Quattro anni dopo l’uscita di The Outer Worlds, Obsidian Entertainment torna a sorprenderci con il sequel di uno degli RPG più intriganti della scorsa generazione. The Outer Worlds 2 non è un semplice seguito, ma piuttosto un’evoluzione dell’universo che abbiamo imparato ad amare, con nuove storie, nuovi personaggi e, soprattutto, nuove sfide per chi cerca un RPG che premia le scelte e la ricerca di un gameplay stratificato quanto personalizzabile. La premessa è la stessa: un colono risvegliato dal sonno criogenico in un mondo governato dalle megacorporazioni, ma stavolta le scommesse sono più alte, e le decisioni hanno conseguenze più tangibili. Accompagnateci quindi in questa nostra ultima recensione per scoprire se Obsidian è riuscita a perfezionare la formula che aveva tanto entusiasmato, o se qualche scelta si è rivelata più azzardata del previsto. Buona lettura.
- Titolo: The Outer Worlds 2
- Piattaforma: Xbox Series X|S, PlayStation 5, PC (Steam)
- Versione analizzata: Xbox Series X (EU)
- Genere: RPG
- Giocatori: 1
- Publisher: Xbox Game Studios
- Sviluppatore: Obsidian Entertainment
- Lingua: Italiano (testi), Inglese (doppiaggio)
- Data di uscita: 29 ottobre 2025
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: due espansioni saranno rilasciate nel corso del prossimo anno
- Note: la Premium Edition include il pacchetto Riconoscenza aziendale uomo lunare e accesso all’artbook digitale e alla colonna sonora originale di The Outer Worlds 2
Abbiamo recensito The Outer Worlds 2 con un codice Xbox Series X fornitoci gratuitamente da Microsoft.
Audace agente del Direttorato Terrestre
Quando uscì nel 2019, The Outer Worlds rappresentava un piccolo gioiello: un RPG in prima persona con il tono satirico e irriverente dei vecchi Fallout, ma con un’identità propria. Era imperfetto, ma anche sorprendentemente solido per un progetto di medie dimensioni. The Outer Worlds 2 decide quindi di ripartire da quella base ed espanderla in ogni direzione possibile. La nuova avventura non è un seguito diretto, ma piuttosto una nuova storia ambientata nello stesso universo: un’area diversa della galassia, nuovi personaggi, e solo qualche easter egg per i fan del primo capitolo. La sensazione è quella di un “soft reboot”, ma senza la pretesa di cancellare ciò che è accaduto prima. Anche questa volta vestiamo i panni di un colono risvegliato da un lungo sonno criogenico, catapultato in un sistema stellare allo sbando, governato da corporazioni che si contendono il controllo delle risorse e delle persone. Il tono ironico rimane, ma la scrittura di Obsidian riesce a bilanciare perfettamente satira e introspezione, alternando momenti di puro sarcasmo a dialoghi dal peso emotivo sorprendente.
La prima cosa che colpisce è l’identità, presentandosi come un gioco di ruolo “vecchia scuola”, costruito su scelte reali, conseguenze durature e personalizzazione profonda. La decisione più audace da parte degli sviluppatori è quella di rimuovere completamente la possibilità di resettare il personaggio. Ogni punto abilità assegnato, ogni ramo scelto, ogni tratto sbloccato è definitivo. Se vi accorgete di aver sbagliato direzione, non vi resta che accettarlo (o ricominciare da zero). Un approccio che potrebbe far storcere il naso ai giocatori più abituati alla flessibilità degli RPG moderni, ma che restituisce un senso di identità raramente visto oggi. Come ha spiegato il direttore del gioco, “Se posso resettare il mio personaggio infinite volte, allora non sto più interpretando un ruolo, sto solo facendo min-maxing.” È un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: le scelte contano davvero, e il fallimento diventa parte integrante del viaggio.
A rafforzare questa filosofia c’è il ritorno del sistema dei “Difetti”, che trasforma i comportamenti ripetitivi del giocatore in debolezze permanenti, bilanciate da vantaggi unici. Ricaricate troppo spesso le armi? Potreste sviluppare una fobia che aumenta il danno, ma solo se non svuotate mai il caricatore. Siete ossessionati dall’hacking? Potreste guadagnare il doppio dell’esperienza, ma consumare il doppio delle risorse. Eccessivo accovacciamento per non dare nell’occhio? Potreste sviluppare una debolezza ossea che renderà i vostri movimenti più difficili da notare, ma con un forte scricchiolio ogni volta che passere da alzati ad accovacciati, attirando immediatamente l’attenzione nemica.
Esplorando una nuova frontiera
Il punto di svolta arriva circa a metà gioco, con una missione che cambia il tono e l’obiettivo della campagna, rivelando la profondità dei conflitti tra le varie fazioni. Da quel momento, le vostre scelte iniziano davvero a plasmare il destino dei pianeti e dei personaggi. Come da tradizione Obsidian, le missioni principali possono essere affrontate in modi radicalmente diversi: diplomazia, infiltrazione, sabotaggio o pura violenza. Ogni stile di gioco trova il suo spazio, e le conseguenze di ogni azione si fanno sentire fino all’epilogo. Anche i compagni, pur rientrando in archetipi noti (il soldato disilluso, la scienziata idealista, il mercenario cinico), sono ben scritti, con archi narrativi che spesso mettono in discussione le vostre stesse convinzioni morali.
Dal punto di vista strutturale, The Outer Worlds 2 mantiene la formula a “micro-mondi” del primo capitolo. Non è un open world in senso stretto, ma una serie di macro-aree esplorabili liberamente, collegate tra loro dalla nostra nave. I pianeti principali sono quattro, ciascuno con la propria identità visiva, culturale e narrativa. Dalle colonie minerarie di frontiera alle città-corporazione illuminate da neon tossici, il worldbuilding di Obsidian è come sempre di altissimo livello. Ogni ambiente racconta qualcosa: un’insegna pubblicitaria spenta, un robot abbandonato, un messaggio audio di un impiegato dimenticato nel nulla. Peccato solo che la nave, per quanto curata nel design, non riesca a diventare il “personaggio” che era ad esempio la Normandy in Mass Effect: funzionale, sì, ma mai realmente viva.
Sul fronte tecnico, The Outer Worlds 2 segna un deciso passo avanti. Il gunplay è più solido, con armi più reattive, feedback migliori e animazioni finalmente convincenti. Anche il movimento è più fluido, con una leggera componente “shooter” che rende il combattimento immediato e gratificante. Il gioco offre quattro livelli di difficoltà, incluso uno “storia” pensato per chi preferisce concentrarsi sulla trama. Le opzioni di accessibilità sono numerose: dal motion sickness disattivabile all’aim assist regolabile, fino alla possibilità di personalizzare completamente l’interfaccia e i comandi.
A chi consigliamo The Outer Worlds 2?
The Outer Worlds 2 è un gioco che parla direttamente agli appassionati di RPG “old school”, quelli che apprezzano una narrativa profonda, scelte che hanno conseguenze tangibili e un gameplay che premia l’approfondimento e la pianificazione. Se siete tra coloro che cercano libertà di azione in un mondo ricco di dettagli e possibilità, ma senza scendere a compromessi sulla coerenza delle scelte, questo è il gioco che fa per voi.
- Scelte con conseguenze reali
- Scrittura brillante e satirica
- Gameplay profondo e variegato…
- …Ma assente un sistema di respec
- Non adatto a chi cerca un’esperienza “casual”
- Tecnicamente altalenante
The Outer Worlds 2
Tra Evoluzione e Rivoluzione
The Outer Worlds 2 è un’evoluzione che arricchisce l’universo iniziato con il primo capitolo, rimanendo fedele alle sue radici ma ampliando ogni sua componente in modo ambizioso. Obsidian Entertainment ha saputo perfezionare la formula con una narrativa ancora più matura e una profondità nelle scelte che, sebbene difficili, sono incredibilmente soddisfacenti. La rimozione del sistema di respec e l’introduzione dei “Difetti” spingono il gioco in una direzione che premia la pianificazione e l’immersione, anche se questo potrebbe risultare scomodo per chi cerca un’esperienza più flessibile. Dal punto di vista tecnico, il gioco fa un passo avanti con un gunplay più preciso, animazioni migliorate e una maggiore fluidità nei combattimenti. Il mondo, pur non essendo un open world vero e proprio, riesce a catturare l’immaginazione grazie a un worldbuilding ricco di dettagli. Tuttavia, l’opera non si presenta adatta a tutti, in particolare a chi è alla ricerca di un’esperienza più casual e caratterizzata una maggiore libertà nella gestione del personaggio.
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