
Attouteki Yuugi: Mugen Souruzu Z (il travolgente gioco Mugen Souls Z, letteralmente) è il sequel del primo Mugen Souls sviluppato da Compile Heart per PlayStation 3. Sbarcato in Giappone nell’aprile del 2013, riprende in gran parte le meccaniche del predecessore, modificandone leggermente il gameplay per renderlo più accessibile anche a chi non è da considerarsi propriamente un hardcore gamer, introducendo inoltre nuovi e interessanti personaggi e caratteristiche che vi illustreremo di seguito.
- Titolo: Mugen Souls Z
- Piattaforma: PlayStation 3
- Genere: RPG
- Giocatori: 1
- Software house: Idea Factory, PREAPP, NIS America, BANDAI NAMCO Games
- Sviluppatore: Compile Heart, Idea Factory, GCREST
- Lingua: Inglese (testi), Inglese o Giapponese (doppiaggio)
- Data di uscita: 29 maggio 2014
- Disponibilità: retail, digital delivery
- Reperibilità: comune
- DLC: personaggi, costumi, armi e oggetti di gioco aggiuntivi a pagamento
- Note: la censura ha colpito l’edizione occidentale del gioco, eliminandovi un mini-gioco nelle terme del quartier generale


Come avrete sicuramente capito dall’introduzione e dalla copertina di questo secondo capitolo della saga, la dea Chou-Chou, eroina incontrastata del Mugen Souls originale, cederà il ruolo di protagonista alla più tenera, ma smemorata e totalmente rimbambita Syrma, una delle massime divinità dell’universo che, sotto l’aspetto innocuo, nasconde poteri ancora più spaventosi di quella della tsundere dai capelli rosa. La trama proseguirà portandoci a conoscere elementi sempre più strambi e a ritrovare le vecchie glorie del primo episodio, arrivando a formare un cast di oltre venti personaggi giocabili e innumerevoli NPC. Se ciò non dovesse bastarvi, a bordo del G-Castle ci verrà ancora una volta offerta la possibilità di creare da zero nuovi guerrieri da aggiungere al nostro party, scegliendo fra alcune opzioni per l’aspetto fisico e una classe che ne determinerà le abilità in battaglia.
Una bara per ghermirli


Inutile specificare che le versioni sado di Syrma e Chou-Chou saranno quelle a darvi maggiori soddisfazioni in termini di fanservice.
Avendo in qualche modo assorbito i poteri di Chou-Chou, come lei anche Syrma sarà in grado di mutare forma e, come l’ormai minuscola dea dell’universo, sarà in grado di assumere sette aspetti diversi, ognuno riconducibile al classico stereotipo di personaggio femminile dell’immaginario giapponese. La dea potrà tramutarsi per incontrare i gusti dei propri nemici, sia in battaglia che nelle mappe; avanzando nel gioco, inoltre, assorbiremo i poteri delle divinità a cui daremo la caccia, acquisendo nuovi poteri utili in fase di esplorazione, come ad esempio il salto. Per avanzare nel gioco sarà assolutamente necessario riuscire a padroneggiare questa caratteristica perché, oltre che offrirci un vantaggio nelle battaglie, permetterà a Syrma di affascinare interi pianeti in modo da poterne assorbire i poteri. Purtroppo in questo caso la cattura risulterà un tantino più ostica e non saremo aiutati dai medesimi indicatori offerti in battaglia, bensì da una serie di enigmatici indizi che saremo chiamati a interpretare.
Overwhelming Goddess of the Battlefield

Novità assoluta di Z è l’abilità del nostro G-Castle di trasformarsi da banale astronave a maestoso mecha gigante di colore rosso, che pare un incrocio tra il classico Megazord e un Mobile Suit della saga di Gundam. Bullandoci a bordo del nostro nuovo G-Castle potremo affrontare le battaglie navali già presenti nel precedente gioco, che ancora una volta sfrutteranno il collaudato sistema della morra cinese che alternerà attacchi ad abilità difensive e di supporto. Come in passato, dovremo ascoltare i consigli del fedele Ryuto, che ci indicherà la mossa migliore da intraprendere per riuscire a sconfiggere il velivolo nemico.
Purtroppo però, tali battaglie spaziali non saranno troppo frequenti in determinate sezioni di gioco, ed è un peccato se pensiamo che avrebbero in gran parte contribuito a renderlo meno monotono. Il nostro spettacolare mecha crescerà sia fisicamente che in termini di abilità, diventando sempre più tamarro e potente con l’aumentare degli shampuru tra le nostre fila.
Anime infinite

A proposito di questo ultimo punto: mentre nell’edizione occidentale il bagno alle terme incrementerà semplicemente le nostre statistiche, la versione asiatica del gioco mette i giocatori di fronte a un vero e proprio mini-gioco a sfondo ecchi in cui si è chiamati a strofinare la candida pelle delle protagoniste femminili utilizzanto uno shampuru come spugna, fino a riempire l’apposita barra; tale funzione è stata completamente eliminata nella più casta versione giunta da noi.

“Non per essere la solita sfrangiaballe, ma cosa ci fa un uomo nudo sul campo di battaglia… dalla nostra parte?”
Avvicinandosi al nostro fedele timoniere, potremo proseguire nella storia atterrando su uno dei mondi a disposizione. Le mappe in cui Syrma, Chou-Chou e compagni potranno girovagare saranno costellate da nemici visibili con cui ingaggiare battaglia e punti di interesse che dovremo utilizzare per proseguire nell’avventura. Quelli che vengono definiti pianeti, tuttavia, non saranno mai incredibilmente vasti e non ci invoglieranno di certo a esplorarli: più che mondi veri e propri possono essere considerate alla stregua di piccoli dungeon, spesso poveri di dettagli e più frustranti che divertenti da portare a termine. Se invece amiamo combattere e grindare e ci piacciono le attività impegnative, potremo decidere di affrontare la sfida offerta dal Mugen Field, un labirinto speciale costruito all’interno del G-Castle che ci metterà di fronte ad avvincenti battaglie, sempre più ardue da portare a termine, per ricevere punti esperienza e oggetti speciali.
Glittering Fetish
Tecnicamente parlando, Mugen Souls Z è apparentemente identico al suo predecessore: stessi sprite utilizzati nelle sequenze di dialogo (almeno, per i personaggi già presenti nel primo episodio), ottimi modelli poligonali dei personaggi molto simili a quelli del primo Mugen Souls, stessi effetti sonori. Sebbene poligoni e texture siano vagamente migliori, gli scenari che saremo chiamati a esplorare sono realizzati meno dettagliatamente, con un filtro sfocatura che spesso andrà a mascherare i difetti di tutto ciò che appare all’orizzonte e un’inquadratura il più delle volte non proprio definibile comoda. Tuttavia, il peggiore difetto che Mugen Souls Z eredita dal suo predecessore, è il pessimo frame rate che si farà sentire in particolar modo proprio nelle fasi esplorative, sia quando ci troveremo sul ponte del G-Castle che nelle mappe-dungeon: ciò non ci invoglierà di certo a passare molto tempo a girovagare piuttosto che in battaglia.

All’inizio del gioco, tramite il menu Config, sarà possibile scegliere tra una serie di interessanti opzioni: velocità dei testi mostrati, intensità della vibrazione (evitiamo battute poco felici) e dulcis in fundo la tanto adorata opzione per cambiare l’audio inglese con quello giapponese. È proprio su quest’ultimo punto che voglio mettervi in guardia: ogni fan di questo genere di giochi non potrà fare a meno che prediligere il doppiaggio originale; tuttavia, selezionandolo fin dalla schermata iniziale, l’introduzione parlata sarà totalmente incomprensibile perché anche i testi su schermo saranno mostrati nell’impenetrabile (a meno che non l’abbiate studiato) idioma asiatico. Meglio iniziare il gioco in lingua inglese e decidere di cambiare l’opzione audio alla prima occasione.
A chi consigliamo Mugen Souls Z?
Essendo sostanzialmente il sequel del primo capitolo della saga, Mugen Souls Z andrebbe giocato dopo aver portato a termine il suo predecessore ma, grazie al riassunto del primo episodio contenuto nella sezione Summary, sarà possibile conoscere o ripassare brevemente gli avvenimenti accaduti nei mesi precedenti alla storia del gioco. Il suo particolare gameplay potrà piacere a chi ama i titoli firmati Compile Heart, in particolare Hyperdimension Neptunia. Il character design, il medesimo di Disgaea, è accattivante e svolge bene il suo compito, ma non è detto che possa piacere a tutti. Un JRPG con un level cap di 9999 con fasi di esplorazione e combattimenti quasi sempre simili tra loro, potrà soddisfare gli amanti del grinding estremo, ma potrà annoiare chi da questo genere di giochi preferisce rimanere affascinato dalla trama.
- Presenti audio inglese e giapponese
- Più piacevole e accessibile del primo capitolo
- Buona caratterizzazione dei personaggi
- Tutorial meno irritanti rispetto al predecessore
- Mancata localizzazione italiana
- Frame rate troppo basso nelle fasi esplorative
- Tecnicamente quasi identico al predecessore
- La versione occidentale è monca di un minigioco a sfondo erotico
Mugen Souls Z
Le travolgenti divinità dell'universo ritornano in un RPG più folle che mai
Secondo capitolo per una saga RPG frizzante, allegra e dai toni leggeri che piacerà agli amanti delle serie animate giapponesi più demenziali e volte al fanservice, nonché a chi predilige RPG pieni zeppi di dialoghi, spesso inutili ai fini della trama, ma che riescono a strappare qualche sorriso per merito di un cast simpatico e bene assortito. Il semplice ma efficace sistema di combattimento riesce in parte a compensare fasi esplorative dal sapore mediocre, così come il pregevole character design e la buona resa grafica per i personaggi possono far dimenticare il frame rate a volte frustrante. Mugen Souls Z risulta migliore del suo predecessore, evitando ancora una volta di tediare il giocatore con interminabili tutorial e agevolando funzioni basilari come il sistema di Captivate, nonché proponendo una trama e nuovi personaggi che rendono le situazioni ancora più follemente interessanti. Peccato per la decisione di censurare alcune scene di fanservice, sebbene inutili ai fini della trama.
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