Golden Kamuy – Recensione della serie animata

L’adattamento di Studio Geno di Golden Kamuy porta sul tavolo una premessa e un’ambientazione storica inusuale. Riuscirà a impressionarci questa combo?

Golden Kamuy

Nell’anno 37 dell’Era Meiji, corrispondente al 1904 del calendario occidentale, durante la seconda guerra Russo-Giapponese, ha luogo la battaglia conosciuta come Assedio di Port Arthur. Golden Kamuy segue le avventure di uno dei soldati che parteciparono a quest’impresa, Sugimoto Saichi, soprannominato “Immortale” per via della sua incredibile resistenza e ferocia. Dopo la sanguinosa battaglia e la fine della guerra Sugimoto, avendo ormai abbandonato la carriera militare, cerca di guadagnare dei soldi facendo il prospettore nella regione dell’Hokkaidō, per poter tener fede ad una promessa fatta a un suo commilitone caduto. Proprio qui, mentre sta setacciando un fiume in cerca d’oro, viene a conoscenza di una leggenda riguardante un’enorme quantità d’oro trafugata al popolo degli Ainu che vive nella regione, e decide di cercarlo, con l’aiuto di una ragazza appartenente a quel gruppo etnico, di nome Asirpa. La mappa che mostra l’ubicazione del misterioso tesoro è stata tatuata dal presunto colpevole di questo crimine sulla pelle di 24 detenuti poi evasi dalla Prigione di Abashiri. Sugimoto dovrà quindi rintracciare questi fuggitivi e in qualche modo assicurarsi la loro collaborazione o la loro morte.

La prima cosa che mi ha colpito di quest’anime fin dal primo episodio è l’ambientazione decisamente inusuale: ci sono serie a bizzeffe riguardanti epoche molto lontane che raccontano di vicende spesso legate al Periodo degli Stati Combattenti, e più in generale al Giappone feudale. In questo caso, invece, abbiamo un periodo storico relativamente poco conosciuto, quello del Giappone dell’XX secolo, in un periodo di grande transizione: non solo tra società feudale e moderna, con la fine dello Shogunato Tokugawa sopraggiunta qualche decina di anni prima, ma anche a causa del periodo di occidentalizzazione che la società stava attraversando, terminata la politica di isolazionismo totale (senkoku) che aveva caratterizzato il Paese fino a quel momento.

Inoltre, tutti gli eventi di Golden Kamuy hanno luogo nella parte settentrionale dell’isola dell’Hokkaido, la meno sviluppata di tutto il Giappone e che ai tempi stava cominciando pian piano ad essere più abitabile, con la nascita di diverse città quasi “coloniali”: fino ad allora infatti l’isola era abitata principalmente dal popolo indigeno degli Ainu. E proprio la cultura, il folklore e i costumi di questa popolazione sono il focus principale di quest’opera, che intende dar voce ad un gruppo piuttosto dimenticato e particolare. La parola Kamuy, nel titolo, indica un’entità spirituale divina che nella mitologia Ainu abita un oggetto, oppure un certo aspetto della natura. I Kamuy sono numerosissimi e sono associati a moltissimi concetti sia reali che astratti, come il Kamuy Fuchi, dio del focolare, oppure il Repun Kamuy, dio del mare, della pesca e degli animali marini.

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Per realizzare questa serie sono stati impiegati diversi consulenti, linguisti, professori universitari e figure professionali che hanno dedicato la loro vita allo studio di questo popolo, e sono riusciti perfettamente nel loro intento, rappresentando con grandissima minuzia di dettagli la cultura, gli usi e costumi, le tradizioni, l’aspetto fisico e perfino la cucina Ainu. Quasi tutti gli episodi di Golden Kamuy sono dei piccoli Manuali delle Giovani Marmotte, in cui qualcuno dei personaggi (solitamente Asirpa) spiegherà molto chiaramente alcune tecniche di caccia, di sopravvivenza nella natura e di cucina:  può sembrare una cosa stupida all’inizio, ma i consigli che vengono dati riguardanti il come comportarsi in caso di attacco da parte di un orso sono effettivamente quelli seguiti dagli Ainu e adottati ancora adesso dai cacciatori di tutto il mondo.

La parte a cui viene dedicata più attenzione, anche visivamente, è sicuramente quella culinaria, e il cibo in questa serie è animato con grandi dettagli e reso incredibilmente appetitoso, e, nonostante si tratti principalmente di piatti che molti di noi considererebbero piuttosto disgustosi, devo ammettere che diverse volte mi è venuta parecchia fame e curiosità di provare alcuni dei cibi mostrati.

A discapito di un inizio piuttosto lento, Il cast di Golden Kamuy è incredibilmente variegato e nel corso delle sue avventure Sugimoto aggiungerà diversi membri al suo gruppo, man mano che procederà verso la Prigione di Abashiri, chi più fedele e chi meno: arrivati circa a metà della serie, le cose inizieranno a farsi complicate, con moltissime fazioni, gruppi di individui e tradimenti continui degni di una stagione qualsiasi di Game of Thrones: tutti i personaggi sono alla ricerca del famigerato oro trafugato agli Ainu, con ognuno che desidera mettervi le mani sopra per un diverso tornaconto personale, da una semplice promessa al desiderio di rivoluzione contro il governo Meiji.

Anche gli antagonisti hanno dei lati positivi e a volte ci si può trovare a simpatizzare con loro, specialmente per il carisma e la pazzia positiva di alcuni; le loro storie, spesso raccontate in dei flashback, li rendono decisamente profondi se si riesce a guardare un po’ fra le righe. Verso la fine gli intrecci diventano fin troppo caotici, con certi personaggi che mostrano comportamenti di difficile comprensione e piani che spesso sono chiari solo nella loro mente. Se da un lato questo può confondere lo spettatore, è anche esempio di una trama complicata che riesce nel suo intento, facendo dubitare di tutti e aggiungendo suspense ad ogni scena.

Fermandocisi un attimo a riflettere, l’intreccio di Golden Kamuy è parecchio pesante: l’unico indizio che i personaggi hanno per ottenere l’oro è una mappa creata dal misterioso Noppera-bou, criminale colpevole di aver massacrato un villaggio Ainu rubandovi tutto l’oro presente, ora detenuto nella prigione di massima sicurezza di Abashiri in un regime severissimo.

Nonostante la trama sia parecchio tragica e spesso piena di violenza molto esplicita, ogni episodio non manca di gag divertenti per spezzare la tensione, oppure di espressioni facciali assolutamente esagerate a scopo comico (specialmente nel caso di Asirpa). Certi personaggi sono inseriti proprio a scopo di comic relief e questo aiuta a smorzare un po’ la situazione, per evitare di dare all’anime un tono troppo serio.

Le battute spesso sono incentrate sulla differenza culturale molto marcata che c’è fra i membri del cast che accompagnano Sugimoto e i suoi nemici, andando dai gusti culinari fino agli effetti indesiderati delle piante e la differenza fra dialetti incomprensibili delle diverse zone del Giappone. L’umorismo rimane comunque su un tono parecchio dark, specialmente quello dei cosiddetti “antagonisti”.

Flora mozzafiato, fauna un po’ meno

Sugimoto e compagni passano moltissimo tempo immersi nella natura incontaminata dell’Hokkaidō, e quindi, come è facile immaginare, l’aspetto visivo dell’anime per quanto riguarda i fondali ha ricevuto molta attenzione: i panorami sono ben disegnati e colorati e anche nelle scene dinamiche e animate si riesce a cogliere bene la diversità dell’ambiente. Un aspetto negativo è invece dato dall’uso veramente incomprensibile della CGI per rappresentare cose apparentemente casuali come gli orsi e il fuoco (???) che stona davvero molto con il resto. La colonna sonora non è nulla di speciale, con ben poche tracce memorabili, ma devo fare invece un plauso alla prima sigla d’apertura, cantata da un gruppo che ormai con gli anime ci sta trovando gusto: si tratta di Winding Road, cantata dai MAN WITH A MISSION.

Adattamento all’insegna del rispetto

Golden Kamuy rappresenta un’ottima opportunità non solo di intrattenersi ma anche di imparare qualcosa su un popolo purtroppo dimenticato e che fino ad un secolo fa veniva considerato “estinto” dai giapponesi stessi. La sola originalità delle premesse e dell’argomento principale gli ha permesso la nomination a ben due Premi Culturali Osamu Tezuka nel 2016 e 2018 (quest’ultimo vinto). Un’esecuzione solida con un intreccio complesso, un cast di personaggi molto vario e apprezzabile e scene d’azione comunque ben coreografate sono valsi a Golden Kamuy anche il primo posto nella nostra classifica sui dieci migliori anime del 2018. Con una nuova stagione in dirittura d’arrivo, l’hype inizia a salire, ora che la storia sta entrando nel vivo. Vi lascio con una pro tip: non fate bollire la carne di lontra di mare in una stanza chiusa. Golden Kamuy è il figlio illegittimo nato dall’unione fra The Hateful Eight e Game of Thrones e merita molto rispetto per le idee originali che cerca di portare.

Uno dei punti più alti del 2018

Theryer
Ossessionato da De André e METAL GEAR, pensa che Trigger abbia salvato gli anime. Darebbe tutto pur di vedere un nuovo Trauma Center e il finale di Berserk; generalmente ti vuole bene.

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