Fin dagli anni ‘90 anime e videogiochi si sono intrecciati con una frequenza e un successo crescenti. Il che ha dato vita ad un vero e proprio crossover che continua ad affascinare fan da tutto il mondo. Vengono subito in mente intramontabili titoli come “Dragon Ball Budokai Tenkaichi” o “Captain Tsubasa J”, che hanno letteralmente fatto la storia dei videogiochi.
Ma, considerando tempi più recenti, basterebbe anche solo visitare un casino online italiano per imbattersi in innumerevoli slot e giochi interamente ambientati nell’universo anime, come Moon Princess o Starlight Princess 1000. Ma come si spiega l’enorme successo di cui godono ancora oggi le opere videoludiche ispirate all’universo anime?
Un legame che nasce da lontano
Il legame anime/videogame ha radici piuttosto lontane nel tempo, riconducibili agli anni ‘80. È in quegli anni che nacquero i primi titoli anime destinati a cabinati da sala gioco o a console domestiche. Prodotti come Dragon Ball, Mobile Suit Gundam o Saint Seiya, infatti, vennero adattati per NES, SNES e Sega Mega Drive.
Malgrado la semplicità dei gameplay, questi giochi erano in grado di catturare un’estrema attenzione da parte del pubblico. Questo perché i giocatori risultavano già attratti e affascinati dagli anime da cui prendevano ispirazione. In pochissimo tempo insomma l’industria aveva già capito che la trasposizione di anime e cartoni giapponesi in videogiochi fosse un’idea decisamente profittevole.
Le produzioni moderne
Con il passare del tempo la qualità delle produzioni è notevolmente migliorata. In alcuni casi più che di adattamenti si parla di co-creazione. Numerosi videogame nascono in concomitanza con l’uscita di un nuovo anime. Questo grazie alla collaborazione tra il creatore dell’opera e la casa di sviluppo che si occupa della sua versione videoludica.
In casi come questo il rapporto tra l’opera animata e il videogioco è strettissimo, ed è lo stesso disegnatore a fornire materiali e storie per la realizzazione del titolo videoludico. L’esempio più emblematico è “Cyberpunk: Edgerunners”, un anime prodotto da Studio Trigger, il quale a sua volta è ambientato nell’universo del videogioco Cyberpunk 2077. In questo tipo di prodotti tra l’altro l’influenza dell’anime non si riflette soltanto nell’estetica, ma anche sulle musiche, sulla struttura narrativa e sulla caratterizzazione dei personaggi.
Il mix vincente per eccellenza
Si può dire, insomma, che i videogiochi ispirati agli anime rappresentano spesso una scommessa vinta in partenza. Si sa che le fanbase costruite intorno cartoni giapponesi sono piuttosto solide, e proprio per questo è piuttosto probabile che chi ama un titolo anime, probabilmente acquisterà anche il videogioco ispirato a quell’anime.
Certo, il rischio flop è sempre dietro l’angolo, ma fortunatamente in tutta la storia dei videogiochi se ne ricordano pochi per questa specifica categoria di prodotti. C’è da considerare, inoltre, il fatto che sviluppare un videogioco ispirato ad un cartone animato è molto più semplice piuttosto che impegnarsi a realizzare ambientazioni e personaggi realistici.
Come dimenticare, ad esempio, il popolarissimo Captain Tsubasa J, uno dei migliori giochi per PlayStation 1. Questo intramontabile titolo era, infatti, realizzato quasi al 50% con clip video estrapolate direttamente dalla serie animata di Holly e Benji. Per il resto, il gameplay era piuttosto basico e prevedibile. Ciò che rendeva unico quel videogioco, tuttavia, erano proprio i “super tiri” che i personaggi erano in grado di effettuare con una speciale combinazione di tasti.
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