STELLA GLOW – Recensione

STELLA GLOW – Recensione

stella-glow-recensione-boxartColpevole di aver dimenticato gli Dei, l’umanità è stata punita. Più nessuno intonava canti verso il cielo, così, quello stesso canto è stato portato via agli uomini, andando perduto nelle pagine del tempo. Pochi sono gli individui che conservano ancora il potere innato del canto, diventato con lo scorrere dei secoli molto più che una dolce melodia. Coloro che posseggono tale potere sono le streghe, le quali possono decidere il destino del mondo con la loro voce.

Quale significato hanno dieci anni nel mondo dei videogame? Significano assistere a un’intera generazione, significano sperimentare la rivoluzione del motion control, significano gli occhi lucidi davanti al miracolo dell’alta definizione, significano connettersi al mondo intero grazie all’online gaming a dimensione di salotto, ma significano anche stringere fra le mani la più grande console portatile di sempre, significano software house che nascono sull’onda di yen generata da questa console e che, irrimediabilmente, si infrangono sugli scogli della crisi del panorama videoludico giapponese.

Questi dieci anni sono stati l’arco vitale lungo cui si è dipanata la storia di Imageepoch, il cui curriculum si lega indissolubilmente al Nintendo DS. È stata la piccola, grande console a due schermi di Nintendo, infatti, la piattaforma designata ad ospitare i tre discreti Luminous Arc, la serie più popolare del piccolo studio giapponese. Le vendite, però, non sono bastate a salvare l’azienda, che saluta quindi l’industria videoludica con un ultimo piccolo, “classico”, gioco: STELLA GLOW.

  • Titolo: STELLA GLOW
  • Piattaforma: Nintendo 3DS
  • Genere: Tactical RPG
  • Giocatori: 1
  • Software house: ATLUS, NIS America
  • Sviluppatore: Imagepooch
  • Lingua: Inglese (testi e doppiaggio)
  • Data di uscita: 11 marzo 2016 (18 marzo in Italia)
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: non presenti
  • Note: disponibile una launch edition sul NISA Europe Online Store

Non lasciar la strada vecchia per quella nuova

Consapevoli del buon lavoro fatto con i precedenti Luminous Arc, i ragazzi di Imageepoch hanno deciso di ripartire dalla stessa formula per il loro ultimo lavoro. Quello che ci troviamo tra le mani, infatti, è un RPG tattico dal gameplay solido e abbastanza divertente. Molto, moltissimo della struttura che regge il gioco è stato ripreso da titoli ben più famosi (e ben più riusciti…) come i Fire Emblem e FINAL FANTASY Tactics, quindi grafica isometrica con personaggi super-deformed, scacchiera su cui muoverli secondo l’ordine descritto dalle icone nella parte bassa dello schermo superiore, attacchi fisici da calare sulla testa dell’avversario e magie da poter lanciare alle loro spalle… Ma andiamo con ordine.

In STELLA GLOW siamo chiamati a indossare i panni di (chi l’avrebbe mai detto?) un adolescente di nome Alto. Il ragazzo (chi l’avrebbe mai detto?) ha perso la memoria, salvo conservare come unico ricordo della vita precedente (chi l’avrebbe mai detto?), un ciondolo magico. Alto, accolto in casa dalla dolce Lisette, si guadagna da vivere lavorando come cacciatore in un (chi l’avrebbe mai detto?) caratteristico villaggio nippo-bavarese. La vita scorre tranquilla in campagna, fin quando il villaggio viene (chi l’avrebbe mai detto?) attaccato e distrutto dalla magia di Hilda, strega della distruzione. Durante l’assedio, però, Alto e Lisette scopriranno (chi l’avrebbe mai detto?) di poter usare anch’essi poteri magici, scampando così a morte certa e dando inizio (chi l’avrebbe mai detto?) a una guerra tra le forze del bene e quelle del male.

Già dalla prima mezz’ora di gioco si capisce come la trama non sia esattamente l’elemento più innovativo del titolo pubblicato in Europa da NIS America. In poco più di una trentina di ore, la storia si trascina senza particolari squilli di tromba o colpi di scena da mascella al pavimento. Sa tutto di già visto e tutto sommato va benissimo così: se ci sono persone come mia madre, disposte a guardare le fiction Rai tutte uguali l’una all’altra, posso accettare che anche una fetta di videogiocatori si accontenti di farsi raccontare il solito canovaccio. È un terreno sicuro, una strada già battuta e che, se si è fan del genere, riesce anche a divertire in alcuni punti. Risulta soddisfacente anche la caratterizzazione dei personaggi, che riprendono molto dei caratteri della grande commedia d’arte giapponese a cui ormai siamo abituati: il protagonista coraggioso e altruista, la ragazza pura di cuore da difendere, la ragazzina un po’ tonta che parla di sé in terza persona, il soldato burbero e silenzioso, quello pigro e indolente veloce di lingua e di coltello, il capitano dall’armatura bianca e gli occhi azzurri…

Secondo gli standard di questo tipo di produzioni, la narrazione viene sciorinata dai dialoghi fra i personaggi, rappresentati da semplici illustrazioni 2D su sfondo statico. Raramente, alcuni intermezzi animati interrompono il flusso della parole, soprattutto nei momenti più concitati. Conditi da un buon doppiaggio, che riesce anche ad aggiungere qualcosa in più alla caratterizzazione dei personaggi, ho trovato i dialoghi fin troppo prolissi in alcuni punti, ma questa è una mera valutazione personale. Su buoni livelli anche la colonna sonora, che accompagna bene le situazioni sullo schermo senza divenire mai invadente; molto carine, inoltre, le canzoni delle streghe, ma per descrivere questo aspetto bisogna entrare nell’ambito del gameplay.

Prima il piacere, poi il dovere

Dopo la prima ora e mezza di introduzione, il giocatore entra in pieno possesso della quasi totalità di meccaniche offerte: le giornate di Alto si dividono in due fasi, quelle destinate al tempo libero e quelle in cui è chiamato ad attenersi ai suoi doveri di soldato del regno. Nelle fasi di tempo libero ci si può muovere fra lavoretti part-time, esplorazione della città (sempre in maniera testuale, da bravo RPG tattico) e conversazioni con i membri del party, utili a conoscere di più sul loro passato o semplicemente sulla loro visione del mondo. Una feature, quest’ultima, molto simile a quanto già visto un paio di anni fa in Fire Emblem Awakening, senza però avere lo stesso peso ai fini dello sviluppo dei personaggi: se lì c’era addirittura la possibilità di indirizzare determinati personaggi verso giuste nozze, in STELLA GLOW un rapporto più profondo fra Alto e i suoi commilitoni ha come unica finalità la possibilità di sbloccare nuove skill. È possibile anche spendere il tempo libero in un mini-gioco dalle nemmeno-tanto-velate sfumature soft porn, ma è meglio non rovinare la sorpresa.

Il tempo, è cosa risaputa, sa essere tiranno. Quando l’orologio segna l’orario della missione, è il momento di scendere sul campo di battaglia e darsele di santa ragione. È questa la fase in cui STELLA GLOW mostra la sua reale natura, fatta di meccaniche solide (qualche malpensante potrebbe dire datate), ma non esenti da difetti.

Se avete giocato un qualsiasi SRPG, sapete già di cosa sto parlando: c’è la mappa 3D impostata con visuale isometrica, le caselle su cui posizionare le nostre pedine e una manciata di mostri e nemici vari ed eventuali disposti qui e lì. Le battaglie si svolgono ovviamente rispettando i turni, che vengono indicati da una utile barra con i ritratti dei personaggi posta nella parte bassa dello schermo superiore. Il giocatore può scegliere se muovere prima la pedina e poi compiere un’azione o viceversa, osservando le indicazioni a schermo sul possibile effetto dell’attacco o della magia scelti. Il gioco, bene o male, si riduce a questo: meccaniche già viste decine di volte, a cui i fan del genere sono ormai avvezzi. Complice anche una colpevolissima mancanza del benché minimo job system, il gioco non offre spunti di novità, non concede agli appassionati di poter discutere riguardo innovative scelte di gameplay: ci sono le unità destinate agli attacchi fisici, quelle impegnate in attacchi dalla distanza come arcieri o fucilieri e infine le streghe, le uniche che possono usare magie elementari per infliggere danni ai nemici. Non brilla nemmeno l’intelligenza artificiale, soprattutto nel caso in cui sia quest’ultima a muovere alcuni alleati, colti da improvvisi istinti suicidi.

A chi consigliamo STELLA GLOW?

Se siete fan del genere, STELLA GLOW sarà un ottimo riempitivo in attesa del venturo Fire Emblem. Nonostante il nome, non brilla praticamente in nessuna componente, però svolge al massimo delle sue potenzialità il compitino. Se non avete mai giocato ad un RPG tattico e cercate un titolo con cui iniziare, ricordatevi che quella che stringete fra le mani è la console su cui gira Fire Emblem Awakening.

  • Buona colonna sonora
  • Longevo al punto giusto
  • Meccaniche di gioco solide…

  • … Ma già viste decine di volte
  • Totale assenza del job system
  • Effetto 3D non pervenuto
STELLA GLOW
3

Un canto del cigno discreto e silenzioso, una produzione onesta e per appassionati

Molto probabilmente, STELLA GLOW non passerà alla storia e, con altrettanta prevedibilità, tra qualche anno quasi nessuno si ricorderà di Imageepoch. Si poteva fare di più? Assolutamente sì. Ma questo discreto, onesto gioco, dalle meccaniche ormai consolidate e senza il necessario coraggio di osare, saprà appassionare nella giusta misura gli amanti del genere e chissà, potrebbe anche, col tempo, diventare un piccolo cult.

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Studente di architettura napoletano, ha imparato a giocare a Super Mario Bros. prima ancora di saper leggere. Il resto è tutta una logica conseguenza.

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