Mobile Suit Gundam Hathaway – Recensione

Mobile Suit Gundam Hathaway – Recensione

A distanza di trent’anni dall’uscita dei romanzi originali di Yoshiyuki Tomino, sbarca finalmente al cinema (in Giappone) e su Netflix (nel nostro paese e nel resto del mondo) l’adattamento animato di Hathaway’s Flash, il seguito ufficiale delle vicende di Mobile Suit Gundam: Char’s Counterattack — o meglio, di Beltorchika’s Children, la novel che narra in maniera alternativa la storia della Ribellione di Char, con gli arcinoti Hi-Nu Gundam e Nightingale che sostituiscono le unità principali dei due protagonisti. Le vicende alternative narrate nella novel di Tomino, infatti, spingono il giovane figlio di Bright Noa a un radicale cambio di rotta nella propria vita, che porterà appunto alle vicende di Hathway’s Flash, da cui questo primo lungometraggio Mobile Suit Gundam Hathaway è tratto.

Teoricamente, non ci troviamo quindi di fronte al seguito del film del 1988, bensì della sua versione alternativa. Tuttavia, questo piccolo ma importante dettaglio non viene spiegato in alcun modo in questa prima pellicola. L’unica possibilità è che gli eventi scatenanti vengano giustificati in maniera differente in uno dei due sequel che completeranno la trilogia. Chiusa questa parentesi, arriviamo a parlarvi del film vero e proprio. Sbarcato con non pochi problemi nei cinema giapponesi lo scorso 11 giugno, Mobile Suit Gundam Hathaway approda in esclusiva per l’Italia su Netflix con sottotitoli in italiano e, diversamente dall’altra produzione della saga giunta sulla medesima piattaforma, Iron-Blooded Orphans, con un doppiaggio nella nostra lingua di buona qualità.

Mobile Suit Gundam Hathaway – Recensione

  • Titolo originale: Kidō Senshi Gandamu: Senkō no Hasauei
  • Titolo inglese: Mobile Suit Gundam Hathaway
  • Uscita giapponese: 11 giugno 2021
  • Uscita italiana: 1 luglio 2021
  • Piattaforma: Netflix
  • Versione home video: non annunciata
  • Genere: Sci-Fi, Mecha
  • Numero di episodi: trilogia cinematografica
  • Durata: 1 ora e 36 minuti
  • Studio di animazione: Sunrise
  • Adattato da: serie di novel
  • Lingua: Giapponese, Italiano (doppiaggio e sottotitoli)

Abbiamo recensito Mobile Suit Gundam Hathaway tramite piattaforma streaming Netflix.

Figli d’arte

Ambientato nell’anno 0105 dello Universal Century, il film diretto da Shūkō Murase vede per protagonista Hathaway Noa, figlio ormai venticinquenne del celebre comandante della White Base nella Guerra di Un Anno. Le vicende della pellicola cominciano a bordo del velivolo che ospita alcuni fra i più importanti ministri della Federazione Terrestre, fra i quali si celano Hathaway e due figure centrali per le vicende della trilogia: la splendida e misteriosa ragazza che risponde al nome di Gigi Andalucia (pronunciato con la gutturale) e il militare della federazione Kenneth Sleg. Il volo destinato verso la città di Hong Kong verrà dirottato da un gruppo di terroristi mascherati che si proclamano affiliati all’organizzazione chiamata Mafty. In questo periodo storico, infatti, gli ideali di Char Aznable sono stati raccolti da colui che viene considerato la sua reincarnazione (l’ennesima), Mafty Navue Erin. Il suo scopo ultimo è quello di trasferire l’intera razza umana nello spazio per preservare il pianeta Terra il tempo necessario al suo rinnovamento.

Mobile Suit Gundam Hathaway – Recensione

In qualche modo, tuttavia, i terroristi finiscono per sparare a sangue freddo alcuni dei passeggeri e, a causa delle loro azioni che tradiscono una certa insicurezza, Gigi si accorge che in realtà essi potrebbero non essere realmente degli esponenti di Mafty, bensì degli impostori. Aiutato da Kenneth, Hathaway riesce a sventare l’attentato e mettere in salvo se stesso e tutti i presenti. Deciderà di collaborare con la Federazione per far luce sugli eventi recenti, finendo per imbattersi nuovamente in Gigi che lo costringerà, suo malgrado, a condividere una lussuosa suite in un hotel nella città dove hanno effettuato l’atterraggio di emergenza.

Hathaway Noa

Poteva mancare la classica scena nella doccia presente in ciascuna produzione di Gundam?

Il triangolo, più psicologico che amoroso, che coinvolgerà Hathaway, Gigi e Kenneth sarà alla base delle vicende dell’intero film, che vedrà la partecipazione di altri comprimari come il giovanissimo pilota del Penelope Gundam, Lane Aim, nonché i membri delle forze armate di Mafty, che tuttavia non risultano ancora caratterizzati in maniera sufficientemente profonda, dato che il film si concentra principalmente sul farci conoscere i tre personaggi principali.

Incontri al buio

Il pacing di questa nuova pellicola risulta molto più disteso e piacevole da seguire rispetto a molti altri film dell’universo di Gundam, persino dello stesso Char’s Counterattack. Il susseguirsi degli eventi non sembra una sequela di azioni in fast forward e ciascun dialogo si prende le giuste tempistiche per permettere a noi spettatori di comprenderlo appieno. In questo unico film attualmente disponibile, tuttavia, abbiamo in qualche modo solo un’introduzione a ciò che ci aspetta in futuro, e persino i combattimenti fra Mobile Suit risultano meno predominanti rispetto a molte altre produzioni di Sunrise, Unicorn in primis. E c’è da dire anche che, stranamente, i mecha non vengono messi particolarmente in evidenza rispetto a quest’ultimo e al precedente film, Gundam NT, dato che molte delle scene li mostreranno scuri sui cieli notturni della città, a meno di pochissime eccezioni. Sembra quasi che abbiano voluto mantenere il focus sui personaggi e sulla costruzione del quadro politico dopo gli eventi narrati nelle produzioni antecedenti. L’unica cosa che ci lascia con l’amaro in bocca è appunto il fatto che dovremo attendere ancora parecchio prima di sapere come andranno avanti le vicende di Hathaway sul grande schermo.

Mobile Suit Gundam Hathaway – Recensione

Visivamente parlando, Mobile Suit Gundam Hathaway è davvero impressionante e piacevole da vedere, con animazioni fluide che mischiano disegni tradizionali e CGI — stavolta ampiamente utilizzata non solo per i mezzi, ma anche per paesaggi e personaggi umani. Ho apprezzato particolarmente la fotografia e le ambientazioni, scenari curati e particolarmente suggestivi che fanno da sfondo a personalità ben caratterizzate e riconoscibili. Il character design ricalca lo stile originale di Haruhiko Mikimoto ma rivisita in chiave moderna tutti i personaggi, a cominciare dal protagonista stesso che sembra più “cool” e maturo rispetto alle illustrazioni originali, per finire con Gigi, resa più accattivante per i tempi moderni e più femme fatale rispetto a quanto visto anche nei videogiochi dove è apparsa. Il più differente rispetto all’originale è invece Kenneth, totalmente rivisitato dal punto di vista estetico e dell’atteggiamento da playboy che ostenta in ogni occasione possibile. Nel doppiaggio italiano, il comandante federale è interpretato da un bravissimo Maurizio Merluzzo, che ne risalta in maniera eccelsa la caratterizzazione.

Un doppiaggio piuttosto soddisfacente, che si lascia ascoltare con piacere, ma che viene tradito da un adattamento che ancora una volta persevera nel voler mantenere la pronuncia “girellara” del nome della serie e del mecha protagonista. Nei panni di Netflix, avrei colto l’occasione per spezzare questa catena di adattamenti dettati dalla nostalgia degli anni ’80 iniziando a pronunciare Gundam nella maniera corretta, come del resto si fa in tutte le altre lingue del mondo. Un altro aspetto che non ho apprezzato particolarmente è stato la colonna sonora, che sebbene conti di nomi noti e altisonanti quali Hiroyuki Sawano e gli ALEXANDROS per il tema principale, è costituita da brani abbastanza anonimi e che non riescono purtroppo a lasciare il segno. Siamo ben lontani dalle memorabili tracce musicali che accompagnavano le serie e i lungometraggi classici, e più vicini invece al filone dell’UC “moderno” plasmato a partire da Gundam Unicorn, con il quale sembra volersi costruire un nuovo modo di presentare le vicende della timeline principale della saga.

A chi consigliamo Mobile Suit Gundam Hathaway?

I fan di Gundam, in particolare coloro che amano il filone originale ambientato nello Universal Century, potranno ritenersi piuttosto appagati dal primo film di Mobile Suit Gundam Hathaway, ma dovranno vederlo con la consapevolezza che rimarranno a bocca asciutta sul più bello. Coloro che amano gli scontri fra mecha più che i dialoghi fra i personaggi e le scene d’azione “a piedi” potrebbero rimanere delusi, perché le poche scene che vedono in azione Jegan, Gustav Karl, Messer, Xi Gundam e Penelope li vedranno un po’ in secondo piano rispetto, ad esempio, al recente Gundam UC. Coloro che intendono avvicinarsi a Mobile Suit Gundam partendo da questo film farebbero meglio a pensarci su più di una volta, perché si tratta di un nuovo tassello per una timeline di oltre quarant’anni di opere di animazione, e farebbero meglio a guardarlo dopo le due trilogie della Prima Serie e Z Gundam e al Contrattacco di Char, già disponibili su Netflix e Prime Video.

  • Visivamente appagante
  • Buon doppiaggio e adattamento italiano
  • Meno spot per Gunpla, più maturo e narrativamente valido

  • Colonna sonora vagamente anonima e dimenticabile
  • Non è un buon punto di partenza per i nuovi arrivati
  • È solo il principio della storia
  • Gundam viene pronunciato ancora male
Mobile Suit Gundam Hathaway
4

Un buon punto di partenza per la saga di Hathaway

Terminati i titoli di coda e il fotogramma che li segue (perché di scena post-credit non si tratta), ciò che ci lascia questo primo film di Mobile Suit Gundam Hathaway è una testa piena di interrogativi e di storyline lasciate in sospeso per i prossimi episodi, nonché un discreto hype per sapere come andranno avanti le vicende. Tuttavia, a giudicare dall’oretta e mezza che abbiamo potuto gustare in questo luglio, potremmo trovarci di fronte alla trilogia cinematografica meglio narrata dell’intera saga, che mette un po’ in secondo piano i combattimenti per concentrarsi sullo scrivere con il giusto ritmo narrativo il complesso rapporto che legherà i tre protagonisti. Per criticare la scelta di non spiegare le motivazioni di Hathaway Noa in relazione agli eventi del Char’s Counterattack cinematografico aspetterei almeno l’uscita del secondo film, perché sinceramente non credo che questa trilogia intenda fungere da sequel ai romanzi di Beltorchika’s Children come detto in apertura, ma che in qualche modo voglia riuscire a trovare un escamotage per ricollegarsi in maniera sufficientemente sensata al film del 1988. Consiglierei la visione di Mobile Suit Gundam Hathaway a chi ha guardato almeno la prima serie e Char’s Counterattack, meglio se si conoscono anche Z Gundam e in generale tutti gli avvenimenti antecedenti all’anno U.C. 0105 in cui Hathaway è ambientato. Chiunque voglia avvicinarsi alla saga di Gundam partendo da questo episodio troverà non poche difficoltà a comprendere il quadro storico e politico e le motivazioni che spingono i personaggi, Mafty in primis, ad agire.

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Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.

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2 commenti

  1. Ma sbaglio o Tomino non aveva dato l’ok a pronunciare gUndam?

    Rispondi
    • Cosa doveva dire? No, non vi permettete mai più? A Tomino non importa più di tanto, possiamo anche chiamarlo GianGundam e lui continuerebbe ad annuire e sorridere per buona educazione 😀

      Rispondi

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