Tanto, tanto tempo fa, c’era un giovane ragazzo pieno di sogni che rimase folgorato dall’esperienza provata giocando a Disgaea sulla sua PlayStation 2. Da quel giorno, quel ragazzo continuò ad amare tutti i giochi della serie, e in generale i giochi pubblicati da Nippon Ichi Software, che toccavano le sue corde in maniera particolare. Arriviamo al giorno d’oggi, dove quel ragazzo (che è ancora un ragazzo giovanissimo!!) si ritrova di fronte Disgaea Mayhem. Cosa penserà del fatto che Nippon Ichi, dopo anni passati a costruire la propria identità attorno agli strategici a turni, hanno sfornato uno spin-off che trasforma uno dei suoi generi preferiti in un Musou?
- Titolo: Disgaea Mayhem
- Piattaforma: PlayStation 5, Nintendo Switch, Nintendo Switch 2, PC (Steam)
- Versione analizzata: PlayStation 5 (EU)
- Genere: Musou
- Giocatori: 1
- Publisher: NIS America
- Sviluppatore: NipponIchi Software
- Lingua: Inglese (testi), Giapponese o Inglese (doppiaggio)
- Data di uscita: 23 luglio 2026
- Disponibilità: retail, digital delivery
- DLC: Disponibile un DLC con livelli e personaggi extra.
- Note: –
Abbiamo recensito Disgaea Mayhem con un codice PlayStation 5 fornitoci gratuitamente da NIS America.
Emergenza nel Makai: budino disperso
Il protagonista di Disgaea Mayhem è N.A., un mercenario dal carattere cinico e disilluso che viene assunto dalla giovane principessa Tichelle, da poco salita al trono del Super Duper Netherworld dopo la morte del padre. Il loro scopo, in teoria, consiste nel punire i generali che hanno deciso di ribellarsi al nuovo governo, ma, come da tradizione della serie, nulla segue una logica convenzionale. Quando N.A. infatti chiede dettagli alla principessa, Tichelle risponde che la sua motivazione non è la vendetta, nè il voler sedare la rivolta: a quanto pare i generali hanno rubato dal suo frigo l’ultimo budino Flan rimasto, il preferito della principessa, per il quale sembra esserci una vera e propria ossessione. Il compito di N.A. è quindi quello di recuperare il prezioso dolce.
Chi conosce il franchise ritroverà quel mix di comicità demenziale, dialoghi sopra le righe e situazioni completamente prive di senso che da sempre rappresentano uno dei marchi di fabbrica di Nippon Ichi Software. Le battute sono numerose, le gag non mancano e il tono generale rimane volutamente leggero, senza mai prendersi troppo sul serio. Tuttavia, rispetto ai capitoli principali, la sceneggiatura fatica a costruire una progressione che coinvolga il giocatore: la storia sembra trascorrere gran parte della sua durata in inutili filler che si limitano a preparare un conflitto che arriva soltanto nelle battute finali. L’aspetto più riuscito della narrazione è senza dubbio il rapporto tra N.A. e Tichelle.
All’inizio il protagonista vede il proprio incarico esclusivamente come un lavoro ben pagato, mentre la giovane principessa appare ingenua, impulsiva e incapace di gestire il peso del proprio ruolo, ma col passare delle ore di gioco il loro rapporto evolve con naturalezza, mostrando una crescita interessante con dialoghi che rappresentano i momenti migliori dell’intera campagna, riuscendo a bilanciare comicità e qualche raro momento più riflessivo. Purtroppo, il resto del cast non riceve lo stesso livello di approfondimento e molti antagonisti finiscono per essere poco più che semplici comparse relegate al capitolo di turno. Anche la durata piuttosto contenuta della modalità storia, completabile in circa dieci ore, lascia diverse idee solo appena abbozzate, facendo apparire Disgaea Mayhem come una sorta di prologo o un’occasione sprecata, piuttosto che come un’avventura completa.
Botte senza tactics, dood!
Il cambiamento più evidente riguarda naturalmente il gameplay. Disgaea Mayhem abbandona completamente la classica struttura da RPG Tactic a griglia per adottare una formula ispirata alla serie Musou, con grandi gruppi di nemici da affrontare in tempo reale attraverso combo, abilità speciali e attacchi ad area. Il sistema di controllo è estremamente immediato: attacchi leggeri e pesanti, schivate, parate, salti e tecniche attivabili tramite cooldown sono semplici da utilizzare per entrare in azione senza particolari spiegazioni.
L’idea di base funziona anche discretamente durante le prime ore, soprattutto grazie alle numerose tipologie di arma disponibili. Spade, lance, asce, archi, pistole, bastoni magici e pugni offrono animazioni differenti e modificano leggermente le mosse e il ritmo dei combattimenti. A questo si aggiunge il sistema Magichange, già conosciuto in precedenti capitoli della saga ma qui adattato ad un contesto action, che consente di trasformare il mostro compagno in una potente arma temporanea dotata di abilità uniche. Anche le parate perfette e i contrattacchi aggiungono una minima componente tecnica che, almeno sulla carta, avrebbe potuto dare maggiore profondità agli scontri. Il problema è che quasi nessuno di questi sistemi viene realmente valorizzato: la campagna principale risulta sorprendentemente semplice e raramente obbliga il giocatore a sfruttare tutte le possibilità offerte dal sistema di combattimento.
Gran parte delle missioni può essere completata utilizzando sempre la stessa strategia e limitandosi ad un button-mashing dell’attacco, mentre alcune armi risultano palesemente più efficaci di altre, sbilanciando ulteriormente l’esperienza. La varietà dei nemici è limitata e molti boss condividono pattern estremamente semplici, riducendo ulteriormente la necessità di adattare il proprio stile di gioco. Paradossalmente, la parte più profonda dell’intera esperienza rimane proprio quella ereditata dai capitoli strategici. Tornano infatti sistemi amatissimi come l’Item World, che permette di entrare letteralmente all’interno degli oggetti per potenziarli, la Dark Assembly con le sue votazioni corrompibili per sbloccare nuove funzionalità, la reincarnazione dei personaggi, gli Innocent, il Weapon Mastery e numerosi altri elementi tipici della saga.
Tutte queste meccaniche hanno enormi potenzialità ma finiscono per essere praticamente superflue, perché il gioco non richiede quasi mai di sfruttarle davvero durante la campagna. Solo nelle attività post-game iniziano ad assumere un senso concreto, ma il quantitativo di contenuti finali risulta molto limitato e non giustifica le lunghe sessioni di grinding necessarie per sviluppare build elaborate. Anche il level design lascia pensare a una produzione che ha qualcosa di incompiuto o inadeguato, con le mappe che sono generalmente piccole, lineari e senza interazioni ambientali, mentre le missioni terminano spesso nel giro di pochi minuti. Ci sono ottime idee che avrebbero meritato maggiore sviluppo, ma c’è sempre la sensazione di un progetto che è stato concluso in maniera approssimativa.
Identità preservata, al costo della qualità
Dal punto di vista artistico Disgaea Mayhem riesce a mantenere intatta l’identità della serie. I modelli tridimensionali dei personaggi e dei mostri mantengono lo stile classico di Disgaea, con animazioni esagerate, colori vivaci ed effetti speciali estremamente appariscenti durante le tecniche più spettacolari. Per i fan della serie, trovarsi di fronte Prinny e mostri iconici in tre dimensioni è sicuramente un punto di forza. Molto meno convincente risulta purtroppo invece la realizzazione degli scenari, con ambienti spesso spogli, poveri di dettagli e caratterizzati da una direzione artistica piuttosto piatta, tanto da lasciar pensare che questa sia una produzione dal budget molto contenuto. Anche le ambientazioni sono limitatissime, con luoghi che vengono riciclati continuamente di livello in livello e non aiutando di certo ad affievolire il senso di ripetitività generale. Sul fronte sonoro, la colonna sonora accompagna adeguatamente l’azione senza però raggiungere i livelli memorabili di alcuni capitoli principali della serie, limitandosi quindi a portare a casa il compitino. Gli effetti audio funzionano e il doppiaggio mantiene il tono ironico e sopra le righe tipico di Disgaea.
A chi consigliamo Disgaea Mayhem?
Disgaea Mayhem si rivolge principalmente ai fan più appassionati della serie, quelli che conoscono già il funzionamento dei suoi sistemi di crescita e che desiderano semplicemente trascorrere qualche ora aggiuntiva nel Makai sotto una veste differente. Ritrovare meccaniche come l’Item World, la Dark Assembly e la Magichange reinterpretate all’interno di un action può infatti risultare curioso e piacevole, soprattutto per chi apprezza il tradizionale loop di progressione della saga. Chi invece sperava di trovare un musou capace di competere con i principali esponenti del genere potrebbe rimanere molto deluso. Il sistema di combattimento, pur risultando immediato e accessibile, manca della profondità, della varietà e del ritmo necessari per sostenere l’intera esperienza, mentre la campagna principale termina proprio quando il gioco sembra iniziare a mostrare le proprie potenzialità. Chi poi vedeva in questo spin-off un possibile punto d’ingresso nell’universo di Disgaea, probabilmente farebbe meglio a recuperare uno dei capitoli strategici principali, che continuano a rappresentare l’espressione migliore della serie.
- Sviluppo del rapporto tra i protagonisti ben fatto
- Controlli intuitivi e vari grazie a molte armi e al Magichange
- Sistemi di progressione numerosi
- Classico umorismo alla Disgaea
- Combat system ripetitivo e insoddisfacente
- Asset pigri e ripetuti
- Campagna troppo semplice
- Personaggi secondari non sviluppati
Disgaea Mayhem
Non basta l'ambientazione per fare un bel gioco
Disgaea Mayhem è uno di quei giochi che lasciano soprattutto rimpianti. Le fondamenta per realizzare uno spin-off convincente erano tutte presenti, tra un universo narrativo ricco di personalità, sistemi di progressione profondissimi, una direzione artistica riconoscibile e un cambio di genere che avrebbe potuto offrire nuova linfa vitale alla serie. Il problema è che quasi ogni elemento sembra fermarsi un passo prima di esprimere tutto il proprio potenziale. Il combattimento, pur divertendo inizialmente, diventa presto ripetitivo a causa della scarsa varietà di nemici, del bilanciamento poco riuscito e della limitata complessità degli scontri. Allo stesso tempo, per assurdo, i tantissimi sistemi di crescita ereditati dai capitoli principali risultano quasi sprecati, poiché la campagna non richiede mai realmente di sfruttarli. Rimane il piacere di seguire l’evoluzione del rapporto tra N.A. e Tichelle e di ritrovare l’umorismo irriverente che ha reso celebre Disgaea, ma non basta a sostenere un’esperienza che appare sorprendentemente esile in tutte le sue sfaccettature. Più che un fallimento totale, Disgaea Mayhem dà l’impressione di essere un esperimento incompleto, una prima prova che avrebbe avuto bisogno di una struttura capace di valorizzare davvero l’enorme quantità di sistemi che mette a disposizione del giocatore. I fan più fedeli potranno comunque trovare qualche ora di intrattenimento, soprattutto esplorando le attività secondarie e il post-game, ma per tutti gli altri resterà soprattutto la curiosità di immaginare quanto avrebbe potuto essere valido questo spin-off con qualche mese di sviluppo in più.
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