Danganronpa: intervista a Yoshinori Terasawa, producer di Spike Chunsoft

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Chi ha provato DanganRonpa, vuoi stregato dalla serie TV, vuoi per semplice curiosità nei confronti del gioco, avrà notato di certo le similitudini con la serie di Ace Attorney, con cui condivide il concetto originale di sessioni investigative e processi, ma sviluppandole in maniera del tutto autonoma, con meccaniche di gioco frenetiche e più che mai al limite del cardiopalma. Tuttavia, col nuovo titolo appena annunciato, DanganRonpa: Another Episode, Spike Chunsoft ha deciso di cambiare registro, trasformando momentaneamente la serie in un titolo di azione tridimensionale.

Yoshinori Terasawa, producer di Spike Chunsoft, risponde a una serie di domande poste dai redattori di Siliconera, che vi riproponiamo tradotte di seguito.

Il concetto di DanganRonpa è piuttosto macabro. Come siete arrivati a questa idea di gioco? Cosa vi ha ispirati maggiormente?

Nel periodo in cui eravamo in fase di pianificazione e stavamo raccogliendo le nostre idee, è venuto fuori Saw. Penso che sia stata questa serie di film a ispirarmi maggiormente. In quel periodo, in effetti, i film horror che trattavano di violenza psicologica andavano piuttosto bene.

Quale pensa che sia l’elemento chiave nello scrivere un giallo che risulti convincente?

Penso proprio che si tratti dell’elemento sorpresa. Più di ogni altra cosa, è importante sorprendere il giocatore quando si tratta di un giallo o di un titolo di avventura. Quando scrivevo, prestavo particolare attenzione a inserire un sacco di elementi sorpresa.

Il protagonista di DanganRonpa è un personaggio ottimista, ma alquanto mediocre. In una situazione quando si ha a che fare con personaggi come Monokuma, per quale motivo avete deciso di fare del protagonista un tipo così mediocre anziché qualcuno di un po’ più particolare?

Penso che il modo in cui i giocatori giapponesi vedono il proprio avatar sia diverso da come lo vedono i giocatori occidentali. In Giappone, in particolare, i giocatori amano calarsi nei panni di un protagonista che li rispecchi in tutto e per tutto. È meglio quindi avere un personaggio che assomigli al ragazzo della porta accanto piuttosto che qualcuno dotato di abilità particolari.

Una delle cose che ho trovato interessanti nel personaggio di Monokuma è il fatto che abbia la stessa voce di Doraemon (Nobuyo Oyama). La cosa è voluta, e speravate che la doppiatrice lo interpretasse allo stesso modo del gatto blu, o avete dato indicazioni ben precise sul carattere del personaggio mentre le facevate interpretare Monokuma?

In questo caso è stata l’idea del personaggio in sé a prevalere, a venire prima. Quando abbiamo riflettuto sulla voce che avrebbe avuto maggiore impatto, abbiamo subito pensato all’attrice che ha interpretato Doraemon, e l’abbiamo contattata.

DanganRonpa: Another Episode differisce totalmente dagli altri capitoli della serie. Potreste dirci qualcosa in più a proposito di questo nuovo gioco, che si svolge fra DanganRonpa e Super DanganRonpa 2?

Naturalmente, c’è sempre una grossa intenzione di sviluppare un terzo capitolo, ma in qualità di creatore ho voluto mettere me stesso alla prova, e cosa più importante, mettere alla prova i giocatori con qualcosa che li sorprendesse veramente, e che non necessariamente si sarebbero aspettati. Ecco da dove è venuta fuori l’idea di Another Episode.

Può dirci qualcosa in più sul gameplay di DanganRonpa: Another Episode?

Volevo provare qualcosa di nuovo, e soprattutto provare con un’avventura in 3D. In DanganRonpa: Another Episode il giocatore è in grado di muoversi liberamente in un ambiente tridimensionale, ma contemporaneamente ha bisogno preoccuparsi di ciò che lo circonda… però così sarebbe come tutti gli altri giochi. In questo momento ci stiamo preoccupando di inserire qualcosa che lo differisca e lo renda unico, ma non possiamo ancora dire di cosa si tratti.

Vi ricordiamo che il primo DanganRonpa: Trigger Happy Havoc sarà distribuito in Europa da NIS America nei primi mesi del 2014.

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Alessandro Semeraro
Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.
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