DOROHEDORO – Recensione della prima stagione

È terminata da pochi giorni la prima serie di dodici episodi tratta dall’originale manga di Kyū Hayashida. Un’altra ottima intuizione targata Netflix

DOROHEDORO – Recensione della prima stagione

Sono in pochi ad aver letto per intero Dorohedoro (letteralmente “da fango a fango”), un manga di 23 volumi nato dalla fantasia di Q Hayashida, la quale (sì, è una lei) ci ha lavorato dal 2000 al 2018. Molti invece, sono quelli che sono stati catturati dalla trasposizione animata di questo imprevedibile seinen ad opera di Studio MAPPA, presto disponibile su Netflix, come vi avevamo già anticipato nel nostro articolo sui migliori anime della stagione invernale da poco conclusa. Tutto l’anime si regge su di un unico pilastro: una narrazione insolita e lontana da ogni canone, che come sabbie mobili vi trascinerà nell’oblio, episodio dopo episodio.

DOROHEDORO – Recensione della prima stagione

La prima puntata ci introduce una travagliata città di nome Hole e due dei suoi abitanti, Kayman e Nikaido (sua amica), che ci vengono presentati nel bel mezzo di un sanguinoso combattimento con due maghi, provenienti da un altro mondo. Hole è infatti il campo di prova degli stregoni, un “buco” dove gli umani sono utilizzati come cavie per sperimentate nuovi incantesimi, che spesso causano loro mutilazioni o trasformazioni: Kayman, con la sua testa da caimano (da qui il nome), ne è un esempio. Per questo motivo il protagonista ha deciso di sbarazzarsi di tutti gli stregoni che infestano la zona, ma non solo. A questo personale odio si aggiunge il fatto che in questo modo, avendo perso la memoria per colpa di un incantesimo, spera di incontrare lo stregone che l’ha ridotto in quello stato: l’unico modo che ha per avere delle risposte è quello di… divorarli uno ad uno.

Questa prima stagione, che introduce le meccaniche dei due mondi e i principali personaggi (tra i quali molti stregoni, come En, Shin, Noi e Fujita), non si limita a risolvere alcuni degli interrogativi, ma ne crea di altri, decisamente interessanti. Ma non aggiungiamo altro, perché inserire anche solo pochi spoiler potrebbe compromettere l’alone di mistero che ruota attorno a questa serie.

DOROHEDORO – Recensione della prima stagione

Dorohedoro è un anime che balla tra due mondi, quello dei maghi e quello degli umani, anche a livello concettuale: la trama è spietata, cruda, sofferta, e il fine è l’unica cosa che sembra contare. Non ci sono trucchi ingegnosi o battaglie verbali, perché è la forza bruta a parlare, da entrambe le parti. D’altra parte c’è però una vena umoristica che pervade tutto, e che si insinua anche nelle situazioni più disperate, rendendo il tutto bizzarramente inquietante. Un connubio che raramente si è visto (mi balza subito alla mente BERSERK, ma in quel caso le situazioni ridicole sono molto più rare) e che funziona splendidamente, come il dissidio alla base della storia: questo capovolgimento del ruolo del mago (come recentemente fatto nella famosa serie “THE BOYS” per quello del supereroe) è schiettamente reale e argomentato con cura, dai contratti tra stregoni e demoni, alla meccanica dei poteri, in buona parte introdotta già in questa prima stagione. Inoltre, c’è sempre un desiderio di fondo che movimenta i due mondi: gli utilizzatori di magia che vogliono diventare più potenti, gli umani che agognano di diventare stregoni, e chi cerca solamente vendetta, perché ogni personaggio ha le sue personali ed egoistiche motivazioni, da entrambi i lati.

Se infatti la trama è tanto coinvolgente, già a partire dai primi episodi, il merito è essenzialmente dovuto a un mondo tanto ricco e variegato, che ci forza a ragionare sulla suddivisione dei personaggi per riconoscerne buoni e cattivi, benché sia estremamente difficile. In questi mondi infatti la visione è sempre soggettiva, e cambia in continuazione, mostrandoci vari punti di vista e situazioni che a volte possiamo approvare e altre no. Non c’è un eroe, non c’è un nemico, c’è solo un male ristagnante intriso di ambizione e desideri personali, che possono anche mantenere una certa rettitudine, fino a quando non si scontrano con quelli di qualcun altro.

DOROHEDORO – Recensione della prima stagione

L’esempio migliore ce lo danno proprio Kayman e Nikaido, che spargono sangue ai quattro venti senza farsi problemi etici, ma anche il mio duo preferito, Noi e Shin, che pur lavorando a contatto con la violenza e spietatezza del loro mondo mantengono certi principi e un legame sincero, tendente persino all’amore, proprio come quello dei due protagonisti. Ogni personaggio ha una particolare caratterizzazione alla quale non si sfugge, perché ammaliante, e ciascuno al contempo non mostra tutto di sé, nascondendo personalità e segreti sotto delle maschere che, nella maggior parte dei casi, sono anche reali.

 

Buona parte del merito per l’attenzione che questa prima stagione di Dorohedoro ha ricevuto va a MAPPA che, in parte, ha saputo riprodurre quelle stesse ambientazioni frenetiche e dominate dal nero (come disegnate col carbone) che l’autrice aveva ideato. In genere i lavori della Mappa mi lasciano sempre qualche perplessità, ma in quest’anime, come già in Dororo e nella serie di Shingeki no Bahamut, non posso che dare un giudizio positivo: malgrado l’abbondante uso della CGI e colorazioni a volte troppo accese, lo studio d’animazione giapponese riesce a mantenere le giuste atmosfere: metropoli decadenti, ambientazioni lugubri, combattimenti violenti e le giuste ma opprimenti corporature dei personaggi, certamente merito della direzione artistica di Shinji Kimura. Il tutto corredato da un comparto sonoro apprezzabile, a partire dalla psichedelica opening dei (K)NoW_NAME. Insomma, questa prima stagione è stata certamente al di là delle mie aspettative, ottenendo un discreto successo. In tal senso proprio il regista, Yuichiro Hayashi, aveva annunciato che se questi primi episodi fossero stati accolti con entusiasmo, avrebbe iniziato subito a lavorare sulla seconda stagione. Vedendo i risultati, non resta che aspettare la comunicazione ufficiale.

DOROHEDORO – Recensione della prima stagione

Polvere nera ovunque

DOROHEDORO – Recensione della prima stagioneIn conclusione, questa prima stagione animata Dorohedoro è un vero e proprio allucinogeno per la mente: intrippante, ricco di esoterismo e immagini religiose, che potenziano all’estremo le sue caratteristiche, proprio come la polvere nera che pervade la trama e le animazioni.

Preciso, i seinen non sono tra i miei generi di manga/anime preferiti, eppure Dorohedoro, con il suo continuo susseguirsi di splatter, umorismo, combattimenti e momenti introspettivi, mi ha davvero sorpreso, e questa prima stagione paradossalmente, nonostante morte e distruzione dominino la scena, offre una vera botta di vita.

Dorohedoro è disponibile su Netflix a partire dal 28 maggio.

Una serie abbagliante nella sua oscurità

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Dario Pezzotti
Scrittore per passione, famoso per aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, i fumetti e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

1 commento

  1. Avatar

    La trasposizione animata di Dorohedoro ha un solo difetto: è stata interrotta, e almeno per ora non è previsto nessun continuo. Mi chiedo perchè, dato che ha avuto un buon riscontro, è andata perfino su Netflix e soprattutto il manga è bell’e che concluso. E intanto un sacco di serie scadenti ottengono tranquillamente una seconda, terza o quarta stagione… Bah.

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