BURN THE WITCH – Recensione

L’anime tratto dalla one-shot di Tite Kubo ha finalmente debuttato in Italia grazie a Crunchyroll. Ecco i nostri pareri su una storia ricca di magia e nostalgia, che sembra tutto fuorché autoconclusiva

Burn the Witch – Recensione

BURN THE WITCH, trasmesso nei cinema giapponesi come un unico film, è approdato in Italia in tre episodi intitolati rispettivamente “Witches blow a new pipe”, “Ghillie suit – she makes me special” e “If a lion could speak, we couldn’t understand”. Una pratica già utilizzata in passato, generalmente senza buoni riscontri, che però, per questo titolo (forse grazie ad una fan base molto forte), sembra aver dato i suoi frutti.

BURN THE WITCH – Recensione

  • Titolo originale: BURN ☩HE WITCH
  • Titolo inglese: BURN THE WITCH
  • Uscita giapponese: 2 ottobre 2020
  • Uscita italiana: 2 ottobre 2020
  • Piattaforma: Crunchyroll
  • Genere: Fantasy
  • Numero di episodi: 3
  • Durata: 20 minuti circa
  • Studio di animazione: Colorido
  • Adattato da: BURN THE WITCH (manga volume unico 2018)
  • Lingua: Giapponese (sottotitoli in italiano)

C’eravamo tanto amati

La storia di BURN THE WITCH risale al Luglio 2018, quando Tite Kubo irruppe sul Weekly Shonen Jump (per celebrare i 50 anni della rivista) con questo one-shot auto-conclusivo. Un nome, quello dell’autore, che potrebbe dire poco o nulla ai neofiti, ma ben impresso nella memoria di tutti i fan di Bleach.

La serie, che per molti anni ha fatto parte del magico trio dei manga, in compagnia di Naruto e One Piece, era piuttosto famosa. Può però capitare che molti spettatori di BURN THE WITCH non conoscano il mondo di Bleach, così come, viceversa, molti vecchi fan di Tite Kubo possono essersi fatti sfuggire questa nuova serie. Non solo perché il manga di BURN THE WITCH è ancora irreperibile in Italia, ma proprio per una questione generazionale, simile a quella di chi, in questa stagione, si ritrova a rivedere DRAGON QUEST: Dai no Daibouken, o l’atteso sequel di Inuyasha, Yashahime: Princess Half-Demon.

A turbare i cuori dei fan ci si mette poi l’incertezza sulla sua durata: stiamo infatti parlando di un anime tratto da quello che doveva essere uno one-shot, che però, proprio per il finale aperto, potrebbe non rimanere tale. Chi conosce il lavoro di Tite Kubo sa che non è nuovo a colpi di scena a lungo termine, ma possiamo assicurare a tutti coloro che sono stati attratti da BURN THE WITCH che non è assolutamente necessario aver visto Bleach per apprezzare quest’opera, ma sicuramente costituisce una piacevole aggiunta.

BURN THE WITCH

Un elefante in una cristalleria

A un primo impatto, questa mini serie non può che suscitare un senso di nostalgia Harrypottiano: l’ambientazione a cavallo tra una Londra moderna e una nascosta, streghe che si spostano non su scope ma a cavallo di draghetti, strane magie, mistero, e una caccia a dei draghi da favola che si fiondano nella modernità, sfasciando tutto. Una trama molto veloce, scorrevole e sviluppata per punti ben definiti, che tralascia spiegazioni superflue per andare dritta all’azione, come dovrebbe essere per una storia breve. Così come risulta diretto il contatto con le due protagoniste, Noel Niihashi e Ninny Spangcole, e con il loro background: queste streghette, opposte per carattere, lavorano in un’agenzia (la Wing Bind) della Londra occulta che si occupa di gestire le apparizioni dei draghi e la loro interazione con la popolazione. Nel 1609 infatti, per motivi ignoti, è stata emanata una legge “di divieto di contatto coi draghi” che punisce severamente il rapporto dei normali abitanti con i draghi.

Una legge che porterà a situazioni critiche e al contempo imbarazzanti, in un mix di comicità e serietà che già aveva contraddistinto alcune scene e personaggi di Bleach. Una narrazione che vi colpirà sin dalla prima apparizione di un drago, causata dal co-protagonista, un ragazzo di nome Balgo in grado di attirare su di sé parecchi guai. Se le streghe saranno all’altezza dei loro compiti, riuscendo a mantenere la pace nella Londra occulta, potrete scoprirlo solo guardando la serie su Crunchyroll.

Musica, uova, e tempi che cambiano

Il cambiamento dei tempi sembra essere uno dei filoni più importanti di questa serie, a partire proprio dal titolo. BURN THE WITCH è infatti un singolo dei Readiohead, un brano che parla proprio del panico che scaturisce in seguito ad attacchi nell’ombra e della paranoia che porta la massa a cercare a ogni costo un colpevole… la strega da mettere al rogo.

Tite Kubo non è nuovo a riferimenti musicali: da Bleach è stato tratto anche un musical, e proprio nel 2018 l’autore aveva creato una theme song per ben 68 personaggi della serie, tra i quali Uryu Ishida era stato associato proprio a un brano dei Radiohead, Idioteque. Quindi il riferimento di BURN THE WITCH non è probabilmente casuale. Oltretutto l’autore sceglie come protagonista proprio una Idol, ovvero Spangcole, che se nella Wing Bind svolge il compito di secondo ufficiale, nella Londra di facciata suona proprio in un gruppo.

BURN THE WITCH

Ci sono poi i continui riferimenti, a volte nascosti, altre meno, al mondo di Bleach, che ci da la quasi certezza della sua ambientazione nello stesso mondo. Abbiamo per esempio l’easter egg del cancello, che viene ricostruito solo alla fine del terzo episodio, e che indica “Soul Society, West Branch” sulla targa. C’è poi la scritta finale colorata di rosso a formare la parola Bleach, una vera sciccheria! Insomma, molti dettagli che faranno trepidare i fan della più famosa serie dell’autore. I tempi cambiano non solo nelle citazioni, ma anche nella trama stessa: una società della magia modernizzata con pistole, tabelloni pubblicitari, e uffici.

Persino un meccanismo (non meglio definito) per il quale i dipendenti ottengono denaro e dei punti di prestigio svolgendo le missioni. Una modernizzazione necessaria, anche per gli stereotipi: tra tutti, in questa serie non abbiamo la solita ragazza, dolce e buona, che viene rapita o rischia di morire, ma un ragazzo, il quale occupa alla perfezione il ruolo di “colui che deve essere salvato”. Certo, non mancheranno scene dolci o romantiche, così come le classiche waifu, ma sempre con un qualcosa che le separerà dalla banalità.

Colorido: una piccola garanzia.

Lo Studio Colorido (con il team di Yamahitsuji) si riconferma un ottimo astro nascente dell’animazione giapponese, dopo i già apprezzati lavori di Penguin Highway e Miyo – Un amore felino. Le animazioni colpiscono e affascinano, sono pulite e nitide, come l’emblematica visione del Big Ben, che mi ha portato alla memoria i bei tempi di Peter Pan. In questa miscela di animazione tradizionale e CGI, lo studio Colorido dà il suo meglio, con gradevoli combinazioni di fotogrammi che si mantengono fedeli allo stile di Tite Kubo. Le ambientazioni e gli abbigliamenti sono molto curati, così come le figure femminili e i lineamenti dei personaggi, particolarizzati dalle scarpe sino ai capelli o alla barba. Un lavoro che poteva forse essere migliore in alcuni tratti, così come la gestione dei tempi da parte del regista Tatsuro Kawanoma, ma che nel complesso non stona mai.

A proposito di note, sicuramente vi sarete accorti della mancanza della classica opening (essendo in origine un film), che in genere è il punto focale per canalizzare l’interesse del pubblico. Nonostante ciò, l’anime rimane ben impresso anche al termine della visione e dell’apertura se ne sente poco la mancanza. L’OST non è certo punto forte, ma segue decentemente molte delle scene, come quelle notturne, e la delicata ending, Blowing, dell’artista NiL, è ottima per far compagnia allo spettatore sino al termine della visione.

BURN THE WITCH

  • Personaggi ben delineati
  • Buona animazione
  • Buone tematiche e trama

  • Troppe informazioni omesse per uno one-shot
  • Mancanza di una opening
BURN THE WITCH
3.8

O strega, cosa riserva il futuro?

Questo lungometraggio in tre parti ha tutto quello che si potrebbe desiderare dal trailer di una nuova saga: azione e ambientazione, ottimi personaggi (già delineati, ma coperti di mistero), un mondo che si regge su basi solide e di semplice comprensione, indizi di una epica lotta che si protrae da tempo e tracce di romanticismo, sia al maschile che al femminile. Tutto ciò contornato da un’ottima grafica dello studio Colorido e dalla trama di un autore navigato e dalle ampie vedute. Insomma, se si trattasse dell’anime tratto dal primo volume di una lunga serie sarebbe promosso con ottimi voti… il problema è che, per l’appunto, non si sa come e quando continuerà: il volume italiano, previsto per il due ottobre, è slittato, ma soprattutto si parla già di una seconda stagione e lo stesso Tite Kubo ha anticipato il sequel del primo volume. Se quindi non siete soddisfatti della storia per questioni di trama o non l’avete compresa sino in fondo, beh, state tranquilli, non siete gli unici, ma senza dubbio BURN THE WITCH è un anime che merita, e che la maggior parte (me compreso) spera di veder continuare in un futuro non tanto lontano.

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Dario Pezzotti
Scrittore per passione, famoso per aver scoperto la pozione che preserva i capelli e l’anima, la usa su di sé per terminare il dottorato in ingegneria ambientale. Utilizzando la magia infusa nelle parole tenta da anni di convertire gli eretici alla cultura giapponese. Adora il metal, i videogiochi, i fumetti e tutto ciò che si può fare mangiando cioccolata all’ombra di una montagna.

1 commento

  1. Avatar

    Ambientazione piacevole e personaggi niente male, mi è piaciuto e mi piacerebbe se diventasse una serie. I picoli riferimenti a Bleach sono un tocco di classe. A proposito di Bleach, la serie conclusiva è stata annunciata da un bel po’ ma ancora non si vede, uff…

    Rispondi

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