BERSERK (2016): cosa diamine è andato storto?

BERSERK (2016): cosa diamine è andato storto?

Dopo anni di attesa, l’arrivo di una nuova serie su BERSERK accende le speranze dei fan… Ma le cose non vanno come previsto. Vediamo perché.

Sono le quattro del pomeriggio, fa un caldo bestiale e sto praticamente addossata al ventilatore. Un po’ per le temperature, un po’ perché, data la materia dell’articolo, debbo tenere sotto controllo la pressione.

Il primo luglio dello scorso anno segnava una data abbastanza importante per i fan di BERSERK, la data in cui dopo anni di attesa – ben diciannove dall’ultimo e fino ad allora unico adattamento anime – e tre film che hanno nuovamente coperto il Golden Age Arc, essi avrebbero finalmente visto l’inizio della vendetta di Guts in forma animata. Mi ricordo quel giorno: ero in piena sessione estiva, faceva caldo proprio come oggi, ma ero giuovane, innocente e piena di aspettative in vista di questa nuova serie. Pensavo ingenuamente: “Okay, nel trailer c’era un po’ di CGI, ma c’era anche nei film e quelli mi son piaciuti” – sì, i film sono belli e non c’è niente che possiate fare per farmi cambiare idea.

Ad ogni modo ho visto l’episodio. E dopo di quello l’intera serie, sperando in un miglioramento che non è mai arrivato. E spulciando sui vari Reddit e le pagine dedicate, sembrava proprio che il consensus generale condividesse la mia sofferta posizione in merito.

Le animazioni non erano quelle del trailer, chiaramente. La CGI regnava sovrana, e non solo per personaggi di background – come è accaduto a volte nei film – ma anche nei primi piani; un cel shading grossolano appiattiva ulteriormente i volti, dando al tutto un’immagine cheap che influiva negativamente sulla mia stessa capacità di concentrazione. Volti inespressivi, movimenti grossolani, era come vedere un film con Ben Affleck. Le parti disegnate a mano invece erano contraddistinte da un bel character design, ma di contro erano purtroppo rare… O piazzate in modi decisamente evitabili. E ho detto DECISAMENTE evitabili.

Il comparto sonoro non era affatto migliore: le varie schitarrate metal sono da subito state additate come in netto contrasto con quella che è l’atmosfera di BERSERK, il tema di apertura è stato definito da molti come “robaccia edgy” e, sin dal primo giorno della messa in onda, internet era già piena di numerosi meme sul suono improbabile emesso dagli attacchi della Dragonslayer in questa sfortunata trasposizione.

Chi teneva a vedere il Conte o la saga dell’apostolo Rosine è rimasto deluso dall’immediato passaggio al Conviction Arc. Altri hanno invece criticato l’assenza di uno sguardo al passato, anche veloce, sulla trama, che ha reso necessaria l’educazione dei nuovi fan sugli eventi antecedenti.

Ma il vero problema, oltre alla grafica da Dingo Pictures e gli effetti sonori irritanti, è stata la regia. Visibilmente inesperta e decisamente inadatta a del materiale come BERSERK, ha reinterpretato l’atmosfera generale del manga… diciamo a modo suo. La serie, più che mostrarci l’oscurità di quel mondo e l’evoluzione del protagonista, sembrava concentrata nell’idea di “Guts cazzuto”. Non vedi quanto è cazzuto? Ha estratto lo spadone! Senti che sound, questa chitarra elettrica in sottofondo! Come dici? È un antieroe? Non nella mia serie! Guarda che cool!

Altro grosso, grossissimo, problema è il ritmo gestito malissimo. Alcune parti dell’arco narrativo sono state rallentate in modo inspiegabile, altre velocizzate per la fretta di arrivare alla fine dopo essersi resi conto che non c’era abbastanza tempo.
Insomma, la CGI era solo la punta dell’iceberg in questa dimenticabile serie. “È stato terribile”, pensai al suo termine, “Ma vista l’accoglienza non gli verrà mai in mente di farne una seconda serie!”.

E nonostante le vendite dei Blu-ray e la dura lezione impartita dall’andazzo della prima serie, la qualità non si è alzata nemmeno per sbaglio.

Nemmeno

Per

Sbaglio.

In più, il fatto che Miura in persona abbia partecipato a questo naufragio lo classificherei tra i dieci peggiori tradimenti della storia. Chissà da chi avrà preso l’ispirazione…

Ma ora facciamo i seri: cosa è andato storto, ci chiediamo? Come si può sbagliare per due volte di fila? Ecco cosa è successo.

L’anime è prodotto da GEMBA, studio nato nel 2006 come filiale di Digital Frontier; quest’ultimo si è occupato della CGI dei live action di Death Note e GANTZ e dei film in computer grafica GANTZ:0, RESIDENT EVIL: Damnation e RESIDENT EVIL: Degeneration.

BERSERK ha rappresentato un’interessante sfida per il piccolo studio, sfida probabilmente presa un po’ troppo sottogamba. Dietro una serie animata c’è molto lavoro, c’è una suddivisione dei compiti che spesso avviene tra più studi di animazione; e per quanto sia possibile per uno studio produrre autonomamente, c’è bisogno di capacità organizzative, fondi e personale. Non è ovviamente il caso di GEMBA, il quale fino a quel momento non si era mai preso carico di un intero anime in cui avrebbe dovuto occuparsi di tutto.

Così un piccolo studio filiale, la cui unica esperienza con gli anime consisteva nella CGI o gli effetti visivi, si è ritrovato a dover coordinare l’intero progetto, dalle piccole alle grandi cose. Sì, anche se Millepensee e Liden Films sono accreditati come studi collaboratori, il reparto decisionale e la risoluzione di tutti i problemi che possono venire a galla in un progetto così ambizioso sono stati interamente sul groppone di GEMBA.

Poi c’è la questione della regia. Il nostro uomo è Shin Itagaki. Google mi dice che abbia diretto gli anime Black Cat, Teekyû e Devil May Cry, e contribuito a molti più progetti che però lo vedevano come key animator. Ebbene, alcuni fan, fatte le loro ricerche, hanno constatato che Itagaki avesse esperienza perlopiù con anime dai toni leggeri e umoristici, tipo quelli lì con le scolarette – non immaginare Miura che gioca a THE iDOLM@STER con lui, non immaginare Miura che gioca a THE iDOLM@STER con lui – e decisamente in netto contrasto con l’atmosfera dark fantasy di BERSERK.

La produzione di BERSERK è cominciata nella primavera del 2015. Itagaki puntava ad un anime ibrido tra disegni a mano e una CG che gli assomigliasse il più possibile, forse sperando ad un risultato anche migliore rispetto ai film. Voleva un character design fedele allo stile di Miura, con modelli superdettagliati. Questo ha suscitato la preoccupazione dei membri dello staff, consci del fatto che col personale, i tempi e i fondi disponibili l’idea di Itagaki fosse un volo pindarico. In data novembre 2015 nessuno aveva ancora idea di che aspetto avrebbe avuto l’anime, così il regista ha deciso di seguire il suo cuore contro il parere dei colleghi e il mese seguente le cose hanno iniziato a concretizzarsi.

Un teaser era già stato prodotto durante l’estate, ma dopo aver sprecato quasi un anno nell’indecisione più totale, sopraffatti da un progetto più grande di loro, e la data della prima messa in onda che si avvicinava, il risultato finale è stato… molto diverso. Hanno dovuto produrre dei modelli più fattibili, e i lavori sulle animazioni degli stessi sono iniziati solo a marzo 2016. Tuttavia questi modelli erano ancora troppo dettagliati, una buona resa con il tempo e le risorse disponibili sarebbe stata impossibile: così sono stati ulteriormente semplificati.

Inoltre, inizialmente si sperava di renderizzare i fondali in 3D con illuminazione globale, un sistema di algoritmi usati in computer grafica per illuminare in maniera realistica le scene. Ma col gelido respiro del primo luglio che gli soffiava sul collo, lo staff di GEMBA si è visto costretto a escludere l’illuminazione globale, dovendo renderizzare ogni sfondo in meno di dieci minuti. Sì, meno di dieci minuti.

Così si è dovuto ripiegare sul poco guardabile cel shading, di cui si è occupato Millepensee utilizzando un sistema di riconoscimento automatico di After Effects. Il sistema ha (incredibilmente) presentato delle imprecisioni, tanto da costringere lo staff ad aggiungere l’effetto manualmente in alcuni casi. Infine, sembra che molte responsabilità siano state addossate al direttore tecnico Keita Mizuhashi, oberato di lavoro, che ha cercato di fare il possibile per tirar fuori il meglio dalle poche risorse a sua disposizione.

Insomma, questa serie sembrava destinata a fallire dall’inizio. Più che i fondi o il personale, il peggior nemico di BERSERK sembra esser stato la cattiva organizzazione: un progetto ambizioso, una suddivisione dei compiti inadeguata, i pareri contrastanti tra i piani alti della produzione, l’enorme perdita di tempo che ne è conseguita. E se per quanto concerne la prima stagione si poteva comprendere e sperare che alla prossima sarebbe andata meglio – anche grazie all’aiuto dei nuovi fondi – il fatto che nella seconda la situazione sia rimasta del tutto invariata è un chiaro segno del fatto che, ahimè, i problemi in quel di GEMBA siano tutto tranne che risolti, e che probabilmente questa serie non possa essere davvero salvata. Al prossimo adattamento dunque, sperando sia migliore.

Fonti consultate: Anime News Network

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