Megadimension Neptunia VIIR - Recensione

Megadimension Neptunia VIIR – Recensione

Idea Factory porta le nostre divinità preferite nella Realtà Virtuale, grazie alla nuova edizione dell’ultimo esponente della saga: Megadimension Neptunia VIIR.

Megadimension Neptunia VIIR - RecensioneC’è aria di guai a Gamindustri. Le Console Patron Unit, quattro divinità alla guida di questo mondo fuori dalla nostra realtà, ognuna capo di una nazione, devono affrontare lo CPU Shift Period, durante il quale i cittadini di Planeptune, Lastation, Lowee e Leanbox perdono la fede verso le proprie dee e ne eleggono delle nuove. Tocca a NeptuneNoire, Blanc e Vert, rispettivamente Purple Heart, Black Heart, White Heart e Green Heart, più volte salvatrici di Gamindustri, cercare di mitigare i danni per rimanere a capo delle proprie nazioni…

Peccato che Neptune, insieme alla sorella Nepgear, candidata CPU, sia scomparsa! Dove è finita? In una dimensione alternativa di Gamindustri, la Zero Dimension, un mondo prossimo al collasso. Insieme alla CPU del luogo Uzume Tennouboshi dovranno cercare la via di casa prima che sia troppo tardi.

Torna su Playstation 4 una nuova versione di Megadimension Neptunia VII, il quarto capitolo della saga di Hyperdimension NeptuniaShin Jigen Game Neptune VIIR (Victory II Realize). Questo remake di quello che probabilmente è il miglior capitolo della saga, riporta in veste nuova le avventure delle CPU, personificazioni delle piattaforme di gioco di Sony, Microsoft, Nintendo e SEGA. Il precedente Megadimension Neptunia VII,  elaborato da Compile Heart e Idea Factory si arricchisce infatti con nuove funzionalità legate alla realtà virtuale e una veste grafica ancora migliore. Cosa ha dunque da offrire questa specie di remake? Scopriamolo.

  • Titolo: Megadimension Neptunia VIIR
  • Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation VR
  • Genere: JRPG
  • Giocatori: 1
  • Software house: Idea Factory International
  • Sviluppatore: Idea Factory, Compile Heart
  • Lingua: Inglese (testi), Inglese o Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 24 aprile 2018
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: non annunciati
  • Note: compatibile con la periferica per la realtà virtuale PlayStation VR

Neptune sembra non preoccuparsi della crisi della sua Planeptune e dei paesi circostanti: l’eternamente svogliata dea preferisce infatti passeggiare allegramente per le strade anziché, come le sue colleghe, lavorare per risolvere i problemi dello CPU Shift Period. All’improvviso una misteriosa richiesta di aiuto attira l’attenzione di Neptune su una misteriosa console. Le sorprese però non sono finite: una volta che Nepgear, su richiesta della sorella, finisce di riparare la console, entrambe le dee verranno risucchiate un una dimensione sull’orlo della completa distruzione, la Dimensione Zero, piuttosto simile a Planeptune

Turisti per caso

Girovagando per la Dimensione Zero faremo presto una nuova conoscenza: Uzume Tennouboshi, una carismatica guerriera con la tendenza a sognare ad occhi aperti che altri non è se non l’incarnazione del Dreamcast, console di sesta generazione di casa SEGA.  Sia nella sua forma base che nella trasformazione HD, è infatti piuttosto evidente nel costume di Uzume il simbolino a spirale che contraddistingue la console. Sebbene sia l’unica umana (e CPU) sopravvissuta alla distruzione, Uzume non è sola: a farle compagnia ci sono infatti una serie di adorabili mostriciattoli e il pesce bishonen Umio, che la aiuta e guida nel suo tentativo di salvare il mondo. Neptune e Nepgear non hanno dubbi: finché saranno bloccate nella Dimensione Zero aiuteranno la CPU in questa missione, che sicuramente non può essere completata da una sola persona.

Oltre ai classici mostri più o meno forti, la causa della distruzione sono le quattro  terribili Dark CPU, la versione malvagia e potentissima delle a noi già note Purple Heart, Black Heart, Green Heart e White Heart. Tra combattimenti e infiniti dialoghi, ci sarà possibile visitare la Dimensione Zero, che offre alcuni scorci di bellezza non toccati dalla distruzione generale che abbiamo visto nelle prime sequenze. I cambiamenti della grafica rispetto a Megadimension Neptunia VII, sia nel normale scorrere del gioco che in combattimento, rendono ancora più piacevole dal punto di vista del design la nostra esperienza, che tuttavia non sarà alterata dal punto di vista della storia. Megadimension Neptunia VIIR infatti da questo punto di vista non cambia di una virgola rispetto al titolo originale; per considerazioni quindi di portata più generale, vi rimandiamo alla nostra precedente recensione.

Prendi tre, paghi uno

Come nel titolo originale, il gioco si struttura intorno a tre nuclei di trama ben definiti, del quale ciò che abbiamo descritto, Zerodimension Neptunia Z: Twilight of the Desperate CPU, è solo la prima parte. La struttura è palesemente ripresa da quella di un anime, con tre stagioni ciascuna con la propria sigla. Seguono infatti Hyperdimension Neptunia G: The Golden Leaders, Reconstructors of GamindustriHeartdimension Neptunia H: Trilogy Finale: Into Legend. Dovremo salutare Uzume per tornare nella Hyperdimension — il CPU Shift Period richiede assolutamente la nostra attenzione! Le quattro dee Neptune, Noire, Blanc e Vert sono infatti in difficoltà: i loro share, la fede che i cittadini nutrono per loro, stanno calando vertiginosamente, e girano numerose dicerie poco piacevoli su di loro. Quando però, grazie alla loro collaborazione, la situazione inizia a migliorare, entrano in campo le Gold Third che, nonostante il nome, sono quattro guerriere (third sta infatti per third party developer), rappresentanti anche loro di un team di sviluppo giapponese: S-Sha è la personificazione di SQUARE ENIX, B-Sha di BANDAI NAMCO, C-Sha di CAPCOM e K-Sha di KONAMI. Le guerriere sfidano e riescono a sconfiggere con facilità le CPU. Alla fine dello scontro, la Hyperdimension cambia sensibilmente. Riusciranno le dee a riportare la pace? In Heartdimension Neptunia H: Trilogy Finale: Into Legend il cerchio finalmente si chiude, ma per evitare spoiler, non faremo accenni alla trama.

All’interno di ogni singola stagione i momenti di gioco sono divisi in sequenze narrative intervallate dalla Nepstation, che vorrebbe imitare le anticipazioni che seguono alla fine di una puntata di un anime, ma puntualmente fallisce nel suo intento a causa della distrazione delle presentatrici.

Per chi sia completamente a digiuno della saga di Hyperdimension Neptunia, tutto ciò può creare una certa confusione: nel momento in cui si conclude la prima “stagione”, si ha infatti la netta impressione di una certa incompletezza della trama e di non aver sfruttato fino in fondo tutto ciò che il gioco offre. Alcuni meccanismi, come ad esempio la possibilità di migliorare le armi, si sbloccano piuttosto tardi, dando l’impressione al giocatore di essere ancora nelle prime fasi nonostante siano passate già abbastanza ore da quando si è iniziato a giocare.

La player’s room

La più grossa novità di Megadimension Neptunia VIIR rispetto al titolo originale sta senza dubbio in quella che viene definita la VR Dimension. In questa dimensione, nella quale è consigliato (ma non obbligatorio) indossare il PlayStation VR, si uniscono il mondo di Gamindustri e il nostro in una peculiarissima rottura della quarta parete. Il nostro mondo, definito la Player’s Room, verrà in alcuni momenti del gioco disturbato dalle visite delle CPU che ci parleranno e interagiranno con noi. L’accesso alla Player’s Room è assolutamente libero: sta a noi controllare di tanto in tanto, specialmente successivamente ai momenti dedicati alla Nepstation, che ci sia una qualche novità. Le dee entreranno nella Player’s Room attraverso un portale interdimensionale e si dimostreranno interessate a noi. Ci parleranno spesso dei loro interessi e mostreranno meglio che durante il gioco classico la loro personalità: Neptune ad esempio vorrà vedere le nostre console, Noire vorrà ordinare la nostra stanza e ci mostrerà fino a che punto può spingersi una personalità tsundere come la sua, Blanc sarà attirata dai nostri libri al punto tale da chiederci di poterli prendere in prestito, Vert ci parlerà dei suoi videogiochi preferiti e, sorpresa sorpresa, di tanto in tanto comparirà anche la Neptune adulta che, talvolta interrotta da Croire, ci parlerà delle sue esplorazioni interdimensionali. Sarà possibile per il giocatore interagire con le dee osservandole quando comparirà l’indicatore apposito oppure annuendo o negando con la testa (nel caso si indossi il visore) o muovendo la levetta del proprio joypad. Il VR tuttavia non si limita a questo: dopo la nostra conversazione con ognuna delle dee, riceveremo un oggetto per decorare la nostra stanza.

Sebbene la funzionalità sia simpatica e certamente una bella aggiunta per i fan più sfegatati delle quattro CPU, essa pare piuttosto limitata rispetto alle potenzialità della PlayStation VR: oltre a ciò che è stato descritto infatti non è possibile fare altro con il visore. La Player’s Room rappresenta una percentuale molto limitata sull’intero tempo di gioco richiesto per completare Megadimension Neptunia VIIR, e inoltre gioca su quello che avevamo precedentemente considerato uno dei punti deboli di questo titolo, e cioè i dialoghi. Già nell’originale infatti l’impressione era quella che fossero tanti e talvolta inutili ai fini della trama; da questo punto di vista, i dialoghi della Player’s Room non aggiungono assolutamente nulla. L’attrattiva sta invece nel poter vedere le dee in realtà virtuale.

A chi consigliamo Megadimension Neptunia VIIR?

Trattandosi di una nuova versione di un gioco già apprezzato in precedenza, le nostre considerazioni sono simili a quelle già fatte per il titolo originale: si tratta di un titolo con i suoi momenti esilaranti e situazioni assurde, slegato dalla trama dei titoli precedenti (e quindi accessibile anche per chi non abbia mai giocato alla saga prima), ma che richiede un grinding continuo. Tuttavia, considerando questo titolo in contrapposizione all’originale Megadimension Neptunia VII, solo la grafica migliorata e gli eventi VR — che ci sentiamo di consigliare tra l’altro solo a chi effettivamente sia in possesso di un visore per la realtà virtuale — non paiono abbastanza convincenti.

  • Comparto grafico ulteriormente rifinito
  • Possibilità di interagire con le CPU
  • Si può giocare anche senza PlayStation VR

  • Funzionalità VR piuttosto limitate
  • Elementi ripetitivi che possono stancare dopo qualche ora di gioco
  • Ma quando la smettono di parlare a vanvera?