Sword Art Online: Lost Song – Recensione

Sword Art Online: Lost Song – Recensione

sword-art-online-lost-song-recensione-boxartIl tristemente noto MMO chiamato Sword Art Online, realizzato per la piattaforma futuristica NerveGear, era il primissimo gioco di ruolo online basato interamente sulla realtà virtuale, ma il suo creatore Kayaba Akihiko aveva implementato una macabra innovazione: morire all’interno di Aincrad causava la morte del giocatore anche nel mondo reale, e non consentiva alcuna possibilità di logout. L’unico modo per uscirne vivi era quello di portare a termine l’avventura. Il giovane Kazuto Kirigaya è l’eroe che è riuscito in questa impresa, liberando sé stesso e i suoi sfortunati compagni da quel mondo. Nonostante la brutta esperienza vissuta, da grande appassionato di informatica e MMORPG, si avvicina al gioco ALfehim Online, dove insieme ai suoi amici può finalmente divertirsi in maniera spensierata. Un giorno, all’interno di questo singolare gioco dall’atmosfera fatata, viene pubblicato un nuovo aggiornamento che introduce il continente di Svart Alfehim, composto da numerose isole galleggianti. Riuscirà Kirito a completare anche questo gioco prima della neo-formata gilda Shamrock, capitanata dalla idol Seven? E quali sono i veri obiettivi di quest’ultima?

Sword Art Online: Lost Song è il terzo capitolo videoludico dedicato alla famosa serie di light novel scritta da Kawahara Reki e illustrata da abec, che ha visto crescere in maniera esponenziale i suoi fan grazie alla serie animata trasmessa nel 2012. Uscito originariamente in Giappone su PlayStation Vita e PlayStation 3, il titolo arriva da noi qualche mese dopo sia sulla già citata handheld, che su PlayStation 4, in seguito all’uscita del porting dell’episodio che lo precede, Sword Art Online: Hollow Fragment. Riuscirà questa nuova avventura di Kirito e compagni a intrattenere i giocatori, o si rivelerà un prodotto destinato solo ai fan più sfegatati della serie?

  • Titolo: Sword Art Online: Lost Song
  • Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation Vita
  • Genere: Action RPG
  • Giocatori: 1-16 (online)
  • Software house: BANDAI NAMCO Entertainment
  • Sviluppatore: Artdink
  • Lingua: Italiano (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 13 novembre 2015
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: non presenti
  • Note: Re: Hollow Fragment elargito come bonus prenotazione in aggiunta a una steelbook; disponibile in Asia anche su PS3

Prima di iniziare a parlarvi a grandi linee della trama di questo gioco, credo sia doveroso farvi una breve introduzione. Gli eventi narrati in Sword Art Online: Lost Song avvengono in una timeline differente da quelli della serie televisiva, svolgendosi infatti dopo la conclusione degli eventi narrati in Sword Art Online: Hollow Fragment, dove Kirito non porterà a termine SAO al 75° piano, bensì completerà la sua scalata fino all’ultimo e, sopratutto, in questa versione della storia, anche personaggi come Leafa e Sinon sono finite all’interno del gioco mortale. Per questo motivo faranno la loro comparsa anche individui come Philia e Strea, personaggi originali della saga videoludica. È bene inoltre precisare che l’intero arco narrativo Fairy Dance, il secondo della prima stagione televisiva, non è mai avvenuto in questo universo. Ora tornando sull’intreccio del gioco vero e proprio, c’è da dire che questo è molto semplice e si basa sull’esplorazione di una nuova zona di ALfehim Online, chiamata Svart Alfehim e formata da alcune isole galleggianti che Kirito e il suo gruppo di amici decideranno di esplorare per puro divertimento, lasciandosi alle spalle il passato. Ad essere sinceri la trama non è poi tutta ‘sta gran cosa, è molto lineare e segue uno schema abbastanza ripetitivo, che alterna l’esplorazione di brevi dungeon a battaglie con boss, intervallate da alcune sottotrame facoltative che vedono coinvolto Kirito e una delle tante eroine del gioco, che servono più che altro a appagare lo spirito dei fan dei personaggi in questione. La storia del gioco potrà essere facilmente portata a compimento in una trentina di ore, il che non è un male considerando che, al contrario di quanto mi è accaduto con il titolo che lo ha preceduto, non viene a noia; inoltre ci saranno anche molte cose da fare nel post game che allungano di un bel po’ questa esperienza di gioco.

Unico limite: il cielo

Chi di voi ha già avuto modo di entrare in contatto con il mondo virtuale di ALfheim Online, sa già che una delle peculiari caratteristiche di questo gioco è la possibilità di librarsi nel cielo. Questa caratteristica è rimasta intatta anche all’interno di Lost Song, e potremo infatti volare solcando le varie zone aperte del gioco, scegliendo se sfrecciare a tutta velocità o se sollevarci da terra e muoverci lentamente in modo tale da sostenere anche dei combattimenti aerei. Nelle fasi iniziali del gioco dovremo rispettare il Limite di altitudine e non potremo raggiungere altezze molto elevate, ma proseguendo con la trama questo confine verrà rimosso, offrendoci maggiori possibilità di esplorazione. Le zone perlustrabili sono abbastanza ampie, vista anche la presenza di numerose isolette fluttuanti dove potremo recuperare alcuni oggetti, ma purtroppo sono abbastanza vuote e limitate; c’è veramente poco da fare se non sconfiggere nemici e i dungeon presenti sono molto brevi e lineari, nonostante la grande libertà di movimento che ci viene offerta. Personalmente, sono rimasto infastidito dal fatto che le zone disponibili siano poche: si parla di tre grandi isole con qualche labirinto disseminato qua e là e un mondo finale decisamente più piccolo. Certo, non mi aspettavo di vedere la grande mole di contenuti presenti nel gioco che lo ha preceduto, ma l’aggiunta di un paio di zone esplorabili in più non avrebbe guastato. Lo stesso discorso si può applicare alla città che ci farà da base operativa durante il gioco, decisamente piccola, dove troveremo un negozio per acquistare oggetti, la locanda di Agil per acquistare e vendere armi, L’emporio di Liz dove potenziarle, la locanda per accettare le quest e avviare la modalità multiplayer; infine un appartamento con una scrivania e un letto per cambiare personaggio e salvare la partita. Il problema è che tutte queste strutture sono concentrate in una zona, rendendo il resto della città praticamente inutile se non per parlare con gli altri personaggi e avviare missioni secondarie: anche sotto questo aspetto si poteva decisamente fare di meglio.

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Parliamo adesso dei gradevoli combattimenti all’interno di ALfheim: il gioco questa volta si configura come un vero e proprio Action RPG, dove avremo a disposizione due distinti set di skill, a seconda se avremo o meno l’arma sguainata. Quando l’arma sarà riposta nel fodero, il nostro personaggio potrà utilizzare le Magie che avremo assegnato ai rispettivi tasti, consentendoci di attaccare dalla distanza o di curare i nostri compagni in cambio di qualche MP, che si ripristineranno gradualmente nel tempo. Quando invece il nostro alter-ego poligonale avrà in pugno il proprio strumento di difesa, potremo utilizzare i tasti quadrato e triangolo per sferrare rispettivamente attacchi leggeri e pesanti, gli ultimi però consumeranno la nostra Stamina e dovremo quindi cercare di dosarli durante le nostro combo. Anche a spada sguainata avremo a disposizione attacchi speciali fisici, che dovranno essere precedentemente assegnati e che, anche loro, consumeranno i nostri MP. Ci si potrà inoltre proteggere dai colpi nemici, azione che si rivelerà molto più efficace se avremo equipaggiato uno scudo, o tentare di schivare i loro attacchi per sorprenderli alle spalle e infliggere maggiori danni, mentre premere uno dei due tasti d’attacco con l’arma infoderata ci consentirà di passare all’attacco in maniera molto rapida. Il combattimento non è limitato solo a quando saremo con i piedi per terra, ma potremo continuare ad affrontare i nostri nemici anche a mezz’aria, cosa che è particolarmente interessante e che offre il meglio di sé negli scontri con determinati boss. Potremo inoltre scegliere se usare gli oggetti per velocizzare il recupero delle nostre energie, o impartire dei semplici ordini agli altri membri del nostro party, nonché decidere di utilizzare la Union Rumble, una tecnica che si attiverà dopo aver riempito la Barra Unione e che potenzierà i nostri personaggi fino al suo esaurimento, migliorandone temporaneamente le statistiche e consentendoci inoltre di sferrare una potente offensiva, lo Union Attack.

Meglio di una Gilda

Finalmente in questo gioco potremo utilizzare chi più ci aggrada tra i personaggi disponibili, non saremo più limitati al solo Kirito, ma potremo ad esempio indossare i panni di Asuna o di Leafa, ognuno di loro dotato delle proprie peculiarità e stile di lotta, in gran parte determinato dalla Razza del loro Avatar. Essendo una Undine, Asuna utilizzerà prevalentemente attacchi magici legati all’elemento Acqua e le magie curative, mentre Leafa, come le altre Sylph, eccellerà nell’uso di magie di Aria. Questo però non esclude il fatto che essi possano imparare anche magie legate ad altri elementi o ancora altre, che nel gioco vengono indicate come Speciali, in grado di sortire diversi effetti, quali, ad esempio, immobilizzare il nemico; personaggi come Silica, che rientrano nella razza Caith Sith, possono invece utilizzare le magie Famiglio, che sfruttano la potenza dell’animale che gli accompagna. Potremo formare un party di massimo tre elementi, scegliendo altri due personaggi oltre quello da noi controllato. Ogni guerriero potrà inoltre equipaggiare tre diverse tipologie di arma: l’uso prolungato di una stessa categoria ne farà aumentare il livello di compatibilità, migliorando di conseguenza le Skill che potremo utilizzare con la lama sguainata. Le armi presenti nel gioco sono molteplici, potremo infatti adoperare Spade, Stocchi, Katana, Scudi, Archi, Tirapugni, Spade a due mani e molto altro, ciascuna tipologia sarà dotata del proprio pattern di attacco e a queste si aggiungono anche diversi accessori per aumentare i parametri e le resistenze elementali. Il gioco ci darà inoltre la possibilità di cambiare gli abiti dei nostri eroi scegliendo tra quelli a disposizione tra cui, oltre a costumi da bagno e teli per le ragazze, troveremo anche due costumi provenienti da GOD EATER 2, uno per Kirito e uno per Asuna che, sinceramente, non mi sarei mai aspettato di vedere nell’edizione europea del gioco.

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Anche le Skill e le Magie si potenzieranno con l’utilizzo, salendo di livello e guadagnandone in termini di potenza o effetto. All’inizio del gioco i personaggi partiranno dal livello 100 e aumentando la loro esperienza potranno salire migliorando le loro statistiche e apprendendo magie nuove; il livello massimo che si potrà raggiungere sarà il millesimo, ma posso assicurarvi che non è per nulla difficile guadagnare esperienza in Lost Song, come non lo è stato nel suo predecessore; anzi, sopratutto nelle fasi iniziali e per l’intera durata della storia, si potrà salire di livello senza dover ricorrere ad alcuna sessione di grinding, cosa che resta facoltativa solo per chi mira a completare il gioco nella sua interezza. I nostri personaggi impareranno inoltre anche una serie di abilità passive, che potenzieranno determinate statistiche o la forza di alcuni attacchi. In Sword Art Online: Lost Song potremo creare un massimo di tre avatar personalizzati, per quanto l’editor sia fin troppo limitante. Potremo infatti scegliere solo la razza (che rimane legata al genere), una capigliatura e il relativo colore tra sole due scelte a nostra disposizione, e per concludere potremo impostarne il nome; si tratta di una funzionalità che poteva essere implementata decisamente meglio, vista la simulazione di MMO che Sword Art Online vuole offrire, non qualcosa che sembra essere stata infilata nel gioco all’ultimo minuto.

Scenari da déjà vu

Dal punto di vista grafico il gioco si presenta decisamente migliore rispetto al suo predecessore, che si basava fortemente sul primo episodio della serie uscito su PlayStation Portable. Le versioni per le due console sono graficamente molto simili tra loro, anche se l’edizione PlayStation 4 risulta essere più pulita e priva di alcuni rallentamenti che purtroppo si possono verificare in quella per la handheld di Sony. La colonna sonora offerta da BANDAI NAMCO è abbastanza orecchiabile, ma purtroppo si mantiene su livelli mediocri, fatta eccezione per opening ed ending theme del gioco. Presente all’appello anche il doppiaggio originale giapponese, con gli stessi seiyuu che prestano la loro voce alla trasposizione animata tratta dalla novel originale. L’unica vera pecca è riconducibile a degli scenari fin troppo scarni e simili fra loro, specie per quanto riguarda i dungeon, che risultano monotoni e praticamente tutti uguali.

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A chi consigliamo Sword Art Online: Lost Song?

Consiglio questo gioco a tutti gli appassionati di questa serie, che potranno nuovamente divertirsi a interpretare i panni dei loro personaggi preferiti, mantenendo intatta l’atmosfera dell’anime. Chi non si ritiene tale potrebbe avere problemi a capire i legami che intercorrono tra i protagonisti e alcuni riferimenti a eventi passati, motivo per cui, se siete veramente intenzionati a giocare a Lost Song, vi consiglio di guardarvi quanto meno la prima parte della serie animata; giocare al titolo precedente non è un must, ma potrebbe aiutare leggermente la comprensione di alcuni dialoghi. Detto questo, il gameplay mi ha divertito parecchio, motivo per cui se cercate un Action RPG non molto impegnativo con cui passare il tempo, anche grazie al completamento delle missioni secondarie in sessioni multigiocatore online, questo gioco farà al caso vostro. Per la prima volta SAO è stato tradotto in italiano, motivo per il quale non vi è alcun tipo di barriera linguistica a precludere la comprensione della trama.

  • Molti personaggi giocabili, ognuno con il proprio stile di combattimento
  • Divertente e con grande libertà di movimento
  • Presenza di doppiaggio giapponese e testi in italiano
  • Spazi abbastanza grandi…

  • …ma troppo limitati in termini di contenuto
  • Creazione del personaggio troppo superficiale
  • A lungo andare risulta ripetitivo
Sword Art Online: Lost Song
3.8

Un Action RPG che volta alto e con poche turbolenze

Sword Art Online: Lost Song è un divertente gioco di ruolo d’azione all’interno del quale, esattamente come nella serie da cui è tratto, potremo divertirci a svolazzare nei cieli delle varie zone a disposizione, consentendoci addirittura di ingaggiare i nemici in combattimenti aerei. L’impronta action assunta da questo capitolo, nonché l’opportunità di utilizzare numerosi personaggi dotati ognuno del proprio stile di gioco, sono gli aspetti che ho apprezzato maggiormente, viste soprattutto alcune limitazioni del precedente episodio. Purtroppo, nonostante la grande libertà offerta dalle esplorazioni, le zone in cui potremo avventurarci sono tutto sommato poche e i dungeon molto limitati; immagino che i developer avrebbero potuto migliorare questo aspetto aggiungendo, magari, qualche ulteriore area esplorabile. Uno degli aspetti che invece ho trovato fastidioso risiede nell’eccessiva limitazione nella creazione dei personaggi, che doveva essere curata maggiormente. I fan della serie animata saranno contenti di sapere che potranno ascoltare le voci giapponesi a cui li ha abituati la serie televisiva e, per la gioia di coloro che hanno qualche problema con la lingua inglese, tutti i testi sono disponibili in lingua italiana. Sinceramente, nonostante alcune limitazioni, e nelle vesti di fan di questa serie, posso dire che l’esperienza di gioco di Sword Art Online: Lost Song sia stata appagante.

Giocatore accanito di JRPG, Musou e quant'altro di tipicamente giapponese. Il suo sogno nel cassetto è quello di poter un giorno iniziare dei Social Link con le ragazze di SENRAN KAGURA.