DRAGON QUEST BUILDERS – Recensione

È finito il tempo degli eroi. DRAGON QUEST BUILDERS dà potere alla creatività!

DRAGON QUEST BUILDERS - Recensione - BUILDERS 2

DRAGON QUEST BUILDERS - RecensioneMolti anni or sono, l’eroe della leggenda si ritrovò sul punto di sconfiggere il malvagio Dragonlord, colpevole di aver sottratto al regno di Alefgard la Sfera della Luce e di aver portato l’oscurità assoluta sul mondo intero. Prima dello scontro finale, tuttavia, il perfido antagonista offrì all’eroe la possibilità di governare assieme a lui sul pianeta ormai invaso dai mostri, piuttosto che combattere nella speranza di sconfiggerlo. Fu in quel momento che la risolutezza del paladino vacillò. Il Dragonlord gli tese un tranello e prese la sua vita, condannando per sempre quella degli abitanti del mondo, che sprofondò per sempre nell’oscurità più assoluta. Questo, almeno, fino al giorno in cui Rubiss, lo Spirito della Terra, destò dal suo lungo sonno un giovane dall’aria un po’ stralunata, ma con un ardente speranza negli occhi: egli è il leggendario Costruttore, che riporterà in vita Alefgard sventando una volta per tutte la minaccia del Dragonlord. Riuscirà nell’impresa di ridare speranza alle genti del mondo, ormai prive di ogni capacità creativa, pur non essendo propriamente un eroe?

Sviluppato e pubblicato nell’ambito del trentennale della saga di Yuji Horii, DRAGON QUEST BUILDERS realizza l’ambizione del team di SQUARE ENIX di unire le meccaniche del genere sandbox, portato al successo dal diffusissimo titolo di Mojang, con quelle degli action RPG, unendole in matrimonio con l’universo del più classico dei giochi di ruolo giapponesi. Sarà il mondo del primissimo DRAGON QUEST il teatro delle vicende di Bildus e dei cittadini che decideranno di supportare la sua causa, mettendo noi giocatori nei panni di un improbabile protagonista la cui unica dote sarà quella di saper costruire dal nulla qualunque cosa gli passi per la testa. La vera domanda è: quanto potrà essere divertente e appassionante il connubio fra due generi così diversi? Ve lo dico senza mezzi termini. Decisamente troppo. Almeno, per me lo è stato.

  • Titolo: DRAGON QUEST BUILDERS
  • Piattaforma: PlayStation 4, PlayStation Vita
  • Genere: Action RPG, Sandbox
  • Giocatori: 1
  • Software house: SQUARE ENIX
  • Sviluppatore: SQUARE ENIX
  • Lingua: Italiano (testi)
  • Data di uscita: 14 ottobre 2016
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: ricette esclusive per la Day One Edition
  • Note: disponibile in Giappone anche su PS3

Come già menzionato nell’introduzione, la storia di DRAGON QUEST BUILDERS inizierà con un’insolita proposta del Dragonlord, il cattivo di turno. L’antagonista del primissimo DRAGON QUEST si rivolgerà a noi spettatori, chiedendoci se vorremo condividere con lui il trono di padrone del mondo intero, regnando su metà del pianeta. Questo è in realtà il bad ending del primo capitolo della saga datato 1986, nel quale l’eroe del gioco accetta la proposta del suo acerrimo nemico, finendo vittima di un inganno che costerà la vita a lui e alle genti che ha tentato di proteggere. Con la scomparsa dell’eroe leggendario, il regno di Alefgard è condannato all’oscurità eterna. Gli abitanti del mondo, ormai sprofondato nella miseria e invaso dai mostri, hanno perso ogni barlume di speranza e attendono che il sipario cali inesorabile sulle loro vite. Per fortuna la Dea ha ancora una carta da giocare: saremo noi, nei panni del costruttore della leggenda, a riportare la speranza in questo mondo.

Quante cose al mondo puoi fare…

La Dea ci risveglierà dal nostro lungo sonno e guiderà il nostro corpo, privo di memoria, a ricordare come utilizzare le proprie capacità esclusive. Il piccolo Riccardino ha un dono: il potere speciale di combinare i materiali grezzi per realizzare oggetti, come la pedante divinità stessa ci rivelerà nei meandri della cripta che ci ha ospitati per lungo tempo. Per insegnarci a farlo, ci chiederà di fabbricare una pomata curativa che ci servirà a rimetterci in forze. Tramite un ramoscello potremo poi creare un bastone di cipresso, che potremo equipaggiare e utilizzare per ricavare materiali dall’ambiente circostante, distruggendo blocchi di terriccio che potremo raccogliere e riposizionare a nostro piacimento costruendo, in questo caso, la nostra via di fuga.

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Il Regno devastato che accoglierà a braccia aperte il nostro ritorno ci vedrà esordire come carpentieri nella piana di Cantlin, un tempo sede dell’omonima e rigogliosa città che dà il nome al capitolo inaugurale del gioco. Il primo passo del nostro viaggio sarà quindi quello di ricostruirla partendo dalle sue rovine, circondarla con robuste mura in modo che possa difendersi dai mostri e ripopolarla con gli abitanti dispersi nei dintorni. Per cominciare, dovremo piantare lo Stendardo della Speranza affidatoci dalla Dea al centro delle macerie, in modo che la luce possa tornare a risplendere come simbolo della rinascita della città. Piantare la bandiera segnerà l’inizio dei lavori, il che farà comparire l’indicatore “Base” nell’angolo in alto a sinistra dello schermo, sotto i nostri punti vita. Tale indicatore crescerà con lo sviluppo della civiltà e con l’aumentare delle risorse a disposizione dei suoi residenti, che verranno a trovarci chiedendo di potervisi stabilire (o che dovremo raccattare in giro durante le quest). Il nostro compito sarà quello di fabbricare oggetti e strutture che possano soddisfare i loro bisogni primari, partendo da una semplice casa alla bottega, dalla cucina alle barriere che possano bloccare l’assedio dei mostri. Sarà Britta la prima cittadina di Cantlin, a chiederci di aggiustare la sua futura casetta con qualche blocco di terra; da lì cominceremo con il lavoro vero e proprio, che già dai primi minuti di gioco ho accolto nella mia vita come una vera e propria droga.

Costruire…

Per costruire oggetti, strumenti e strutture, avremo bisogno delle ricette. Tali ricette potranno essere ottenute in seguito al dialogo con determinati NPC umani, mostri amichevoli oppure semplicemente mediante la raccolta di nuovi materiali, come accadrà il più delle volte. Consultandole scopriremo di quali materiali avremo bisogno per plasmare l’oggetto in questione, da fabbricare poi sull’apposito banco da lavoro, fucina o quant’altro, progredendo all’interno della storia tramite le piccole richieste che ci verranno affidate una dopo l’altra, costruendo, a volte, veri e propri edifici o grandi strutture che dovranno seguire dei precisi progetti consegnati dai personaggi non-giocanti.

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La nostra permanenza all’interno di Cantlin, Rimuldar e le location dei capitoli successivi saranno scandite dal trascorrere dei giorni, a loro volta suddivisi in fasce orarie che spaziano dalla mattina al crepuscolo, dalla sera all’alba: quasi tutti momenti che passeremo scorrazzando piacevolmente per le innumerevoli aree che compongono il mondo di gioco, che richiamano in qualche modo la Alefgard originale (abilmente costruita dai programmatori, non generata casualmente come Minecraft) e che si presentano a noi giocatori con uno stile che miscela classici modelli poligonali per alberi, rocce e oggetti vari con uno stile blocchettoso che richiama quello 8-bit del gioco originale per tutto ciò che potrà essere distrutto senza pietà per garantirci nuove risorse. Se piante, funghi e persino gli oggetti che costruiremo potranno essere fatti a pezzi e inseriti nel nostro inventario, potremo divertirci a scavare con spade, vanghe, clave e martelli nel terreno, nelle montagne e tutto intorno, plasmare percorsi (anche sospesi) per scalare aree inaccessibili o più semplicemente costruirci dei rifugi temporanei per riposare nelle fasi di esplorazione.

Oltre alla trama, che ci accompagnerà per mano durante tutta la durata del gioco, dovremo infatti prestare attenzione anche al fattore sopravvivenza: DRAGON QUEST BUILDERS è pur sempre un RPG, per questo motivo verremo continuamente assaliti dai nemici, specie nelle fasi notturne, e dovremo difenderci utilizzando le classiche armi ed equipaggiamenti (facilmente distruttibili, ahinoi) che da sempre caratterizzano questa serie. Tali scontri si svolgeranno in tempo reale e sono ridotti all’essenziale, con un unico tasto che ci servirà a colpire e con abilità che potremo apprendere con l’avanzare nel gioco, come l’immancabile taglio rotante. Il nostro alter-ego avrà bisogno di mangiare periodicamente il cibo cucinato o recuperato in giro, nonché di ripristinare gli HP tramite gli oggetti curativi oppure dormendo, azione che servirà anche a giungere immediatamente al mattino successivo, nel caso volessimo evitare l’assalto notturno delle creature più feroci.

E già che di assalti stiamo parlando, per avanzare all’interno della storia dovremo portare a termine le quest che ci verranno propinate dall’NPC principale; nel caso di Cantlin sarà Balfus, che ci “avvertirà” dell’imminente assalto di un’ondata di mostri ai danni della piccola fortezza. Quando saremo pronti (bella la vita, eh?), con le giuste armi e una buona scorta di erbe medicinali, verrà avviato un vero e proprio assedio in stile tower defense, nel corso del quale compariranno schiere di nemici che tenteranno di sfondare le mura e fare a pezzi il nostro duro lavoro. Potremo star lì a mazzolarli assieme ai nostri concittadini, oppure far sì che i mezzi di difesa che avremo posto tutto intorno alla Base facciano il loro sporco lavoro. In ogni caso, si tratta di sezioni particolarmente divertenti, in grado di spezzare la monotonia della routine esplorazione / raccolta / crafting.

Guarda figliolo. Tutto ciò che appartiene a FINAL FANTASY un giorno sarà tuo.

Guarda figliolo. Tutto ciò che appartiene a FINAL FANTASY un giorno sarà tuo.

La modalità Storia, quella principale, è suddivisa in quattro capitoli, indicati con il nome dei continenti che compongono la mappa del mondo. Una volta ricostruita Cantlin, soddisfatte tutte le richieste dei suoi abitanti (e, con un po’ di fortuna, aver scovato tutte le missioni segrete), dovremo affrontare un’avvincente boss battle che chiuderà i conti con Balfus, Britta e compagnia bella, con tanto di pagella finale che ci dirà quanti giorni virtuali ci avremo impiegato, quante volte saremo morti e se avremo soddisfatto tutte le richieste secondarie. Dopodiché potremo attraversare un portale che ci porterà a Rimuldar, ma qui saremo praticamente costretti a ricominciare da zero: anche questa parte di mondo è devastata dai mostri, ma non potremo contare su tutti i progressi fatti a Cantlin, fatta eccezione per le abilità acquisite, le ricette apprese e poco altro. Dovremo piantare lo Stendardo, raccogliere nuovamente tutto il materiale necessario, ricostruire gli strumenti per il crafting e ricominciare una nuova vita, in un certo senso. Confesso di aver provato una certa frustrazione a dover abbandonare tutto il lavoro svolto nella città iniziale per ricominciare da capo, ma posso capire i motivi di tale scelta da parte degli sviluppatori; sebbene il filo conduttore leghi ciascuno degli episodi, è come se ogni volta cominciassimo una nuova partita. Fortunatamente, dal menu principale potremo tornare ai capitoli precedenti tutte le volte che vogliamo, scegliendo se proseguire da dove eravamo rimasti e perfezionare ulteriormente il nostro operato, oppure se ricominciare da capo.

…Inventare

Una volta terminata la storia inaugurale di Cantlin, inoltre, sbloccheremo una modalità extra chiamata Terra Incognita. Il nome mi riporta alla mente uno dei miei titoli indie preferiti della prima PlayStation, realizzata con l’accattivante Net Yaroze. Ve lo ricordate? Nemmeno a farlo apposta, era un piccolo RPG blocchettoso con personaggi SD e nemici dalle sembianze di slime.

Mettendo da parte i ricordi, Terra Incognita non è altro che l’immancabile modalità libera, all’interno della quale potremo costruire a piacimento tutto ciò che vogliamo, senza temere l’attacco di alcun nemico, accogliendo ugualmente abitanti al suo interno (persino mostri!) e, udite udite, condividendo le nostre creazioni con la rete. Tramite l’apposita pietra condivisione, infatti, potremo delimitare un’area (come la base della modalità storia) che verrà resa disponibile ai nostri amici o ai giocatori che sceglieranno di accoglierla sulla propria isola. Allo stesso modo, tramite la pietra dell’evocazione, potremo scaricare le strutture realizzate da altri giocatori (sebbene ho il forte sentore che i server non siano in comune con il Giappone) e divertirci esplorandole o distruggendole a nostro piacimento nella nostra Terra Incognita, rubando in qualche modo le loro risorse. Tuttavia, anche in questo caso, partiremo praticamente nudi, dovendoci procacciare cibo, strumenti e materiali per tutta la nostra permanenza al suo interno, potendo contare tuttavia su ricette e alcuni dei materiali già creati nella modalità principale.

"Tesoro, ci sono le gocciole!"

“Tesoro, ci sono le gocciole!”

Dall’apposito portale, inoltre, potremo accedere a un’area particolare chiamata Terra Gladiatoria che, come il nome stesso potrebbe suggerire, servirà unicamente a scontrarci con orde di nemici più o meno forti. Tali bestie feroci dovranno essere evocate sull’altare proibito tramite gli appositi biglietti che potremo creare collezionando risorse più o meno rare all’interno di questa modalità.

Ma trova un minuto per me

Il primo impatto con BUILDERS è stato dei migliori: sia provando la demo e poi il gioco completo su PS4, sia la versione per PS Vita, sono rimasto piacevolmente colpito dalla resa grafica pulita e che ben si adatta al contesto di DRAGON QUEST. Pur mantenendo la struttura a blocchi, caratteristica del Minecraft a cui SQUARE ENIX si è ispirata, a differenza di quest’ultimo può contare su texture di ottima qualità, nonché di personaggi, mostri ed elementi di scenario egregiamente realizzati in maniera tradizionale, cono uno stile deformed per protagonisti e NPC che svolge al meglio il compito di offrire un sottile richiamo ai vecchi titoli per Famicom. Tra i difetti grafici, come non menzionare l’onnipresente clipping fra i modelli poligonali dei personaggi, che risulterà particolarmente evidente quando ci avvicineremo a qualcuno per parlarci e finiremo irrimediabilmente per attraversalo; un aspetto fastidioso, almeno ai miei occhi, ma che non compromette per nulla l’esperienza di gioco. Parlare della colonna sonora, poi, sarebbe come applaudire al vincitore di sessanta premi oscar, e trovare difetti da questo punto di vista risulterebbe persino ridicolo: il lavoro di Koichi “Kobo” Sugiyama è ineccepibile e all’interno della soundtrack troviamo tutti i classici brani onnipresenti in ogni DRAGON QUEST regolare e non, ma in particolare tutti quelli provenienti dal primo capitolo, riarrangiati per stare al passo coi tempi, ma ugualmente epici ed estremamente orecchiabili. Sapevate che la celebre fanfara del primo DQ è stata composta in soli cinque minuti?

No, purtroppo DQB non rientrerà per questo nella categoria "Giochi da Falegname".

No, purtroppo DQB non rientrerà per questo nella categoria “Giochi da Falegname”.

A chi consigliamo DRAGON QUEST BUILDERS?

Voglia di esplorare, distruggere e costruire, ma soprattutto senso di avventura sono i requisiti essenziali per chi intende avvicinarsi al mondo di DRAGON QUEST BUILDERS. Il gioco di SQUARE ENIX è in grado di coinvolgere gli appassionati dell’universo di Horii per decine e decine di ore di fila, facendogli dimenticare di cibo, igiene personale e relazioni interpersonali. Almeno, è così che ho rischiato di finire, se non mi fossi dato un contegno. Assolutamente consigliato se vi sentite a vostro agio nel mondo di DRAGON QUEST (e ciò implica Toriyama, mostri puccettosi e colonna sonora di Sugiyama), ancora di più se amate i giochi dove la parola d’ordine è scoprire. Scoprire cosa si cela dietro quella montagna, scoprire cosa è nascosto all’interno di quel minaccioso castello, scoprire cosa succederà se attraverseremo il portale per avventurarci nella prossima isola. La localizzazione italiana, infine, è un ulteriore incentivo a dargli una possibilità se possedete una delle due console di casa Sony: perché non scaricare e concedervi qualche ora con la demo, prima di decidere di acquistarlo?

  • Profondo, intuitivo e facile da padroneggiare
  • Completamente in italiano
  • Crea dipendenza
  • Vivace e appagante…

  • …Può risultare ripetitivo e a tratti frustrante
  • Non supporta il cross-save tra le due versioni
  • Problemi di telecamera negli spazi ristretti
  • Manca un riepilogo delle quest in corso e completate
DRAGON QUEST BUILDERS
4.6

Avventura e creatività consacrano la leggenda

Dopo la prima decina di ore consecutive passate davanti a DRAGON QUEST BUILDERS ho cominciato a vedere a blocchetti tutto ciò che mi circondava. Ho dovuto mollare per un’oretta il DualShock 4 e cercare di riprendere il contatto con la realtà, e devo ammettere che era da un po’ che non mi succedeva. Per questa ragione ero esaltato all’idea di dover giudicare positivamente l’ultima opera di SQUARE ENIX, tuttavia ho voluto attendere di portarmi avanti con la partita per scoprire se continuavo ad avere la stessa voglia di giocarci anche a diversi giorni di distanza dall’impatto iniziale. Certo, non avevo esattamente la stessa eccitazione e voglia di scoprire provata al principio, ma vi assicuro che DQB è capace di coinvolgere e appassionare il giocatore anche sul lungo termine. Mi sono divertito a distruggere, a scavare per vedere fino a che profondità potevo arrivare, a perforare le montagne e a tentare di far fuori qualche potente nemico celato chissà dove nei meandri delle isole. Inaspettatamente, costruire una città pezzo per pezzo, decorare le stanze con oggetti creati su richiesta dei cittadini, ma anche semplicemente avventurarmi nell’ignoto, mi hanno fatto sentire decisamente appagato. Peccato per il dover ricominciare da capo all’inizio di ogni capitolo, come anche peccato per la scarsa profondità nel sistema di crescita del nostro avatar, che non guadagnerà nemmeno mezzo punto esperienza in seguito alla sconfitta dei nemici o degli avvincenti e spaventosi boss. Ciò che è importante sapere per chi ancora intende paragonarlo a Minecraft, è che DRAGON QUEST BUILDERS è fortemente incentrato sulla trama più che focalizzato sulla creazione di tutto ciò che ci viene in mente. Per quello, in un certo senso, c’è la modalità Terra Incognita che, personalmente, non ho trovato avvincente quanto quella principale.

Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.