Yakuza 6: The Song of Life per Xbox – Recensione

Con questo sesto capitolo si chiude anche su Game Pass la storia del Drago di Dōjima: ecco cosa ne pensiamo della versione Xbox di Yakuza 6: The Song of Life

Yakuza 6: The Song of Life per Xbox - Recensione

Con l’uscita su Game Pass di questo marzo 2021 si chiude un cerchio, quello della saga di Kazuma Kiryū, storico protagonista di Ryū Ga Gotoku, meglio noto in Occidente come Yakuza. È finalmente disponibile su Xbox One (di conseguenza, su Xbox Series X|S) e su PC l’indimenticabile Yakuza 6: The Song of Life, uscito originariamente su PlayStation 4 in Europa ormai tre anni fa. Un titolo che aveva come scopo quello di chiudere un ciclo, dando l’addio al Drago di Dōjima e ai suoi comprimari come protagonisti.

Le vicende di The Song of Life si aprono con uno scorcio del “presente”, con Kiryū in una nuova città alle prese con i soliti problemi risolvibili con le mani e con un’altra, insolita faccenda. Un bambino da accudire. Facciamo poi un salto indietro al finale del precedente episodio, con Haruka che abbandona il palcoscenico della finale della Princess League rivelando al mondo intero di essere stata cresciuta da un ex yakuza. Il suo desiderio è quello di tornare a casa, all’orfanotrofio Morning Glory di Okinawa, assieme a suo padre. Tuttavia, ancora convalescente, Kiryū sarà costretto a tornare in carcere per ripulire la sua fedina penale, ma nel frattempo il passato di idol di Haruka la costringerà nuovamente ad abbandonare la sua nuova famiglia. Scontata la pena di tre anni, Kazuma deciderà di seguire le tracce della figlia adottiva, che lo porteranno nuovamente fra le strade di Kamurocho.

Yakuza 6: The Song of Life per Xbox - Recensione

  • Titolo: Yakuza 6: The Song of Life
  • Piattaforma: Xbox One, PC
  • Versione analizzata: Xbox One (Game Pass)
  • Genere: Azione, Avventura
  • Giocatori: 1 (2 nei mini-giochi)
  • Publisher: SEGA
  • Sviluppatore: Ryū Ga Gotoku Studio
  • Lingua: Inglese (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 25 marzo 2021
  • Disponibilità: digital delivery
  • DLC: Clan Creator Card Bundle
  • Note: disponibile su Game Pass a partire dal day one

Abbiamo recensito Yakuza 6: The Song of Life con un codice Game Pass fornitoci gratuitamente da Microsoft.

Yakuza 6: The Song of Life per Xbox - Recensione

BRAND NEW STAGE

Yakuza 6: The Song of Life si svolge a cavallo fra le location di Kamurocho e l’inedita Onomichi, della prefettura di Hiroshima, con una breve capatina all’orfanotrofio Morning Glory già visto nel terzo episodio. Sebbene la Kamurocho di questo episodio sia stata ristretta con espedienti come barriere e “lavori in corso”, presenta aree inedite come Little Asia e gli interni di numerosi edifici, ripresi poi nelle successive iterazioni che sfruttano il medesimo motore grafico. Onomichi si differenzia parecchio dal caotico quartiere a luci rosse di Tokyo, presentando un’atmosfera più calda e accogliente, coadiuvata da personaggi che, come ho già detto al tempo della release originale, vi entreranno nel cuore. Il clan Hirose e tutti i suoi membri, partendo dal grezzissimo Nagumo e finendo con il giovane Yuta, risultano a conti fatti alcuni fra i migliori comprimari dell’intera saga, che non vi faranno rimpiangere la quasi totale assenza di personaggi chiave come Majima, Saejima e Akiyama, che si faranno vedere decisamente meno rispetto ai giochi precedenti.

Come consuetudine per la saga, anche in questo sesto volume sono stati scelti attori di prim’ordine a prestare volto e voce a comprimari e antagonisti, e su tutti spicca il nome più blasonato dell’intera saga. Trattasi di Takeshi “Beat” Kitano, uno dei più importanti comici e attori del panorama nipponico famoso in tutto il mondo per i suoi film, proprio a tema yakuza. Kitano interpreta il mite Toru Hirose, leader dell’omonima famiglia e in qualche modo leggenda della malavita locale. Alla coinvolgente e drammatica trama principale si alterneranno le immancabili substory, che questa volta tireranno in ballo persino classici dell’animazione moderna come “La ragazza che saltava nel tempo” e “Your Name.” — seppur con le dovute libertà creative.

Yakuza 6: The Song of Life per Xbox - Recensione

Today is a Diamond

Il primo episodio sviluppato in esclusiva per la scorsa generazione di console presenta alcune fra le attività secondarie più divertenti in assoluto viste in Yakuza. Al di sopra di tutte metterei la modalità Clan Creator, un assuefacente tower defense che ci metterà contro una schiera di wrestler professionisti realmente esistenti come Tetsuya Naito, Hiroshi Tanahashi e Kazuchika Okada. A seguire, lo spassoso ed eccitante (letteralmente) mini-gioco delle live chat, che vedrà il nostro Boomer di Dōjima alle prese con Anri Okita e Yua Mikami, che esordiranno con frasi ammiccanti e accenneranno strip, arrivando (purtroppo?) solo a mostrarsi in bikini.

Yakuza 6: The Song of Life per Xbox - Recensione

Chi vorrà scolpire il proprio fisico potrà divertirsi con gli esercizi della palestra RIZAP (e con la divertente parodia dei suoi spot televisivi), cimentarsi nella pesca subacquea o con la gestione manageriale di una squadra di baseball. Chi ama gli arcade invece troverà ad aspettarlo Virtua Fighter 5: Final Showdown, Puyo Puyo e i classici OutRun, Space Harrier e compagnia cantante, che siamo ormai consueti trovare in ciascun Ryū Ga Gotoku. Infine, non possiamo non menzionare lo Snack New Gaudi, dove potremo cimentarci nel karaoke e nel mini-game che ci consentirà di stringere amicizia con gli abitanti di Onomichi, meccanica ripresa poi in Yakuza: Like A Dragon per far salire il grado di amicizia con i membri del party.

Like a Butterfly

A chi ha già messo le mani su tutti e sei i giochi disponibili su Game Pass, contando l’immenso episodio Zero, Yakuza 6 ricorderà Kiwami 2, di cui sfrutta il medesimo motore grafico (o meglio, il contrario). Il Dragon Engine utilizzato poi anche per Judgment e il recente Like A Dragon ha debuttato proprio con questo episodio, con tutte le incertezze e i limiti tecnici di un motore ancora da spingere al massimo. Su PlayStation 4 erano frequenti i cali in un frame rate già di suo incerto, che spesso faticava a reggere i 30 FPS. La situazione migliorava leggermente su PS4 Pro, pur non raggiungendo la fluidità dei capitoli usciti fino a quel momento. Su Xbox Series X, piattaforma next-gen sulla quale ho avuto modo di testare questa nuova versione, le cose migliorano un po’, ma non come ci si potrebbe aspettare con un aggiornamento vero e proprio per le console next-gen.

Il Dragon Engine incespica decisamente meno rispetto alla console Sony sulla next-gen di Microsoft, con cali decisamente più rari e un frame rate più stabile, che appare un po’ più fluido rispetto a quello di Kiwami 2, ma che non raggiunge i 60 fotogrammi al secondo, specie nelle animazioni dei personaggi, che appaiono più scattose soprattutto durante i combattimenti. Uno dei pregi più apprezzati di Yakuza 6 è stata l’intenzione del Ryū Ga Gotoku Studio di doppiare praticamente ogni dialogo presente nel gioco, un aspetto visto unicamente in questo capitolo di chiusura delle vicende di Kiryū.

Yakuza 6: The Song of Life per Xbox - Recensione

Diverso è il discorso invece per la versione PC, su cui apriamo qui una breve parentesi. Nelle versioni Game Pass e Steam di Yakuza 6 è stato rimosso il tetto massimo di 60 FPS portandolo invece a 120 fotogrammi al secondo (nonostante certe cutscene siano comunque bloccate a 30 FPS), nemmeno troppo difficili da raggiungere nelle scene meno concitate. Tuttavia, anche con un PC di fascia alta, non ci è stato possibile evitare del tutto gli stutter presenti sulle versioni console, che comunque si verificano solo negli ingorghi urbani di Kamurocho e nelle scene di combattimento con veramente tanti nemici a schermo. In generale, chi è riuscito a giocare Kiwami 2 sulla propria macchina non avrà problemi a far girare egregiamente anche Yakuza 6: The Song of Life.

A chi consigliamo Yakuza 6: The Song of Life?

Nonostante in qualche modo il team di sviluppo abbia trovato il modo di riepilogare la storia finora con brevi stralci disponibili a inizio gioco, consiglio di giocare a Yakuza 6: The Song of Life solo a chi ha già avuto modo di portare a termine tutti i precedenti episodi, Yakuza 0 compreso. Il sesto capitolo è direttamente collegato al quinto, dato che comincia esattamente dove il precedente è finito, collegandosi direttamente ad esso tramite il suo finale. Infine, come per tutti gli altri giochi della saga, ad esclusione di Yakuza: Like A Dragon, The Song of Life presenta testi unicamente in lingua inglese, il che potrebbe rappresentare una barriera per chi non conosce bene la suddetta la lingua.

Yakuza 6: The Song of Life per Xbox - Recensione

  • Uno dei migliori capitoli della saga
  • Takeshi Kitano
  • Clan Creator e Live Chat sono due tra i migliori mini-game di sempre

  • Nessun miglioramento sostanziale su Xbox Series X|S
  • La versione più acerba del Dragon Engine
  • Manca il supporto alla funzione di Quick Resume
Yakuza 6: The Song of Life
4.6

Ancora una volta, il cerchio si chiude

Allora come oggi, reputo Yakuza 6: The Song of Life uno dei migliori esponenti della saga di Ryū Ga Gotoku in assoluto, sul podio assieme a Yakuza 0 e al recente Yakuza: Like A Dragon. Nonostante mostri un po’ troppo il fianco a causa di un Dragon Engine ancora allo stato grezzo, si rivela essere ancora un ottimo gioco, soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura, degli attori in scena e dei contenuti. Avrei certamente preferito un miglioramento dal punto di vista tenico, ma ci troviamo praticamente di fronte allo stesso titolo visto su PS4, con un leggero miglioramento dovuto alle migliori prestazioni della console Microsoft di nuova generazione. Con questo si chiude il cerchio delle vicende di Kazuma Kiryū anche su PC e Xbox, ma soprattutto su Game Pass. In attesa di poter accogliere la versione rimasterizzata di Judgment e nuovi capitoli della serie Yakuza, ciò che mi auguro è che SEGA decida di rilasciare degli update next-gen mirati a far girare al meglio possibile Yakuza 6 e Yakuza Kiwami 2, con gli stessi miglioramenti visti nella versione Series X di Like A Dragon.

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Alessandro Semeraro
Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.

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