Nioh – Recensione

Kou Shibusawa lancia il guanto di sfida a Hidetaka Miyazaki: ecco a voi Nioh, il soulslike di KOEI TECMO GAMES. La via del samurai vi attende!

Nioh - Recensione - Nioh Complete Edition

Nioh - Recensione“Nell’estremo Oriente giace Zipangu, una terra colma di palazzi dorati e gioielli splendenti. Kublai Khan, dominatore dell’Impero Mongolo, vi inviò un massiccio esercito, ma i guerrieri di Zipangu utilizzarono delle “pietre misteriose” per erigere un’efficace difesa.” (Il Milione di Marco Polo, capitolo 6, 174-175)

Accompagnato dallo spirito guardiano che ha con sé fin da quando era ragazzo, il navigatore irlandese William Adams si spingerà fino agli inesplorati territori del Giappone per inseguire il mito degli Amrita, le misteriose pietre che fanno gola alle figure più importanti del mondo di allora. Più importante, però, sarà il suo scopo di riprendere con sé la preziosa Saoirse, sottrattagli dal sinistro alchimista Edward Kelley sulla cima della Torre di Londra, dalla quale William era in procinto di fuggire. Sarà sulle sponde di Usuki, sull’isola di Kyushu, che inizierà la nostra avventura nei panni del biondo spadaccino destinato a diventare leggenda. Una leggenda nota come Anjin Miura, il primo samurai occidentale che la Storia possa ricordare.

  • Titolo: Nioh
  • Piattaforma: PlayStation 4
  • Genere: Action RPG
  • Giocatori: 1-2 (online)
  • Software house: KOEI TECMO GAMES, Sony Interactive Entertainment
  • Sviluppatore: Team NINJA, Kou Shibusawa
  • Lingua: Italiano (testi), Inglese/Giapponese (doppiaggio)
  • Data di uscita: 8 febbraio 2017
  • Disponibilità: retail, digital delivery
  • DLC: Season Pass che anticipa nuovi capitoli, equipaggiamenti e nemici
  • Note: originariamente tratto da una sceneggiatura incompleta di Akira Kurosawa

Molti pensano al travagliato sviluppo di titoli come The Last Guardian o FINAL FANTASY XV come i più sfortunati videogiochi degli ultimi tempi, tuttavia non sono certamente gli unici ad averne passate di cotte e di crude prima di vedere la luce. Non tutti sanno che Nioh (Il Re benevolo), infatti, fu annunciato per la prima volta nel 2004 (tredici anni fa) dalla compagnia che allora rispondeva al nome di Koei, oggi nota come KOEI TECMO GAMES. Basato su Oni, sceneggiatura incompleta di Akira Kurosawa, il titolo noto come Ni-Oh sarebbe dovuto uscire nel 2006 su PlayStation 3, ma con la fusione della vecchia compagnia con TECMO, lo sviluppo passò interamente nelle sapienti mani del Team NINJA, e fu riprogettato quasi interamente da Kou Shibusawa, che mise al centro delle vicende il samurai che tutti conosciamo. Oggi, finalmente, il Nioh definitivo ha visto la luce, come esclusiva (temporale?) PlayStation 4 distribuita in occidente da Sony Interactive Entertainment. Personalmente, avevo aspettative molto alte per questo presunto soulslike dall’ambientazione orientale, data la mia sfrenata passione per tutto ciò che concerne ninja e samurai, ma anche per l’immensa fiducia posta nei titoli dell’azienda ricordata solo per i Musou. Avrà mica reso vane le mie aspettative?

The First Weeaboo

Alpha, beta e prova finale. Sono state tre le occasioni in cui ho avuto modo di calarmi nei panni di William prima dell’uscita del titolo, ma già dal primo impatto sono rimasto stregato da quello che aveva tutta l’aria di essere un clone di DARK SOULS in salsa samurai (dal gusto piccante e deciso). La alpha, difficilissima, ha gettato le basi per un ottimo titolo, ma ancora troppo arduo da affrontare sia per chi si considera un giocatore esperto, sia per quelli che vengono definiti casual gamer (che ormai, secondo il mio punto di vista, comprendono anche molti dei lavoratori impossibilitati a dedicarsi come una volta al proprio hobby). Con i ribilanciamenti e i feedback ricevuti dai giocatori stessi, il Team NINJA ha saputo raffinare al meglio l’esperienza offerta, ottenendo un risultato più che soddisfacente con la versione finale.

Un esempio lampante è prova dello Onryoki, presente nella versione alpha e resa incredibilmente più facile da superare. Forse perché, conoscendo ogni pertugio della mappa di Usuki per quante volte ho girovagato nel tentativo di arrivare al boss, forse perché il tutto è stato reso più accessibile, sono riuscito ad arrivare al gigantesco Yokai con le palle al primo tentativo, perdendo la vita solo nell’intento di abbatterlo. È forse un male? Non lo penso affatto. Il livello di difficoltà delle missioni standard è decisamente appropriato per un gioco di questo genere: se avete davvero voglia di scoprire cosa vi è dopo la morte, vi consiglio di provare le Missioni Crepuscolari.

Lo sciocco ragazzo bianco ama giocare con le spade dei samurai…

Fuggendo dalla Torre di Londra, dopo essere stato intrappolato in seguito alla scoperta dell’utilizzo degli Amrita in ambito militare, il nostro alter-ego si farà strada partendo praticamente nudo, raccogliendo via via armi ed equipaggiamenti necessari a contrastare le guardie che tenteranno con ogni mezzo di ucciderlo. Dopo questa parentesi che pare quasi farsi beffe prodotti FromSoftware, affronteremo la nostra prima, vera prova sul tetto: William sfrutterà il potere del suo spirito Saoirse per sbarazzarsi dello sfortunato boia plagiato dal potere di Kelley che, non contento, rapirà la sua compagna di viaggio e fuggirà alla volta del Sol Levante. Il motivo è semplice: il potere di Saoirse permette di identificare la posizione degli Amrita, grazie al quale William ha costruito la propria carriera in mezzo ai pirati che la procuravano alla Regina d’Inghilterra.

Sulle tracce di campanellino, William navigherà studiando le tecniche dei samurai grazie a un libro che troverà sulla sua nave: giunti a destinazione ci verranno illustrate le varie tipologie di armi a nostra disposizione e ci verrà chiesto quali scegliere fra katana, doppia katana, ascia, kusarigama e lancia. A queste si aggiungeranno poi armi a distanza, quali arco e frecce, fucile a miccia e schioppo, ma anche gli immancabili strumenti da ninja e le temibili magie Onmyo. L’equipaggiamento, diverso da quanto visto nella demo, non sarà distruttibile, né lo perderemo per strada, a meno che non decideremo di sacrificarlo o di sbarazzarcene: per migliorarlo, o addirittura per cambiargli aspetto, potremo far visita al fabbro, fra una missione e l’altra.

Non saprai combattere come un samurai, ma potrai morire come un samurai!

Scuoiando a colpi di spada tutti i nemici che ci si pareranno davanti, umani e Yokai, potremo raccogliere oggetti, soldi, armi ed equipaggiamenti, ma primi sulla lista figurano proprio gli Amrita. Concettualmente identici alle anime di DARK SOULS, gli Amrita ci serviranno a raccogliere l’esperienza necessaria a salire di livello: per farlo dovremo raggiungere i Santuari, i checkpoint che potremo scovare all’interno dei livelli del gioco: qui potremo potenziarci, salvare la partita e compiere molte altre azioni. A darci man forte nel corso dell’avventura troveremo i Kodama, degli spiritelli verdi che giaceranno nascosti nei peggiori anfratti del Giappone; nelle missioni di storia saranno sette, otto o giù di lì le creature che dovremo scovare e ricondurre al santuario: una volta completata questa missione, i potenziamenti offerti diverranno decisamente migliori, permettendoci di portare con noi un maggior numero di Elisir, aumentare la nostra fortuna in termini di oggetti ritrovati o incrementare gli Amrita ottenuti. L’ultimo Santuario visitato sarà anche il posto dove giungeremo ogni qual volta moriremo in battaglia; come accade nei titoli che hanno creato il genere noto come soulslike, in questo caso perderemo tutti gli Amrita ottenuti fino a che non riusciremo a raggiungere il punto nel quale avremo perso la vita, per recuperare il nostro Spirito Guardiano rimasto a custodia del bottino.

Ma… così? Senza nemmeno i preliminari?

Non credevi mica che sarebbe stato facile, vero?

Veniamo dunque agli scontri all’arma bianca, fulcro sul quale si basa il novanta percento dell’esperienza offerta da Nioh. William potrà essere equipaggiato di ben quattro armi, intercambiabili on-the-go grazie alla combinazione del D-Pad coi tasti dorsali: due armi da mischia (ad esempio, katana e doppia katana) e due armi a lungo raggio (solitamente, un arco e un fucile). Ad esse andranno abbinati gli strumenti utilizzabili con la semplice pressione della croce direzionale, fra i quali spiccano gli immancabili oggetti curativi, indispensabili per recuperare la salute perduta, ma anche vezzi come bombe e shuriken, assieme alle già citate tecniche magiche che ci consentiranno di attaccare il nemico o di incantare la nostra lama.

Da tenere costantemente d’occhio, oltre alla salute, la barra del Ki. Equivalente alla stamina presente in titoli del calibro di Monster Hunter, determinerà la nostra prestanza in fase di scatto, schivata, difesa e ovviamente attacco: sfoderare la nostra combo migliore senza essere sicuri di finire un avversario potrebbe costarci davvero caro, nonostante il titolo sia stato reso incredibilmente più facile rispetto al primo approccio. Terzo indicatore, simboleggiato dall’icona dello spirito guardiano che avremo scelto, servirà a scatenare l’Arma Vivente: premendo insieme triangolo e cerchio quando sarà pieno, lo shugoryō che avremo scelto all’inizio del gioco o cambiato presso il Santuario prenderà possesso della nostra lama, garantendoci una potenza offensiva da far impallidire anche i boss, chiaramente solo per un breve lasso di tempo. Tali prestazioni, naturalmente, potranno essere incrementate salendo di livello tramite l’apposita voce oppure imparando nuove abilità. Avanzando all’interno della storia e portando a termine le missioni secondarie avremo la possibilità di collezionare nuovi Spiriti Guardiani da aggiungere alla nostra collezione, ognuno con peculiarità differenti.

Devono essere parassiti molto grossi se ti serve l’acciaio di Hattori Hanzo

Caratteristica principale che differenzia le battaglie di Nioh da quelle di uno qualsiasi dei souls di FromSoftware è la presenza di tre differenti impugnature con le quali variare totalmente il moveset di tutte le nostre armi a distanza ravvicinata. Quattro, se contiamo che potremo sfoderare attacchi devastanti anche solo tirando fuori la spada dal fodero, grazie all’apposita tecnica. L’impugnatura media, quella che servirà alla maggior parte degli scopi, combina attacchi rapidi con affondi letali; quella bassa invece privilegia l’estrema velocità a discapito della potenza; quella alta, al contrario, ci consentirà di sfruttare tutta la forza di cui William dispone per mutilare chiunque gli si pari davanti, rischiando tuttavia di lasciarlo scoperto in fase di caricamento del colpo. Tra un fendente e l’altro, tra un cambio di stance e l’utilizzo di un oggetto, non scordiamoci di imparare le basi del Ritmo Ki: premendo al momento giusto l’apposito pulsante dorsale, convoglieremo l’energia circostante in modo da rigenerare il nostro Ki in maniera più rapida del solito. Al contrario, se ci ritroveremo in una delle aree delimitate dall’energia negativa sprigionata dagli Yokai, la stamina si ricaricherà in modo più lento del normale, lasciandoci spesso alla mercé dei nemici.

Una volta apprese le basi del combattimento, è bene sapere con chi avremo a che fare nel corso della nostra avventura: dagli sprovveduti furfanti ai samurai più temibili, dai rapidi ninja a quelli da cui dovremo guardarci prima di ogni altro, i malevoli Yokai. Tali spiriti e demoni attingono a piene mani dalla mitologia giapponese, mostrandosi ai nostri occhi sotto innumerevoli forme, dal semplice non-morto al temibile Oni, dal classico Kappa al fastidioso Nurikabe, un muro vivente che spesso nasconderà preziosi tesori nel percorso segreto dietro di sé. Tuttavia, a darci davvero del filo da torcere saranno i boss, presenti quasi sempre alla fine di ciascuna delle missioni offerte dal titolo, con scontri memorabili e dalla curva di apprendimento discretamente bilanciata.

Ehm… William? WILLIAM!

Nuovamente ispirata alla già citata saga di Miyazaki, troviamo la funzione delle chi no katanatsuka, da noi ribattezzate Tombe insanguinate. La katana che trafigge il suolo (come quella presente nel logo stesso del gioco) è sinonimo della presenza dello spirito di un guerriero caduto, sia esso fittizio (ovvero inserito dai programmatori) che proveniente dalla partita di uno dei tanti giocatori connessi in rete. Attivando la Tomba riporteremo in vita un Redivivo (shigurui), che avrà intenzioni tutt’altro che amichevoli: pur non ricevendo Amrita in seguito alla loro disfatta, spesso e volentieri verremo ricompensati con armi, oggetti ed equipaggiamenti più rari del solito.

Sono le gatto meno un quarto

Dopo la missione introduttiva ambientata a Londra, saremo chiamati ad imparare le basi del combattimento nel Dojo, luogo in cui potremo tornare in ogni momento per affinare le nostre tecniche di spada e sperimentare tutte le abilità acquisite. Dopodiché scopriremo che la struttura di Nioh non è certamente un open world come avremmo potuto immaginare mettendolo a paragone con i suoi rivali, bensì è strutturato a missioni: la mappa del mondo (o meglio, del Giappone) ci metterà a disposizione una serie di incarichi principali, mediante i quali avanzaremo all’interno della storia, ma anche missioni secondarie, affidateci da uno dei numerosi personaggi non giocanti e spesso ambientate in una delle location già visitate. A completare il tutto troviamo le già citate Missioni Crepuscolo, alternative più sanguinolente delle avventure già affrontate, stracolme di Yokai affamati delle nostre viscere e caratterizzate da un’atmosfera sinistra e che lascia poco spazio alle speranze di sopravvivere.

Oppure avrà alzato un po’ troppo il gomito?

Nel corso delle vicende, ad affiancare William troveremo personaggi storici realmente esistiti e appartenenti alla mitologia e al folklore giapponesi, come il meraviglioso ninja Hattori Hanzo, che non mancherà da stupirci con il suo singolare orologio da taschino (leggasi: un vero e proprio gatto), la bella ma scontrosa Okatsu, ma anche volti illustri del calibro di Ieyasu Tokugawa, Mitsunari Ishida e Oda Nobunaga. Alcuni di essi li vedremo unicamente nelle cutscene mentre altri, come nel caso di Ginchiyo Tachibana, potranno accompagnarci nel corso di alcune missioni per darci man forte contro i nemici — anche se la loro intelligenza artificiale non farà gridare al miracolo.

Tutti coloro che hanno familiarità con termini come lore, saranno felici di sapere che Nioh ci accompagna in maniera chiara e lineare all’interno della trama offerta dal gioco, ma al contempo ci permette di conoscere retroscena su chi, prima di noi, ha perso la vita all’interno delle mappe di gioco, attraverso ricordi sbloccabili col raccoglimento di determinati oggetti, sia nelle familiari descrizioni presenti alla voce “Ricordi Amrita” dell’interfaccia giocatore. Nulla di particolarmente complesso, tuttavia, se messo a paragone con gli inenarrabili retroscena dei titoli della compagnia rivale. Ma ciò è necessariamente un male.

Se nel tuo viaggio dovessi incontrare Dio, lo trapasserai

Caratteristica che saltò all’occhio sin dai tempi della prima versione di prova è la scelta messa a disposizione dagli sviluppatori di farci scegliere, anche sui vecchi modelli di PlayStation 4, la nostra configurazione grafica preferita: selezionando la modalità Azione il gioco sacrificherà dettagli e risoluzione in favore di sessanta granitici fotogrammi al secondo; al contrario, la modalità Cinema li stabilizzerà su trenta e favorirà una migliore resa grafica. Per tutti gli indecisi, una modalità intermedia favorirà la risoluzione, ma con un numero variabile di fotogrammi che, immagino, darà il meglio di sé sui modelli PS4 Pro. Detto ciò, l’estetica di Nioh presenta forme davvero invidiabili per qualsiasi cosa appaia sullo schermo, dalle interfacce ai modelli poligonali dei personaggi, ma fra tutti premierei l’ispiratissimo level design: memorabile quello della già citata missione inaugurale di Kyushu.

A impreziosire ulteriormente il pacchetto offerto da KOEI TECMO GAMES, una colonna sonora capace di farci calare perfettamente nell’atmosfera di paesaggi da sogno per chi, come me, si trova perfettamente a proprio agio nel Giappone di quegli anni con al fianco una katana. Diversamente da Toukiden, un altro titolo di KT dall’ambientazione affine, i brani di sottofondo non ci trasmetteranno un senso di tranquillità ed eroismo, durante le nostre missioni, ma spesso lasceranno posto ad effetti sonori che aumenteranno notevolmente il nostro grado di concentrazione: fra tutti, imparerete a riconoscere quello che ci avvertirà di un nemico che si è appena accorto della nostra presenza, che spesso riuscirà a salvarci la pellaccia all’ultimo istante. Diverso è il discorso delle boss battle, sempre accompagnate da brani in grado di darci la giusta carica, senza mai risultare fuori luogo. Il doppiaggio infine, curato come ciascuno dei prodotti della software house, ci stupisce con voci anglofone per i personaggi come William e Kelley, e seiyuu giapponesi per i nativi dell’arcipelago di Zipangu, un tocco di classe per chi solitamente preferisce una o l’altra tipologia di voice acting — una tecnica utilizzata, purtroppo, solo in una manciata di titoli, fra cui l’intramontabile TEKKEN.

A chi consigliamo Nioh?

Non posso evitare di dirvi come stanno le cose: il soulslike è un genere che mi ha sempre affascinato e che ho avuto modo di apprezzare in ogni sua incarnazione ufficiale, ma confesso di non aver mai portato a termine nessuno dei giochi di Miyazaki, fino a questo momento. Non tanto per la difficoltà, che anzi mi appaga come pochi altri titoli, tanto per l’ambientazione e il modo in cui la trama viene raccontata, che so bene essere uno dei punti di forza che ha portato il franchise di DARK SOULS al successo. Con Nioh ci troviamo di fronte a un prodotto diverso da questi, con una narrazione classica, un protagonista che, sebbene spesso e volentieri coperto dal kabuto di un samurai sconfitto in battaglia, farà sentire la sua presenza e consentirà al giocatore di immedesimarvisi. Consiglio quindi il titolo di Shibusawa a chi ama le ambientazioni sengoku, a chi non vede l’ora di imparare a usare una katana e padroneggiare il kenjutsu come un vero samurai, ma anche a chi non ha mai avuto modo di sperimentare un Action RPG di questo calibro e vorrebbe cominciare. Anche i veterani dei Souls avranno pane per i loro denti: una volta imparate le differenze con i titoli già consumati, riusciranno ad apprezzare al meglio anche questa variazione sul tema che, similitudini a parte, possiede innumerevoli punti di forza da non sottovalutare.

  • Atmosfera magica
  • Longevità garantita
  • Spinge a padroneggiarne al meglio ogni meccanica
  • Personalizzazione estrema di protagonista e stile di combattimento

  • Boss battle non sempre di difficoltà crescente
  • Trama cinematografica, ma narrazione frammentaria
  • Palese ispirazione ai giochi di Miyazaki
  • I Kodama vi faranno smadonnare più dei boss
Nioh
4.7

La via del samurai è la morte. Il destino di Nioh, la gloria.

Provate anche solo a immaginare quanto fossi in trepidante attesa di Nioh. Dal trailer che ne annunciava il ritorno in una nuova veste su PlayStation 4 non ho fatto altro che aspettare con ansia una data di uscita, che dopo una serie di fugaci prove durate qualche giorno è finalmente arrivata. L’avventura di William, per quanto possa ricordare uno qualsiasi dei soulslike di FromSoftware, sa guadagnarsi una propria identità, mettendo i giocatori davanti ad un sistema di combattimento complesso ed estremamente personalizzabile: oltre all’arma e all’impugnatura, potremo modificare quasi del tutto il nostro set di azioni grazie alle innumerevoli abilità che potremo apprendere mietendo centinaia di vittime sul nostro cammino. Una volta completate tutte le missioni della storia principale potremo decidere di affrontarle nuovamente in una versione più complessa, mettendo alla prova le nostre abilità, magari affiancati da un amico altrettanto potente grazie alle funzionalità di rete. Il Season Pass aggiungerà nuovi contenuti di storia e oggetti di gioco: possiamo già aspettarci una versione “Game of the Year” entro i prossimi dodici mesi, ma vi assicuro che attendere così tanto per giocarlo sarebbe un grave errore.

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Alessandro Semeraro
Trent’anni passati a inseguire il sogno giapponese, fra un episodio di Gundam e un match a Street Fighter II. Adora giocare su console e nelle sale giochi di Ikebukuro che ormai, per quanto lontana, considera una seconda casa.
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