The Lost Child – Recensione

Una moltitudine di misteri, indagini, dungeon da esplorare e nemici da purificare. La missione divina è quella di salvare il mondo, o così sembra… The Lost Child ci accompagna in un’avventura tra Paradiso e Inferno.

The Lost Child – Recensione

The Lost Child – Recensione9 settembre, mattina. Per Hayato Ibuki, giornalista di LOST monthly, è una giornata non troppo diversa dalle altre. Il caso su cui sta indagando invece è tutt’altro che normale: nella metropolitana di Tokyo stanno avvenendo numerosi e misteriosi suicidi. Le voci parlano infatti di una grossa ombra nera e una giovane donna vestita di viola che fanno la loro comparsa alle spalle dei futuri suicidi un attimo prima che questi avvengano. Da bravo giornalista dell’occulto, tocca ad Hayato indagare, ma non sa che lo aspetta la stessa sorte… Oppure un destino che segnerà la storia dell’umanità.

The Lost Child, dungeon crawler creato dallo stesso autore di El Shaddai, ci fa immergere immediatamente in una realtà permeata dal mistero, con una trama ricca e piena di colpi di scena ed elementi di collezione e allevamento che potrebbero risultare familiare ai giocatori di Pokémon. Questo titolo, non uno spin-off ma qualcosa di completamente nuovo, è sbarcato su PlayStation 4, Nintendo Switch e, nella sola forma digitale, su PlayStation Vita. Vediamo dunque dove si inserisce nel panorama dei dungeon crawler RPG.

  • Titolo: The Lost Child
  • Piattaforma: PlayStation 4, Nintendo Switch, PS Vita
  • Genere: RPG
  • Giocatori: 1
  • Software house: NIS America
  • Sviluppatore: KADOKAWA GAMES
  • Lingua: Inglese (testi e doppiaggio), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 22 giugno 2018
  • Disponibilità: retail (solo PS4 e Nintendo Switch), digital delivery
  • DLC: set di oggetti aggiuntivi a pagamento

Una missione divina

Nella metropolitana di Tokyo, Hayato diviene vittima dello stesso demone su cui sta indagando, che lo spinge sui binari proprio mentre sta arrivando il treno. Fortunatamente, la misteriosa donna dai vestiti viola lo salva appena in tempo. Prima che possa chiederle chi sia, la donna fugge lasciandogli una valigia. Chi è lei? Cosa contiene la valigia? Ma soprattutto, ci sono demoni a Tokyo?

Le risposte arriveranno in una forma imprevista: Lua, un angelo disceso dal paradiso per aiutare Hayato, il prescelto, in una missione divina per salvare l’umanità… o così pare, almeno. I demoni sono in giro per il Giappone, con l’obiettivo di portare caos e pazzia nel mondo, e l’unico modo per fermarli è utilizzare proprio il contenuto della valigia: Gangour, una pistola leggendaria in grado di catturare gli Astrali, che siano demoni, angeli o angeli caduti. Grazie a questo strumento potremo quindi catturare e collezionare tutti gli Astrali del gioco, e grazie al tablet, contenuto anch’esso nella valigia, potremo purificarli e farli diventare nostri alleati nelle battaglie, che si faranno sempre più difficili.

Hayato quindi si troverà a dover compiere la sua missione divina cercando e combattendo i demoni all’interno di dungeon invisibili all’occhio umano chiamati Layer, mentre allo stesso tempo indaga sui vari misteri che come funghi spunteranno per tutto il Giappone grazie all’aiuto del direttore di LOST Sarutani, e aiutando anche Lua a ritrovare sua sorella Balucia.

The Lost Child propone sin dalle prime battute una trama fitta di misteri e intrighi, personaggi impenetrabili e nemici sconosciuti, che verranno rivelati solo continuando a giocare. I colpi di scena, che non mancheranno, terranno i giocatori incollati allo schermo fino alle ultime battute.

It’s time to fight!

La maggior parte del gioco si svolge dentro i Layer, labirinti a più piani che esploreremo con una prospettiva in prima persona, pieni di ostacoli ed enigmi da risolvere per poter procedere al piano successivo. Non sono i soli pericoli che bisogna affrontare: in modo non dissimile da altri giochi, durante la nostra missione compariranno in modo casuale gli Astrali che ci attaccheranno.

Durante ogni turno sarà possibile decidere in anticipo cosa farà la nostra squadra, per poi dare inizio all’ondata di attacchi che si abbatteranno sui nostri avversari e su di noi. Il sistema predilige l’uso della strategia, non solo con il classico sistema di forza e debolezza elementale, ma anche indicandoci con un sistema di colori dell’occhio accanto a ciascun personaggio chi è più probabile che venga attaccato, dandoci la possibilità di difenderci e limitare notevolmente i danni.

L’elenco di azioni che si possono scegliere è tutt’altro che limitato; oltre ai classici comandi attacco, difesa e fuga, Hayato può usare uno dei vari proiettili di Gangour, la cui forza varia a seconda della formazione della squadra e dalla potenza accumulata, mentre gli altri personaggi godranno di un vastissimo elenco di abilità acquisibili casualmente tramite il sistema Fruit of Wisdom (frutto della saggezza).

Nonostante la varietà delle azioni e degli Astrali che combatteranno per e contro di noi, questo sistema di battaglia diventa però presto noioso. Le battaglie scorrono lentamente, senza alcuna animazione, in modo poco naturale. Il livello di alcuni boss è inoltre nettamente superiore a quello dei nemici affrontati nel layer, e per questo risultano fin troppo ostici. Con l’eccezione degli ostacoli, anche l’esplorazione del layer diventa monotona a lungo andare, sia per via dell’ambientazione poco curata, con texture ripetitive e di bassa qualità, sia a causa dei comandi scomodi: non è possibile utilizzare l’analogico, si avanza solo con le frecce del D-Pad in avanti e indietro, mentre quelle di destra e sinistra ruotano soltanto la nostra prospettiva.

Collezionali tutti!

Insieme alla trama, la possibilità di collezionare gli Astrali rappresenta uno dei punti di forza di The Lost Child. Si nota infatti una certa cura e fantasia nel design di ciascuno di questi, che possono essere potenziati in modo permanente tramite karma e in modo temporaneo tramite le terme, il cui effetto positivo, se decideremo di visitarle, non ci abbandonerà finché saremo all’interno di un layer. Inoltre, una volta che i nostri Astrali avranno raggiunto il livello massimo, sarà possibile per noi farli evolvere nel tempio di Chodenji tramite il sistema EVILve per ulteriore potenza.

Alla fine di ogni combattimento riceveremo il karma necessario per il potenziamento e numerosi oggetti sia di equipaggiamento che vendibili, e, quando saremo fortunati, troveremo anche dei tesori, apribili tramite un piccolo minigioco. Un grinding costante sarà dunque vitale per potenziare la nostra squadra quanto necessario, tenendo in considerazione sopratutto l’elevata quantità di karma necessaria per potenziare un singolo Astrale (figuriamoci tutti quelli che possiamo inserire nel nostro party!).

Un ultimo punto riguarda musica e doppiaggio. Il comparto sonoro è decisamente piacevole e intrigante, e accompagna bene le nostre avventure. Si può scegliere se ascoltare il doppiaggio sia in inglese che in giapponese in qualsiasi momento, un punto certamente a favore di questo titolo.

A chi consigliamo The Lost Child?

Chiunque ami titoli con trame avvincenti non può non essere almeno incuriosito da questo titolo, adatto a qualsiasi tipo di giocatore. I meccanismi delle battaglie e di evoluzione ricordano concettualmente quelle dei mostriciattoli tascabili, e i collezionisti saranno soddisfatti dal gran numero di Astrali presenti. Consigliamo quindi questo titolo per chiunque abbia un poco di pazienza e aspettative non troppo alte.

  • Trama avvincente
  • Tanti Astrali collezionabili
  • Buono il design dei personaggi
  • Ottimo comparto sonoro

  • Pochissime animazioni
  • Layer poco studiati
  • Comandi scomodi
  • Combattimenti ripetitivi e noiosi
The Lost Child
3

Un dungeon crawler misterioso e avvincente

The Lost Child non può non attirare l’interesse degli amanti di trame ricche e intricate. Personaggi misteriosi e dagli intenti sconosciuti lasciano il giocatore con il fiato sospeso mentre vaga all’interno dei dungeon. Le musiche accompagnano perfettamente l’atmosfera, e i numerosi Astrali risveglieranno l’animo del collezionista. Peccato però per la carenza delle animazioni, i dungeon monotoni e forse un po’ bruttini e la necessità di raccogliere parecchio karma per potenziare quanto necessario gli Astrali. Insomma, un bel gioco per chi ama gli RPG e le trame intense, che forse necessitava di essere ulteriormente rifinito.

Venticinque anni, metà dei quali passati a giocare a qualsiasi FINAL FANTASY le capitasse sottomano. Ama alla follia gli RPG, le trame complesse e i personaggi carismatici che non siano Yuna.

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