Arslan: The Warriors of Legend – Recensione

Arslan: The Warriors of Legend – Recensione

arslan-the-warriors-of-legend-recensione-boxartPars Era, anno 320. Dopo aver conquistato il regno di Maryam, l’esercito di Lusitania si preparò a invadere il regno di Pars. In risposta, Re Shah Andragoras III condusse la propria armata verso le piane di Atropatene, nel tentativo di intercettare l’invasione nemica, ma durante la feroce battaglia che ne susseguì subì una completa e terribile sconfitta.

Il principe Arslan, figlio di Re Andragoras III, prese parte dalla nefasta battaglia rimanendo vittima di un tranello organizzato dall’armata Lusitana, ritrovandosi ben presto faccia a faccia con l’amara realtà: la vittoria schiacciante dei nemici avvenne per via del tradimento di Kharlan, uno degli uomini più fidati del Re. Dopo aver appreso l’accaduto, il fido Daryun, uno dei guerrieri più forti e giovani al servizio di sua maestà, si spinse lungo il campo di battaglia al salvataggio del giovane principe in difficoltà. Impotenti nel poter ribaltare una battaglia a senso unico e ormai conclusa nel peggiore dei modi, all’esercito di Pars non restò che battere in ritirata. La battaglia era ormai irrimediabilmente persa, ma la guerra era ancora lontana dalla sua conclusione.

Colta dall’improvvisa voglia di realizzare nuovi titoli tratti da serie animate, KOEI TECMO Games scopre all’interno del palinsesto televisivo nipponico La Leggenda di Arslan (Arslan Senki), serie a tema pseudo-storico che si prestava perfettamente alla realizzazione di un nuovo musou, e non ci pensa su due volte. Il titolo, tratto dall’omonimo anime, a sua volta tratto dal manga di Hiromu Arakawa, ispirato dalla light novel di Yoshiki Tanaka ― insomma, un bel casino ― ha visto la luce in Giappone solo sulle piattaforme di casa Sony, mentre per il suo arrivo in occidente la compagnia ha pensato più in grande, e lo ha reso disponibile su PlayStation 4, PlayStation 3, Xbox One e PC.

  • Titolo: Arslan: The Warriors of Legend
  • Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation 3, Xbox One, PC
  • Genere: azione, hack ‘n’ slash
  • Giocatori: 1-2 (multiplayer locale)
  • Software house: KOEI TECMO Europe
  • Sviluppatore: Omega Force
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 12 febbraio 2016
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: non presenti
  • Note: disponibile su PS3 e PC solo in digitale

Da amante dei musou targati KOEI TECMO Games e Omega Force (sì, perché BANDAI NAMCO Entertainment con i vari Kamen Rider Battride War ha ampiamente dimostrato di non saperci fare) nonché delle serie animate e videoludiche con quel piacevole retrogusto storico, mi sono interessato al titolo fin dal suo primo annuncio, pieno di speranze e di buoni propositi. Sentimenti che mi son rimasti nel cuore anche dopo aver provato la demo, dal momento che, essendo a tempo, del gioco vero e proprio non ho potuto sperimentare quasi una mazza. La serie da cui il titolo trae le vicende, riportandole in chiave videoludica, è bella e accattivante anche se, sfortunatamente, per molti è passata quasi in sordina, non riuscendo quindi a ottenere una fanbase ampia come quella di Attack on Titan, altro titolo la cui realizzazione videoludica è stata affidata alla medesima compagnia. Con tutti questi buoni spunti che incontrano i miei gusti quindi, perché no? Let’s give it a shot! O come si dice in italiano, diamogli un colpo! Ma non nel senso brutto del termine.

La guerra non perdona

Usciti sconfitti dalle pianure di Atropatene, Arslan e quel che resta dell’armata si dirigono verso il monte Bashur in cerca di copertura, sfruttando il buio come loro alleato. La delusione del tradimento subìto è pesante, talmente tanto che il giovane principe ancora stenta a crederci, ma per il fido Daryun è tutto così chiaro da riuscire a capire che nelle loro attuali condizioni non sono in grado di contrastare la minaccia data dal regno di Lusitania. Serve forza nuova, persone affidabili, abili e competenti quanto basta per capovolgere le sorti della battaglia e, fortunatamente, nelle vicinanze c’è chi fa al caso loro. Questo è solo l’inizio del reclutamento di alleati in grado di porre fine alla guerra da vincitori, in grado di fermare la minaccia che ben presto avrà un nome: Silvermask.

Essendo questo un titolo su licenza, la modalità Storia seguirà un unico percorso e verrà narrata in maniera differente dai più classici Dynasty o Samurai Warriors. Durante i vari capitoli ci verrà sempre richiesto di affrontare le innumerevoli battaglie con due o più personaggi di default, vale a dire coloro che nella serie originale avevano un ruolo di rilievo in quel frangente, che si intercambieranno nel corso degli eventi, regalandoci così una buona varietà durante il proseguimento del gameplay, piuttosto che farci iniziare e concludere le battaglie sempre con il solito personaggio. Anche per questo motivo, oltre che per la trama narrata, Arslan: The Warriors of Legend offre una profonda fedeltà alla serie da cui è tratto e le tante ore di gioco da passare in compagnia dei forti e particolari guerrieri lo rendono un gioco che, all’interno di questa modalità, può contare su una discreta longevità e su un certo coinvolgimento.

Ma io volevo fare il pittore!

Ciascuno dei potenti guerrieri che andremo via via ad accogliere tra le nostre fila sarà dotato di un particolare e proprio stile di combattimento che si lega perfettamente con la propria arma caratteristica. Per non soffrire di monotonia però, tramite la croce direzionale sarà possibile cambiare l’arma del nostro combattente, rendendolo più appropriato ad alcuni tipi di battaglie che andremo ad affrontare. Durante il corso delle battaglie, oltre ai vari level-up tramite i quali nostra barra di energia vitale e la barra musou beneficeranno del doveroso incremento, le varie armi non subiranno un miglioramento di livello e potenza, ma sbloccheremo una serie di tecniche elementali secondarie, composte ciascuna da una propria combinazione di attacchi diversi. Alcune di queste combo termineranno con l’attacco elementale da noi selezionato e, non solo faranno più male ai nostri avversari, ma infliggeranno anche un danno continuo, come per esempio fuoco o miasma, che continueranno a divorare la loro energia vitale per un breve lasso di tempo.

Sebbene, però, sia in tutto e per tutto il classico musou dove dovremo farci largo contro orde di nemici negli immensi scenari di battaglia prestando attenzione alle direttive che ci verranno comunicate, da amante del genere in questione sento che il titolo non è realizzato proprio al massimo delle possibilità, come se la compagnia non avesse impiegato il suo 100% durante lo sviluppo. Arslan presenta sì delle buone meccaniche, ma è decisamente lontano dalla struttura generale di altri ottimi Warriors di KOEI TECMO Games, e questa per me è stata una delusione abbastanza pesante, dal momento che, chi l’ha seguita negli anni, sa che la compagnia è riuscita a creare giochi sempre più a regola d’arte.

Giusto per farvi un esempio delle cose che non ho particolarmente gradito, molti degli avversari principali faranno perdere il contatto con la realtà degli eventi per via dello “scudo magico” di cui sono dotati, quasi una sorta di barriera mistica. Ok, possiamo pensare che in questo modo le sfide diventano lievemente più ardue del normale, in quanto fino a quando non avremo disintegrato questa pseudo-barriera non riusciremo a infliggere danni al boss rivale; tuttavia, la vulnerabilità durerà solo per pochi istanti, dal momento che la barriera riformerà poco dopo e richiederà nuovamente di essere infranta più e più volte prima di consentirci di abbattere il nemico. Omega Force ha comunque dimostrato in passato di poter creare una buona dose di sfida ed enfasi durante i combattimenti semplicemente dotando i nemici principali di maggiore intelligenza rispetto ai grunt enemy e permettendo loro di pararsi, una caratteristica che riesce a farci sentire sulla nostra pelle quel senso di realtà in più di cui questo titolo pecca. Quando saranno circondati dalla barriera in questione, i nemici caricheranno i loro attacchi più potenti da scagliarci addosso e, mentre noi giocatori saremo intenti a sfoderare i nostri colpi migliori, questi sembreranno quasi invincibili e non indietreggieranno di un solo passo; una volta abbattuto lo scudo, tuttavia, il povero malcapitato entrerà in un giro di schiaffi talmente intenso che renderà il tutto poco bilanciato, alternando momenti di invulnerabilità ad altri in cui con un qualsiasi attacco gli porteremo via due quinti della barra vitale.

Lo chiamavano Occhio di falco

Per rimediare al problema della mancanza di equipaggiamenti alternativi, come accade in altri musou della compagnia dove era possibile ricavare armi sempre più potenti, oppure di un sistema concreto di rafforzamento dei personaggi, Arslan: The Warriors of Legend offrirà un apprezzabile metodo alternativo che consiste nel sistema di Skill Card. Sconfiggendo svariati avversari durante il corso del gioco, oltre a monete e oggetti di varia natura, questi ci ricompenseranno con svariate carte, ciascuna delle quali offrirà caratteristiche univoche. Queste Skill Card potranno essere equipaggiate nell’apposita schermata accessibile mediante il menu di pausa, dove sarà possibile assegnarne a ciascun personaggio un massimo di tre, che andranno ad apportare i miglioramenti che ciascuna di queste esse sarà in grado di offrire: incremento di forza, fortuna e salute, una maggiore potenza difensiva per l’armata e molto altro.

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Se da un lato il titolo ci propone una buona dose di divertimento grazie alla modalità storia, quello che viene offerto di contorno ai giocatori è tutt’altro che ricco e longevo. Oltre alla modalità principale, sarà possibile trovare all’interno del titolo solo una semplicissima Free Mode, all’interno della quale potremo affrontare nuovamente le missioni, in maniera del tutto libera, con qualsiasi personaggio, arma, costume alternativo si voglia, e la modalità Online, dove beh… solita minestra, ma in multiplayer. The Warriors of Legend manca in tutto e per tutto di funzionalità secondarie in grado di offrire una vera longevità al pacchetto completo, come scenari what if o missioni secondarie con sotto-trame create appositamente per il gioco, giusto per tenere i giocatori incollati allo schermo anche dopo aver concluso la modalità storia, invece che lasciarli sulla schermata iniziale a esclamare un bel “e adesso?”. Sono pronto a scommettere che la maggior parte di voi abbandoneranno il gioco giusto dopo aver provato tutti i personaggi sbloccati: questi non saranno tantissimi, ma non lo ritengo propriamente un punto a sfavore, in quanto la serie da cui il gioco è tratto non offre un cast poi così di spicco e quindi, come Hyrule Warriors, è giusto che al suo interno vi siano principalmente i personaggi fondamentali.

È bello però vedere che almeno i classici nemici comuni che arrivano in massa a sbarrarci il cammino non siano realizzati proprio tutti tutti con lo stampino, ma giusto una manciata di questi si differenziano per caratteristiche fisiche dagli altri; c’è il generale con la tipica abbronzatura da Porto Cervo, c’è Giovanni Storti, quello di Aldo, Giovanni e Giacomo, e poi c’è il più grande punto interrogativo di tutto il gioco: l’arciere con gli occhi chiusi. Esatto, immaginatevi una versione di Brock dei Pokémon con i lineamenti più maturi e mascolini, piazzategli in mano un arco, e il gioco è fatto. Durante il gameplay, preso dalla curiosità, mi sono avvicinato a lui per vedere di cosa fosse capace, chissà… per averlo messo come arciere magari avrà qualche dote particolare, tipo Shaka della Vergine di Saint Seiya, magari annullando uno dei suoi sensi riesce ad affinare gli altri, diventando così uno dei tiratori più sensazionali mai esistiti. Ma niente, tutto quello che riesce a fare è girarmi intorno e fissarmi… anche se “fissarmi” in questo caso è un eufemismo.

Lapis Lazuli

Devo ammettere che sin dal video introduttivo sono rimasto decisamente sorpreso da quello che stavo vedendo, dal momento che trovo ottima la realizzazione di titoli tratti da serie animate in cel-shading, in quanto riesce a trasmettere al meglio la sua appartenenza al mondo dell’animazione. Ahimé, mi sono ben presto ricreduto. Graficamente risulta gradevole ma, come al solito, la sua natura di titolo cross-gen si fa sentire non poco, specialmente per quell’onnipresente effetto aliasing che per molti potrebbe risultare fastidioso. Trovo però comunque apprezzabili sia la cura dei personaggi che delle cutscene realizzate con il motore grafico del gioco stesso, nonché i vari intermezzi narrati con illustrazioni animate del tutto simili a quelle della serie televisiva. Per quanto concerne il comparto sonoro, invece, è esattamente l’opposto. Estremamente belle e azzeccate le musiche che richiamano in tutto e per tutto il tema pseudo-storico del gioco anche se, sfortunatamente, non sono riuscito a capire se alcuni di questi brani provenissero direttamente dalla serie animata. A grandi linee, ho apprezzato le intenzioni di voler sfruttare lo speaker del controller PS4 per i vari dialoghi dei personaggi. Peccato per l’assenza degli accattivanti brani musicali che aprono e chiudono l’anime originale.

"Mi ha di nuovo cagato sulla spalla, vero?"

“Mi ha di nuovo cagato sulla spalla, vero?”

A chi consigliamo Arslan: The Warriors of Legend?

Come detto a inizio recensione, sfortunatamente La Leggenda di Arslan è una di quelle classiche serie apprezzabili e godibili, ma che è passata un po’ in sordina, non riuscendo ad attirare verso di sé quel gran quantitativo di spettatori come altre serie più o meno mainstream. Data la sua appetibile realizzazione grafica in stile anime, credo che i più adatti a mettere le mani su questo titolo siano proprio i fan della serie, o comunque sia tutti coloro che l’hanno apprezzata e, allo stesso tempo, adorano il genere musou. Anche se il titolo racconta fin dal principio le vicende di Arslan e compagni, non mi sento particolarmente predisposto a consigliarlo ai soli amanti dei Warriors, in quanto, come già detto, non è decisamente il miglior esemplare di questa categoria.

  • Modalità storia decisamente longeva e fedele
  • Comparto sonoro gradevole e azzeccato
  • Buono il sistema di Skill Card e attacchi elementali

  • La natura cross-gen si fa sentire
  • Non proprio uno dei migliori musou di Omega Force
  • Mancano modalità secondarie realmente accattivanti
Arslan: The Warriors of Legend
3.3

Un esordio non proprio leggendario per i guerrieri di Pars

KOEI TECMO Games ha pescato dal cilindro una serie perfetta per un tie-in musou ma, sfortunatamente, qualcosa non è andata come doveva, e Arslan: The Warriors of Legend non risulta il miglior esemplare di Warriors realizzato dalla compagnia. Purtroppo la sua natura cross-gen pesa sulle sue spalle e, sebbene riesca a tenere incollati per buona parte del tempo i giocatori grazie alla modalità storia, in quanto a meccaniche generali, funzionalità varie e modalità secondarie, ci sono titoli più vecchiotti che gli mangiano in testa. Ancora non riesco a spiegarmi la motivazione dietro a tutto ciò, dal momento che KOEI TECMO e Omega Force hanno dimostrato di saper creare musou decisamente apprezzabili, anzi, alcune volte di potersi addirittura migliorare ulteriormente ma, per nostra sfortuna, non è questo il caso, e ci ritroviamo di fronte a qualche passo indietro piuttosto che avanti. Un vero peccato, perché la serie in questione meritava un titolo gradevole sotto tutti i punti di vista, non un qualcosa che, purtroppo, verrà sicuramente abbandonato dopo il termine della modalità principale. Non avendo sequel o altri progetti in cantiere, dubito seriamente che questa serie godrà di una seconda trasposizione videoludica, e in cuor mio mi dispiace, perché le basi per un gran gioco c’erano tutte.

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Prestigiatore, ballerino di break dance, produttore cinematografico, fondatore di Akiba Gamers: un curriculum da fare invidia a Johnny Sins, ma che non regge il confronto con la sua smodata passione per i giochi d’importazione e per i tegolini.