Mugen Souls Z – Recensione

Non soddisfatta di aver già conquistato i Sette Mondi, la travolgente divinità Chou-Chou deciderà di espandere il proprio dominio ai Dodici Mondi Scintillanti.

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mugen-souls-z-recensione-boxartSvariati mesi orsono, in un angolo di universo dove sorgeva un regno diviso in sette mondi, si è svolta la feroce battaglia fra due potenti divinità: Belleria, la dea della distruzione, che ambiva a spazzare via i sette pianeti e Chou-Chou, la dea dell’universo, che è riuscita invece a conquistarli. Lo scontro ha visto vittoriosa la seconda che, tuttavia, un bel giorno si è ritrovata insoddisfatta di soli sette mondi, decidendo quindi di espandere il suo dominio e intraprendendo un viaggio alla conquista dell’intero universo. Il prossimo obiettivo della suprema Chou-Chou è un’area composta da dodici corpi celesti: i cosiddetti Dodici Mondi Scintillanti.

Attouteki Yuugi: Mugen Souruzu Z (il travolgente gioco Mugen Souls Z, letteralmente) è il sequel del primo Mugen Souls sviluppato da Compile Heart per PlayStation 3. Sbarcato in Giappone nell’aprile del 2013, riprende in gran parte le meccaniche del predecessore, modificandone leggermente il gameplay per renderlo più accessibile anche a chi non è da considerarsi propriamente un hardcore gamer, introducendo inoltre nuovi e interessanti personaggi e caratteristiche che vi illustreremo di seguito.

  • Titolo: Mugen Souls Z
  • Piattaforma: PlayStation 3
  • Genere: RPG
  • Giocatori: 1
  • Software house: Idea Factory, PREAPP, NIS America, BANDAI NAMCO Games
  • Sviluppatore: Compile Heart, Idea Factory, GCREST
  • Lingua: Inglese (testi), Inglese o Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 29 maggio 2014
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • Reperibilità: comune
  • DLC: personaggi, costumi, armi e oggetti di gioco aggiuntivi a pagamento
  • Note: la censura ha colpito l’edizione occidentale del gioco, eliminandovi un mini-gioco nelle terme del quartier generale

mugen-souls-z-recensione-schermata-03In compagnia dei suoi fedeli servitori a bordo della G-Castle, Chou-Chou si farà beffe dell’attuale padrone dei dodici mondi, appena avvistati dal ponte di comando dal fedele Ryuto; distraendosi, tuttavia, finiranno per imbattersi nel loro primo, misterioso nemico, di questa galassia, intenzionato più che mai a debellare i fastidiosi intrusi. Sarà così che una schiera di mostri interdimensionali invaderà la fortezza mobile dell’incomparabilmente splendida e incontrastata dea dell’universo Chou-Chou, lanciandoci dritti in mezzo al primo combattimento di questa nostra nuova avventura, che fungerà da tutorial per far capire a noi e ai nostri poveri nemici come gira il mondo da queste parti e chi è che comanda.

mugen-souls-z-recensione-schermata-07Mentre la nostra dea sarà impegnata a farsi strada a suon di fragorose mazzate, noi giocatori faremo la conoscenza di Nao, uno degli eroi dei Dodici Mondi Scintillanti che, all’interno del Rose World, vagherà alla ricerca di un’arma leggendaria che potrà consacrarla una volta per tutte come yuusha. S’imbatterà, tuttavia, in una strana bara, che di lì a poco si aprirà per svelare al suo interno la bellissima e smemorata divinità Syrma. Dopo una serie di vicissitudini, Nao e Syrma finiranno per imbattersi proprio in Chou-Chou e Ryuto, giunti nel Rose World allo scopo di conquistarlo. Sconfitta la fastidiosa dea di troppo, Chou-Chou rimarrà affascinata dall’insolito feretro e deciderà di aprirlo per curiosare al suo interno: dopo averla intrappolata per qualche istante, la bara risucchierà i suoi poteri divini e la sputerà fuori in una versione decisamente più tenera e meno minacciosa, grande quanto un soldo di cacio. Preoccupato per le sorti della sua padrona, Ryuto la porterà sul G-Castle assieme alle due nuove compagne; Syrma, recuperando poco a poco la memoria, rivelerà loro che la bara è in realtà un artefatto creato per assorbire i poteri delle dodici divinità dei rispettivi mondi, allo scopo di riunirli nell’unica divinità suprema originale. Ciò che non sapeva però è che la poco confortevole cassa da morto può rubare i poteri di qualunque cosa le capiti a tiro, come è successo con l’estremamente energica Chou-Chou. Questo neonato e maleassortito gruppo deciderà quindi di esplorare i dodici mondi, per catturare le rimanenti undici divinità e saziare la fame della bara, in modo che restituisca infine i poteri rubati alla piccola divinità.

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…E ancora una volta i doppi sensi si sprecano.

Come avrete sicuramente capito dall’introduzione e dalla copertina di questo secondo capitolo della saga, la dea Chou-Chou, eroina incontrastata del Mugen Souls originale, cederà il ruolo di protagonista alla più tenera, ma smemorata e totalmente rimbambita Syrma, una delle massime divinità dell’universo che, sotto l’aspetto innocuo, nasconde poteri ancora più spaventosi di quella della tsundere dai capelli rosa. La trama proseguirà portandoci a conoscere elementi sempre più strambi e a ritrovare le vecchie glorie del primo episodio, arrivando a formare un cast di oltre venti personaggi giocabili e innumerevoli NPC. Se ciò non dovesse bastarvi, a bordo del G-Castle ci verrà ancora una volta offerta la possibilità di creare da zero nuovi guerrieri da aggiungere al nostro party, scegliendo fra alcune opzioni per l’aspetto fisico e una classe che ne determinerà le abilità in battaglia.

Una bara per ghermirli

mugen-souls-z-recensione-schermata-06Una delle caratteristiche base di Mugen Souls e di questo suo primo sequel è la possibilità di Ammaliare i nemici in battaglia (ma anche interi pianeti, come vedremo più avanti) per trasformarli nei sottomessi shampuru, creature simili a pucciosi conigli di cui Chou-Chou si è già ampiamente circondata nel primo episodio. Più shampuru recluteremo dalla nostra parte, maggiori vantaggi avremo in battaglia e a bordo della nostra fortezza mobile. Ma come potrà Syrma riuscire ad ammaliare i nemici? Le Moe Kill di Chou-Chou lasciano posto alle inedite Fetish Pose: tenendo sotto controllo l’umore e il valore “Moe” (riconducibile in qualche modo alla personalità) dei nemici, dovremo utilizzare una combo di tre pose per riuscire a portare al massimo una delle tre barre a disposizione: la prima potrà farci ottenere un nuovo schiavetto, la seconda lo trasformerà in futile oggetto e infine la terza attiverà la modalità Enrage del mostro, restituendogli le forze e dandogli un ulteriore slancio in termini di potenza. Rispetto al primo gioco, questa modalità Captivate è stata resa decisamente più semplice da gestire: se prima era abbastanza frustrante riuscire a comprendere il grado di compatibilità tra le varie personalità di Chou-Chou e i nemici, adesso potremo godere di una vera e propria anteprima degli effetti che ciascuna Fetish Pose potrà sortire, con un miglioramento in più anche dal punto di vista meramente visivo. Una volta che la conversione andrà a buon fine, la stessa potrà sortire ulteriori effetti in battaglia: la bara di Syrma potrà sputare fuori dal semplice attacco verso tutti i nemici presenti sul campo, a numerosi potenziamenti benefici per il nostro party. Sul campo di battaglia saranno ancora una volta presenti i cristalli, anche loro influenzabili tramite le Fetish Pose, che ci potranno conferire effetti positivi o penalità.

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Inutile specificare che le versioni sado di Syrma e Chou-Chou saranno quelle a darvi maggiori soddisfazioni in termini di fanservice.

Avendo in qualche modo assorbito i poteri di Chou-Chou, come lei anche Syrma sarà in grado di mutare forma e, come l’ormai minuscola dea dell’universo, sarà in grado di assumere sette aspetti diversi, ognuno riconducibile al classico stereotipo di personaggio femminile dell’immaginario giapponese. La dea potrà tramutarsi per incontrare i gusti dei propri nemici, sia in battaglia che nelle mappe; avanzando nel gioco, inoltre, assorbiremo i poteri delle divinità a cui daremo la caccia, acquisendo nuovi poteri utili in fase di esplorazione, come ad esempio il salto. Per avanzare nel gioco sarà assolutamente necessario riuscire a padroneggiare questa caratteristica perché, oltre che offrirci un vantaggio nelle battaglie, permetterà a Syrma di affascinare interi pianeti in modo da poterne assorbire i poteri. Purtroppo in questo caso la cattura risulterà un tantino più ostica e non saremo aiutati dai medesimi indicatori offerti in battaglia, bensì da una serie di enigmatici indizi che saremo chiamati a interpretare.

Overwhelming Goddess of the Battlefield

mugen-souls-z-recensione-schermata-04Potremo ingaggiare scontri all’arma bianca con i nemici presenti sulla mappa semplicemente avvicinandoci a loro e, se saremo abbastanza abili, potremo addirittura sorprenderli con un attacco prioritario. Le battaglie a turni, in cui potremo sfruttare un party formato al massimo da quattro guerrieri, sono sostanzialmente identiche a quello del primo Mugen Souls e ricordano molto da vicino quelle di Hyperdimension Neptunia Mk-II: potremo muovere, ciascuno nel proprio raggio d’azione, ciascuno dei personaggi a disposizione fino ad avvicinarci al nostro obiettivo per eseguire un’azione, che va dal semplice attacco alle abilità speciali, dagli oggetti alla difesa e alla ritirata e così via; potremo persino decidere di cambiare il personaggio in campo con uno dei panchinari rimasti sul G-Castle, ma è consentito farlo solo una volta per ciascun turno. Avanzando nel gioco otterremo inoltre la possibilità di scatenare devastanti quanto assurdi attacchi speciali assieme ai personaggi presenti nel nostro raggio di azione, o persino giocare a carambola coi nemici lanciandoli uno contro l’altro.

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“Dov’è Kamille?! Perché non si trova a bordo del Gundam?!”

Novità assoluta di Z è l’abilità del nostro G-Castle di trasformarsi da banale astronave a maestoso mecha gigante di colore rosso, che pare un incrocio tra il classico Megazord e un Mobile Suit della saga di Gundam. Bullandoci a bordo del nostro nuovo G-Castle potremo affrontare le battaglie navali già presenti nel precedente gioco, che ancora una volta sfrutteranno il collaudato sistema della morra cinese che alternerà attacchi ad abilità difensive e di supporto. Come in passato, dovremo ascoltare i consigli del fedele Ryuto, che ci indicherà la mossa migliore da intraprendere per riuscire a sconfiggere il velivolo nemico.

Purtroppo però, tali battaglie spaziali non saranno troppo frequenti in determinate sezioni di gioco, ed è un peccato se pensiamo che avrebbero in gran parte contribuito a renderlo meno monotono. Il nostro spettacolare mecha crescerà sia fisicamente che in termini di abilità, diventando sempre più tamarro e potente con l’aumentare degli shampuru tra le nostre fila.

Anime infinite

mugen-souls-z-recensione-schermata-10Quando non saremo impegnati a sconfiggere e trasformare i nostri nemici in fedeli sudditi, passeremo il nostro tempo alternando dialoghi (che a volte tirano davvero per le lunghe) a fasi esplorative che potremo avviare dall’hub costituito dal ponte del G-Castle. Prima di partire in missione, a bordo di quest’ultimo troveremo svariati NPC da cui potremo servirci per comprare nuovi abiti (che altereranno l’aspetto fisico dei personaggi), pezzi di equipaggiamento, armi e oggetti, così come potremo consultare record e oggetti extra sbloccati durante la partita o magari fare un bagno alle terme (per incrementare momentaneamente le nostre stats).

A proposito di questo ultimo punto: mentre nell’edizione occidentale il bagno alle terme incrementerà semplicemente le nostre statistiche, la versione asiatica del gioco mette i giocatori di fronte a un vero e proprio mini-gioco a sfondo ecchi in cui si è chiamati a strofinare la candida pelle delle protagoniste femminili utilizzanto uno shampuru come spugna, fino a riempire l’apposita barra; tale funzione è stata completamente eliminata nella più casta versione giunta da noi.

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“Non per essere la solita sfrangiaballe, ma cosa ci fa un uomo nudo sul campo di battaglia… dalla nostra parte?”

Avvicinandosi al nostro fedele timoniere, potremo proseguire nella storia atterrando su uno dei mondi a disposizione. Le mappe in cui Syrma, Chou-Chou e compagni potranno girovagare saranno costellate da nemici visibili con cui ingaggiare battaglia e punti di interesse che dovremo utilizzare per proseguire nell’avventura. Quelli che vengono definiti pianeti, tuttavia, non saranno mai incredibilmente vasti e non ci invoglieranno di certo a esplorarli: più che mondi veri e propri possono essere considerate alla stregua di piccoli dungeon, spesso poveri di dettagli e più frustranti che divertenti da portare a termine. Se invece amiamo combattere e grindare e ci piacciono le attività impegnative, potremo decidere di affrontare la sfida offerta dal Mugen Field, un labirinto speciale costruito all’interno del G-Castle che ci metterà di fronte ad avvincenti battaglie, sempre più ardue da portare a termine, per ricevere punti esperienza e oggetti speciali.

Glittering Fetish

Tecnicamente parlando, Mugen Souls Z è apparentemente identico al suo predecessore: stessi sprite utilizzati nelle sequenze di dialogo (almeno, per i personaggi già presenti nel primo episodio), ottimi modelli poligonali dei personaggi molto simili a quelli del primo Mugen Souls, stessi effetti sonori. Sebbene poligoni e texture siano vagamente migliori, gli scenari che saremo chiamati a esplorare sono realizzati meno dettagliatamente, con un filtro sfocatura che spesso andrà a mascherare i difetti di tutto ciò che appare all’orizzonte e un’inquadratura il più delle volte non proprio definibile comoda. Tuttavia, il peggiore difetto che Mugen Souls Z eredita dal suo predecessore, è il pessimo frame rate che si farà sentire in particolar modo proprio nelle fasi esplorative, sia quando ci troveremo sul ponte del G-Castle che nelle mappe-dungeon: ciò non ci invoglierà di certo a passare molto tempo a girovagare piuttosto che in battaglia.

mugen-souls-z-recensione-schermata-01Le sequenze di dialogo saranno caratterizzate dallo stile tipico delle visual novel, con i ritratti animati dei personaggi accompagnati da finestre con i dialoghi, tutti completamente recitati. Tali sequenze saranno alternate con quelle dove a mostrare l’azione troveremo i modelli poligonali dei personaggi, ma in entrambi i casi noteremo spesso una certa discrepanza fra quanto narrato dai dialoghi e quanto ci viene effettivamente mostrato graficamente: spesso azioni come l’interazione fra due personaggi (ad esempio, Chou-Chou sulla testa di Syrma) viene lasciata alla nostra immaginazione, fatta eccezione per alcune scene salienti rappresentate da illustrazioni statiche di pregevole fattura.

All’inizio del gioco, tramite il menu Config, sarà possibile scegliere tra una serie di interessanti opzioni: velocità dei testi mostrati, intensità della vibrazione (evitiamo battute poco felici) e dulcis in fundo la tanto adorata opzione per cambiare l’audio inglese con quello giapponese. È proprio su quest’ultimo punto che voglio mettervi in guardia: ogni fan di questo genere di giochi non potrà fare a meno che prediligere il doppiaggio originale; tuttavia, selezionandolo fin dalla schermata iniziale, l’introduzione parlata sarà totalmente incomprensibile perché anche i testi su schermo saranno mostrati nell’impenetrabile (a meno che non l’abbiate studiato) idioma asiatico. Meglio iniziare il gioco in lingua inglese e decidere di cambiare l’opzione audio alla prima occasione.

A chi consigliamo Mugen Souls Z?

Essendo sostanzialmente il sequel del primo capitolo della saga, Mugen Souls Z andrebbe giocato dopo aver portato a termine il suo predecessore ma, grazie al riassunto del primo episodio contenuto nella sezione Summary, sarà possibile conoscere o ripassare brevemente gli avvenimenti accaduti nei mesi precedenti alla storia del gioco. Il suo particolare gameplay potrà piacere a chi ama i titoli firmati Compile Heart, in particolare Hyperdimension Neptunia. Il character design, il medesimo di Disgaea, è accattivante e svolge bene il suo compito, ma non è detto che possa piacere a tutti. Un JRPG con un level cap di 9999 con fasi di esplorazione e combattimenti quasi sempre simili tra loro, potrà soddisfare gli amanti del grinding estremo, ma potrà annoiare chi da questo genere di giochi preferisce rimanere affascinato dalla trama.

  • Presenti audio inglese e giapponese
  • Più piacevole e accessibile del primo capitolo
  • Buona caratterizzazione dei personaggi
  • Tutorial meno irritanti rispetto al predecessore

  • Mancata localizzazione italiana
  • Frame rate troppo basso nelle fasi esplorative
  • Tecnicamente quasi identico al predecessore
  • La versione occidentale è monca di un minigioco a sfondo erotico
Mugen Souls Z
3.7

Le travolgenti divinità dell'universo ritornano in un RPG più folle che mai

Secondo capitolo per una saga RPG frizzante, allegra e dai toni leggeri che piacerà agli amanti delle serie animate giapponesi più demenziali e volte al fanservice, nonché a chi predilige RPG pieni zeppi di dialoghi, spesso inutili ai fini della trama, ma che riescono a strappare qualche sorriso per merito di un cast simpatico e bene assortito. Il semplice ma efficace sistema di combattimento riesce in parte a compensare fasi esplorative dal sapore mediocre, così come il pregevole character design e la buona resa grafica per i personaggi possono far dimenticare il frame rate a volte frustrante. Mugen Souls Z risulta migliore del suo predecessore, evitando ancora una volta di tediare il giocatore con interminabili tutorial e agevolando funzioni basilari come il sistema di Captivate, nonché proponendo una trama e nuovi personaggi che rendono le situazioni ancora più follemente interessanti. Peccato per la decisione di censurare alcune scene di fanservice, sebbene inutili ai fini della trama.

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Alessandro Semeraro
Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.
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