SAKURA WARS – Recensione

Sakura Wars fa il suo ritorno sulle scene, con un marcato cambio di stile nel combat system, ma mantenendo alti i valori della tradizione della serie

SAKURA WARS - Recensione

Solo qualche giorno fa eravamo su queste pagine a raccontarvi del “disastroso” passato per noi poveri giocatori occidentali di una delle serie SEGA più amate in Giappone, Sakura Wars, con un’anteprima che raccontava delle gioie e dei dolori legati a questa saga rimasta negli anni reclusa su suolo nipponico, salvo una fugace apparizione a fine carriera di PlayStation 2 e Wii. Abbiamo sviscerato a fondo il primo titolo di questo nuovo corso e possiamo finalmente darvi le nostre impressioni finali su Sakura Wars, soft-reboot dell’omonima serie nata su SEGA Saturn e custodita gelosamente dai nostri amici giapponesi, alla stregua di un tesoro raro.

Dopo aver detto addio al genere SRPG per un approccio più action alla hack and slash, Sakura Wars resta incredibilmente fedele alle sue origini riproponendo in chiave moderna, le tre caratteristiche che l’hanno resa famosa: belle fanciulle, combattimenti con mecha e una storia in pieno stile anime. Ma veniamo a noi, e scopriamo insieme cosa dovete aspettarvi dal nuovo Sakura Wars.

SAKURA WARS - Recensione

  • Titolo: Sakura Wars
  • Piattaforma: PlayStation 4
  • Versione analizzata: PlayStation 4 (EU)
  • Genere: Action, Visual Novel
  • Giocatori: 1
  • Publisher: SEGA
  • Sviluppatore: SEGA
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 28 aprile 2020
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: disponibili DLC con costumi da bagno, vestiti classici della serie e accessori
  • Note: la Day One Edition fisica include un set di adesivi, copertina reversibile e set di costumi teatrali

Abbiamo recensito Sakura Wars con un codice PlayStation 4 fornitoci gratuitamente da SEGA tramite Koch Media..

Mecha are a girl’s best friend

Il self reboot è un’operazione spesso comune in ambito videoludico o cinematografico: si dà un colpo di spugna al passato senza però staccarsene troppo, lasciando un legame o una connessione che faccia da motivo conduttore per il nuovo prodotto, senza che lo stacco sia troppo brutale o che vada a pesare sui fan della serie. SEGA con il nuovo Sakura Wars sceglie proprio questa strada per il secondo debutto della serie in occidente, a distanza di 10 anni da Sakura Wars: So Long, My Love, quinto capitolo della serie arrivato a noi fin troppo in sordina. SEGA sceglie di ripartire con una nuova storia e nuove eroine, ed è la cosa migliore che potesse fare.

Sakura

Sakura Wars ci riporta nuovamente in quella Tokyo steampunk che fece da teatro alle avventure dei primi capitoli della serie. Questa volta ci troviamo sulla soglia degli anni ’40, al cospetto della Imperial Combat Revue, il corpo speciale di difesa il cui obiettivo è di bloccare l’avanzata demoniaca che costantemente tenta di invadere e colpire duramente la città. A noi il compito di impersonare Seijuro Kamiyama, un ex ufficiale pronto a prendere il comando della rinnovata Divisione Floreale. Come nei precedenti titoli la Divisione Floreale è un’unità speciale composta solamente da ragazze capaci di pilotare potentissimi mech grazie ad una forte energia spirituale che gli consente di stabilire una connessione e far muovere i pesanti esoscheletri metallici.

La Divisione Floreale ha anche la particolarità di operare in segretezza usando come copertura il Grand Imperial Theatre, una compagnia teatrale che mette in scena spettacoli con i quali finanziare la propria divisione. Qui il gioco cerca subito di ricreare le stesse atmosfere del titolo originale presentando ai giocatori una nuova Sakura, che prenderà il posto dell’iconica Sakura Shinguji che per anni è stata il volto di Sakura Wars. Sakura Amamiya si presenta subito al pubblico come un personaggio determinato a seguire le orme della sua eroina, emulandone un po’ lo stile e ambendo a primeggiare sia nella lotta che nella recitazione. Nel corso dell’avventura faremo conoscenza con le altre protagoniste: Hatsuho, la miglore amica di Sakura, e Claris, una distratta amante dei libri e delle storie d’amore, per poi dare il benvenuto alla giovane Azami, un’aspirante kunoichi e alla prosperosa Anastasia, stella internazionale della recitazione.

Hatsuho

Ogni ragazza avrà un ruolo centrale all’interno della storia, con un capitolo ad ella dedicato che servirà a conoscerla meglio ed approfondire il suo background narrativo. Spesso nelle storie corali come questa si rischia che molti dei personaggi passino in secondo piano, venendo dimenticati o non emergendo come si vorrebbe. Sakura Wars riesce invece nel compito di dare a tutti risalto, dedicando il giusto tempo anche a quelli secondari (salvo rari casi). Non mancano nemmeno collegamenti ai precedenti titoli, e oltre al coinvolgimento nella storia di Sakura Shinguji troveremo un altro personaggio molto amato e appartenente alla vecchia formazione della Flower Division, Sumire Kanzaki, qui nel ruolo di direttrice del teatro. Nonostante questo, Sakura Wars si lascia giocare senza problemi, visto che tutti i fatti raccontati nel prologo e che fanno da ponte fra il vecchio e il nuovo corso avvengono “off-screen” diventando di fatto digeribili anche ai nuovi giocatori.

Sakura

Un fiore di ciliegio non fa primavera

Trattandosi di un nuovo inizio, gran parte della storia si concentra maggiormente nell’introdurre tutti i nuovi protagonisti rubando un po’ di spazio a quello che è il tema principale e lo scopo primario della Flower Division, ovvero la sconfitta dei demoni.

Sebbene siano passati dieci anni dalla grande guerra avvenuta dopo la fine di So Long, my Love, con conseguente sconfitta dell’Archidemone e il sacrificio della precedente Divisione Floreale, l’avanzata demoniaca non è mai cessata, e “oggi” più che mai tenta di riportare in vita il suo malefico leader. Spetterà a Sakura e alla rinata Flower Division quindi fronteggiare questa nuova minaccia, ma altri problemi sopraggiungeranno. La Flower Division rischia di essere smantellata definitivamente a causa degli alti costi di gestione e solo la partecipazione al Combat Revue World Games, con conseguente vittoria, potrà permettergli di continuare ad operare come in passato. Molteplici sottotrame si intrecceranno e vi terranno incollati al pad per quella che probabilmente sarà una delle storie più interessanti di questa stagione videoludica giapponese.

Senza scendere ulteriormente nel dettaglio di una storia ricca di eventi e sorprese, Sakura Wars mantiene inalterata l’attitudine da anime interattivo dei precedenti episodi. Se però in passato questo avveniva sfruttando un’impostazione da visual novel contornata da decine di sequenze animate, in questa versione targata 2020 il racconto viene veicolato attraverso numerosi filmati che sfruttano l’engine del gioco, abbandonando la staticità dei vecchi titoli. Il tutto grazie a una regia dalla rara bellezza che valorizza ogni singola linea di dialogo in maniera sempre efficace. Primi piani, campi e controcampi, la sensazione che si ha giocando è quella di trovarsi veramente di fronte ad una corposa serie animata. Merito anche del lavoro recitativo alle spalle del gioco e di come è stato riversato nel titolo con un motion capture che dà vita ai protagonisti durante le continue cutscene. A volte qualche animazione è fin troppo esasperata da una recitazione sopra le righe, ma in generale ci troviamo di fronte ad un lavoro che potrebbe competere anche con le produzioni più maestose.

Mugen

Anime interattivo

Nonostante l’utilizzo di filmati che svecchiano la struttura da visual novel dei precedenti capitoli, ritroviamo una netta divisione fra le varie aree di competenza di Sakura Wars. Troviamo infatti una porzione dedicata allo sviluppo della storia, dove torna il LIPS, un sistema a scelte multiple che permette di interagire con le ragazze. Ogni decisione presa andrà a influenzare il livello di fiducia del nostro interlocutore, che si alzerà o abbasserà in base alla risposta data. A seconda del rapporto che andremo ad instaurare sarà possibile accedere o meno ad alcuni eventi esclusivi che espanderanno ulteriormente l’intreccio narrativo. Il LIPS presenta alcune varianti, come l’Analog LIPS, nel quale il dosaggio dell’intensità della nostra voce determinerà il tipo di risposta che daremo, risultando o meno fuori luogo o troppo irruenti.

Kamiyama

Migliorare il livello di fiducia permetterà di sbloccare anche i “Tête-à-tête”. Come nei precedenti giochi di Sakura Wars, anche qui ritroviamo le famose sezioni date sim, grazie alle quali potremo entrare in intimità con le protagoniste del gioco stando appunto “faccia a faccia” con loro. In queste fasi dovremo scegliere bene le nostre mosse, cercando di conquistare la nostra partner senza cadere in qualche scivolone che comprometta il buon esito dell’evento, come ad esempio cercando di baciarle in maniera inopportuna o sfiorando alcune parti del loro corpo. Per quanto queste fasi mantengano alti il fan service e lo spirito goliardico della serie, c’è da complimentarsi nuovamente con SEGA per come sono state contestualizzate all’interno del gioco. Se quella fra Seijurou e Sakura sarà più una romance sentimentale, ben diverso sarà lo spirito con le altre ragazze. Ad esempio con Claris tutto ruoterà sull’inesperienza della ragazza nello scrivere storie d’amore non avendo mai avuto nemmeno un appuntamento con un ragazzo, mentre con Azami primeggerà più un rapporto fraterno. Migliorare il livello di fiducia non avrà conseguenze solo sul morale dei piloti in battaglia, ma vi aprirà la strada ad uno dei relativi filmati finali dedicati all’una o all’altra protagonista.

Sakura e Kamiyama

A completare la storia abbiamo anche una serie di quest secondarie. Contrariamente a quanto si possa pensare, si tratta di missioni spesso legate alla trama principale, che servono da riempitivo narrativo per raccontare alcuni eventi o approfondire i rapporti con le nostre compagne di squadra, risultando quasi fondamentali per avere un quadro completo di tutta la storia.

Sakura Wars ci mette poi davanti alla possibilità di visitare anche alcune location del gioco, sebbene in maniera limitata. Questo è dovuto principalmente alla natura da visual novel che restringe il campo d’azione al solo teatro e a qualche piccola location accessibile tramite menu testuale. Addirittura mentre il teatro è esplorabile nella sua interezza, con tanto telecamera controllabile a 360°, per le altre zone è stata scelta un’inquadratura fissa con la visuale che si sposta in base ai nostri movimenti. Dato il taglio del gioco questa scelta stilistica non incide minimamente sul gameplay, dato che rappresenta solamente una piccola parte di quello che è l’insieme delle dinamiche dell’avventura.

Abbiamo parlato della storia del nuovo Sakura Wars e della nuova piega narrativa presa, così come del ritorno del LIPS e delle meccaniche da simulatore di appuntamenti. È ora è doveroso passare invece all’altra colonna portante del gioco, i combattimenti con i mech. Tornano gli amatissimi Koubu, i tondeggianti robottoni che da sempre caratterizzano la serie, qui chiamati Mugen, un modello di Spiracle Fighters in grado di affrontare i demoni sfruttando il pieno potere delle ragazze.

Action is the new black

La prima novità che ci ha colpito fin dalla presentazione è il cambio netto di direzione, da strategico a truni ad action in tempo reale. Come abbiamo sollevato durante l’anteprima di Sakura Wars ogni dubbio sul nuovo sistema di combattimento è legittimo e destato dal gusto personale di ognuno di noi. Dopo aver completato l’avventura però ci sentiamo di analizzare meglio questo aspetto che a malincuore appare come quello più debole di questa produzione.

Sakura, Mugen

Sakura Wars propone, come già ripetuto, un combat system sfacciatamente action che si spoglia di tutte quelle finezze strategiche dei precedenti capitoli. Ma non è tanto la svolta presa a non averci convinto del tutto, ma la profondità del sistema stesso. Purtroppo ci troviamo di fronte ad un action molto basilare, che perde qualsiasi connotato da JRPG per un approccio sì immediato, ma poco approfondito. Ogni Mugen potrà contare su due tipologie di attacco, uno più debole e rapido, l’altro lento ma decisamente più potente, che combinati fra loro a cascata ci consentiranno di inanellare una manciata di combo, sia a terra che in volo. Combattendo e sconfiggendo le ondate di nemici guadagneremo dei punti che permetteranno di innalzare la barra del morale di squadra, che renderà le unità più o meno combattive a seconda dell’andamento della partita. Ogni mech potrà poi fare sfoggio della sua potenza attivando, quando l’apposito indicatore sarà carico, un attacco speciale che spazzerà via i nemici a schermo. Esiste poi una seconda tipologia di attacco di coppia, che vedrà due unità collaborare fra loro per eseguire una mossa ancora più devastante della precedente.

Il combat system poi si regge su una meccanica di schivata che se attivata con il giusto tempismo ci consentirà non solo di evitare i colpi nemici ma anche di entrare in una sorta di bullet time che andrà a potenziare i nostri colpi giusto per qualche istante. Vi avevamo parlato anche di alcuni problemi legati all’assenza di un lock-on che permettesse di agganciare i nemici e avere una visione più chiara dell’azione a video. Ecco, almeno questo aspetto è stato corretto con una patch rilasciata in tempo durante la nostra prova e che aggiunge questa feature a nostro avviso fondamentale, che rende godibile un gameplay altrimenti mal gestito proprio per l’assenza di questa funzionalità base. Ogni Mugen offre poi uno stile di combattimento unico. Mentre quelli di Sakura e Seijurou puntano per uno stile “classico” basato sull’uso di katana, personaggi come Claris e Anastasia possono sfruttare attacchi a distanza, utilizzando rispettivamente la magia e un potente fucile energetico. Azami invece può contare su uno stile corpo a corpo che si avvale di calci e pugni, mentre Hatsuho può dare sfogo a tutta la sua forza bruta agitando nervosamente un potente martello. Stili diversi che permettono di diversificare la tipologia di scontro, sebbene sia possibile portarne in battaglia solamente uno oltre a quello di Seijurou. Sul campo il Mugen poi potrà spostarsi con rapidità e sfruttare le proprie capacità di movimento a servizio di un’esplorazione che acquista un retrogusto quasi platform. I dungeon sono abbastanza articolati, spingendo il giocatore a saltare da una piattaforma all’altra per raggiungere il proprio obiettivo o di sfruttare il Wall Dash (una mossa che ci permette di “slittare” sopra i muri) per scalare o superare alcuni ostacoli non aggirabili.

Battle system di Sakura Wars

Cosa c’è quindi che non funziona nel nuovo gameplay di Sakura Wars? Fondamentalmente la mancanza di qualsiasi tipo di progressione o evoluzione legato ad esso. Il gioco vi mette di fronte alle sue “capacità” nelle prime ore e così rimane in stallo fino al finale. Nessun tipo di sviluppo dei personaggi, né upgrade da fare ai mecha o equipaggiamenti da comprare. Manca in toto l’aspetto ruolistico che ci si aspetterebbe di trovare, e sebbene anche negli altri titoli la struttura da RPG di stampo classico era flebile, le scelte prese nella parte “novel” andavano a influenzare le statistiche dei personaggi. Qui, non essendoci nulla a supporto, troviamo un gameplay poco stimolante e fin troppo ripetitivo nel lungo periodo, che viene vanificato da un livello di sfida praticamente inesistente. Ed è un peccato che proprio questa componente sia stata gestita male, perché sarebbe bastato veramente quel poco in più per dargli quello sprint di cui necessitava. Anche perché se è vero che la parte narrativa è gestita estremamente bene in termini di resa a video, è con i Mugen protagonisti della scena che la situazione si infiamma, con alcune sequenze degne del miglior anime mecha.

Una ciliegia tira l’altra

Sakura Wars offre poi anche qualche attività collaterale con cui passare il tempo, come un simulatore di battaglie, con il quale rivivere gli scontri riaffrontando i vari livelli e boss già completati, con la possibilità di cambiare la nostra compagna con una delle altre ragazze disponibili.

Possono tirare invece un sospiro di sollievo i fan storici della serie, che potranno nuovamente mettere alla prova le loro abilità e testare la propria fortuna con il Koi-Koi, il famoso gioco di carte giapponese basato sui mazzi Hanafuda (le carte dei fiori), nel quale potrete sfidare i protagonisti del gioco. Per quanto possano sembrare complicate, le regole del Koi-Koi sono abbastanza intuitive trattandosi di un “matching game” nel quale dovrete accoppiare le carte della vostra mano con quelle su banco, cercando di puntare agli abbinamenti che vi consentono di ottenere più punti e battere il nemico. Un gioco che mescola strategia e fortuna, e che rappresenta un simpatico diversivo con il quale impiegare il vostro tempo. Giocando a Koi-Koi sarà possibile sbloccare nuovi personaggi da affrontare in questa modalità, così come una serie di extra, come nuove tracce musicali.

Posa di vittoria

Sakura Wars è pieno anche di carte collezionabili, le Bromides, degli extra nostalgici che ripercorrono la storia dei vari capitoli della serie, proponendo personaggi e momenti più iconici per i fan. Una volta finito il gioco, sarà possibile continuare avviando il New Game+ per cimentarsi nella raccolta delle carte mancanti e completare così la nostra collezione. A proposito del New Game+, questo permette anche di affrontare nuovamente le varie scelte narrative così da sbloccare alcune scene precluse nella precedente run, che per essere completata richiederà all’incirca 35/40 ore, a seconda di quanto tempo dedicherete alle storie e alle attività secondarie.

Una delle più grandi IP di SEGA in Giappone, Sakura Wars, ha debuttato sul SEGA Saturn nel 1996 ed è diventato un franchise di successo che comprende sequel, spin-off, anime, manga e persino spettacoli teatrali. Alcune delle migliori menti creative nelle industrie degli anime e dei JRPG hanno ora unito i loro talenti con SEGA per portare Sakura Wars a una nuova generazione e a un nuovo pubblico occidentale.

Per questo reboot, SEGA ha riportato molti dei creatori originali e ha ricevuto grandi contributi nel
design dei personaggi da luminari come Tite Kubo, Yukiko Horiguchi, BUNBUN, Fumikane Shimada, Ken Sugimori, Noizi Ito, Shigenori Soejima, per una produzione spettacolare.

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Hatsuho, Sakura Wars

Sakura Wars si rifà il look

Concludiamo la nostra disanima concentrandoci adesso sul comparto tecnico del nuovo Sakura Wars. Come già citato qualche riga sopra, la strada intrapresa nel raccontare la storia grazie a una regia di alto livello innalza la qualità generale del gioco. Tecnicamente ci troviamo di fronte ad un titolo validissimo, bello da vedere sia nei filmati che nella grafica in game, che soffre solamente di alcune ambientazioni un po’ troppo spoglie e qualche calo di prestazione durante le fasi action. Ottimi i filmati animati che accentuano la spiccata natura anime. A coronare questo sodalizio ognuno dei capitoli del gioco termina con un’anteprima, un “what’s next” che ci introduce al prossimo episodio e solitamente lascia il giocatore con in mano un cliffhanger grosso quanto una casa e tanta voglia di continuare a giocare. Il taglio episodico funziona tantissimo e nuovamente dobbiamo fare un plauso per come tutto il gioco è stato scritto ed imbastito per creare interesse nella storia.

Esplorazione

Al character design dei personaggi c’è un passaggio di testimone che vede Tite Kubo raccogliere la pesante eredità di lasciatogli da Kosuke Fujishima. Sebbene lo stile di Kubo sia più moderno e fresco, la resa finale con i modelli 3D rende i personaggi di gioco ottimamente caratterizzati. Kubo poi gioca in casa essendo particolarmente ferrato nel far risaltare, forse fin troppo, i personaggi femminili, concentrandosi soprattutto sulle loro curve e in certe proporzioni antigravitazionali. Di qualità anche la colonna sonora e il doppiaggio: la prima si avvale di alcuni pezzi storici, come il tema principale riadattato per l’occasione e alcune tracce che hanno fatto la storia della serie, che si uniscono ad una nuova selezione di brani nuovamente composte da Kohei Tanaka (storico autore della serie), molti dei quali cantati e che appariranno in gioco durante i numerosi momenti salienti; il secondo dimostra una direzione artistica estremamente attenta alla qualità, che viene valorizzato proprio grazie lavoro congiunto con il motion capture. Peccato solamente che Sakura Wars non sia interamente doppiato, lasciando diversi passaggi completamente muti, senza nemmeno il classico “beep speech” tipico di queste situazioni. La voce viene invece sostituita dal tema dei personaggi protagonisti delle rispettive scenette, riempiendo così il vuoto creatosi.

A livello di adattamento abbiamo la sola lingua inglese per i testi, e per un titolo del genere dove l’80% del gioco è composto da dialoghi rischia di diventare un ostacolo per chi fatica con le lingue straniere. È vero che il livello dei testi non è altissimo e facilmente abbordabile da chiunque, ma data la mole di dialoghi si rischia di finire vittime della nostra stessa incomprensione. È presente invece un’unica traccia audio, quella giapponese, che visto lo stampo prettamente anime del gioco rappresenta la scelta ottimale per una produzione di questo tipo.

Sakura Wars, Kamiyama

A chi consigliamo Sakura Wars?

Consigliamo Sakura Wars a tutti i fan della serie, che con questo capitolo troveranno una nuova avventura che saprà essere fedele allo spirito della serie, ma con quel tocco di modernità che non guasta mai. Per tutti gli altri Sakura Wars può essere l’assist per avvicinarsi alla serie SEGA e magari essere invogliati a riscoprila, recuperando il precedente So Long, My Love o il film arrivato dalle nostre parti qualche anno fa. Vi suggeriamo di seguire anche la nuova serie animata, al momento inedita in Italia, da gustarvi una volta completato il gioco, dato che si tratta di un sequel delle avventure di Sakura e della Flower Division.

  • La regia della porzione novel regala un sacco di soddisfazioni
  • Una storia degna del miglior mecha anime
  • I valori della serie sono rispettati
  • Tecnicamente offre una buona prova…

  •  …Anche se c’è qualche calo di fps durante le lotte
  • Il nuovo combat system action non convince del tutto
  • Manca un senso di sfida durante i combattimenti
  • La sola lingua inglese potrebbe essere un ostacolo per alcuni
Sakura Wars
4.2

Un nuovo inizio per una delle serie SEGA più amate in Giappone

Sakura Wars è un ottima ripartenza. La serie SEGA con questo reset videoludico trova una nuova giovinezza con un titolo che, almeno sotto il punto di vista scenico e narrativo, tiene testa ai ricordi del passato. Una nuova Sakura, nuovi nemici e tante avventure vi aspetteranno in questo capitolo, e rimarrete affascinati dalla qualità della storia e dal taglio fortemente televisivo che rendono Sakura Wars un anime interattivo al quale abbandonarsi completamente. Tutte le caratteristiche che hanno reso famosa la serie sono state rispettate e valorizzate con somma pace (e gioia) dei fan che aspettavano con ansia questo nuovo capitolo. L’unico aspetto che ci sentiamo di criticare, a malincuore, è il gameplay relativo alla parte action, il vero grosso stravolgimento di questo episodio. L’abbandono delle meccaniche strategiche si fa in qualche modo sentire, abbracciando uno stile action/hack and slash che non riesce a lasciare il segno per la mancanza di uno sviluppo che stimoli il giocatore durante le fasi attive di gioco. Nonostante un gameplay da action 1.0, Sakura Wars si lascia giocare, e nella sua semplicità regala anche dei bei momenti. La patch correttiva che troverete al day one finalmente elimina le criticità di una telecamera che in fase di anteprima ci aveva sollevato un sacco di dubbi, adesso fortunatamente dissolti con l’introduzione di un sistema di lock-on che aiuta a destreggiarsi fra i nemici, specie nei tediosi scontri aerei. Se amate i robot giganti, il taglio anime da serie TV e una storia che sappia catturarvi, il nuovo Sakura Wars è il titolo che fa per voi. E speriamo di cuore che questo sia solo il primo capitolo di una lunga serie di nuove avventure per Sakura Wars.

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Giacomo Favilla
Dopo anni passati fra videogiochi, anime e serie TV sente ancora il bisogno di dire a tutti la sua su qualsiasi cosa. Anche se in realtà nessuno gli ha mai chiesto di farlo.

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