La passione, si sa, è ciò che spinge ogni fan, giocatore e persino sviluppatore a voler approfondire in tutti i modi possibili l’argomento che ama. Ma cosa succede quando è un intero studio di sviluppo a voler contribuire attivamente a ciò che lo ha sempre appassionato? È proprio da questi presupposti che nasce God of War Sons of Sparta, sviluppato da Mega Cat Studios. Il sogno del team era infatti quello di poter lavorare sul franchise di God of War, arrivando a proporre direttamente a Santa Monica Studio — il team originale della saga — un’idea per uno spin-off della serie. Il concept principale era quello di mostrare Kratos quando era ancora un ragazzo, prima di scoprire la propria natura di semidio.
Gli autori volevano che questo periodo aggiungesse profondità al personaggio, raccontando gli eventi che hanno contribuito a plasmare il Kratos che i fan conoscono nei capitoli successivi della saga di God of War. Scoprite quindi se la passione, come si suol dire, riesce davvero a battere il talento, in questa nostra ultima recensione. Buona lettura!
- Titolo: God of War Sons of Sparta
- Piattaforma: PlayStation 5
- Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
- Genere: Azione
- Giocatori: 1
- Publisher: Sony Interactive Entertainment
- Sviluppatore: Mega Cat Studios
- Lingua: Italiano (testi e doppiaggio)
- Data di uscita: 13 febbraio 2026
- Disponibilità: digital delivery
- DLC: nessuno
- Note: la Deluxe Edition include artbook digitale, colonna sonora originale, set di avatar PlayStation ed equipaggiamento extra
Abbiamo recensito God of War Sons of Sparta con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da Sony Interactive Entertainment Europe.
Come anticipato, il gioco si presenta come un prequel della storia di Kratos, ambientato quando lui e suo fratello Deimos sono ancora giovani guerrieri spartani. I due non sono ancora le figure leggendarie della saga principale, ma stanno appena muovendo i primi passi nel loro percorso per dimostrare il proprio valore e guadagnarsi un posto tra i guerrieri di Sparta. Dopo aver ottenuto il diritto di lasciare la città per affrontare prove e missioni nel mondo esterno, i due fratelli intraprendono un viaggio pericoloso tra rovine antiche, templi dedicati agli dèi e territori infestati da creature della mitologia greca. Nel corso dell’avventura si troveranno ad affrontare mostri leggendari, a scoprire segreti legati agli dèi dell’Olimpo e a confrontarsi con situazioni che metteranno a dura prova il loro legame fraterno. Le scelte compiute durante il viaggio li porteranno sempre più lontano da Sparta, esponendoli a misteri divini e minacce sovrannaturali che finiranno per anticipare gli eventi destinati a trasformare Kratos nel guerriero leggendario che, un giorno, arriverà a sfidare gli dèi stessi.
Figli di Sparta
Kratos e Deimos sono ancora ragazzi, appena abbastanza grandi da guadagnarsi il diritto spartano di lasciare la città e dimostrare il proprio valore. Questo porta il gioco a frenare il giocatore nella sua immensa voglia di esplorare, proponendo mappe strutturate in maniera interessante, con percorsi interconnessi che si diramano da Sparta, posta al centro del mondo di gioco, ma con una posta in gioco decisamente più contenuta rispetto agli eventi epici della saga principale. Sul piano caratteriale emergono subito le differenze tra i due fratelli: Kratos è un giovane spartano arrogante, profondamente legato alle regole, ma sempre pronto a piegarle a proprio vantaggio; Deimos, al contrario, è impulsivo e passionale, incline a seguire il proprio istinto anche quando questo lo porta a cacciarsi nei guai. Una scelta narrativa che giustifica le numerose sezioni in cui Kratos si trova a esplorare da solo, prima di ritrovarsi con il fratello nelle successive scene di intermezzo. Questo, tuttavia, non basta a rendere pienamente soddisfacente l’esplorazione delle aree in stile metroidvania. Le singole schermate risultano infatti molto ampie, tanto che l’azione finisce spesso per disperdersi, mentre il sistema di combattimento — basato principalmente su parate, schivate e attacchi ripetuti — richiede raramente grande attenzione da parte del giocatore.
Quando viene introdotto un minimo di complessità, questa si riduce essenzialmente a un sistema di codici colore: gli attacchi rossi non possono essere parati e devono essere schivati; quelli blu non possono essere evitati e vanno quindi bloccati; quelli gialli richiedono una parata perfetta, mentre quelli viola devono essere completamente evitati. Anche gli scudi energetici dei nemici seguono la stessa logica cromatica e possono essere neutralizzati soltanto con specifici attacchi spirituali o magici. Il risultato è un sistema che ricorda più un esercizio meccanico di associazione colore-risposta che un combattimento davvero fluido e naturale. Fortunatamente, alla difficoltà normale il gioco non risulta particolarmente impegnativo, e questo meccanismo non diventa mai eccessivamente frustrante. Quando però la difficoltà aumenta, i nemici non guadagnano nuove dinamiche o comportamenti: si limitano semplicemente ad avere barre della salute più lunghe, trasformando gli scontri in battaglie più lente e, spesso, piuttosto tediose.
Riempendo la barra di stordimento, Kratos può eseguire le cosiddette “uccisioni brutali”. Sebbene queste producano schizzi di sangue piuttosto grafici, le animazioni risultano piatte, poco spettacolari e prive di peso. È impossibile non pensare alle esecuzioni sanguinose presenti in titoli come Blasphemous o The Last Faith. Sons of Sparta sembra infatti voler replicare quel ritmo, ma fallisce nel trasmettere un vero senso di impatto. Le mosse finali non sono solo ripetitive, ma anche poco ispirate: Kratos si limita a colpire il nemico con la lancia, accompagnato da qualche effetto visivo colorato. Considerando che le uccisioni brutali erano uno dei marchi di fabbrica del primo God of War su PS2, questa mancanza sorprende non poco. Anche gli scontri con i boss non sempre raggiungono gli standard della serie. La maggior parte delle battaglie si riduce a scontri piuttosto standard; i boss più grandi e spettacolari cercano di evocare l’epicità tipica di God of War, ma raramente ci riescono.
Dal punto di vista meccanico, alcuni elementi risultano interessanti ma poco centrali. Gli oggetti presenti nell’ambiente possono essere lanciati contro i nemici — ad esempio spingere un vaso per infliggere danni e accumulare stordimento — ma il sistema non sembra davvero determinante nel gameplay. I nemici rilasciano costantemente sfere colorate (rosse per la valuta, blu per la magia, gialle per lo spirito e verdi per la salute), e il tipo di abilità utilizzata può influenzare ciò che si ottiene: gli attacchi spirituali, ad esempio, generano più stordimento ma infliggono meno danno e fanno cadere salute. Tuttavia, le quantità sono così limitate che questa meccanica raramente diventa decisiva negli scontri. Nella maggior parte dei casi, la strategia più efficace resta semplicemente colpire ripetutamente mentre si schiva. Lo stesso vale per l’equipaggiamento e le abilità sbloccabili di Kratos, che ricordano sistemi simili a quelli visti in God of War Ragnarök, ma risultano per lo più poco interessanti e poco influenti sul gameplay.
Le novità più significative arrivano dai templi, che fungono anche da punti di viaggio rapido. Ogni volta che se ne scopre uno, Kratos ottiene un nuovo potenziamento, utile sia in combattimento sia per superare ostacoli ambientali. Una fionda, ad esempio, può attivare interruttori a distanza o colpire i nemici, mentre un ramo infuocato permette di incendiare gli avversari o bruciare le spine che bloccano i passaggi. Completando sfide opzionali contro orde di nemici, il giocatore ottiene doni da offrire agli dèi nei templi, con i quali è possibile migliorare statistiche come i danni della lancia o la potenza magica. Non si tratta di meccaniche rivoluzionarie, ma c’è sempre una certa soddisfazione nel perlustrare le mappe alla ricerca di nuovi percorsi e ricompense, tipica del gameplay in stile metroidvania.
Dovere e onore
Dal punto di vista tecnico, Sons of Sparta punta a un’estetica retro, ma il risultato non sempre convince. Gli sfondi, ricchi di dettagli, funzionano in alcune situazioni, ma raramente raggiungono la bellezza suggestiva di titoli come Blasphemous, Hollow Knight o Death’s Gambit. Solo poche aree riescono davvero a distinguersi, come un tempio dedicato a Dioniso invaso da fili e bolle di sangue al posto del vino. Altri ambienti (come foreste, grotte o montagne innevate) risultano funzionali, ma finiscono per confondersi tra loro.
I modelli dei personaggi e dei nemici, invece, risultano poco gradevoli. Oltre a non essere particolarmente belli da vedere, rendono l’azione meno chiara. Più vicini all’estetica dei giochi per Nintendo DS che ai classici metroidvania dell’era SNES o PS1, i modelli si muovono continuamente, creando un miscuglio di colori e silhouette che rende il combattimento visivamente confuso. Questa mancanza di definizione contribuisce a far apparire l’azione piuttosto priva di vita. La colonna sonora, invece, è affidata nuovamente a Bear McCreary, che aveva già composto le musiche per i due giochi norreni della saga, aggiungendo un tocco di qualità all’esperienza sonora.
A chi consigliamo God of War Sons of Sparta?
God of War Sons of Sparta è un titolo che si rivolge principalmente a chi ama i giochi in stile metroidvania e le esperienze di esplorazione 2D, oltre agli storici fan della saga di God of War desiderosi di scoprire le origini di Kratos e Deimos, esplorando un periodo della loro vita ancora poco approfondito.
- Storia sulle origini di Kratos e Deimos
- Esplorazione in stile Metroidvania
- Estetica retro e colonna sonora di qualità…
- …Ma design grafico dei personaggi discutibile
- Combattimento poco incisivo
- Sfide limitate e nemici poco vari
God of War Sons of Sparta
Un prequel nostalgico, ma che fatica a colpire
God of War: Sons of Sparta rappresenta un esperimento interessante all’interno di una saga epica, offrendo uno sguardo inedito sulla giovinezza di Kratos e Deimos. Lo stile metroidvania e la grafica retrò, accompagnati dalla colonna sonora di Bear McCreary, riescono a regalare momenti di soddisfazione nostalgica, specialmente agli appassionati della saga e agli amanti dell’esplorazione 2D. Tuttavia, il gioco paga alcune scelte discutibili, dal combat system poco incisivo ai modelli dei personaggi poco definiti, fino a scontri con nemici e boss che raramente raggiungono il livello di spettacolarità dei capitoli principali. Un titolo godibile e curato, capace di affascinare chi cerca una piccola avventura nell’universo di God of War, ma difficilmente riuscirà a colpire chi cerca la grandiosità e la profondità tipiche della saga principale.
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