Per la pioggia e tutto il resto – Recensione

Abbiamo recensito Per la pioggia e tutto il Resto, nuovo volume dell'universo di MokMok che ci ricorda che c'è sempre tempo per seguire i nostri sogni

Per la pioggia e tutto il resto – La recensione

Dagli autori di Awarè, ovvero Alessandro Atzei e Manuele Morlacco, abbiamo letto Per la pioggia e tutto il resto, una nuova storia ambientata nel mondo di fantasia da loro creato (ma slegata dal precedente volume) e pubblicata ancora una volta da Star Comics, sotto l’etichetta Astra. Una storia autoconclusiva colma di colori, che pare sin dalle prime pagine in grado di insinuarsi nell’animo, accompagnandolo il lettore in un racconto dal forte impatto emotivo. Riuscirà questa nuova opera a catturare ancora una volta il pubblico italiano? Scopritelo come sempre con la nostra recensione.

Per la pioggia e tutto il resto – La recensione

  • Titolo originale: Per la pioggia e tutto il resto
  • Titolo italiano: Per la pioggia e tutto il resto
  • Uscita italiana: 4 novembe 2025
  • Uscita giapponese: N/A
  • Numero di volumi: 1
  • Casa editrice: Star Comics
  • Genere: Slice of life, Healing Drama, Fantasy
  • Disegni: Federica Pustizzi
  • Storia: Alessandro Atzei, Manuele Morlacco
  • Formato: 15 x 21 cm, brossurato con sovraccoperta, colori
  • Numero di pagine: 190

Abbiamo recensito Per la pioggia e tutto il resto tramite volume stampa fornotici gratuitamente da Star Comics.

C’erano una volta una gru e un castoro…

La storia, come dice la premessa, si svolge sull’isola di Muòn, nella piccola cittadina di MokMok: si tratta di un luogo fantastico, dove gli umani manifestano dei tratti animali e dove tutto trascorre tranquillamente. Anche la vita di Kafka, un’anziano con la coda da castoro che gestisce da solo una caffetteria, prosegue comodamente scansando ogni imprevisto; rimanda persino i sogni che ogni tanto dice di voler inseguire, pur parlandone sempre con i suoi clienti.

Un giorno però, davanti alla sua porta appare Tsuru, una ragazza-gru in cerca di ospitalità (chi gioca a Genshin Impact o conosce le favole orientali intuirà qualcosa da questo incipit). La tenera creatura viene accolta senza problemi dal vecchio Kafka, e inizia così ad aiutarlo nel locale, adeguandosi alla sua routine, senza però dimenticare il suo passato e i dubbi che la tormentano. Le settimane trascorrono comunque felici, fino a quando questa “monotonia” si spezza fragorosamente quasi dal nulla, portando i due a rivedere il loro rapporto che sembrava idilliaco. Riusciranno Tsuru e Kafka a dissipare i loro problemi e a recuperare il loro legame? E saranno in grado di trovare la felicità? Scopritelo seguendo la loro breve ma intensa avventura.

Il magico profumo del caffè

Nello scenario giapponese le caffetterie sono sempre stati degli ottimi luoghi per degli slice of life, dall’antico Café Kichijouji sino ai recenti Yokoama Shopping Blog e Lycoris Recoil. Un rifugio ideale per mostrare una quotidianità fatta di piccole gioie: l’aroma del caffè, le chiacchere con i clienti, il contemplare la pioggia, gli aneddoti non richiesti, l’enciclopedia ornitologica, le commissioni, l’apertura e la chiusura del locale… anche Kafka si muove in questo ambiente, con una routine dove nulla sembra irreparabile e dove tutto si piega alla sua pazienza. Nemmeno l’arrivo di Tsuru riesce a spaccare questa tranquillità, anzi, il caffè offre ristoro persino al suo animo ferito, trovando in questo protagonista inconsueto un vero esempio di bontà gratuita, che l’aiuta in modo disinteressato e che le insegna a relazionarsi con i clienti come fa lui. Insomma, abbiamo sicuramente un’ambientazione contaminata orientalmente, che abbiamo imparato ad apprezzare in tanti anime e manga, dove si può divagare sulle inezie. Da qui si sviluppa il cuore del racconto, che include sia l’avventura di Tsuru e Kafka, che i loro dilemmi emozionali. Questi aromi vi ricorderanno altre vicende, certo, ma come dico sempre non serve una storia originale (anche se qua degli elementi ci sono) per creare un ottimo volume: l’importante è saper narrare e qui tutto scorre come degli scrosci di pioggia sulla finestra, separati solamente da piccoli attimi di respiro tra ogni capitolo, proprio come una pausa caffè tra un impegno e l’altro.

Ci vuole coraggio a seguire la realtà

“Per rispetto di coloro che amiamo ci ripromettiamo di proteggere le finte realtà che le difendono, ma quando queste crollano, diventa inutile”

in questa frase si racchiude probabilmente uno dei messaggi più profondi del volume: ci incita a fare le scelte giuste anche quando possono far soffrire, accettandone le conseguenze, anziché rimanere nell’inedia. Un punto di rottura con le precedenti pagine, incentrate su una dolce monotonia, che ci spingono ad accettare la realtà, che siano la presenza della pioggia per la gru o l’accettazione di una nuova vita per Kafka. Il volume infatti insiste sulla difficoltà di quest’ultimo di superare un lutto che lo incatena alla comoda quotidianità, scoraggiandolo dal partire per un’avventura tanto declamata: non sorprende quindi che Kafka possa diventare scherno dei suoi conoscenti, ma il suo personaggio ci viene mostrato tanto buono da soprassedere anche su questo. Questa sua qualità fa quasi male, ed è proprio qui che Tsuru interviene in nostra vece con una spettacolare vignetta in bianco e nero.

Animali, uomini, e divinità

Per raggiungere i suoi obiettivi, questa sorta di favola della buonanotte gioca molto con le simbologie degli animali, creando dei personaggi che paiono semplici, ma che sono scolpiti nella pietra e facili da comprendere: Tsuru (che è proprio la pronuncia giapponese di “gru”) rappresenta quel concetto già visto (e tanto moderno) di chi vuole accettare se stesso e vivere secondo il suo credo, oltre che essere un simbolo di nobiltà, e soprattutto di speranza e guarigione. Kafka invece, anche se non viene mai detto, come castoro ben si presta a simbolo di operosità, gestendo il bar senza fermarsi mai, nonostante l’età. Persino i clienti, con le loro caratteristiche feline/canine, recitano il loro ruolo.

C’è poi tutto il filone narrativo dei rapporti tra messaggeri/divinità e umani: anche Tsuru ha ben chiaro questo divario, sentendosi tradita nell’animo, e per questo non nasconde mai la sua diffidenza verso la natura umana. Ma in quanto gru, Tsuru sconfigge i suoi dubbi e indica al suo amico (quasi un padre direi) il percorso verso la felicità, rendendo la simbologia dell’animale parte integrante della narrazione. Tutto ciò mantiene quest’avventura in bilico tra magia, tradizione e fantasy, addolcendo tutti gli aspetti di riflessione e introspezione.

Uno stile tutto italiano

Nonostante le contaminazioni orientali, ricordatevi che il senso di lettura è quello di un fumetto normale, o vi brucerete il finale! Le ottime vignette di Federica Pustizzi infatti, pur offrendo atmosfere cinesi/giapponesi, non si allontanano troppo dallo stile europeo: colori e acquerelli fenomenali che colpiscono ancor prima delle parole, con volti e sorrisi che sanno sia scaldare il cuore che raffreddare gli animi, in base all’evenienza. Le tavole sono ricchissime di dettagli, ma ci vengono mostrate quasi opache, come le immagini dietro al vetro appannato della doccia: la pioggia incessante di Tsuru non ci abbandona mai, segnando il paesaggio, tranne nei pochi attimi trascorsi nel caffè (che sono anche quelli che paiono più caldi, a parte un contrasto sul finale, che non vi rovinerò con uno spoiler).

Se l’uso di colori caldi (ma non troppo) aiuta a mantenere le atmosfere dolci e delicate del volume, e al contempo quella tensione di fondo che qualcosa sta per infrangersi, anche la narrazione fa altrettanto. Uno stile che ricorda un po’ “Up” della Pixar, che sa colpire direttamente con le immagini e con i sottointesi, per poi inserirsi con vignette di calda monotonia e voci narranti quasi poetiche. Poi ogni tanto il ritmo oscilla, si increspa, come l’acqua nella copertina, quando Alessandro Atzei e Manuele Morlacco inseriscono piccoli commenti qua e là che sanno accrescere le emozioni, sia quelle negative (come la rabbia per alcune affermazioni) che quelle positive (con la relativa gioia che trasmettono). Concludo dicendo che per tutto il volume quasi si sente una colonna sonora di fondo lo stesso profumo del petricore accennato in prima pagina, e questo è sicuramente merito della sceneggiatura dell’opera che lascia tanto spazio all’immaginazione.

Kafka è l’anziano proprietario del Petrichore Cafè di MokMok. Un uomo tranquillo e solitario, che ama gli ombrelli, il jazz, il caffè e l’ornitologia. La sua vita viene scombussolata in un giorno di pioggia, quando trova all’ingresso del locale Tsuyu, una giovane vagabonda con i vestiti e i capelli fradici. Kafka decide di ospitarla e assumerla come cameriera. Ignora che è lei la causa del maltempo che investe MokMok. Personificazione della dea della pioggia, Tsuyu secoli fa ha abbandonato gli uomini per orgoglio: da allora vaga per il mondo portando la pioggia con sé. L’incontro tra questi due strani individui scatenerà in entrambi un profondo cambiamento. E li coinvolgerà in un viaggio verso il lago di Ro, per assistere alla migrazione dei cigni…

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A chi consigliamo Per la pioggia e tutto il resto?

Questa storia si divora in meno di mezz’ora e sa trasmettere emozioni concrete (se non vi esce una lacrima rileggetelo!), per questo lo consiglio a chi cerca uno slice of life breve, ma impattante come un vecchio film della Disney. Si rivolge sicuramente a un ampio pubblico: non osa troppo a spingersi in una crudele tragedia, ma nemmeno è una storia per bambini, offrendo più livelli narrativi, quindi a meno che non odiate questi titoli più contemplativi dategli una possibilità. Riassumendo, 160 pagine a colori (quindi indicato a chi mal sopporta i bianchi e neri dei manga) che scorrono veloci e che sanno offrire del buon intrattenimento, per una cifra di 11,90 euro: considerando i prezzi attuali direi che ci sta tutto.

  • Storia delicata e emotiva
  • Tavole rilassanti e graziose
  • Personaggi che sanno essere dei punti di riferimento

  • Osa poco nell’accentuare le tematiche principali
  • Troppo corto, nel bene e nel male
Per la pioggia e tutto il resto
4

Semplice non vuol dire banale

Con un delicato equilibrio tra la dolcezza dello zucchero e l’amarezza del caffè, questo volume riesce a distinguersi caricando una storia semplice, con personaggi malinconici, che però si arricchiscono di vita e significati profondi attraverso un arcobaleno di colori. Tematiche come il lutto, la ricerca della felicità e la valutabilità umana vengono affrontati con delicatezza, rendendoli più digeribili accostandoli alla simbologia degli animali e all’ambientazione da fantasy. Il trio di autori, pur con un racconto semplice (che non ha tempo di approfondire aspetti molto interessanti), riesce a parlare direttamente ai nostri cuori senza risultare superficiale, trasmettendo sentimenti, scene evocative e qualche insegnamento di vita. In ogni caso, come in questo, quando ti emozioni leggendo la storia, vuol dire semplicemente che questa meritava di essere letta.

Scrittore per passione, dopo aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, manga e fumetti, l leggende celtiche, e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

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