Giochi di ruolo: tradizione o innovazione?

Dopo 30 anni di successi, i giochi di ruolo si trovano di fronte a un bivio. Meglio rimanere saldi nelle proprie tradizioni oppure innovarsi?

Giochi di ruolo - OCTOPATH TRAVELER

A partire dall’inizio degli anni ‘80 è nato un genere di videogames che avrebbe rivoluzionato per sempre l’industria videoludica, i JRPG. Caratterizzati da una narrazione profonda e da delle meccaniche di gioco facilmente riconoscibili, come il sistema di combattimento a turni e gli incontri casuali, i JRPG hanno vissuto una vera e propria epoca d’oro a partire dagli anni ‘90 grazie a titoli come Chrono Trigger e FINAL FANTASY VI.

Gli anni passano, e lo sviluppo di nuove tecnologie ha permesso l’introduzione di nuove meccaniche di gioco che vanno a semplificare la vita dei giocatori. Questo ha però diviso l’opinione degli amanti dei JRPG, da una parte troviamo chi apprezza queste novità e dall’altra chi invece pensa che corrompano la natura del genere andando a facilitare delle meccaniche che non dovrebbero essere intaccate.

Ma quale sarà il futuro dei JRPG? Seguirà la corrente di pensiero dei tradizionalisti o subirà il fascino degli innovatori?

Per una buona fetta di videogiocatori nell’epoca moderna è necessario introdurre certe novità, visto e considerato che anche il concetto stesso di videogiocatore è cambiato radicalmente. Nell’epoca in cui tutto si muove ad una velocità accelerata le persone hanno meno tempo per giocare, e bisogna sfruttare tutti i ritagli di tempo disponibili per poter proseguire con il titolo del momento. Per questo motivo alcune nuove meccaniche di gameplay come la possibilità di velocizzare il tempo dei combattimenti o annullare totalmente gli scontri casuali, che abbiamo avuto modo di vedere in titoli come Bravely Default, risulta fondamentale. Grazie ad essa le lunghe sessioni di grinding tipiche dei JRPG vengono dimezzate e ci permettono di concentrarci meglio sulla narrazione.

Anche il concetto di combattimenti a turni è cambiato. È stato possibile vedere questo cambiamento soprattutto con l’arrivo di FINAL FANTASY XII e del suo sistema di Gambit. All’interno del dodicesimo capitolo della saga il giocatore non doveva più occuparsi della gestione dell’intero party in battaglia, ma solamente su un membro attivo. Gli altri personaggi venivano si controllati dall’IA, ma seguendo tutta una serie di regolamentazioni imposte dal giocatore stesso. Ciò non solo ha dato modo al giocatore di avere un approccio più strategico con il titolo, ma ha reso i combattimenti più dinamici e accorciato la loro durata.

Si tratta dunque di meccaniche che fondamentalmente non intaccano gli elementi chiave che caratterizzano un JRPG, ma li rendono meno macchinosi e più svelti. Non c’è una vera e propria facilitazione a livello di contenuti, basti pensare ai 50 milioni di HP di Yiazmat, si tratta solamente di avere dei vantaggi nelle tempistiche. Inoltre spesso queste meccaniche sono del tutte opzionali, e sarà il giocatore a decidere se sfruttarle o meno. Ma allora perché in molti non sono d’accordo?

I giocatori con la mentalità più radicata nelle tradizioni non sono favorevoli a tutte queste facilitazioni e modifiche, facendo notare come non sia necessario andare a “stravolgere” un genere che ancora oggi funziona benissimo così com’è. Basti pensare a titoli come Persona 5 che riesce a mantenere tutti i canoni classici della saga ampliandoli ulteriormente e migliorandoli. O la saga di Pokémon che da oltre vent’anni mantiene invariate le meccaniche di gioco base, pur introducendo delle corpose novità ad ogni capitolo. Il tutto si può fare senza andare ad intaccare tutti quei dogmi tradizionali dei JRPG.

Un altro ottimo esempio, oltre che più recente, è senza dubbio OCTOPATH TRAVELER. Il titolo sviluppato da SQUARE ENIX dimostra come non solo le meccaniche di gioco classiche sono ancora estremamente apprezzate da tutti i giocatori, ma anche l’utilizzo di uno stile grafico retrò rifinito grazie alle tecnologie moderne può essere una vera e propria carta vincente. Basti pensare che il titolo è salito in vetta alle classifiche di vendita, andando persino sold-out in Giappone!

Sono davvero tante le saghe che, pur mantenendo un taglio tradizionalista, riscuotono un successo di pubblico non indifferente. Perché è maggiore la soddisfazione di riuscire a battere quel determinato nemico con le proprie forze o aver scoperto tutti i segreti di quel gioco senza fare affidamento a facilitazioni, facendoci capire come ognuna delle ore che abbiamo passato davanti allo schermo sia stata fondamentale per raggiungere quel traguardo. Senza considerare che controllando noi tutti i membri del party non potremo dare colpe a nessuno, ogni sbaglio sarà causato da noi stessi. Ma ogni tanto non c’è bisogno di una ventata di novità?

Purtroppo non c’è una risposta semplice a questa domanda. Credo sia normale che le software house vogliano rinnovare i propri titoli, specie se si tratta di saghe che vanno ormai avanti da decenni. Innovazione non vuol per forza dire stravolgimento e se le case produttrici non sperimentassero nuove meccaniche di gameplay l’industria videoludica non farebbe nessun passo avanti e tutto rimarrebbe statico. Purtroppo viviamo in un epoca in cui spesso il vero problema dei videogiochi sono quei fan che, radicati nelle loro ideologie, non riescono ad accettare che qualcosa sia fuori dallo schema che si erano prefissati.

Ed è pur vero che i giocatori sono cambiati, ma anche le console lo sono. Basti pensare a Nintendo Switch e alla sua possibilità di giocare in mobilità, questo ci permette di effettuare brevi sessioni di gioco anche nel tragitto da casa a lavoro o nei momenti di pausa a scuola, in modo da ritagliarci del tempo anche quando di tempo non ne abbiamo. Abbiamo dalla nostra parte tutti gli strumenti necessari per apprezzare un titolo dalle meccaniche tradizionali, e forse ogni tanto ci farebbe bene giocare qualcosa in modo più calmo e rilassato anche per apprezzare maggiormente tutta la fatica che il team di sviluppo ha posto nella creazione del gioco.

Ma non importa essere dalla parte degli innovatori o dei tradizionalisti, è importante sapersi rispettare e capire che l’uno non può escludere l’altro. Anzi è fondamentale che queste due correnti di pensiero coesistano per far si che le case produttrici possano creare sempre contenuti nuovi che siano appetibili a tutte le tipologie di giocatori differenti. È dunque inutile farsi la lotta, impariamo piuttosto a convivere. E voi da che parte state? Innovazione o tradizione? Fatecelo sapere nei commenti.

Faith
Anche lui sardo, ha viaggiato per innumerevoli mondi in compagnia di tanti personaggi fantastici. È un accumulatore seriale di giochi sul PlayStation Store.

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