doppiatori di primissimo livello ne è la prova concreta. Parlando di doppiaggio è impossibile non menzionare anche l’ottimo lavoro svolto sul sound design, che abbiamo trovato veramente solidissimo e appagante. La soundtrack che accompagna le sessioni di gioco, inoltre, variegata e di ottimo livello, rende le gare, se possibile, ancor più frizzanti ed esplosive.
La prova su strada
Sul piano delle prestazioni, ancora una volta, Milestone non ci ha delusi. Per la nostra recensione abbiamo potuto mettere le mani sulla versione PS5 del gioco e ci ha fatto apprezzare l’ottimo lavoro compiuto dal team milanese sul piano dell’ottimizzazione. Pur avendo la versione Slim dell’ammiraglia di Sony, non abbiamo mai sentito il bisogno di voler avere qualcosa di diverso per giocare a Screamer.
Su PS5, infatti, il colpo d’occhio è veramente pregevole. Il titolo, grazie, come già detto, a uno stile generale coloratissimo e sopra le righe, si mostra bello da vedere e da vivere, con scorci che rappresentano una vera e propria esplosione cromatica, caratterizzati da un’identità di fondo intima e ricercata. L’Unreal Engine viene spinto in maniera intelligente per questa produzione, che riesce a unire profondità e pulizia estetica a una buonissima stabilità in termini di prestazioni.
Screamer si muove a una risoluzione di riferimento di 4K (in upscaling, dinamica) ma con un frame rate stabilissimo, sui 60 FPS. Anche nelle situazioni più coreografiche e “pesanti” il gioco si è sempre dimostrato stabile e non abbiamo mai incappato in problematiche di alcun genere, anche grazie all’utilizzo di “tech” come il VRR e l’ALLM, da sempre supportate anche dalla versione base della console.
Desiderio, ambizione, vendetta. Difendi ciò in cui credi e dimostra che vale la pena lottare: questa è la chiamata a cui ogni Screamer deve rispondere per svelare l’oscura verità che si cela dietro la più brutale gara di corsa di sempre e il suo misterioso maestro. Scegli le battaglie che combinano corse estreme a meccaniche di combattimento che alimentano una narrazione avvincente con personaggi iconici, e fai derapare i veicoli più assurdi in circolazione per scoprire quello che si nasconde in questo mondo ispirato agli anime.
A chi consigliamo Screamer?
È difficile non consigliare Screamer a chi è appassionato di giochi di guida. Per quanto, per certi versi, possa risultare un po’ indigesto sul piano dello schema di comandi in primis, risultando un po’ ostico da padroneggiare, una volta fatta l’abitudine può regalare ore e ore di divertimento. Milestone ha realizzato un colpaccio: il suo racing game, per quanto limitato, ha un sistema ludico unico, contornato da uno stile audiovisivo fuori di testa e coloratissimo. Per tutti gli altri, invece, potrebbe non essere il gioco adatto ma, attenzione: lo stile narrativo in salsa anime e visual novel potrebbe anche attirare una fetta d’utenza impensabile.
- Artisticamente clamoroso
- Buona ottimizzazione su PS5 base
- Grande libertà di personalizzazione e varietà delle vetture
- Più difficile del previsto nella gestione dei comandi e delle meccaniche
- Al di là del Torneo, potrebbe esserci poco di interessante
- HUD poco chiaro e difficile da consultare, specialmente mentre si corre
- Per gli amanti dell’azione, i tanti intermezzi potrebbero risultare fastidiosi
Screamer
Rombi di tuono e strade di fuoco!
Screamer è un titolo dal grande potenziale, nonché l’ennesima prova di maturità e di forza di Milestone. Il team milanese ha messo su un racing game che unisce stile anime, meccaniche da heroshooter e picchiaduro e una resa in pista encomiabile, il tutto con la solita voglia di, è il caso di dirlo, mangiarsi l’asfalto. L’ambizioso risalato finale è convincente ma, forse, alcune meccaniche di gioco avrebbero potuto essere un tantino più immediate e meno tediose da assimilare. Per il resto, comunque, siamo di fronte a un prodotto fresco e originale, che può sicuramente dira la sua in un contesto povero di idee e con pochi esponenti a gareggiare in quella corsia.
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