Riuscire a recensire The Legend of Heroes: Trails Beyond the Horizon non è semplice, non tanto per la complessità dei suoi sistemi o della sua trama, quanto per il peso che questo capitolo porta sulle spalle. Non è solo il tredicesimo episodio di una saga monumentale, ma un punto di svolta che porta direttamente all’atto finale di un racconto iniziato oltre vent’anni fa. È un gioco che non fa alcuno sforzo per risultare accogliente verso i nuovi arrivati e che, anzi, sembra quasi scacciarli: qui si gioca solo se si è disposti ad accettare anni di contesto, relazioni stratificate e sottotrame che riaffiorano quando meno te lo aspetti.
Chi non conosce Calvard, Van Arkride o le dinamiche geopolitiche di Zemuria si troverà inevitabilmente spaesato. Allo stesso tempo, però, Beyond the Horizon dimostra quanto una serie a lungo respiro possa ripagare la pazienza dei suoi fan più fedeli, offrendo uno dei capitoli più ambiziosi e soddisfacenti mai realizzati da Nihon Falcom.
- Titolo: The Legend of Heroes: Trails Beyond the Horizon
- Piattaforma: PlayStation 5, PlayStation 4, Nintendo Switch 2, Nintendo Switch, PC (Steam)
- Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
- Genere: RPG
- Giocatori: 1
- Publisher: NIS America
- Sviluppatore: Nihon Falcom
- Lingua: Inglese (testi), Giapponese o Inglese (doppiaggio)
- Data di uscita: 6 febbraio 2026
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: per il gioco sono disponibili diverse tipologie di contenuti aggiuntivi come accessori estetici, brani musicali e pacchetti di oggetti per facilitare l’avventura
- Note: non solo si tratta di un seguito diretto di The Legend of Heroes: Trails Through Daybreak II, ma al suo interno troveremo riferimenti e personaggi tratti dall’intero franchise.
Abbiamo recensito The Legend of Heroes: Trails Beyond the Horizon con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da NIS America.
Una narrazione corale che guarda oltre l’orizzonte
L’ambientazione rimane la Repubblica di Calvard, ormai familiare dopo i due Trails Through Daybreak, ma l’orizzonte dell’opera si allarga immediatamente. L’incipit, che ruota attorno a un’esercitazione in realtà virtuale organizzata da una potente corporation tecnologica, funge da pretesto per mettere in moto una narrazione che presto si frammenta in più percorsi paralleli. Van Arkride resta il vero centro dell’esperienza, il personaggio attorno al quale tutto ruota, ma il gioco affianca alla sua prospettiva quelle di Rean Schwarzer e Kevin Graham, due ritorni che hanno un peso enorme per chi segue la saga da anni. La cosa sorprendente è che, nonostante la presenza di volti amatissimi, Beyond the Horizon evita quasi sempre di trasformarsi in una celebrazione nostalgica fine a sé stessa: ogni personaggio rientra in scena perché ha ancora qualcosa da dire, perché è parte integrante di un mosaico che finalmente comincia a mostrare il disegno complessivo.
La narrazione del gioco è ambiziosa, forse più di quanto Trails abbia mai osato in passato. L’intera vicenda si svolge nell’arco di pochissimi giorni e ruota attorno a un evento che, sulla carta, dovrebbe rappresentare un progresso storico per l’umanità: il primo viaggio spaziale con equipaggio. Naturalmente, chi conosce la serie sa bene che dietro ogni passo avanti si nasconde una rete di interessi, fazioni e verità scomode. Il modo in cui Beyond the Horizon gestisce questa tensione è eccellente: non ci sono antagonisti monolitici, ma una serie di forze che agiscono seguendo logiche comprensibili, se non addirittura condivisibili. Anche quando il gioco prova a tracciare una linea tra giusto e sbagliato, lascia sempre spazio al dubbio, e questo rende ogni rivelazione più disturbante e affascinante.
La struttura a percorsi multipli, già vista in Trails into Reverie, qui assume un significato diverso. Le varie squadre operano spesso all’oscuro l’una dell’altra, inseguendo obiettivi simili senza sapere di essere parti di un disegno più grande. Questo crea un senso costante di tensione e di “incompleto”, come se il giocatore fosse sempre a un passo dal comprendere tutto ma mancasse ancora un tassello fondamentale. Non tutte le storyline hanno lo stesso peso, e si percepisce chiaramente come uno dei percorsi sia stato integrato in un secondo momento, risultando talvolta meno organico rispetto agli altri. Nonostante ciò, l’intreccio complessivo funziona, soprattutto quando le linee narrative iniziano a convergere verso un finale di una potenza rara, capace di ripagare anche le fasi più lente e dispersive.
Ritmo e struttura: ambizione eccessiva?
È proprio il ritmo uno dei punti più controversi dell’esperienza. Beyond the Horizon soffre di una dilatazione eccessiva in alcune sezioni, con incarichi secondari che faticano a giustificare la loro esistenza in un contesto narrativo dove la posta in gioco è altissima. Le 4SPG, marchio di fabbrica delle attività di Arkride Solutions, finiscono per essere svolte anche da altri gruppi, snaturando in parte il loro senso originale. Alcune missioni sono francamente inutili, costruite su continui spostamenti e soluzioni prevedibili, al punto da spezzare la tensione anziché arricchirla. A peggiorare le cose c’è un sistema morale, basato su scelte etiche, che ormai ha perso qualsiasi impatto concreto, riducendosi a un mero contatore per obiettivi secondari.
Sul fronte dei personaggi, il gioco alterna momenti eccellenti ad altri più deludenti. Alcuni membri del cast vengono lasciati ai margini, presenti più per completare il roster che per reale necessità narrativa, e questo pesa soprattutto considerando l’importanza delle rivelazioni che coinvolgono certe figure chiave. Altri, invece, brillano più che mai: il ritorno in luoghi legati al passato di personaggi come Judith regala sequenze più intime e riuscite, anche se la generale mancanza di ambientazioni realmente nuove si fa sentire, soprattutto per una serie che ha sempre fatto del world building uno dei suoi punti di forza.
Combattimento: un’evoluzione riuscita
Dal punto di vista del gameplay, Beyond the Horizon rappresenta una delle evoluzioni più significative mai viste in Trails. Il sistema di combattimento a turni resta centrale, ma viene affiancato da meccaniche in tempo reale sempre più profonde e convincenti. L’introduzione di nuove opzioni come lo ZOC, le abilità di Awakening e una gestione più dinamica degli scontri rende persino le battaglie contro i nemici comuni più coinvolgenti.
In alcuni momenti si ha davvero l’impressione che Falcom stia sperimentando una direzione futura più vicina a Ys, senza però tradire l’identità strategica della serie. Non tutto è perfettamente bilanciato, e il sistema degli Orbment continua a essere inutilmente macchinoso nella sua gestione, ma il passo avanti è evidente.
Sul piano tecnico e artistico, Beyond the Horizon è uno degli episodi più impressionanti della saga. L’uso dell’engine interno permette scene animate di grande impatto, che arricchisono i momenti chiave della trama e contribuiscono in modo decisivo alla riuscita del climax finale. La colonna sonora accompagna bene l’azione, senza purtroppo riuscire a raggiungere i picchi più alti della serie, ma offrendo comunque diversi brani memorabili. Le prestazioni hanno alcune incertezze tecniche che, pur non compromettendo l’esperienza, lasciano l’amaro in bocca in un titolo di questa importanza.
La profetizzata fine del continente di Zemuria è vicina, e anche il lancio della prima incursione dell’umanità nello spazio. Un’improvvisa richiesta di collaborazione da parte di Marduk per un’esercitazione high-tech mette Van Arkride, l’Ashen Chevalier Rean Schwarzer e Father Kevin Graham su un percorso che li porterà a scontrarsi con i segreti più profondi di Zemuria. I loro percorsi saranno diversi, ma la domanda finale resta la stessa: cosa c’è al di là dell’orizzonte?
A chi consigliamo The Legend of Heroes: Trails beyond the Horizon?
The Legend of Heroes: Trails Beyond the Horizon è un gioco che chiede moltissimo al giocatore, ma che sa anche dare altrettanto in cambio. Non è un punto di ingresso per i nuovi arrivati, né tenta di esserlo. Per chi ha seguito Trails fin dall’inizio, o almeno dall’arco di Calvard, questo gioco rappresenta un’esperienza intensa, emozionante e spesso sorprendente, capace di dimostrare perché questa serie continui a essere un punto di riferimento assoluto nel panorama dei JRPG narrativi. Il viaggio non è sempre fluido, ma la destinazione, questa volta, vale davvero ogni passo. Quelli che invece non hanno familiarità con la serie rischierebbero solo di essere incredibilmente confusi.
- Narrazione ambiziosa e ricca di sfumature
- Ottima gestione dei personaggi storici
- Sistema di combattimento profondo e rinnovato
- Scene animate e finale di grande impatto
- World building sempre più stratificato
- Ritmo altalenante e sezioni troppo dilatate
- Missioni secondarie spesso poco incisive
- Sistema morale ormai privo di peso reale
- Gestione degli Orbment ancora macchinosa
- Accessibilità quasi nulla per i nuovi giocatori
The Legend of Heroes: Trails beyond the Horizon
Un ottimo RPG, ma ingiocabile per chi non conosce la serie
Alla fine dei conti, The Legend of Heroes: Trails Beyond the Horizon è un gioco imperfetto, a tratti eccessivo e indulgente verso sé stesso, ma anche uno dei capitoli più coraggiosi e appaganti dell’intera saga. È un’opera che vive e respira grazie a tutto ciò che l’ha preceduta, e che chiede al giocatore di fare lo stesso.
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