Il giorno che rischiai il linciaggio per colpa di Captain Tsubasa

Abbiamo visitato Yotsugi, il posto in cui è nato Yōichi Takahashi, creatore di Captain Tsubasa. Qui si celano le fantomatiche statue dei personaggi di Holly e Benji. Ecco la nostra esperienza!

Il giorno che rischiai il linciaggio per colpa di Captain Tsubasa

Ora che l’hype è alle stelle e siamo eccitati come caimani per l’imminente uscita di Captain Tsubasa: Rise of New Champions, di cui noi di Akiba Gamers abbiamo parlato molto, mi viene in mente un episodio divertente capitato la volta che visitammo Tokyo nel 2018, ovvero quando rischiai il linciaggio da parte dei miei colleghi Alessandro (Zechs), Francesco (BaSS) e Roberto (Kurama) per via della mia innocente voglia di visitare il quartiere di Yotsugi per andare ad ammirare, appunto, le statue di Captain Tsubasa disseminate nel sobborgo del capoluogo giapponese in cui è nato il mangaka creatore della saga.

Desideravo visitare quel luogo e quelle statue dal mio primo viaggio in Giappone, visita poi saltata per mancanza di tempo e inserita obbligatoriamente con minacce di morte dal sottoscritto nel successivo viaggio, purtroppo in mezzo ad una giornata eccessivamente piena di altri impegni. Captain Tsubasa si colloca tra le mie opere preferite di sempre, amante del calcio (anche se per il calcio giocato mi sono sempre autoclassificato come “pippa”), del Giappone ma soprattutto del nonsense dell’opera di Yōichi Takahashi, volevo per forza andare nel luogo di nascita dell’autore a vedere queste fantomatiche statue e, della ciurma, l’unico interessato e che pareva volermi salvare dal linciaggio era appunto Kurama, come me fan della saga.

Yotsugi

Tutto sommato Yotsugi è un bel quartiere.

La mattina era passata velocemente, dopo la visione di Dragon Ball Super: Broly in lingua originale e la doverosa recensione, fatta uscire in fretta e furia per garantirci il fregio di PRIMI IN EUROPA®, nonché dopo il pranzo in piedi all’Ikinari Steak che già aveva fatto incazzare i miei compagni di viaggio. Nel primo pomeriggio di una uggiosa giornata di metà dicembre, di cui ancora mi sento addosso il vento freddo che mi picchiettava la faccia quasi come fosse una sequela di chop di Hulk Hogan, arrivammo finalmente a Yotsugi, dove il tempo sembrava essersi fermato proprio al 1986, anno di nascita della serie. Appena usciti dalla stazione, vedere il conbini con stampata una grande immagine di Captain Tsubasa e della Nankatsu mi fece entrare nella dimensione mistica di un grande parco a tema pieno di merchandising, dove avrei dilapidato tutti i miei risparmi. Tuttavia, quel cartellone si rivelò essere solo un miraggio, un oscuro presagio di quello che ci aspettava effettivamente.

La prima statua trovata fu quella di Ryo Ishizaki, conosciuto dalle nostre parti come Bruce Harper. Il raccomandato di Tsubasa, l’amico sfigato che tutti abbiamo avuto su cui non avremmo mai puntato un euro che alla fine è riuscito a sfondare, a differenza nostra.

L’entusiasmo di aver visto la prima statua venne subito smorzato dai presenti, che iniziarono a notare che le statue erano troppo piccine e non così dettagliate come credevamo.

Fortunatamente la bellezza e la tranquillità di Yotsugi, unite a Google Maps, ci fecero continuare fino ad arrivare alla tamarra statua di Kojiro Hiyuga, Mark Lenders in Italia, con il dito rivolto verso l’alto, che chissà quanti visitatori si saranno ficcati su per il naso. Il viaggio continuò fino a raggiungere la statua più grande e bella del giro, quella del capitano Tsubasa Oozora, Oliver Hutton nel nome italianizzato, situata proprio vicino ad un complesso sportivo. L’entusiasmo dei presenti era ormai ridotto al minimo, tranne che per il sottoscritto e forse per Kurama, anche perché stava per arrivare a tormentarci quella combo maledetta di fame, sete e voglia compulsiva di spendere soldi nei conbini e ai distributori automatici. Finalmente arrivammo alla statua più mistica di tutte, quella di Roberto “Hongo” Sedinho: l’idolo di grandi e piccini, alcoolizzato, scroccone e seduttore di madri, idolo soprattutto per coloro che immaginavano da piccoli di diventare come Tsubasa e sono diventati invece come il brasiliano.

Kojiro Hyuga, noto in Italia come Mark Lenders

Improvvisamente ci ritrovammo protagonisti di una scena di grande umanità: dopo una piccola pausa per le foto di rito a Sedinho, ci ritrovammo con qualche problemino di orientamento per raggiungere il successivo obiettivo e una scolaretta delle elementari si offrì di aiutarci guidandoci verso la successiva statua di Sanae (Patty), facendoci riguadagnare fiducia nel genere umano.

Più giravamo per cercare le statue, più l’ira montava; cominciavano a farsi sentire fame e sete e neanche l’ombra di un conbini. Come se non bastasse, le successive statue, ad eccezione di quella di Taro Misaki, non erano fatte con la stessa cura: ricordo ancora quella di Genzo Wakabayashi, da noi Benjamin Price, fatta così male che sembrava avesse subito un frontale con uno shoryuken, oppure quella di Sanae, che sinceramente risultava quella in stato migliore, probabilmente perché a parte che da Tsubasa stesso, veniva ignorata da tutti sia qui che nella serie. Ecco che a questo punto un altro, ennesimo problema tornò a manifestarsi: Francesco se la stava facendo sotto. Qui apro una piccola parentesi per lodare il mio grande amico Fra: se abbiamo visitato quasi l’80% di tutti i bagni pubblici di Tokyo in gran parte è merito suo.

Francesco a Yotsugi

In quel preciso momento, Francesco si accorse che il vento gelido di Yotsugi aveva sollecitato ancora una volta i suoi bisogni fisiologici, rendendoli impellenti.

Ma in un viaggio in Giappone può accadere l’impensabile, persino l’azzeramento di qualsiasi funzione fisiologica e, dopo esserci trovati misteriosamente in un altro quartiere, appena entrati in una sala giochi, prima di andare in bagno BaSS venne rapito da un crane game di Super Dragon Ball Heroes. Dopo aver perso altro tempo e altri soldi in un GEO trovato per caso e fatto l’ultima foto alla statua di Tsubasa che eseguiva il suo caratteristico dribbling con il tacco, con sullo sfondo il sole ormai tramontato, abbastanza stanchi, infreddoliti e incazzati con il sottoscritto, la Banda Bassotti si diresse verso la stazione in vista della prossima tappa, il Tokyo Dome.

Durante il viaggio, oltre a vedere lo sgomento dei presenti per questa gitarella in un quartiere fantasma, tutti cominciarono a criticare la posizione delle statue, decisamente troppo lontane le une dalle altre, senza pensare che probabilmente, all’inizio di dicembre e con un vento pronto a prenderti a cazzotti dietro le orecchie, sarebbe stato meglio rimandare. Potrei poi raccontarvi il seguito, ovvero che a 34 anni sono riuscito a vedere l’Uomo Tigre in persona, che mentre vedevo uomini sudati in mutande che si picchiavano mi arrivò il messaggio che diceva che ero diventato nuovamente zio e tanto altro ancora, ma questa è una storia per un’altra occasione.

Tsubasa Ozora, sotto la statua

Sicuramente quello rimarrà il miglior giorno della mia vita e quando mia nipotina mi chiederà: “Zio, dov’eri quando sono nata?” io risponderò fieramente, da miglior zio dell’universo: “Ero insieme ai miei amici, in un altro continente, a vedere un film di Dragon Ball in lingua originale, a seguire in una gelida giornata delle statue raffiguranti i personaggi di Captain Tsubasa, mangiando e bevendo cose improponibili, spendendo soldi per cose futili e guardando uomini sudati in mutande che si prendevano a schiaffi in un ring. Best day of my life!”

Francesco stava per farsi una foto, ma io l’ho battuto sul tempo.

Francesco stava per farsi una foto, ma io l’ho battuto sul tempo.

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Riccardo Piras
Ha reagito all'annuncio di Bloodstained: Ritual of the Night come Paolo Brosio con il Papa. Termina Golden Axe almeno una volta al mese. Da dieci anni.

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