007 First Light è uno dei titoli che attendevo maggiormente per questo 2026. E non solo per la mia passione per il personaggio creato da Flemming. In un periodo molto particolare per il settore, in cui le avventure di un certo tipo, in termini di direzione ludica e “originalità” rappresentano una quota di minoranza sempre più marcata, sentivo proprio il bisogno di un titolo del genere. La nuova avventura su licenza dell’agente segreto più famoso e amato del mondo, infatti, fa parte di quella cerchia di titoli, ormai sempre più esigua, sorretta da una struttura di gioco “semplice”, d’altri tempi.
Qui, il core dell’esperienza è e rimane il single player nudo e crudo, un lusso, considerando la deriva presa dall’industria (a eccezion fatta per Nintendo, se vogliamo) negli ultimi decenni. Ed è proprio così che IO Interactive, sviluppatore danese che ha dato i natali a una delle serie videoludiche più apprezzate e, soprattutto, uniche a livello di impostazione ludica, come Hitman World of Assassination, i cui tre capitoli sono stati racchiusi in un’unica edizione soltanto qualche anno fa, hanno preso in mano il progetto, con tanta ambizione e con la sincera volontà di uscire dagli schemi.
Vi dico subito che, almeno per quanto mi riguarda, la missione del team è stata in larga parte centrata. 007 First Light non è, certamente, un progetto innovativo nel senso stretto della parola, perché parte proprio da una base ben delineata, con forti ed evidenti influenze esterne a cui attinge senza troppi “perbenismi”, ma fa le cose giuste al momento giusto. Sempre, o quasi. Il suo essere un single-player un po’ vecchio stile, un po’ Uncharted un po’ Max Payne, lo aiuta parecchio, lo spinge in una direzione ben precisa, perfetta per chi è alla ricerca di un’esperienza di gioco fondamentalmente diversa dagli schemi classici del gaming attuale.
Non è, però, tutto rose e fiori. E non mi avrei pensato mai che potesse esserlo. 007 First Light è un progetto che mostra, comunque, limiti strutturali più o meno evidenti. IO Interactive ha giocato parecchio sull’effetto “cinematografico”, regalando al pubblico un’esperienza di gioco dal taglio narrativo degno dei migliori film d’azione e spionaggio della serie e non solo, ma si è data un po’ la zappa sui piedi con alcune scelte ludiche meno indovinate. Sia chiaro, si tratta di tutti piccoli difetti, alla fine, dimenticabili, ma considerando l’ottimo lavoro fatto, in generale, stonano un po’. Ma, nel complesso, posso dirvi che 007 First Light è senza dubbio uno dei migliori titoli di questo 2026, almeno per ora.
- Titolo: 007 First Light
- Piattaforma: PlayStation 5, Xbox Series X|S, PC
- Versione analizzata: PC/Steam (EU)
- Genere: Avventura, Azione
- Giocatori: 1
- Publisher: IO Interactive
- Sviluppatore: IO Interactive
- Lingua: Italiano (testi), Inglese (doppiaggio)
- Data di uscita: 27 maggio 2026
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: non annunciati
- Note: per il gioco è disponibile anche l’edizione fisica “Specialist Edition”, che include come bonus un costume per il protagonista
Abbiamo recensito 007 First Light con un codice PC/Steam e un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da IO Interactive.
007 First Light: my name is bond…James Bond!
Devo fare una premessa importante: mi piace tanto Patrick Gibson. L’attore che ha dato il volto e, ovviamente, tutto il resto, al “nuovo” James Bond, quello di un giovane arrembante, sfacciato e straordinariamente ligio alla sua missione, è uno dei volti “nuovi” del cinema che maggiormente mi affascinano. Per chi non lo sapesse, Patrick Gibson ha, recentemente, interpretato un ruolo molto simile, ma sul piccolo schermo. Dopo le esperienze passate in produzioni come The Tudors, The OA e The White Princess, l’attore irlandese ha ottenuto il primo ruolo “importante” e da protagonista, quello del giovane Dexter Morgan nella serie, appunto, dedicate alle origini del serial kller targata Showtime.
Anche per questo, ho trovato, sin da subito, perfetta l’assegnazione di Gibson in quel ruolo. Ed ho avuto ragione. Tenendo bene in mente la schiera di nomi grossissimi del cinema che hanno prestato il proprio, affascinante, volto alla “spia di sua maestà” nell’arco di diversi decenni, Gibson ha dimostrato di saper reggere perfettamente il passo, e ciò, ovviamente, è anche merito della scrittura dietro al personaggio. Il team danese ha saputo disegnare una storia perfettamente calzante con gli standard del genere, cucita ad hoc su un cast brillante, scelto con perizia e capeggiato da Gibson, ma in cui fanno capolino altri ottimi attori, più ò meno conosciuti, che ha giocato un ruolo a dir poco fondamentale nella riuscita del progetto.
Sotto il profilo narrativo, infatti, 007 First Light rimane sempre allineato su uno standard qualitativo decisamente importante. Il viaggio che racconta le origini di James Bond è, però, nettamente più attuale e si snoda su un piazzamento cronologico più moderno e attuale, prendendosi, così, una piccolissima licenza creativa che però funziona a dovere.
Al centro di tutto c’è l’intelligenza artificiale, un argomento mai così caldo come in questi anni, e la sua lenta ma inesorabile missione di “rimpiazzare” l’uomo, in praticamente tutti gli ambiti. A tirare i fili, però, c’è la solita lotta tra “bene e male”: l’MI6, leader mondiale dello spionaggio e fautrice del progetto Doppio Zero e tutto il gigantesco mondo politico – terroristico che ruota intorno alla sua figura, e non solo.
007 First Light racconta di tradimenti, di morte, di spionaggio spietato e giochi politici e non è un caso se, prima, ho ripetuto più volte quanto sia importante il fattore cinematografico in un’esperienza del genere. Sotto questo aspetto, IO Interactive ha stravinto tutto. Durante le circa venti ore per completare il viaggio di “formazione” del giovane Bond, infatti, non mi sono praticamente mai annoiato. Il ritmo è gestito in maniera intelligente, la storia procede spedita e non si avviluppa mai su stessa e, in generale, tutta la scrittura rimane di altissimo livello, seppur ricca di cliché e luoghi comuni e, perché no, con quella carica tragicomica che ha da sempre segnato il volto della serie 007. E funziona.
Portare a termine la missione: con ogni “mezzo” possibile
Proprio tendo fede alla sua natura di stampo prettamente cinematografica, che mette la regia e l’evoluzione della storia, che si avviluppa di capitolo in capitolo con sempre maggior forza intorno al cuore del giocatore, 007 First Light si presenta sul mercato con un sistema ludico profondamente derivativo. E non è per forza di cose un male. Anzi. Il core alla base dell’esperienza di gioco è, certamente, quel tanto amato ibrido tra stealth e fasi d’azione tipiche di produzioni come Uncharted e, chiaramente, l’Hitman, riesumato, proprio, dal lavoro sontuoso fatto dal team danese con World of Assassination. Le missioni di Bond, impreziosite da un contatto diretto con la direzione dell’MI6, nei panni dell’agente Moneypenny, sono, in verità, molto classiche. L’obiettivo “principale” è frammentato sempre, o quasi, e sta al giocatore scegliere come portare al termine ogni target, con una buona libertà d’azione.
In queste sezioni, l’obiettivo è quasi sempre quello di trovare un passaggio, possibilmente senza farsi notare dagli agenti avversari, per arrivare da un punto A a un punto B, con, spesso, alcuni intermezzi, legati ad esigenze narrative che, però, non voglio anticiparvi in alcun modo, che offrono una buonissima varietà alle missioni. E, soprattutto, il modo in cui le attività sono impostate mi hanno sinceramente fatto sentire, quasi sempre, in pericolo.
Può sembrare banale ma, essendo uno contro tutti, è una cosa non esattamente scontata, soprattutto per un’esperienza di gioco del genere. Bond, sicuramente, è una persona benedetta da un acume spiccato, una parlantina tagliente e tanta abilità nella gestione degli scontri, a fuoco e non solo, ma è pur sempre nella quasi totalità delle situazioni in uno svantaggio numerico totale, soverchiante, e l’ho avvertito in maniera sincera.
Sgusciare tra i nemici, per quanto siamo lontani anni luce dai livelli di profondità di WOA, rappresenta una sfida molto probante. A essere onesti, però, il merito di ciò non è tanto per la forza dell’IA dei nemici che, anzi, mi è sembrata tante volte davvero poco a fuoco e poco al passo coi tempi, bensì di una gestione intelligente sia delle aree di gioco sia della disposizione dei nemici.
Il level design di 007 First Light è decisamente interessante. Le mappe, per quanto comunque mai enormi (e menomale) sono sempre ben disegnate, offrono più livelli d’azione e sono strutturate in modo tale sia da evitare che il giocatore possa essere tentato da correre a testa bassa verso l’obiettivo sia per stimolare ad aguzzare l’ingegno, magari provando a utilizzare uno dei diversi gadget super tecnologici creati dal geniale Q.
A essere onesti, proprio questi ultimi sono un altro esempio della natura ibrida e “aperta” del gioco. Per quanto potenzialmente in grado di spaccare in due il gioco, i gadget in questione, invece, sono stati introdotti in maniera intelligente e, soprattutto, con un’idea di base precisa. I gadget di Q, infatti, sono quasi sempre molto contestualizzati e non offrono delle “possibilità infinite”, anzi.
Questi, infatti, sono quasi sempre un vero e proprio mezzo complementare per raggiungere un obiettivo, senza mai, però, permettere al giocatore di poterne abusare in alcun modo. Sotto questo aspetto, entra in gioco la meccanica della “ricarica”. Questi strumenti, infatti, hanno bisogno di risorse, anche limitate, per essere utilizzati e, dunque, sono naturalmente impossibili da utilizzare in maniera eccessiva. Ciò si inserisce alla perfezione in un sistema di gioco “d’altri tempi” in cui è completamente assente ogni singola traccia di meccaniche da GDR il che, onestamente, l’ho trovata una piccola benedizione.
C’è sempre spazio per una bella scazzottata…
Ovviamente, l’esperienza di gioco non si limita alla sola esplicazione delle missioni nascondendosi e sfuggendo agli occhi dei nemici, per arrivare da un punto all’altro delle mappe. Anzi. Tenendo fede alla forte ispirazione che accomuna 007 First Light con la serie Uncharted e, in generale, a quel filone di titoli di stampo action/tps, il titolo di IO Interactive possiede pure una buonissima anima da, appunto, TPS e, soprattutto, una buona idea alla base delle sanissime scazzottate d’altri tempi.
In 007 First Light, sfruttando la Licenza d’uccidere, che permette (ma non è quasi mai veramente vincolante, attenzione) di fare fuoco contro i nemici, gli scontri armati sono veramente tanti e i nemici, spesso, davvero tanto numerosi. Questo significa che, anche volendo provare a onorare la vena stealth del gioco il più possibile, si combatte molto ad armi (e mani) spianate ed è una parte del gioco che, sinceramente, funziona molto bene, seppur non priva di qualche spigolosità.
Tralasciando alcune animazioni che, di fatto, rendono alcuni scontri un po’ più problematici del lecito, e una telecamera non sempre a fuoco, il gunplay risulta, per quanto assolutamente basilare e semplificato, decisamente godibile e di buona fattura. Le armi sono anche abbastanza varie, si passa dai fucili automatici alle mitragliette, dalle pistole ai fucili a canne mozze, e la resa risulta anche piuttosto realistica e ben amalgamata con il contesto di gioco.
Venendo “alle mani”, il discorso non cambia più di tanto. I comandi dedicati ai combattimenti sono chiari e funzionano a dovere. Si schiva, si fa un “parry” e si attacca con perse e pugni, e per quanto è tutto molto essenziale, fa bene il suo lavoro. La stessa praticità e facilità, ma quella l’ho apprezzata un po’ di meno, la ritroviamo anche nelle fasi “platform”. Bond, quasi sempre, è costretto a scalare edifici, arrampicarsi su cornicioni e sfoggiare abilità da parkour non indifferenti.
Tutto questo, però, è realizzato in maniera troppo vetusta, con zone di interesse contrassegnate chiaramente e brutte come un pugno nell’occhio, con spuntoni colorati diversamente, tendoni su cui manca solo la scritta “arrampicati qui” e così via. Questo aspetto della produzione, sinceramente, l’ho trovato davvero troppo derivativo e “vetusto”, quasi evitabile ma, mi rendo conto, che era comunque necessario per far quadrare il tutto.
Un comparto tecnico non all’avanguardia, ma di grande impatto
007 First Light, e non è un mistero, è un progetto fortemente cinematografico. IO Interactive ha giocato moltissimo su questo aspetto e mi sono bastati veramente pochi minuti per non avere più dubbi al riguardo. Trattandosi, dunque, di un’opera il cui filo ludico va intrecciarsi, per forza di cose, con quello tecnico, artistico e, ovviamente, grafico, è chiaro che la valutazione del progetto, in generale, passa anche, e in maniera più impattante, da lì, senza troppi segreti.
I ragazzi di IO Interactive, ovviamente, hanno fatto nuovamente all-in con sul loro fidato Glacier, un motore grafico che ha sempre dimostrato di avere una buonissima resa, un’ottima scalabilità e, in generale, un buon potenziale di calcolo, capace di permettere agli sviluppatori di poter creare delle ottime soluzioni estetiche, seppur con qualche limitazione. 007 First Light, in tal senso, è un titolo molto “furbo”, realizzato con perizia e, soprattutto, in modo tale da riuscire a mascherare alcune limitazioni, offrendo una resa complessiva, va detto, davvero eccellente.
Durante la nostra prova, ho potuto spingermi veramente tanto oltre, praticamente al massimo delle potenzialità tecniche dell’opera. Grazie a un codice che ci ha fornito direttamente il Publisher, infatti, ho avuto la possibilità di testare la versione PC del gioco, con la mia configurazione di prova di fascia alta, settando tutti i dettagli e tutte le tech disponibili al massimo, tranne il Ray-tracing, già attivo, di default, come accade, ormai, sempre più frequentemente negli ultimi mesi.
Va segnalata, in tal senso, una mancanza piuttosto grave. Come annunciato nelle ultime settimane, il gioco arriva sprovvisto di Path Tracing, che verrà aggiunto in secondo momento. E, considerando la natura cinematografica del titolo, è un qualcosa di non poco conto. Almeno, per il sottoscritto. Per il resto, però, il colpo d’occhio, in generale, rimane di primissimo impatto. Ciò è resto possibile proprio, e soprattutto, da una gestione intelligente dell’illuminazione, grazie alla rete Lumen. Gli scenari sono sempre illuminati molto bene, con una gestione dei riflessi e della resa dei particellari di buon livello.
Il progresso arriverà. Ma, forse, è ancora presto
Scavando più a fondo, fino a toccare i – soliti – freddi numeri, che, però, piacciono tanto alla maggior parte dei giocatori (e un po’ anche a me), i risultati ottenuti sono a dir poco soddisfacenti. Durante la mia partita, che mi ha portato via una ventina di ore per passare dagli spettacolari titoli di apertura sino a quelli di coda, ho viaggiato con estrema facilità fino al cap del mio monitor principale (con un refresh rate di 166Hz), pur gestendo il tutto con l’asticella della qualità sempre al massimo e con una risoluzione di riferimento Quad HD.
Proprio rimanendo in termini di prestazioni, mi ha fatto un po’ storcere il naso l’estetica dei menù, anche e soprattutto quelli relativi alla personalizzazione dell’esperienza di gioco. Le opzioni, a essere sincero, sono poche e molto generiche e c’è poca libertà d’azione, come magari avviene nei titoli Bethesda più recenti, come Indiana Jones o DOOM The Dark Ages, in cui, praticamente, si può agire su qualsiasi aspetto dell’esperienza. Al di là di ciò, l’offerta in termini di tech è comunque molto valida. Il titolo arriva sul mercato già con il supporto al DLSS 4.5, mentre su AMD l’upscaler rimane il vecchio 3.1.
Con una buona gestione degli shader e alcune “furbate” tipiche delle produzioni del genere, 007 First Light riesce a garantire una buonissima fluidità, tempi di caricamenti, a volte nascosti, ma poco invasivi e, in generale, un livello di scalabilità praticamente totale. Ciò, chiaramente, è anche figlio del fatto che si tratta di un gioco che non punta a fare il salto generazionale. Anzi. Il titolo di IO Interactive lavora con furbizia su diversi aspetti, ma rimane, comunque, un prodotto nettamente legato alla generazione attuale e non si prende la briga di smuovere più di tanto gli equilibri.
Rimanendo in tema di progresso, però, vorrei spendere due paroline su uno degli aspetti più problematici, a mio modo di vedere, di questa produzione. L’intelligenza artificiale e, soprattutto, quella applicata a uno degli aspetti più importanti di tutta la produzione: lo stealth. In generale, mi sono sentito un po’ disincantato da quello che avviene in diverse situazioni, alcune anche volutamente esagerate ma che, in generale, rappresentano i limiti e, soprattutto, la pigrizia dell’evoluzione.
Troppo spesso, infatti, mi sono trovato avanti a situazioni in cui i nemici sono apparsi, seriamente, di una stupidità inspiegabile, con una gestione delle coperture, e il loro effetto sul gameplay, a tratti anacronistico. Sia chiaro, gli sviluppatori non hanno mai parlato di voler creare un prodotto da “puristi”, tipo World of Assassination, ma non mi aspettavo nemmeno, per un titolo così fortemente incentrato sullo stealth, sulle manovre di spionaggio e l’utilizzo dei gadget per evitare di passare alle più dirette e violente scazzottate, di trovarmi di fronte a nemici così disillusi nei confronti di quanto accade intorno a sé. Questo, per quanto mi riguarda, vanifica un po’ alcuni effetti del gioco, ma sono comunque prontissimo a ribadire che, nel complesso, questo ecosistema funziona anche così com’è.
Dopo un gesto eroico, un giovane James Bond, membro dell’aviazione della marina, riceve l’offerta di unirsi al riformato Programma Doppio Zero. Ma quando la missione di arresto di un agente ribelle termina in tragedia, dovrà unire le forze con il suo riluttante mentore Greenway per portare a galla una grossa cospirazione e sventare un imminente colpo di stato. Scopri una nuova storia indipendente e reinventata sulle origini di James Bond e sugli eventi che hanno trasformato un audace giovane eroe nel miglior agente dell’MI6.Acquista 007 First Light su Amazon seguendo questo link e supporta Akiba Gamers!
A chi consigliamo 007 First Light?
Con uno stile cinematografico imponente e una regia degna della miglior pellicola dedicata a James Bond, 007 First Light rappresenta un punto perfetto di (ri)partenza per tutto il franchise. È impossibile non consigliare il titolo a tutti gli appassionati del personaggio di Flemming, in tutte le sue iterazione. 007 First Light, però, è anche un ottimo gioco, in senso generale. Considerando l’impostazione, anche narrativa, il prodotto di IO Interactive può essere il gioco ideale anche per chi, semplicemente, è alla ricerca di una bella avventura, che strizza molto a produzioni più ambiziosi e tanto apprezzate come Uncharted, e, soprattutto, capace di dare una nuova linfa vitale a tutto il single player. Ovviamente, chiudendo un occhio su alcune incertezze, alcune delle quale anche più ingenue, ma fastidiose, del previsto.
- Regia meravigliosa, che non sfigura coi film migliori della serie
- Il nuovo 007 di Gibson è assolutamente perfetto
- Gameplay e gunplay “semplice” ma efficaci
- Longevità giusta per la tipologia di gioco, checché se ne dica
- Graficamente molto furbo e bello da vedere
- Comparto sonoro al top, e l’intro originale di Lana del Rey è una chicca
- Le fasi stealth, spesso e volentieri, sono veramente poco ispirate
- IA dei nemici pessima
- Alcune animazioni non mi hanno convinto
- Tecnicamente figo, ma non è sicuramente nulla di eccezionale
007 First Light
Let the sky fall, when it crumbles
007 First Light è un titolo che mi ha colpito, nel profondo. Per quanto braccato da una platea di cliché e da situazioni tipiche, anche legate alla licenza d’appartenenza, il titolo si piazza su livelli importanti, quasi impensabili, a livello narrativo e della regia. Il titolo di IO Interactive non sfigura affatto nel confronto con le pellicole più famose dedicate alla spia di Sua Maestà, anzi, ed è anche sorretto da un’ottima struttura di gioco. Qui, ovviamente, i limiti sono più evidenti e riguardano soprattutto la gestione dell’IA e la poca varietà d’azione. Nel complesso, comunque, siamo di fronte a un’esperienza di gioco solida e anche tecnicamente di primissimo livello, che non posso non consigliare a tutti gli appassionati del brand e, in generale, agli orfani di Uncharted e di esperienze affini.
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