JoJo’s Bizarre Adventure: Eyes of Heaven – Recensione (versione europea)

JoJo's Bizarre Adventure: Eyes of Heaven

JoJo's Bizarre Adventure: Eyes of Heaven – Recensione (versione europea)Il tanto temuto e malvagio Dio è stato sconfitto, la bizzarra avventura di Jotaro, Polnareff e Joseph Joestar si sta per concludere dopo sanguinosi combattimenti e gravi perdite. Mentre Jean Pierre appresta a recarsi al suo gate per ritornare nella patria delle baguette e dei bei baffi, i due discendenti della casata Joestar vengono avvicinati da un giovanissimo Speedwagon; nemmeno il tempo di presentarsi, che il francese ritorna dai suoi due compagni dopo aver subito gravi danni da misteriosi, ma non troppo, nemici. Joseph, Jotaro e Polnareff avranno una amara sorpresa circa la loro identità: Avdool Iggy sono ancora vivi, ma stavolta non tanto pacifici nei loro riguardi. Una strana aura li pervade, ma i nostri eroi non si arrenderanno allo stupore e decideranno di combatterli per svelare il mistero circa la loro resurrezione. Faranno anche la loro ricomparsa Noryaki Kakyoin e N’Doul, i quali non si tireranno indietro nel cercare di farli fuori e di rivendicare la loro fedeltà al Sommo. Fortunatamente Speedwagon, grazie a una misteriosa reliquia, riuscirà a far riprendere senno a Kakyoin, il quale possiede ricordi solo fino al momento dello scontro con Dio. Il gruppo, perciò, è pronto a partire per scoprire l’identità del Sommo e le sue vere intenzioni.

Poteva BANDAI NAMCO Entertainment non sfruttare l’onda del successo della serie animata di JoJo’s Bizarre Adventure? Perciò eccoci qui a recensire per voi l’edizione europea di JoJo’s Bizarre Adventure: Eyes of Heaven, tratto dal manga del sempreverde Hirohiko Araki. Sarà stato adattato con criterio o ci ritroveremo dinanzi a l’ennesimo lavoro approssimativo come è successo per All-Star Battle?

  • Titolo: JoJo’s Bizarre Adventure: Eyes of Heaven
  • Piattaforma: PlayStation 4
  • Genere: Fighting Game
  • Giocatori: 1-4 (multiplayer solo online)
  • Software house: BANDAI NAMCO Entertainment
  • Sviluppatore: CyberConnect2
  • Lingua: Italiano (testi), Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 30 giugno 2016
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: Jotaro Kujo (Diamond is Unbreakable), missioni bonus e oggetti per la personalizzazione

È sempre un piacere vedere all’interno del panorama videoludico titoli di questo tipo, specialmente se provenienti da un manga che è rimasto per tanto tempo nei cuori degli appassionati storici e che, a distanza di tanti anni, riesce ancora a conquistare orde di nuovi appassionati, esattamente come nel caso di “Le Bizzarre Avventure di JoJo”. Devo esser sincero: ho particolarmente apprezzato All-Star Battle, nonostante la sua sporadica legnosità e qualche difetto che avrebbe potuto renderlo un picchiaduro coi controcazzi, per questo motivo ho atteso con tanta impazienza l’uscita del nuovo Eyes of Heaven. Nonostante la nuova tipologia di gioco, infatti, era chiaro fin dall’annuncio che moltissime delle caratteristiche al suo interno sarebbero state, in realtà, un “copia e incolla” del titolo precedente, come una sorta di mostro di Frankestein. Questo, ovviamente, non l’ho mai visto come un aspetto negativo: riportando, coi dovuti miglioramenti, alcuni già apprezzabili dettagli di All-Star Battle, rinnovandoli in qualche modo e aggiungendoci anche qualche altra novità, ne sarebbe potuto uscire un titolo ugualmente valido. Non trovate anche voi?

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Guess who’s back, back again!

Come già saprete, in caso non abbiate vissuto sotto un sasso fino a oggi, Eyes of Heaven intende offrire al suo pubblico non solo un semplice e classico gioco che racchiuda gran parte dei personaggi che hanno reso celebre la serie (beh, chi più e chi meno) ma anche un qualcosa che possa renderlo unico, attraverso una Story Mode del tutto originale. La storia qui narrata, come già detto nell’introduzione, avrà luogo al termine del terzo arco narrativo, Stardust Crusaders, e vedrà il giovane Jotaro continuare la sua battaglia contro il recidivo DIO. Una decisione più che apprezzabile, se si pensa che questo appunto può rendere il titolo unico nel suo genere, differenziandolo dai tanti altri che narrano e rinarrano la solita storia di base, vista nella serie anno dopo anno. Ovviamente occorre fare molta attenzione in questi casi: il limite tra una storia originale discutibile, capace di rovinare tutto il gioco, e una decisamente più apprezzabile e godibile è molto, molto sottile… e, purtroppo, visto da questo lato, Eyes of Heaven pecca in alcuni punti. Sebbene la sceneggiatura sia scorrevole e accattivante, il veder cambiati alcuni degli avvenimenti epici, anche se a volte tristi, raccontati nella serie originale, mi ha fatto storcere un po’ il naso. Ma non proseguirei oltre, per evitare di rovinarvi il piacere della scoperta, dolce o amara che sia. Una menzione speciale, tuttavia, va fatta alle cutscene con le quali CyberConnect2 ha deciso di deliziarci, stavolta, nel corso della modalità in questione: realizzate sia in grafica di gioco che in stile manga, surclassano notevolmente il più scialbo textwall riassuntivo riguardante quello che accadeva nei vari archi narrativi propinatoci in All-Star Battle.

You expected a brand new game, but it was me, DIO!

Dal lato del gameplay, le fasi di gioco offerte si dividono principalmente in due, talvolta anche tre: la prima, nella quale dovremo esplorare i vari scenari, interagire con i personaggi presenti, raccogliere o scovare oggetti importanti per il proseguimento della storia e selezionare uno degli appositi portali colorati sul terreno che ci faranno affrontare sfide o cambiare luogo, nonché la seconda, relativa alle fasi di battaglia, dove ovviamente dovremo prendere a mazzate ignoranti chiunque ci si pari di fronte. Come detto poco fa, a volte ci verrà offerta anche una terza porzione di gioco, giusto per spezzare un po’ la monotonia: quando incontreremo D’Arby, infatti, ci verrà richiesto di battere quest’ultimo in intense partite di Poker.

Il battle system del titolo si distanzia discretamente dal precedente, offrendo molta più libertà di movimento e permettendo, inoltre, ai giocatori, di affrontare battaglie in compagnia di un altro personaggio, dando vita a volte, se scelti personaggi pertinenti tra loro, a degli attacchi speciali combinati decisamente belli da vedere e, per tutti gli altri, ugualmente apprezzabili. Sebbene gran parte degli attacchi e filmati delle mosse speciali siano praticamente riciclati da All-Star Battle, qualche piccolo cambiamento o miglioria a questi la si può notare, sia dal lato grafico che per quanto riguarda l’esecuzione.

Oltre a questo, Eyes of Heaven va a migliorare molto anche l’esperienza generale, in quanto ci permetterà di interagire molto di più con gli scenari e quelli che sono i suoi “Stage Hazard”, ovvero le piccole feature che potremo utilizzare a nostro vantaggio (o svantaggio) per infliggere danni ai nemici. Un esempio? La possibilità di lanciare contro i nostri avversari palizzate, cestini o altro ancora, oppure farli interagire con apposite zone situate nello stage in questione il cui effetto varierà a seconda dello scenario. A volte, quando i nostri avversari saranno a corto di energia, sarà possibile veder comparire, durante le battaglie, anche apposite icone “Situation Finish” che, una volta attivate, ci faranno concludere il combattimento contro l’avversario di turno con una speciale cutscene che ripercorrerà una delle sequenze mostrate nella serie originale.

Tutta un’altra storia

Sin dalle prime fasi di gioco, quando impersoneremo Jotaro nello scontro finale con Dio, noteremo come il nostro parco mosse sia notevolmente limitato, infatti sul menu dei comandi posto nella parte alta dello schermo, avremo a disposizione una sola abilità, “ORA ORA ORA ORA ORA”, assegnata al tasto quadrato; tutti gli altri saranno, solo per il momento, inutilizzati. A differenza del suo predecessore All-Star Battle, come vi ho già detto, l’introduzione di un arco narrativo alternativo ha dato la possibilità a CyberConnect2 di inserire per ogni personaggio un albero delle abilità. Queste, sia attive che passive, potranno essere sbloccate tramite degli appositi punti, facendo avanzare di livello i vari personaggi. Ovviamente, più le abilità saranno potenti, più saranno i punti che dovremo andare a spendere. È inutile dire che per guadagnare esperienza basterà combattere, però anche gli altri personaggi a nostra disposizione potranno racimolare qualche punticino anche semplicemente rimanendo in una ipotetica panchina. Starà a noi decidere chi usare e da chi farci accompagnare durante gli scontri, anche se a volte, per ragioni di plot, saremo obbligati a utilizzare alcuni personaggi rispetto ad altri. Onestamente il sistema di leveling e di apprendimento delle nuove abilità è stata una trovata molto azzeccata, dato il genere di gioco che abbiamo tra le mani, ma allo stesso tempo mi sento di criticarla dato che, durante i primi combattimenti, saremo costretti a usare l’unica abilità disponibile, rendendo eccessivamente noioso il tutto.

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Come vi abbiamo già anticipato in precedenza, CyberConnect2 ha voluto introdurre il movimento libero già visto nei vari NARUTO Ultimate Ninja STORM, solo in maniera decisamente più lenta e macchinosa rispetto ai titoli basati sul biondissimo ninja. Durante la modalità storia potremo esplorare le varie arene di gioco per parlare con i nostri compagni, trovare oggetti di supporto (che potranno essere equipaggiati tramite il menu di preparazione allo scontro successivo), affrontare nuovamente l’ultimo combattimento oppure ri-sfidare nemici già sconfitti in precedenza per poter acquisire più esperienza del normale. La vera nota positiva di questa modalità è la presenza di filmati realizzati col motore grafico del gioco che arricchiscono l’esperienza di non poco: da ciò è possibile dedurre quanto i developer abbiano effettivamente seguito i feedback degli appassionati sul gioco precedente, nel quale non c’era alcun filmato, ma solo piccoli riassunti sulla storia tra un combattimento e l’altro. Altre sequenze non interattive le ritroveremo invece scegliendo alcune coppie di personaggi: se opteremo per usare Joseph Joestar e Caesar Anthonio Zeppeli, protagonisti della seconda parte Battle Tendency, e durante lo scontro dovesse venir sconfitto prima Caesar, vedremo un piccolo filmato in cui Joseph, grondante di lacrime urlerà il nome del suo compagno, proprio come avveniva dapprima nel manga e poi nella trasposizione animata, facendoci, purtroppo, versare una piccola lacrima.

Spirito di adattamento

Ebbene, anche in Eyes of Heaven ci ritroveremo dinanzi agli orrori dovuti alla questione dei copyright e di una mancata coerenza che già criticai in All-Star Battle. L’altra volta non riuscii a smettere di ridere perché Jean Pierre Polnareff era stato adattato come Jean Pierre Eiffel, ma stavolta no, si chiama semplicemente Jean Pierre, senza cognome. Ma ci sono alcuni personaggi per i quali non mi spiego ancora un cambiamento così radicale: Pet Shop (ispirato al gruppo Pet Shop Boys) in Animal Shop, anche se il senso è quello, oppure Narciso Anasui diventato magicamente una principessa Narc Anastasia, per non parlare di Weather Report trasformato in Weather Forecast.

Poteva però mancare quell’adattamento davvero ridicolo che sarebbe stato ricordato per tutti gli anni a venire? Ovviamente no, nel gioco alcuni personaggi avranno diverse versioni, Dio Brando della prima e della terza parte, Diego Brando e Diego Brando di un universo parallelo… e poi c’è Don Pucchi e Pucchi, in attesa della luna nuova, che più che una traduzione mi sembra il nome di un capo indiano, tipo Bass del vento nobile che aspetta il grande amico maestrale. Purtroppo, i due Josuke Higashikata subiscono lo stesso trattamento di All-Star Battle: Josuke Higashikata 4 e Josuke Higashikata 8, e capisco che Araki sia un trollone e chi ha letto JoJo lo sa, ma diamine! Anche gli standi (citazione necessaria) avranno dei nomi leggermente variati, come ad esempio Sticky Fingers (album dei Rolling Stones) trasformato come Zipper Man, e non vado ovviamente oltre.

La domanda quindi è: come mai in Giappone possono utilizzare senza alcun problema i nomi di gruppi, album e canzoni, mentre noi occidentali no? Forse una risposta c’è e si chiama katakana, l’alfabeto sillabico giapponese utilizzato per traslitterare le parole straniere. Forse sarebbe meglio proporvi un esempio: tutti noi conosciamo il trio di cattivi per eccellenza, non parliamo di Al, John e Jack, ma dei tre Uomini del pilastro; prendiamo in considerazione Whamuu, il cui nome è tratto dal gruppo degli Wham: per la trasposizione in katakana sono state aggiunte le due “u”, e nel caso di Esidisi, beh, E/SI/DI/SI, AC/DC …La prossima frase che dirai sarà “A cazzo di cane!”, citazione necessaria.

Furbi questi giapponesi, a differenza nostra! Potevamo utilizzare la lettura katakana per aggirare anche a nostra volta i fastidiosissimi nomi riveduti, magari non chiamando lo stand di Jolyne Cujoh Stone Ocean ma Stone Furii (traslitterazione di Stone Free, canzone di Jimi Hendrix): ecco di cosa accuso i curatori della traduzione occidentale, poca coerenza. Poca coerenza che ritroviamo anche nel caso di altri personaggi o stand i quali nomi sono presi da alcuni pezzi di titoli o nomi di gruppi: Crazy Diamond (adattato in Shining Diamond, ma tratto da Shine on your Crazy Diamond) e poi Chili Pepper tratto da… Red Hot Chili Peppers. Perché, quindi, alcuni nomi hanno subito queste modifiche e altri no? Perché Chili Pepper non è stato modificato in Red Hot Jalapeno? Porque?

Open the Game

Le modalità di gioco che potremmo trovare all’interno interno di questa nuova iterazione videoludica di JoJo saranno le più classiche: si partirà con la Modalità Storia, la principale, che ci permetterà anche di sbloccare la grande quantità di personaggi presenti, utilizzabili poi anche nella Free Mode, dove potremo affrontare liberamente battaglie contro la CPU, e, infine, la classica modalità Multiplayer Online, affrontabile da quattro giocatori contemporanamente. Ovviamente non possono mancare altre funzionalità quali la personalizzazione dei personaggi, grazie alla quale potremo assegnare ai combattenti pose, frasi e costumi diversi da quelli di default, la galleria, dove potremo ammirare i vari artwork, modelli 3D, filmati, voci dei personaggi e musiche utilizzate nel gioco e, per finire, uno speciale glossario su tutto ciò che riguarda il mondo de Le Bizzarre Avventure di JoJo.

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Non potrà di certo mancare anche lo speciale negozio dove i giocatori potranno acquistare, mediante le monete ottenute in-game, alcune carte adibite a power-up da utilizzare prima di ciascuna battaglia, e gli apprezzatissimi costumi alternativi per ciascuno dei protagonisti. Per non farsi mancare niente, sebbene gran parte di questi siano ripresi dal precedente titolo, va anche detto che sarà possibile trovarne una grande quantità di nuovi costumi che, non solo daranno al personaggio in questione un look diverso da quello di default, ma, a volte, porteranno a esilaranti siparietti comici tra i vari protagonisti all’inizio di ogni battaglia. Vogliamo fare un esempio? Joseph col costume Tequila Girl in coppia con Caesar: a volte nemmeno finisco, il match. Quello che esce fuori dall’introduzione riesce a farmi crepare dalle risate tutte le santissime volte.

Heaven can’t wait

Avendo provato la versione PS4 del gioco, l’unica disponibile in Europa, devo ammettere che non sono rimasto affatto deluso dal punto di vista grafico. Adoravo lo stile di All-Star Battle, per cui rivederlo migliorato per la console Sony di attuale generazione ha solo aumentato il mio apprezzamento per questo titolo. Le introduzioni di ciascun capitolo in stile manga sono fantastiche, e le cutscene, realizzate con motore grafico di gioco, danno quella spinta in più alla storia originale narrata da Eyes of Heaven. Sfortunatamente però il titolo non gode di un filmato di apertura come visto nel precedente che, se pur discutibile per quanto riguardava il brano di accompagnamento, almeno era una sorta di introduzione che metteva addosso il giusto hype necessario a iniziare in pompa magna ogni nuova avventura. Non so voi, ma personalmente adoro smisuratamente i filmati introduttivi nei videogame.

Dal lato sonoro, invece, il titolo non è proprio degno di nota. Mi spiego meglio: ci sono fondamentalmente tanti brani nuovi e pertinenti alla serie da cui il gioco è tratto che riescono a farci percepire l’atmosfera di JoJo durante le partite ma, alcuni di questi, non mi hanno coinvolto tantissimo, forse perché troppo impegnato nell’enfasi del gioco stesso. Tra i pochi pezzi che sono riusciti nell’impresa possiamo trovarne alcuni provenienti dal precedente titolo per PS3 e, con questo, vi lascio intendere (anche se ve lo sto comunque per dire adesso) che alcune delle musiche presenti sono state proprio prese pari pari e riportate in questo nuovo gioco. Altra cosa per cui mi son risentito abbastanza è che, a differenza della seconda versione di prova, il team di sviluppo abbia optato per eliminare la possibilità di ascoltare le voci dei personaggi dagli speaker del DualShock 4, una funzionalità che, positiva o negativa che fosse a seconda dei vostri gusti, sfruttava almeno un particolare di PS4 che così, ora come ora, rimane lì, inutilizzato se non da quei quattro giochi in croce.

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A chi consigliamo JoJo’s Bizarre Adventure: Eyes of Heaven?

I fan di JoJo in primis dovrebbero correre a mettere mano al portafoglio e acquistare immediatamente Eyes of Heaven, anche perché, sebbene tante cose lo ricordino, non si tratta di un All-Star Battle 2, ma di un titolo con un gameplay sostanzialmente diverso, che offre svariate cose in più da fare, aumentando la longevità e l’esperienza di gioco rispetto a un normale picchiaduro. Ve lo sconsiglierei, invece, nel caso in cui vi aspettaste un gioco caratterizzato solo da materiale del tutto inedito.

  • La presenza di una trama originale porta una ventata d’aria fresca
  • Tanti nuovi personaggi da utilizzare
  • Interazioni con gli stage e sezioni differenziate di gioco davvero gradevoli

  • Buona l’idea della storia originale, ma non vedo di buon occhio i cambiamenti permanenti causati da certi avvenimenti
  • Storia che gira intorno a Heaven Ascended DIO, ma che alla fine non è nemmeno giocabile
  • Troppi elementi riciclati da All-Star Battle
  • L’adattamento occidentale
JoJo's Bizarre Adventure: Eyes of Heaven
3.5

La famiglia Joestar si è bloccata al purgatorio

Tirando le somme, JoJo’s Bizarre Adventure: Eyes of Heaven non è affatto un pessimo titolo, ma si trascina ancora dietro alcuni difetti del suo predecessore che avremmo preferito non rivedere più, magari chiudendoli in una bara sigillata e, successivamente, lasciata affondare in mare. Nonostante il gameplay sia “nuovo” per la serie di Hirohiko Araki, ci si aspettava qualcosa di decisamente meglio dai developer di CyberConnect2, coloro che hanno portato i picchiaduro con movimento tridimensionale ai massimi livelli con la serie di Naruto. Ci ritroviamo di fronte a un titolo che non può né scendere e né salire, che mostra progressi per alcuni punti e passi indietro per altri.

Redazione
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