DEVILMAN Crybaby – Recensione della serie animata

Netflix ci ha fatto dono del reboot del celebre Devilman, popolarissimo manga e anime degli anni ’70 nato dalla mente (e dalla matita) del maestro Go Nagai. Sarà all’altezza della sua fama?

DEVILMAN Crybaby – Recensione della serie animata

Giappone, primi anni ’70 – Un giovane Go Nagai pubblica per la prima volta su Weekly Shonen Magazine il suo manga più famoso, che in breve tempo è diventato una vera e propria leggenda: Devilman. L’opera trova spazio tra le pagine del popolare magazine nipponico tra l’11 giugno 1972 e il 24 giugno 1973. La storia prende spunto dalla mitologia cristiana, con continui riferimenti alla Bibbia e alla Divina Commedia.

Parallelamente alla pubblicazione su Weekly Shonen Magazine, l’opera viene pubblicata in 5 tankōbon rilasciati tra il 20 ottobre 1972 e il 10 settembre 1973. Con l’aumentare della sua popolarità, pochi mesi dopo la pubblicazione del manga viene realizzata anche una trasposizione animata, a cura di Toei Animation per la rete televisiva NET (oggi TV Asahi), che però non rispecchia la storia originale, avendo subito un forte riadattamento per rendere Devilman più consono ad un pubblico giovane. Successivamente vengono realizzati due OVA: Il primo, pubblicato nel 1987 da King Records e intitolato “La Genesi”, e il secondo, pubblicato nel 1990 da Bandai Visual e intitolato “L’Arpia Silen”. Entrambi, della durata di 55 minuti e prodotti da Katsuhiro Kato, con Kenji Kawai alle musiche e il character design di Kazuo Komatsubara, tentano di sopperire alla mancanza di un adattamento animato fedele, coprendone però solo i primi due volumi.

A 46 anni dalla prima pubblicazione, Netflix ha deciso di regalarci una nuova versione animata dell’opera: Un Original Net Anime (ONA) dal titolo DEVILMAN Crybaby, un riadattamento più fedele al manga originale prodotto da Science Saru e diretto (e animato) da Masaaki Yuasa, già animatore di perle come Mind Game, Kaiba, The Tatami Galaxy e Space Dandy, solo per citarne alcune. Benché questo reboot sia molto fedele alla storia originale del manga, sono stati usati alcuni accorgimenti qua e là per renderlo più moderno e quindi molto più fruibile al pubblico attuale, come la presenza di social network e l’uso di tecnologie come smartphone e tablet.

Lo stile grafico di Yuasa è molto vicino al tratto di Go Nagai, sebbene gli stessi personaggi abbiano subito un totale restyling e la colorazione sia molto pop-art. Le musiche sono state affidate ad Aniplex e donano alla serie un carattere cupo e solenne, con brani dai toni gotici che spaziano dai cori gregoriani al rock fuso con l’elettronica.

Nel corso degli episodi, non mancano i riferimenti al Devilman classico, qui rappresentato come una serie animata molto amata dai più giovani. La sigla dell’anime originale è diventata una suoneria per cellulare, ogni tanto si vedono spot in TV e in giro troviamo poster raffiguranti il Devilman originale di Nagai. Viene quasi da pensare che lo stesso nome Devilman, con cui Ryo si riferisce ad Akira la prima volta dopo la trasformazione, sia ispirato alla serie che i protagonisti già conoscono (in una scena c’è persino una citazione in cui paragonano il Devilman della TV al Devilman reale).

La trama narra la formula ormai conosciuta: Akira Fudo, adolescente dotato di una spiccata sensibilità e talmente empatico da non riuscire a trattenere le lacrime ogni qualvolta una persona a lui vicina soffre, vive con la famiglia Makimura, dopo che i suoi genitori si sono trasferiti all’estero per lavoro. Akira è segretamente innamorato di Miki Makimura, sua compagna di classe e coinquilina che però lo vede quasi come un fratello. Un giorno il suo vecchio compagno di scuola e amico d’infanzia Ryo Asuka torna dall’America e lo raggiunge, svelandogli di aver scoperto l’esistenza dei demoni e di essere a conoscenza del modo di evocarli sulla Terra. Per evocare un demone è necessario un Sabba; un rituale in cui viene offerto del sangue da vittime sacrificali e tramite il quale i demoni possono venire sulla terra possedendo i corpi degli esseri umani. Durante questo rituale Ryo evoca il demone Amon, il quale entra nel corpo di Akira e ne prende possesso, ma incontra la resistenza del cuore puro del ragazzo, che non gli permette di prendere il sopravvento sulla sua coscienza, trasformandolo in Devilman: un essere mostruoso dotato di una forza sovrumana e di un cuore gentile che, a differenza degli altri demoni, combatte per la giustizia e per difendere il genere umano.

L’arrivo dei demoni sulla terra genera una paura incondizionata negli esseri umani, che iniziano a macchiarsi di crimini efferati: quando scoprono che i demoni in realtà sono mutazioni di persone come loro, iniziano a perseguitare e uccidere tutti coloro che, a loro avviso, presentano strane caratteristiche, come ad esempio atleti molto prestanti o persone a prima vista strane. È il caos. Di questo caos approfittano i demoni, il cui scopo è generare odio nel genere umano e creare divisione, per poi sopraffare tutti e riprendere il dominio della terra, la loro vecchia casa. Tutto questo genera una guerra spietata tra esseri umani e demoni che porta all’inevitabile apocalisse, in cui ad avere la peggio non sono solo uomini o demoni, ma il mondo intero.

I temi trattati in in questa nuova serie sono gli stessi dell’opera originale. Al di là delle citazioni bibliche e dantesche, troviamo argomenti come xenofobia, razzismo, paura dell’ignoto, bigottismo e odio. Mettendo da parte il carattere fantastico dell’opera, l’insieme risulta molto attuale, incentrando l’attenzione sulla cattiveria intrinseca del genere umano e portando lo spettatore a porsi una domanda fondamentale: l’umanità merita davvero di essere salvata?

Passiamo alle considerazioni finali: DEVILMAN Crybaby è sostanzialmente una serie piacevole, che rispolvera la vecchia opera di Go Nagai strizzando allo stesso tempo l’occhio alle generazioni moderne. I fan più attenti avranno notato una certa frenesia narrativa; per poter racchiudere tutta l’opera in 10 episodi infatti, alcuni elementi di spicco del manga hanno subito dei tagli fin troppo drastici, come ad esempio la caratterizzazione di Silen; molto accurata nell’opera originale ma quasi assente in Crybaby. L’introduzione di novità come lo sport e le gare a cui prendono parte Miki e Akira, o la forte presenza di scene di sesso (quasi assenti nel manga) hanno predominato inutilmente, togliendo la possibilità allo spettatore di gustare altri particolari a mio avviso più essenziali. Tuttavia, come ripeto, l’opera in generale non risulta per niente spiacevole. Al contrario, forse può essere un buon motivo per i fan neofiti di approfondire la storia andando poi a leggersi il manga da cui è tratto.

Un remake sintetico e al passo coi tempi

Devilman mi ha sempre affascinato, fin dai tempi dell’edizione italiana a cura di Granata Press.
I temi affrontati nel manga, riproposti in questo reboot moderno sono rimasti invariati, sebbene la storia abbia subito qualche taglio per potersi stringere in soli 10 episodi. Lo sport e le scene di sesso, come ho già detto, prendono il predominio inutilmente ma, se non fossero stati così presenti, avrebbero tranquillamente fatto da buona cornice al quadro generale della serie. Unica grande pecca, quindi, è l’estrema sintesi del tutto. Un’opera come Devilman avrebbe meritato più attenzione, magari con una stagione in più o, se proprio non si può, aumentare il numero di episodi a 20. Un gran peccato, perché altrimenti sarebbe stata davvero perfetta.

Non per i fan di lunga data

Ryoga Wonder
Non ha la sindrome di Peter Pan. Lui È Peter Pan. Gamer since ‘80s. Cantante e cantautore, ama leggere molto e scrivere poesie.