Violet Evergarden: Eternity and the Auto Memory Doll – Recensione

Dopo diversi mesi dalla sua uscita nelle sale cinematografiche giapponesi, il primo film spin-off di Violet Evergarden è finalmente giunto su Netflix. Ecco a voi la nostra recensione!

Violet Evergarden: Eternity and the Auto Memory Doll - Recensione

Violet Evergarden Gaiden: Eien to Jidō Shuki Ningyō (ヴァイオレット・エヴァーガーデン 外伝 -永遠と自動手記人形), meglio noto come Violet Evergarden: Eternity and the Auto Memory Doll, è il primo film dedicato alla splendida light novel di Kana Akatsuki, nonché la prima e tuttora unica opera ad essere stata rilasciata dalla Kyoto Animation dopo i fatti legati al tragico attacco incendiario che ha colpito la sua sede principale durante il 18 luglio del 2019 e che ha portato alla morte di 36 persone. Uscito in tutte le sale giapponesi nel settembre del 2019, è stato distribuito in tutto il mondo sulla piattaforma Netflix solo a partire dal 2 aprile 2020, ed è inoltre disponibile sia nella versione sottotitolata che in quella doppiata in italiano.

La trama, delineata in maniera del tutto analoga a quella della serie principale, si presenta come una side-story ricca ed emozionante, volta a farci conoscere i nuovi personaggi che vedremo nel secondo film. La storia di questo lungometraggio si struttura secondo due filoni narrativi differenti, che descriveranno le vicende secondo punti di vista molto diversi ma collegati tra loro grazie ai ricordi delle due nuove protagoniste. Nella prima metà di film, Violet Evergarden affiancherà come insegnante privata Isabella York (interpretata da Minako Kotobuki), ragazza che nonostante l’appartenenza a una famiglia nobiliare di Drossel era priva di qualsivoglia buona maniera. Nonostante l’atteggiamento freddo e distaccato di quest’ultima, le due stringeranno un forte legame di amicizia e di fiducia che influenzerà la vita sia dell’una che dell’altra. Nella seconda metà di film, invece, Violet incontrerà Taylor Bartlett (doppiata da Aoi Yuki), una ragazzina orfana scappata dal suo orfanotrofio per realizzare il suo sogno di diventare postina. La pellicola riprende in larga parte tutte le tematiche raccontate durante la serie animata, ma si concentra in particolar modo su quelle legate all’amore e all’accettazione del cambiamento. Durante il corso del lungometraggio Isabella e Taylor, similmente al processo di maturazione avuto da Violet nell’opera originale, saranno costrette a fare i conti con la loro nuova vita.

Secondo il mio modesto parere, risulta impossibile scindere questo film dalla serie cui esso fa riferimento. Infatti, per godersi appieno quest’opera è assolutamente necessario avere delle conoscenze pregresse sulla storia di Violet, e più in generale sul contesto sociale in cui essa è ambientata. Ciò avviene proprio perché la pellicola dà quasi per scontato tutto quello che è stato raccontato, ormai quasi due anni fa, durante i tredici episodi precedenti. Inoltre il film contiene al suo interno una miriade di riferimenti, sia espliciti che più nascosti, relativamente ai personaggi e alle storie secondarie raccontate nella serie. Dunque, quest’opera diventa un vero e proprio tributo alla storia di Violet e alla sua maturazione.

Violet Evergarden: Eternity and the Auto Memory Doll

Guardando questo film è impossibile non notare il grande impegno e la serietà con cui lo staff dello studio Kyoto Animation ha portato sullo schermo la light novel scritta da Kana Akatsuki e illustrata da Akiko Takase, che durante la produzione ha vestito il ruolo di direttore capo dell’animazione all’interno dello staff. Infatti, questo film riesce ad eccellere sotto una moltitudine di aspetti e punti di vista differenti. Il lato tecnico, del tutto affine a quello della serie animata, è pressoché impeccabile e ricco di moltissimi dettagli. Le animazioni dimostrano di avere una fluidità e un’eleganza assolutamente ineguagliabili. Il ritorno alla regia di Haruka Fujita, regista della serie Violet Evergarden e unit director di alcuni degli episodi principali, è riuscito a sostenere egregiamente l’ottima sceneggiatura, scritta da Reiko Yoshida, Takaaki Suzuki e Tatsuhiko Urahata, oltre che ad esaltare il character design dei personaggi, al quale ha donato una grandissima espressività. Le ambientazioni, molto affini a quelle dell’epoche vittoriana, risultano essere sempre molto suggestive e di forte impatto visivo. Inoltre, i fondali utilizzati da sfondo per le vicende si fondono in maniera magistrale con le scene animate.

Il doppiaggio presente nell’opera, similmente a quello delle serie animata, è di buonissima fattura e accompagna un adattamento che, nonostante la forte presenza di termini e usi legati al periodo nel quale l’opera è ambientata, risulta essere ben realizzato e di facile comprensione sia nella versione originale che in quella italiana. Plauso particolare è da fare alla colonna sonora di questo lungometraggio. Infatti, durante il corso del film, scena dopo scena, verremo trasportati di forza all’interno di questo mondo dai toni vittoriani grazie anche e soprattutto ad una colonna sonora dai toni calmi e pacati, ma allo stesso carichi delle emozioni che hanno contraddistinto da sempre la serie di Violet Evergarden. Di fatto la soundtrack è uno dei fattori che ha contribuito maggiormente a rendere questo film e più in generale l’intera serie un piccolo capolavoro. Ogni brano si adatta alla perfezione con la scena cui fa riferimento: essi si sposano con la tensione e la tristezza presente nei flashback, con la tranquillità e la quiete dei paesaggi primaverili e con la felicità dei momenti più spensierati. Particolarmente di rilievo è la theme song, intitolata “Amy” e realizzata da Minori Chihara, doppiatrice di Erica Brown all’interno della serie.

Violet Evergarden: Eternity and the Auto Memory Doll

Perché i postini a volte consegnano la felicità

Violet Evergarden: Eternity and the Auto Memory Doll - RecensioneGrazie a questa pellicola, Kyoto Animation è riuscita in maniera molto interessante a celebrare quello che a tutti gli effetti è diventato il fiore all’occhiello dello studio. L’immensa qualità di quest’opera si è riversata in un film che porta con sé lo spirito della storia di Kana Akatsuki, evolvendolo con l’introduzione di un numero a dir poco spropositato di riferimenti alla serie principale. Questo lungometraggio è capace di donare a tutti i fan dell’opera delle grandissime emozioni durate la sua visione, che spazieranno dalla più semplice nostalgia, che si avrà nel rivedere i personaggi che tanto abbiamo amato, fino ad arrivare alla gioia e alle lacrime, che contraddistingueranno le scene più felici ed emozionanti della pellicola. Violet Evergarden: Eternity and the Auto Memory Doll, mette sin da subito in primo piano i sentimenti che caratterizzano i rapporti interpersonali tra le varie protagoniste. Esso ci insegna l’importanza di quei ricordi condivisi capaci di unire in maniera indissolubile persone prive di alcun legame di sangue.

L’unico difetto che sento di poter segnalare in questo lungometraggio è principalmente dovuto al fatto che quest’ultimo non riesce a toccare i livelli raggiunti con la serie animata. Il film è da intendersi come un aggiunta alla serie, una sorta di special fatto a pellicola, con l’unico fine di collegare nella maniera migliore la serie con il film che rappresenterà la sua conclusione naturale.

Una degna celebrazione per la serie

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Claudio Pavia
Da sempre amante di cinema, sceneggiatura e psicologia, la sua passione per il paese del Sol Levante deve tutto alle celebri opere di Gosho Aoyama e Go Nagai, oltre che a quell’amico d’infanzia che senza chiedere nulla in cambio gli prestò il suo primo The Legend of Zelda. Leggende narrano che persino i dipendenti Nintendo abbiano sentito il suo urlo di gioia durante il Direct dell’E3 2019.

1 commento

  1. Avatar

    Guardabile, nulla di più. Spero che il prossimo sia migliore.

    Rispondi

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