I videogiochi sono nati negli Stati Uniti, ma è in Giappone che hanno imparato a parlare a tutti. Dai cabinati delle prime sale giochi alle console che oggi troviamo in salotto, gran parte delle idee che hanno definito il medium arriva da Tokyo, Kyoto e Osaka. Questa è una breve storia di come l’industria giapponese ha plasmato i videogiochi, raccontata in tre grandi ondate:
- Le sale giochi, dove tutto è cominciato con i cabinati.
- Le console a 8 e 16 bit, che hanno portato il gioco in casa.
- Il 3D e il presente, dalla PlayStation alla Switch.
Le origini: dai primi cabinati a Space Invaders
Il punto di partenza è quasi sempre Pong, il tennis elettronico di Atari del 1972 che negli Stati Uniti diede il via all’era dei cabinati. Ma la scintilla che accese davvero il fenomeno arrivò dal Giappone: nel 1978 Taito pubblicò Space Invaders, ideato da Tomohiro Nishikado. Le file di alieni che scendevano dallo schermo diventarono un’ossessione nazionale; si racconta persino che il gioco causò una carenza di monete da 100 yen, aneddoto probabilmente esagerato ma indicativo della febbre di quei mesi.
Due anni dopo, nel 1980, Namco rispose con Pac-Man di Toru Iwatani, il primo personaggio-mascotte capace di sfondare oltre il pubblico dei soli appassionati. La sala giochi, il game center, diventò un luogo sociale prima ancora che un passatempo.
L’età dell’oro delle sale giochi
L’istinto che teneva i giocatori incollati ai cabinati non è mai sparito: ancora oggi chi cerca online come giocare a chicken road insegue lo stesso riflesso immediato che negli anni ’80 svuotava i portafogli di gettoni. Torniamo però a quell’età dell’oro. Nel 1981 Nintendo debuttò con Donkey Kong, disegnato da un giovane Shigeru Miyamoto, dove un certo “Jumpman” sarebbe presto diventato Mario. Nello stesso periodo Konami piazzava Frogger, la traversata pericolosa destinata a fare scuola.
Erano giochi semplici da capire e difficili da abbandonare, costruiti attorno a una regola d’oro: partite brevi, feedback immediato, punteggi da battere. Una formula che quarant’anni dopo regge ancora, dai portali mobile ai giochi da browser.
Il Famicom e la rinascita: Nintendo salva l’industria
Nel 1983 il mercato nordamericano crollò: troppi titoli mediocri e la fiducia dei consumatori a pezzi. Fu di nuovo il Giappone a indicare la via d’uscita. Proprio nel 1983 Nintendo lanciò in patria il Famicom, arrivato in Occidente nel 1985 come Nintendo Entertainment System. Con Super Mario Bros., firmato Miyamoto, il gioco su console trovò la sua grammatica moderna: livelli progettati con cura, un personaggio riconoscibile, un mondo da esplorare. Il controllo qualità imposto da Nintendo rimise ordine in un settore allo sbando.
JRPG e console war: l’esplosione creativa
Con le console in casa, i generi si moltiplicarono. Nel 1986 Enix pubblicò Dragon Quest, ideato da Yuji Horii con i personaggi di Akira Toriyama: è la nascita del JRPG come fenomeno di massa. L’anno dopo Square rispose con Final Fantasy di Hironobu Sakaguchi. Intanto le sale giochi vivevano una seconda giovinezza con i picchiaduro, su tutti Street Fighter II di Capcom nel 1991, mentre in salotto si accendeva la guerra delle console tra Nintendo e Sega. Ecco alcune tappe che vale la pena ricordare:
| Anno | Tappa |
| 1978 | Space Invaders (Taito) accende le sale giochi |
| 1980 | Pac-Man (Namco), la prima mascotte globale |
| 1983 | Nintendo lancia il Famicom in Giappone |
| 1985 | Super Mario Bros. ridefinisce il gioco su console |
| 1986 | Dragon Quest (Enix) fonda il JRPG di massa |
| 1989 | Game Boy porta i videogiochi in tasca |
| 1994 | Sony debutta con la PlayStation |
| 2017 | Nintendo Switch fonde casa e portatile |
Dalla PlayStation alla Switch: il Giappone nel presente
Nel 1994 un nuovo protagonista cambiò le carte in tavola: Sony, con la PlayStation, portò il 3D e il CD-ROM nel salotto e aprì l’era moderna. La PlayStation 2 del 2000 sarebbe poi diventata la console più venduta di sempre. Nel frattempo Nintendo reinventava il portatile, dal Game Boy al DS, fino al successo trasversale della Switch nel 2017. Ancora oggi buona parte dei giochi che contano parla giapponese, dalle saghe storiche a fenomeni recenti come Elden Ring di FromSoftware. Alcune serie nate in quegli anni sono ormai patrimonio comune:
- Super Mario e The Legend of Zelda (Nintendo).
- Final Fantasy e Dragon Quest (Square Enix).
- Pokémon (Game Freak e Nintendo).
- Street Fighter e Resident Evil (Capcom).
- Metal Gear (Konami) e Sonic (Sega).
Dal primo alieno di Space Invaders alle avventure open world di oggi, il filo conduttore resta lo stesso: idee semplici, eseguite alla perfezione. Ed è per questo che, a decenni di distanza, continuiamo a inserire un altro gettone.
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