Ci sono serie che possiamo reputare quasi infinite, con capitoli interconnessi e saghe che, in apparenza, possono sembrare a sé stanti ma che si riscoprono poi facenti parte di un immenso calderone. Una di queste è la serie Trails che, a oggi, conta circa 13 titoli (12 in Europa, l’ultimo è in arrivo a gennaio) tutti in continuità tra loro con saghe diverse che coprono gli avvenimenti di Zemuria, il continente in cui l’intera opera si svolge. La serie ha visto numerosi cambiamenti sia di cast che dal punto di vista del gameplay con Daybreak e Daybreak II che hanno portato una ventata di novità grazie a un mix tra combattimento a turni e action che ha dapprima stranito i fan e, successivamente, li ha conquistati. Lo scorso anno, durante un Nintendo Direct, è stato annunciato il remake del primo capitolo che ha iniziato questa infinita epopea a 21 anni dalla sua uscita originale su PC. Pubblicato da GungHo Online Entertainment, Trails in the Sky 1st Chapter è un remake che tanti si aspettavano ma con qualche riserva sulle tematiche, visti i tempi che corrono. Dopo aver passato le scorse giornate a spasso per Liberl, siamo pronti a parlarvi di uno dei migliori JRPG di questa generazione e un perfetto punto per permettere ai novizi di addentrarsi in questa saga straordinaria.
- Titolo: Trails in the Sky 1st Chapter
- Piattaforma: PlayStation 5, Nintendo Switch 2, Nintendo Switch, PC (Steam)
- Versione analizzata: PC (EU)
- Genere: RPG
- Giocatori: 1
- Publisher: GungHo Online Entertainment
- Sviluppatore: Nihon Falcom
- Lingua: Inglese (testi), Giapponese e Inglese (doppiaggio)
- Data di uscita: 19 settembre 2025
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: per il gioco sono disponibili pacchetti di costumi, accessori e oggetti utili
- Note: si tratta di un remake di The Legend of Heroes: Trails in the Sky, rilasciato per la prima volta in Giappone nel 2004
Abbiamo recensito Trails in the Sky 1st Chapter con un codice Steam fornitoci gratuitamente da GungHo Online Entertainment.
Trails in the Sky 1st Chapter racconta la storia di Estelle Bright e del suo fratello adottivo Joshua alle prese con l’arduo compito di diventare dei veri e propri Bracer per seguire le orme di loro padre, Cassius. Essere Bracer per i due fratelli vuol dire non solo fare un passo verso il padre ma anche far parte di un’organizzazione che vuole mantenere la pace e proteggere i civili pur senza avere un vero e proprio ruolo militare. La scomparsa di Cassius, però, costringe i due ragazzi a viaggiare per l’intera nazione alla sua ricerca, facendogli però scoprire un inganno che può mettere a rischio la pace dell’intera nazione.
1st Chapter non fa eccezione alla serie Trails e mantiene intatta l’atmosfera del primo capitolo, con la narrazione che si prende il suo tempo per espandersi e diventare un vero e proprio fiume di informazioni utili (molte di esse sono nascoste nei libri o nei giornali acquistabili nei vari negozi) non solo per la sua sottotrama ma anche per i successivi titoli della saga. La serie, infatti, si è sempre contraddistinta per la sua mole di informazioni lanciate da qualsiasi parte con una delle lore più interessanti del panorama videoludico e 1st Chapter mantiene lo stesso feeling del passato con un occhiolino sia al passato che al futuro della serie. Per questo motivo, esattamente come per l’originale, il gioco si prende tranquillamente il suo tempo per introdurre il giocatore in un mondo a lui sconosciuto, facendogli prendere le misure su quale sia la dimensione di ciò che sta andando a vivere prima di lanciarlo nel turbinio delle emozioni e dell’azione, con scene tanto dinamicamente emotive quanto impattanti per la loro realizzazione. Se avete amato Trails of Cold Steel I (ovviamente partendo magari da un contesto in cui molti hanno evitato la serie Sky per motivi di impossibilità di recupero) qui troverete il vostro paradiso, con una narrazione che si prende il suo tempo (anche decine di ore) prima di esplodere e arrivare ai classici colpi di scena finali, dove si lancia spesso l’amo per il capitolo successivo.
Uno dei punti fondamentali per i giocatori amanti della serie riguarda la possibilità di eventuali modifiche narrative in questo remake, un punto che ha preoccupato gran parte della fanbase prima del lancio. Su questo punto vogliamo tranquillizzare il pubblico dei Trails, il gioco non è stato modificato nella sua interezza e tutti i punti più importanti sono stati lasciati intatti con qualche modifica ai dialoghi per evitare polemiche e censure con i tempi che corrono, visto che dal 2004 a oggi tante cose sono cambiate dal punto di vista della localizzazione. Sono presenti alcune subquest in più che permettono di esplorare di più alcuni personaggi, ma non si tratta di materiale così impattante da modificare la lore della serie e, anzi, sono curiosità che ci sono piaciute anche se mi aspettavo qualcosa di più da questo punto di vista, con un deep dive forse necessario su alcune situazioni visto che Sky è la saga che meno approfondisce gli NPC rispetto a quelle successive.
Verso il cielo e oltre
Una delle modifiche più importanti riguarda il combat system che, come detto in introduzione, recupera elementi da Daybreak, Daybreak II e Kai (da noi Horizons) migliorandoli e permettendo ai giocatori di avere in mano un gioco molto profondo da questo punto di vista. Durante l’esplorazione delle gigantesche mappe presenti nel gioco è possibile incontrare vari mob, da qui è possibile attaccarli in vere e proprie fasi action o passare immediatamente al combattimento a turni. Attaccare i nemici nella mappa permette o di completare i combattimenti più in fretta (utile soprattutto in fase di backtracking) oppure di stordire i nemici per attivare, nella fase a turni, dei bonus avendo l’iniziativa sull’offensiva. Essere colpiti troppo dai nemici in questa fase, invece, permette di entrare in uno stato di stordimento dove i ruoli si invertono e sono loro a poter iniziare il combattimento con bonus e avendo la priorità sui turni, visibili come al solito da una serie di indicatori posti sulla sinistra dello schermo.
Nonostante questa introduzione abbia reso i combattimenti con i mob più veloci, il focus di Falcom è (e sempre rimarrà) lo stile a turni, con gli scontri principali e le bossfight che rimangono sempre legate a questa meccanica in qualsiasi istante. In Daybreak la fase action permetteva semplicemente di attaccare il nemico con la propria arma mentre una piccola evoluzione è stata applicata in Daybreak II ma è 1st Chapter a evolvere definitivamente questo stile ibrido. Qui, infatti, sono presenti nemici in grado di resistere a certe tipologie di danno, obbligando il giocatore a selezionare alternative diverse (come ad esempio usare le skill o personaggi che abbiano un attacco basato magari sulla magia) per lo stordimento o, addirittura, la rinuncia a questa meccanica per iniziare lo scontro buttandosi direttamente sulla turnistica. Questa meccanica è stata ben implementata ed è divertente cercare di capire quale personaggio può essere meglio per una determinata situazione o, addirittura, se sia necessario cambiare il membro attivo per passare magari a qualcuno di più veloce o efficace.
La soluzione a turni, invece, è la più equilibrata attualmente a disposizione per i Trails. Utilizzare strategie che annullano i danni ripetutamente non sono più efficaci e richiedono che il giocatore utilizzi il suo intero repertorio tra Art e Craft. È possibile posizionarsi liberamente sul campo di battaglia (entro un certo raggio ovviamente) senza più tener conto delle vere e proprie caselle presenti nell’originale, in modo da sfruttare sapientemente le varie opzioni a disposizione come quelle ad area o a un certo raggio (a cono o lineari, ad esempio) sia in fase offensiva che difensiva. Tra le varie novità è possibile trovare anche il potenziamento delle armi e la loro personalizzazione e, soprattutto, l’incredibile varietà di bonus ottenibili con il cibo, feature che ho sfruttato il più possibile, rendendo sempre più importante la possibilità di creare le proprie pietanze con gli elementi che sono recuperabili nel mondo di gioco.
1st Chapter introduce anche il concetto di Overdrive, diverso da quello presente in Cold Steel II. Durante il combattimento, infatti, è possibile che i personaggi accumulino energia a tal punto da poter entrare in uno stato in cui sono garantiti potentissimi buff e l’immunità a tutti i debuff (utile ad esempio con fight in cui il nemico acceca o infligge molti malus in quanto è possibile guarire all’istante da questi elementi) con la possibilità di attivare i Brave Attack (i classici attacchi in combo con uno o più membri della squadra) assicurata. Nelle Command Battle (quelle a turni) è stato bilanciato l’equilibrio tra Art e Craft, rendendo le prime non più così potenti come nell’originale e, contemporaneamente, aumentando l’efficacia delle seconde in modo da renderle preferibili in certi contesti. Nell’originale, infatti, le mosse speciali non venivano utilizzate da gran parte dei giocatori mentre qui ottengono una seconda giovinezza grazie a numerosi miglioramenti anche a buff e debuff che accompagnano queste tipologie di mosse, soprattutto nella modalità di difficoltà Nightmare.
A proposito di comparazione con l’originale, è curioso e simpatico notare come invece il sistema di ottenimento delle Art sia rimasto uguale all’originale, rendendolo molto differente da come siamo abituati dalla serie Cold Steel e Daybreak. Infatti ogni quartz equipaggiato fornisce all’Orbment assegnato un certo quantitativo di punti elementali che, una volta raggiunti determinati requisiti, sbloccheranno una o più Art da utilizzare in battaglia. Un sistema che sicuramente permette un po’ di team building intelligente e tattico anche basandosi sulle caratteristiche di ciascun Orbment che, come per quelli delle serie successive, potranno avere alcuni slot già con elementi predefiniti che saranno solo da riempire con i quartz più potenti in possesso.
Un remake per tutti i gusti
Dal punto di vista grafico l’incredibile lavoro effettuato da Falcom si vede, soprattutto tenendo conto della base di partenza della prima versione di In The Sky. Passati 21 anni è incredibile poter visitare Liberl e tutte le città toccate da questa prima parte di storia; non stiamo parlando di incredibili città futuristiche come quelle viste in altri capitoli della serie ma di semplici villaggi che contribuiscono a dare un’atmosfera familiare e rilassante. 1st Chapter è uno dei remake più fedeli che è possibile toccare con mano al giorno d’oggi, con l’immenso lavoro portato avanti da Falcom con un focus in particolare: quello di non modificare l’esperienza utente e, anzi, permettere sia ai nuovi fan che ai vecchi di vivere uno dei migliori capitoli della serie rinnovando ma, al tempo stesso, mantenendo chiaramente in testa il ricordo della sua versione originale. Sono stati ampliati, ad esempio, i vari dungeon e tutti gli ambienti non cittadini (come le varie strade che collegano le città, dove è possibile incontrare mostri e scrigni del tesoro) mantenendo però coerente l’atmosfera e aggiungendo solo un po’ di personalità a determinate zone, rendendole così molto più belle e vive.
L’operazione Remake non è andata a toccare solamente il lato estetico ma, soprattutto, si è occupata di modernizzare molte meccaniche e situazioni. Tra i vari quality of life disponibili ci sono la mini mappa e il fast travel, mancanti nell’originale e presentati in 1st Chapter esattamente come per gli altri giochi della saga, permettendo così di tagliare molti momenti di backtracking (necessari per la trama) e rendere un po’ più navigabile l’intero overworld. Alle missioni sono stati aggiunti i marker di posizione su mappa e mini mappa, andando a rivoluzionare un concetto che era presente nei giochi precedenti a Cold Steel III, con le varie quest e oggetti segreti lasciati a scoprire dal giocatore senza indicarli da nessuna parte in modo da aiutare l’immedesimazione.
In ultima battuta voglio parlare della versione giocata, quella PC, e di come si è comportata nei test. Abbiamo giocato su Steam il titolo alternando la fase su PC fisso a quelle su Steam Deck, piattaforma che accompagna gran parte delle mie sessioni in fase di recensione. Il gioco si comporta splendidamente su entrambe le piattaforme, senza mai mezzo problema riscontrato nelle oltre 50 ore di gioco. Nel gioco è stata inclusa, ormai presente in tutti i Trails e che in molti dovrebbero applicare, la modalità turbo attivabile sia durante le cutscene che il gameplay in maniera separata completamente settabile dal menu potendo aumentare la velocità di gioco fino a un massimo di x4 in fase di combattimento. Tra le varie opzioni grafiche, invece, sono presenti vari preset per aumentare o diminuire lo scale della risoluzione e tutta una serie di impostazioni (come la qualità delle texture, delle varie ombre o filtri) per adattare al meglio il gioco al proprio hardware con prestazioni incredibili: su PC (con una 3080Ti, i7 10a gen e 32GB di RAM con Windows 11 aggiornato all’ultima versione) siamo arrivati a cappare il framerate a 144fps in 1440p con gran parte delle opzioni impostate al massimo mentre su Steam Deck abbiamo mantenuto i 60fps con un mix di impostazioni tra basso e medio, con una resa grafica ottima per i 900p della portatile Valve.
The Legend of Heroes: Trails in the Sky, un gioco di ruolo incentrato sulla trama che ha dato il via all’amata serie Trails, sta per ricevere un remake completo! Il Regno di Liberl, dove si svolge l’avventura, prende vita con un’incredibile veste grafica in 3D e design migliorati per tutti i personaggi, tra cui la caparbia e affascinante Estelle e il freddo e misterioso Joshua. Il gioco mantiene il fascino pittoresco di Liberl offrendo, al tempo stesso, diverse missioni e tanti contenuti secondari, permettendo ai giocatori di immergersi nel viaggio attraverso il regno con occhi nuovi.Acquista Trails in the Sky 1st Chapter su Amazon seguendo questo link e supporta Akiba Gamers!
A chi consigliamo Trails in the Sky 1st Chapter?
Sicuramente ai fan della saga Trails, persone che magari hanno già vissuto gli Sky in versione originale ma che vorrebbero rigiocarli con le innovazioni tecnologiche attuali, un gameplay più moderno e uno stile grafico al livello degli ultimi capitoli principali usciti recentemente o semplici novizi della serie che non hanno apprezzato i giochi vista la tecnologia usata all’epoca. La storia non è stata minimamente modificata e, anzi, sono state solo aggiunte delle quest per approfondire dei personaggi, un punto positivo visti i tempi che corrono, con solo qualche frase nello script che è stata modificata per ammorbidire un po’ il testo rispetto all’originale. Un altro gruppo a cui vorremmo consigliarlo è quello degli amanti dei JRPG, la serie Sky è perfetta per introdurre Trails a chi non è mai riuscito a entrare nel circolo vizioso dei giochi Falcom a causa di alcune barriere, come la già citata arretratezza tecnologica e l’indisponibilità su gran parte delle piattaforme moderne. Vista l’assenza di una localizzazione italiana, come da classico iter di Falcom al momento, invece lo sconsigliamo a chi non conosce l’inglese, seppur sia presente in una forma non totalmente complessa, vista l’enorme mole di testi affrontati durante le varie ore di gioco.
- Gameplay modificato ma non rivoluzionato
- In the Sky con una grafica moderna
- Tecnicamente perfetto anche su Steam Deck
- La storia è stata mantenuta rispetto al passato
- Si poteva fare qualcosa di più sui contenuti aggiuntivi
- Qualche modifica sullo script poteva essere evitata
Trails in the Sky 1st Chapter
L'inizio incredibile di una saga storica
Trails in the Sky 1st Chapter è l’esempio perfetto di come portare a casa un remake, qualcosa che non tutti sanno fare alla perfezione. Il gioco è stato modernizzato per essere alla portata di un pubblico molto più ampio, con un rinnovamento della grafica e un gameplay che si avvicina ai titoli attuali della serie, ma, al contempo, l’atmosfera e la storia rimangono quelle di oltre venti anni fa. 1st Chapter è il punto perfetto per iniziare la serie, soprattutto dopo l’annuncio di Falcom di voler ricreare anche il secondo capitolo.
Resta aggiornato: iscriviti al canale Telegram









